Agenzia Misna - Con un discorso in cui ha sostenuto di voler arrivare a una pace onnicomprensiva con il mondo arabo e musulmano, si è insediato oggi il nuovo governo di Benjamin Netanyahu. Per il capo del Likud si tratta di un ritorno alla poltrona di primo ministro che aveva già occupato dal 1996 al 1999. Del governo fanno parte i partiti religiosi, gli ultranazionalisti di Yisrael Beiteinu e i laburisti: un esecutivo particolarmente eterogeneo, sottolineano alcuni osservatori, in cui il nazionalista Avigdor Lieberman occuperà il ministero degli Esteri al posto di Tzipi Livni (Kadima) e il laburista Ehud Barak quello alla Difesa. Netanyahu ha detto di essere disponibile al dialogo con i palestinesi, ma il suo partito e quasi tutte le formazioni del suo esecutivo sono da sempre contrari a concessioni territoriali che mettano in discussione le conquiste fatte con la guerra del 1967 o il ritiro dei coloni dalla Cisgiordania. Da valutare le posizioni verso la Striscia di Gaza, da quasi due anni sotto assedio, dove ancora oggi due combattenti palestinesi sono rimasti uccisi e altri due feriti dal fuoco israeliano; ferito anche un soldato di Tel Aviv.
31.3.09
Agenzia Misna - Con un discorso in cui ha sostenuto di voler arrivare a una pace onnicomprensiva con il mondo arabo e musulmano, si è insediato oggi il nuovo governo di Benjamin Netanyahu. Per il capo del Likud si tratta di un ritorno alla poltrona di primo ministro che aveva già occupato dal 1996 al 1999. Del governo fanno parte i partiti religiosi, gli ultranazionalisti di Yisrael Beiteinu e i laburisti: un esecutivo particolarmente eterogeneo, sottolineano alcuni osservatori, in cui il nazionalista Avigdor Lieberman occuperà il ministero degli Esteri al posto di Tzipi Livni (Kadima) e il laburista Ehud Barak quello alla Difesa. Netanyahu ha detto di essere disponibile al dialogo con i palestinesi, ma il suo partito e quasi tutte le formazioni del suo esecutivo sono da sempre contrari a concessioni territoriali che mettano in discussione le conquiste fatte con la guerra del 1967 o il ritiro dei coloni dalla Cisgiordania. Da valutare le posizioni verso la Striscia di Gaza, da quasi due anni sotto assedio, dove ancora oggi due combattenti palestinesi sono rimasti uccisi e altri due feriti dal fuoco israeliano; ferito anche un soldato di Tel Aviv.
Agenzia Misna - Con un discorso in cui ha sostenuto di voler arrivare a una pace onnicomprensiva con il mondo arabo e musulmano, si è insediato oggi il nuovo governo di Benjamin Netanyahu. Per il capo del Likud si tratta di un ritorno alla poltrona di primo ministro che aveva già occupato dal 1996 al 1999. Del governo fanno parte i partiti religiosi, gli ultranazionalisti di Yisrael Beiteinu e i laburisti: un esecutivo particolarmente eterogeneo, sottolineano alcuni osservatori, in cui il nazionalista Avigdor Lieberman occuperà il ministero degli Esteri al posto di Tzipi Livni (Kadima) e il laburista Ehud Barak quello alla Difesa. Netanyahu ha detto di essere disponibile al dialogo con i palestinesi, ma il suo partito e quasi tutte le formazioni del suo esecutivo sono da sempre contrari a concessioni territoriali che mettano in discussione le conquiste fatte con la guerra del 1967 o il ritiro dei coloni dalla Cisgiordania. Da valutare le posizioni verso la Striscia di Gaza, da quasi due anni sotto assedio, dove ancora oggi due combattenti palestinesi sono rimasti uccisi e altri due feriti dal fuoco israeliano; ferito anche un soldato di Tel Aviv.
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