29.1.09
Eco51.it - L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha pubblicato a Praga un interessante report sulla situazione ambientale dal titolo “Segnali Ambientali” – alla stregua di quello emanato dal Worldwatch Institute – fornendo però soprattutto indicazioni riguardo agli interventi radicali da attuare in vista della Conferenza ONU di Copenaghen del dicembre 2009. Quest’anno, dice Jacqueline Mac Glade, direttrice della EEA, può e deve essere l’anno della svolta per avere un mondo più vivibile. Il Protocollo di Kyoto, nonostante le diverse riserve da parte di importanti governi a riguardo, non è più attuale e si deve pensare ad una sua rielaborazione: al ribasso, però, e non certo all’insegna di una maggiore tolleranza come implicitamente auspicato da più parti.

Il dopo Kyoto deve cominciare nel 2009, insomma, e la EEA preme perché non si abbiano ulteriori deroghe. Il primo problema da fronteggiare è lo scioglimento dei ghiacciai che sta coinvolgendo anche le aree dell’Europa in maniera consistente: ciò porterà ad un aumento dei fenomeni di alluvioni ed inondazioni nelle aree costiere e soprattutto nelle città – ed in Italia ce ne sono tante – attraversate da importanti corsi d’acqua. Di contro, i pesci diminuiscono per via dell’inquinamento idrico: si prevede che nel 2050 saranno esauriti quasi tutti i bacini ittici attualmente utilizzati per la pesca commerciale se si continuerà con gli attuali ritmi.

Le risorse idriche utili, maniera ancor più paradossale, diminuiranno in modo consistente: i ghiacciai, sciogliendosi, alimentano prevalentemente i mari e non le falde acquifere. Alcuni paesi europei sono corsi ai ripari, migliorando le condutture per eliminare gli sprechi (è il caso della Spagna) o costruendo degli impianti di desalinizzazione delle acque marine (Regno Unito). L’Italia, insieme a molti altre nazioni, è invece annoverata tra i paesi sotto forte “stress idrico”, quelli che dovranno mostrare i più sensibili miglioramenti da qui a dodici mesi. Unitamente a quello dell’acqua, per quanto concerne l’agricoltura, un problema piuttosto grave è rappresentato dall’imbastardimento delle specie arboree: è una forma particolare di inquinamento che però arriva ad avere dei costi notevoli se si considerano le riduzioni nelle rese che le specie “estranee” ai territori comportano rispetto a quelle autoctone.

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici la EEA sostiene che si debbano attuare misure ancor più restrittive di quelle attualmente in vigore: se però stati come la Francia, il Regno Unito o la Grecia hanno raggiunto i parametri di Kyoto (che, come detto, verranno ulteriormente ridotti) ed altri come la Germania, l’Olanda o il Portogallo sono in procinto di farlo per fine anno, Danimarca, Spagna ed Italia non riusciranno a rientrarvi se non fra qualche anno. Una possibile soluzione potrebbe venire dall’incremento di fonti rinnovabili e di bioenergie ma la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente si mostra scettica sulle effettive potenzialità a breve termine (un paio d’anni) dei biocarburanti ottenuti da materiali non destinati al consumo alimentare umano.

Ultima raccomandazione della Mac Glade è la riorganizzazione del ciclo dei rifiuti: facendo (e c’era da aspettarselo) l’esempio della Campania, la direttrice della EEA ha sottolineato l’importanza per ogni paese di rendersi autonomo nello smaltimento dei rifiuti, senza ricorrere agli stratagemmi attuali che prevedono la vendita della spazzatura dei paesi meno organizzati ad altri molto ben attrezzati per utilizzarli come fonte di energia: i treni colmi di spazzatura napoletana (e non solo di Napoli) che periodicamente si dirigono ad Amburgo o in altre città tedesche dovranno essere solo un ricordo. Ne va della salute dell’ambiente e, di conseguenza, della nostra qualità della vita. Se queste argomentazioni non fossero sufficienti, pensate anche al vostro portafogli: l’Italia sarà quasi certamente multata per non essere riuscita a rientrare nelle varie scadenza dei diversi parametri di Kyoto (sappiamo già da ora che non ce la farà) e sarà poi ulteriormente sanzionata in vista delle restrizioni al Protocollo già annunciate da più parti.


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