31.1.09

Giornata internazionale di preghiera per la pace

Il messaggio del Custode della Terra Santa

GERUSALEMME - (Agenzia Fides) – In occasione della Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace, che si celebrerà sabato 31 gennaio in più di 400 città dei 5 continenti, dove i giovani daranno vita ad una preghiera continuata di 24 ore, scandita da Celebrazioni Eucaristiche ed Adorazioni ininterrotte per chiedere a Dio il dono della “Pace in Terrasanta” (vedi Agenzia Fides 29/1/2009), il Custode di Terrasanta, Fr. Pierbattista OFM, ha inviato il seguente Messaggio:

“A Gerusalemme, all’alba del 31 gennaio si celebrerà una santa Messa sul Calvario, in corale unione d’intenti con tante Città, dall’Europa al continente Americano, dall'Africa all’India…, perché si levi il grido: Vogliamo la Pace in Terrasanta. Tutti insieme, i cristiani di più di 400 città in tutto il mondo, obbediscono all’invito di 24 ore di preghiera in questa Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace, in cui ognuno da solo o assieme al proprio Gruppo o Associazione, nella chiesa della sua città o nella sua casa, innalzi a Dio il grido dell’umanità che esprima il suo profondo, vitale bisogno di pace. Solo un mese fa la Liturgia ci richiamava ancora il mistero del Natale, invitandoci all’accoglienza della pace, dono di Dio, che per la salvezza dei popoli, ci chiama a gioire per la nascita di suo Figlio, Principe della Pace. Come il piccolo Bimbo che nasce a Betlemme, la pace che Gesù è venuto a portare è una condizione fragile, che va custodita con amorevole premura, che va coltivata con perseveranza instancabile. La predicazione di Giovanni Battista invitava alla conversione per il perdono dei peccati, a fare opere degne della conversione, a condividere nella giustizia…
Accogliere un dono esige preparare il cuore e la mente a tutto quello che il dono cambia nella nostra vita. Accogliere la pace vuol dire esserne disposti a pagarne il prezzo. E’ un dono impegnativo la pace: Gesù è venuto a portarci la pienezza di vita, a donarci la possibilità concreta, reale, di vivere in pace. Noi sappiamo che la sua parola è vera, che egli è via, verità e vita, che egli è la Parola eterna del Padre, parola che in Isaia aveva preannunziato un bambino nato per noi, Principe della Pace. Una storia di violenze, di soprusi, di oppressione e di lotte sembra non lasciar campo alla pace. Abbiamo forse chiuso il nostro cuore al lieto annunzio degli angeli? Stiamo forse impedendo che la nostra mente accetti che la storia possa avere un altro svolgimento? Stiamo forse negandoci la speranza racchiusa nel Vangelo, perché accettare il dono di Dio esige la nostra conversione?

La pace ha un prezzo, la pace esige la conversione, la conversione ci porta a perdonare per essere perdonati. Esige opere di compassione e di comprensione, di giustizia e di misericordia. Esige la condivisione fraterna dei beni della terra, la partecipazione comune alle conquiste dell’intelletto umano, la sollecitudine gratuita verso i deboli, l’impegno costante e concreto nella speranza e nel dialogo. La pace esige che ci riconosciamo uomini in mezzo agli altri uomini, uomini con gli uomini. Ognuno e tutti insieme a vivere nel rispetto delle esigenze personali di ognuno, uguali e inalienabili per ciascuno. Pregare per la pace vuol dire aprirci a ricevere la pace, dono di Dio agli uomini amati dal Signore. Allora la nostra preghiera si farà grido che sale a Dio, e Dio, che vede la miseria del suo popolo e ne ode il grido, Dio che conosce le nostre sofferenze, scenderà ancora a liberarci. Fr. Pierbattista ofm, Custode” L’iniziativa è stata promossa da alcune realtà giovanili (Associazione Nazionale Papaboys, Apostolato “Giovani Per La Vita”, Cappelle di Adorazione Perpetua, Adunanza Eucaristica) ed ha raccolto l’adesione di molti gruppi di preghiera, singoli laici e consacrati, e di sacerdoti di tutto il mondo oltre che di missionari e missionarie.

31.1.09

Asia: scoperta l’origine delle nubi marroni inquinanti

Eco51.it - Individuata la composizione e l’origine delle “nubi marroni atmosferiche” (Atmospheric Brown Clouds, ABCs) (ECO51), la massa di particelle di polveri inquinanti sempre più fittamente visibile ogni inverno nei cieli dell’Asia del Sud fino all’Oceano Indiano. Questa nebbia incombente di fuliggine dall’odore acre risulta prodotta per tre quarti dall’attuale combustione di biomassa organica - legna, sterco di vacca, residui agricoli - per riscaldare e cucinare popolarmente a uso residenziale, in parte per produrre energia a livello industriale, sprigionando fumi altamente tossici in tutta la regione, e per un terzo da quella di combustibili fossili. Propendevano per il contrario più di 200 ricercatori indiani, americani ed europei, impegnati da vent’anni a studiare questo oscuro fenomeno asiatico poichè la coltre di fuliggine, cenere mista a polvere, blocca la luce solare, raffredda la terra e la superficie del mare, con ripercussioni sul bilancio idrologico e sui monsoni; un suo componente, il carbonio nero, è la seconda causa del riscaldamento globale dopo il diossido di carbonio

La misurazione radiocarbonica della composizione della nube durante il monsone invernale, tra il gennaio e l’aprile del 2006, ha consentito a un team internazionale di ricercatori, coordinati dal Professore di biogeochimica Örjan Gustafsson dell’Università di Stoccolma, di accertare la percentuale del radiocarbonio, l’isotopo del carbonio-14 (14C). Ad alta quota, viene prodotto dai raggi cosmici che modificano l’azoto atmosferico nelle minuscole particelle inquinanti di aerosol rilevate in vetta a Sinhagad, nell’India occidentale, e sull’isola di Hanimaadhoo, nel nord delle Maldive. L’elevata presenza di radiocarbonio è chiaramente indicativa dell’origine da combustione recente di biomasse organiche, poichè i combustibili fossili, che hanno avuto milioni di anni di degrado, non presentano isotopi. Ora lo studio, pubblicato sulla rivista Science, dovrà essere confermato dai rilevamenti effettuati in altri siti.

In Cina e in India, 340.000 persone muoiono ogni anno per malattie cardiovascolari e respiratorie da inalazione di sostanze tossiche, carbonio nero e particolato, emesse dai combustibili organici usati diffusamente nei paesi in via di sviluppo, avvisano i ricercatori nel rapporto. Anche il clima viene influenzato con diminuzioni delle piogge nella stagione secca e aumento dell’intensità durante i monsoni. Effetti gravi - come la fusione dei ghiacciai Himalayani e i sistemi meteorologici - sempre più estremi, sono delineati da un recente rapporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite.

La nuova scoperta fornisce un orientamento per ridurre le emissioni delle nuvole marroni, senza distogliere dalla necessaria riduzione dei gas a effetto serra a lungo termine. La nube annuale potrebbe diminuire rapidamente in modo notevole sostituendo un’alimentazione più efficiente a biogas o a solare alle attuali biomasse asiatiche, considerando che le particelle di fuliggine permangono nell’atmosfera solo per poche settimane. La diffusione delle tecnologie verdi ambientali e la lotta contro la povertà per il controllo della combustione a biomassa su piccola scala sono svolte importanti per ridurre le emissioni inquinanti, il riscaldamento globale e migliorare la qualità dell’aria.

Il Professore Gustafsson esorta gli ambientalisti a non limitarsi a contrastare i carburanti e il carbone a favore di fonti di energia pulita. I paesi più avanzati dovrebbero contribuire al trasferimento di innovazioni tecnologiche nelle famiglie povere dell’Asia del Sud. Lo sviluppo, la fabbricazione e la commercializzazione di biomassa solida come combustibile è una sfida e un’opportunità per la ricerca scientifica, il partenariato pubblico-privato, la creatività imprenditoriale e politica.

31.1.09

Effetto Spagna sul fotovoltaico mondiale

Nel solo 2008 in Spagna oltre 2.660 MW, ma potrebbero essere molti di più. Cifre incredibili che crolleranno nel 2009 per la nuova legge nazionale. Forti le ripercussioni sull’industria a livello mondiale. Una lezione anche per il futuro.

QualEnergia.it - Avevamo già detto su questa pagine dell’exploit del fotovoltaico in Spagna nel 2008, ma i risultati segnalati dalla società di consulenza di settore Solarplaza.com sono incredibili. Il mercato spagnolo del fotovoltaico è cresciuto infatti di oltre 2.660 MW nel solo 2008 (+300% rispetto al 2007), una cifra formidabile se si pensa che i dati a livello mondiale per l’anno scorso si attestano a circa 5.600 MW. Ma questa cifra spagnola è ancora una stima e secondo la Commissione Nazionale dell’Energia (CNE) potrebbe addirittura superare i 3.500 MW. Un risultato che è frutto anche di una “disperata” corsa alle installazioni a causa della nuova e discutibile legislazione nazionale che prevede per il 2009 un massimo di potenza FV installabile nel paese di 500 MW, oltre ad una riduzione della tariffa fissa pari al 30%.

La certa decrescita della domanda in Spagna creerà probabilmente una sovrapproduzione a livello globale che, con la situazione economica e finanziaria attuale, non può dirsi certo una bella notizia per tutta l’industria solare che dovrà forse rivedere le proprie strategie.
Per i consumatori, al contrario, potrebbe rivelarsi una notizia positiva. Infatti, secondo Solarplaza.com, i prezzi lungo tutta la catena dell’offerta del fotovoltaico dovrebbero calare del 20-40%. Già oggi i moduli non sono stati mai così economici.
In una valutazione su scala mondiale “l’effetto Spagna” potrebbe, secondo gli analisti della società di consulenza, ridurre la crescita totale fotovoltaica del 2009: circa il 10% rispetto al 2008.

Da questo incerto quadro di mercato possiamo imparare una lezione che ormai da tempo i più avveduti cercano di ricordare: il fotovoltaico dipende ancora troppo dalle decisione politiche in merito alle tariffe, ma non sono quelle più alte a consentire la crescita del settore, quanto una policy di lungo periodo, stabile nel tempo. Le tariffe dovrebbero decrescere gradualmente e prevedibilmente nel corso degli anni, in modo da far individuare all’industria specifici obiettivi di riduzione dei costi, e quindi dei prezzi. L’esempio tedesco deve far scuola.

31.1.09

Brasile: riparte dall'amazzonia "un altro mondo possibile"

Agenzia Misna - Aperto ufficialmente mercoledì con una festosa e affollata marcia che dal porto di Belem, è giunta fino alla Praca di Sao Bras, il IX Forum sociale mondiale riunisce fino a domenica nella capitale dello stato amazzonico brasiliano di Pará decine di migliaia di delegati provenienti da più di 4000 movimenti, popoli indigeni, sindacati, realtà della società civile, ong e chiese. Ospitato presso le università Federal do Pará (Ufpa) e Federal Rural da Amazônia. (Ufra) – si legge nella presentazione ufficiale dell’evento – il Forum, è uno spazio aperto, plurale, diversificato, non governativo e non di parte che stimola la discussione, e la riflessione, decentrata per costruire esperienze di scambio ed alleanze tra i movimenti e le organizzazioni impegnate in azioni concrete per un mondo più giusto e democratico. Milioni di donne e uomini, organizzazioni, reti, sindacati in tutto il mondo, con tutta la ricchezza della loro pluralità e diversità e le loro alternative e proposte, si battono contro il neoliberismo, la guerra, il colonialismo, il razzismo e il patriarcato; affrontano da anni crisi ed emergenze sociali, ambientali, economiche e finanziarie grazie all'autorganizzazione popolare, dal basso. Le prime tre edizioni del Forum, cosi come la quinta, si sono tenute a Porto Alegre (Stato di Rio Grande di Sul, Brasile) nel 2001, 2002, 2003 e 2005. Nel 2004 l'evento mondiale ha raggiunto per la prima volta l'India, e nel 2006, in una costante espansione, il Fsm è stato decentrato e si è tenuto in tre paesi di diversi continenti: Mali (Africa), Pakistan (Asia) e Venezuela (Americhe). Nel 2007 si è tornati ad un formato centralizzato e si è tenuto in Kenya (Africa). Nel 2008, per evidenziare questo processo, è stata organizzata una Giornata mondiale di Azione e mobilitazione il 26 gennaio, nell'ambito della quale si sono tenute oltre 800 attività ed azioni autogestite in più di 80 paesi. Per il 2009 è stato deciso di tornare in Brasile, dove le tante possibili risposte dal basso alla crisi globale - economica, finanziaria, ambientale e alimentare - saranno presentate nella particolare prospettiva dei movimenti indigeni. Il Consiglio Internazionale del Fsm ha deciso di celebrare la nona edizione del Forum a Belém nel cuore profondo dell'Amazzonia - che abbraccia nove Paesi come la Bolivia, il Brasile, la Colombia, l'Ecuador, la Guyana, il Perù, il Suriname e il Venezuela - perché è molto più di territorio: è già di per sé la protagonista della manifestazione. Dopo la Giornata Pan-Amazzonica del 28 gennaio, i giorni 29,30 e 31 sono dedicati alle attività autogestite, con uno spazio anche per l’incontro con i presidenti di Brasile, Bolivia, Paraguay, Ecuador e Venezuela per un dibattito sulle sfide dell’America Latina. Domani, 1° febbraio, la cerimonia di chiusura sarà preceduta dalle assemblee tematiche in cui i partecipanti faranno il punto sui temi trattati.

31.1.09

Il senso dell'altro

Continuano le testimonianze per noi di Padre Renato Zilio, missionario, che si trova a Londra, al Centro interculturale di Brixton Road, dove si ritrovano tre comunità di emigranti: italiani, portoghesi e filippini.

“Ma lo ha fatto come domandandomi scusa e con una... dolcezza da farmi sentire confuso!” Luis, cileno, appena sbarcato qui a Londra, proveniente da Roma, mi racconta come si è subito scontrato con la proverbiale gentilezza degli inglesi. Con un policeman. Appena il tempo di accendersi una sigaretta fuori dellaVictoria station all’aperto ed ecco immediatamente l’intervento di costui. Qui niente sfugge, si era detto... A lui, invece, era sfuggito un segno per terra che indica la possibilità di fumare solo a un paio di metri dall’abitato... “A Roma sarebbe diverso, continua, per un’infrazione ti griderebbero addosso, a squarciagola e in dialetto...” Alla dogana inglese, poco prima, altra scena di imbarazzante cortesia. È vero, un altro mondo! D’altronde qui a Londra domandano scusa anche... i bus. “Sorry, fuori servizio” portano alcuni scritto in grande passando... Sorry! mi dispiace, lo senti ripetere ad ogni angolo come un ritornello, poi ti abitui e... non dispiace.

Ma se il nostro missionario cileno lo lasci parlare di Roma ti racconterà di aver atteso quasi due anni per avere un permesso di soggiorno (e naturalmente la cassa mutua), pur con una regolare attività pastorale in comunità latinoamericane. “E dire che noi preti in Italia siamo privilegiati!” conclude mortificato, pensando agli altri stranieri... Capisci così che da noi non è solo questione di forma, ma anche di contenuto. Non solo di gentilezza, ma anche di efficienza.

Rimanevo sempre incantato quando in Francia assistevo a un dibattito televisivo. Seguivo con quale “esprit de finesse” l’avversario smontava il progetto dell’altro, ne sviscerava i meccanismi, poneva domande inquietanti... in modo, a volte, da non permettere via di scampo. Salvando, tuttavia, con eleganza la faccia dell’interlocutore. Sì, adoperare il bisturi - il rigore dell’analisi - ma con i guanti: un’arte abituale nella terra di Molière.

Invece nel nostro Paese spesso viene in mente quella proverbiale battaglia di Alessandro Magno, quando diede l’ordine ai suoi di colpire l’avversario al volto. Ed essendo tutti giovani di nobile discendenza era il peggiore punto da mirare... e così anche quella volta ebbe la meglio. Da noi, infatti, spesso si colpisce la persona insieme al fatto, ci si getta contro un’idea, ma con veemenza anche contro chi la porta. Non riuscendo a fare quella distinzione salutare tra l’avversario e una convinzione espressa, tra un uomo e il cammino fatto. Non si concede remissione, tutto viene squalificato: sogno segreto di onnipotenza! “Siamo molto individualisti, mi scrive recentemente Silvana, sembra che viviamo su tante isole, pronti solo a guardarci per criticare e sparare a zero...”

Vivere all’estero si imparano, tuttavia, altri modi di rapporto con il tempo, con lo spazio, con la parola e il senso dell’altro. La parola non è un’arma. Non si va a un incontro come alla guerra. Ricordando quel proverbio: “Il coltello colpisce da vicino, ma la lingua a qualsiasi distanza.” La parola è uno strumento di lavoro, di scambio o di chiarimento a volte radicale, ma non oltraggioso. O di sinergia portata avanti ad oltranza...

È quello che si è visto qualche mese fa con il concilio della chiesa anglicana riunito a Lambeth, come ogni dieci anni. Stando sul tappeto vari problemi il primate invitava i settecento vescovi di tutto il mondo a discutere in “gruppi indaba” sui diversi temi. Indaba è una parola della cultura zulu: indica che attorno a un argomento si discute senza contare il tempo fino a raggiungere un accordo o una piattaforma comune. Viene, così, proposto il cammino e la meta: il senso finale di un’intesa. Non la rottura.

L’incontro con altre culture può aiutarci in questo: ad uscire dall’individualismo che sembra a volte far parte dei nostri cromosomi. Ad imparare da culture più sensibili e aperte all’altro a relativizzare il nostro io, limitando la nostra invadenza o la nostra possessività. Curare così una relazione più bella e rispettosa con l’altro. In modo che la cortesia non sia solo dote del cameriere che accarezza la presenza del turista. O del commerciante intento a conquistare un nuovo cliente. Ma significhi più profondamente il senso dell’alterità. Il valore dell’altro e della sua dignità, da rispettare sempre.

La cortesia - arte della corte, non del villano - può far miracoli. Come, in fondo, ci ricorda un detto della cultura giapponese: “Noi non sorridiamo perchè qualcosa di buono è successo. Ma qualcosa di buono succederà perchè sorridiamo!”
31.1.09

Giornata Internazionale per la Pace

E' iniziata dal calvario la Giornata Internazionale di Preghiera di Intercessione per la Pace.

Gerusalemme (PapaBoys) - Con la Concelebrazione al Calvario che si è tenuta alle ore 5 (italiane) della mattina è iniziata la Giornata Internazionale di Intercessione per la Terra Santa che si celebrerà in più di 400 città del mondo. Da Gerusalemme a New York, a Los Angeles, per attraversare Nagasaki e poi Tokio, quindi Honk Kong ed ancora Milano, Venezia, tutte le città più importanti dell'Italia, poi l'Inghilterra quindi la Spagna ed anche molte città dell'Africa, soprattutto in Uganda e Mozambico. Ne stanno parlando i media di tutto il mondo ed è prevista la partecipazione di circa 2.500.000 di persone.
31.1.09

Iraq, il voto della speranza

Oggi si vota in Iraq per le elezioni provinciali. Ma tante incognite restano irrisolte

PeaceReporter - Un voto amministrativo, ma carico di significati. In realtà, dal 2005, è la prima volta che gli iracheni si recano tutti alle urne. La situazione, cinque anni fa, era molto più instabile e il governo iracheno e gli Usa vogliono che il voto sia una sorta di prova generale del nuovo Iraq. In questa tornata dovrebbero dire la loro in massa anche i sunniti, che nel 2005 erano totalmente fuori dal processo politico del Paese.

Saranno quindici milioni gli iracheni che oggi si recheranno alle urne per le elezioni provinciali irachene. Si vota in 14 delle 18 provincie del Paese. Restano fuori le provincie di Suleymania, Dohuk, Erbil e Ta'amim, tre curde e l'ultima con il capoluogo Kirkuk conteso. In palio 440 seggi nei 14 consigli provinciali, contesi da 14431 candidati. Tra loro 3912 donne. In questa tornata elettorale è previsto un meccanismo di 'quote rosa' che assegni un seggio a una donna per ogni tre assegnati a un uomo. Il sistema precedente garantiva invece una quota totale del 25 percento dei seggi. Ma come denunciato da alcune candidate donne il meccanismo non è chiaro. Per le minoranze sono state previste delle 'quote': tre ai cristiani (uno a Ninive, uno a Baghdad, e uno a Bassora), uno ai yazidi (a Ninive), uno agli shabbak (a Ninive), e uno ai sabei-mandei (a Baghdad). La campagna elettorale è finita a mezzanotte del 29 gennaio, senza particolari incidenti, ma tre candidati sunniti sono stati freddati in poche ore, uno a Baghdad, uno a Mosul e uno nella provincia di Dyala. La Commissione elettorale, senza sbilanciarsi, ha parlato di martedì 3 febbraio come data utile per la diffusione dei risultati parziali della tornata elettorale, ma alcuni esperti ritengono che possa essere necessario addirittura un mese per i risultati definitivi. Imponenti le misure di sicurezza. Sabato e domenica, alle 22, sarà imposto il coprifuoco fino alle 5 del mattino dopo. Verranno, nella stessa fascia oraria, chiuse le frontiere, gli aeroporti e le principali arterie interne e saranno sospesi i porti d'armi. Migliaia di militari intorno ai seggi permetteranno il passaggio solo a un ristretto numero di veicoli privati.

al malikiIn realtà le operazioni di voto sono iniziate il 28 gennaio scorso, quando circa mezzo milioni di elettori 'speciali' si sono recati alle urne: poliziotti, militari, detenuti e malati disabili. Secondo i dati resi noti dalla Commissione elettorale di Baghdad, saranno allestiti 1677 seggi in caserme, prigioni,ospedali. A coloro che hanno votato in questa tornata è stato segnato con inchiostro indelebile un dito, per evitare voti multipli. I detenuti che hanno potuto votate sono quelli ancora in attesa di un processo e quelli che hanno subito condanne inferiori a cinque anni. Le autorità di Baghdad hanno commentato positivamente questo primo turno elettorale, che a detta della Commissione elettorale, si è svolta senza incidenti. In realtà qualcosa è successo, per la precisione nel carcere di Bassora. ''Prima hanno ritardato il nostro ingresso, poi hanno cominciato a malmenarci quando abbiamo scoperto che alcuni detenuti veniva imposta la scelta del voto'', ha denunciato Issam Sudani, fotografo dell'agenzia France Press. Non proprio un bell'esempio di democrazia. Il premier Maliki, per evitare polemiche, ha acconsentito alla presenza di 800 osservatori elettorali internazionali che monitoreranno le operazioni di voto.

risha e bushLa grande novità di queste elezioni, come detto, è la partecipazione in massa di sunniti nel processo elettorale. In particolare punta a fare incetta di voti l'Alleanza delle Tribù e degli Indipendenti dello sceicco Ahmed Abu Risha, che coinvolge 42 clan sunniti. Risha è stato l'architetto di quei Consigli del Risveglio che, a detta di molti, sono stati la vera svolta nella gestione della sicurezza in Iraq. Milizie tribali sunnite che, in cambio dell'impegno Usa a coinvolgerli nella politica irachena e nel rispettare il loro autogoverno, hanno combattuto contro i miliziani 'stranieri', ritenuti vicini ad al-Qaeda. Si parla di migliaia di uomini, ben armati e ben addestrati, che adesso vanno coinvolti nelle forze armate e nella vita politica. Risha ha puntato su una trentina di candidati, contando al controllo della provincia dell'al-Anbar, con capitale Ramadi, regione dove dal 2003 hanno perso la vita un terzo dei militari Usa. In questa zona, nel 2005, votò solo l'1 percento della popolazione. Principali rivali per Risha è il Iraqi Islamic Party, ritenuto vicino alle posizioni dei Fratelli Musulmani e l'Iraqi Accord Front. Nello schieramento sciita il premier sciita Nuri al-Maliki, dopo anni di difficoltà, sembra in ripresa e punta a strappare al partito sciita Sciri il controllo delle provincie del sud a favore del suo partito Dawa. Maliki vuole incassare un successo notevole, che lo rilanci in vista delle elezioni politiche. L'altro gruppo sciita, che fa capo all'ayatollah radicale filoiraniano Moqtada al-Sadr sembra in declino, dopo la smobilitazione delle sue milizie. L'impegno di Bush a ritirare i 140mila soldati Usa entro il 2011, scadenza che con Obama potrebbe essere anche anticipata.

Il nodo gordiano, però, resta il nord, dove non a caso non si vota. L'accordo sulla legge elettorale provinciale è stato trovato solo a scapito, come detto, delle quattro provincie del nord, tre curde e una contesa. Proprio Kirkuk è una delle questioni più spinose del Paese, strettamente legata alla legge nazionale sulla distribuzione dei proventi del petrolio, che dovrebbe essere approvata in primavera. Quella legge, come lo status di Kirkuk, che rappresenta uno dei giacimenti più ricchi del Paese, potrebbe ridisegnare la stessa natura costituzionale dell'Iraq. I sunniti sono contro l'ipotesi federale e l'accetterebbero solo in cambio di una legge che garantisca un'equa distribuzione dei proventi della vendita del petrolio. Il destino di Kirkuk, in questo senso, dovrebbe essere affidato a un referendum per riequilibrare i ricchi giacimenti del nord (curdo) e del sud (sciita) con il centro (sunnita). Un voto atteso, dunque, ma che è solo l'ultimo passo del cammino dell'Iraq verso la pace e la normalità.
31.1.09

Legge anti-conversione: paura delle minoranze

Presentata a gennaio dal partito dei monaci buddisti, a febbraio potrebbe essere varata. Lo scopo è prevenire il passaggio da una religione all’altra per pressioni o in cambio vantaggi economici. Il progetto era già stato proposto nel 2004, ma la Corte suprema ne aveva dichiarato l’incostituzionalità. Le chiese protestanti già attive nelle proteste; preoccupati i cattolici che attendono un pronunciamento dei vescovi.

Colombo (Asianews) - Un progetto di legge anti-conversione dal 6 gennaio attende il pronunciamento del parlamento; entro febbraio potrebbe essere varato. Sui media nazionali il tema non riceve particolare attenzione e la popolazione si interroga su rischi e opportunità di tale proposta. L’obiettivo principale della normativa dovrebbe essere quello di prevenire le conversioni "forzate", di chi decide di passare da una religione ad un’altra a seguito di pressioni o in cambio di soldi e vantaggi economici. Il progetto vanta il sostegno del Jathika Hela Urumaya (Jhu), il partito fondato dai monaci buddisti nel 2004, che è tra i principali promotori. Il capo dell’opposizione, Joseph Michael Perera, ha chiesto due dibattiti in aula sul tema poiché la legge tocca tutte le religioni, diverse organizzazioni, i partiti politici e soprattutto rischia di ledere l’armonia tra le diverse confessioni nell’isola.

Degli oltre 20milioni di abitanti dello Sri Lanka il 68% sono buddisti, l’11% indù, il 9% musulmani e il 6,8% cristiani.

La proposta del Jhu trova l’approvazione della stragrande maggioranza dei buddisti. Un giovane studente universitario afferma ad AsiaNews che “questa legge è necessaria così come serve che il governo distrugga Ltte [i ribelli delle Tigri tamil Ndr]. Dobbiamo liberarci di tutti i cristiani che convertono, preti e pastori che distruggono la nostra cultura singalese-buddista. I cristiani stanno vivendo in questa terra pacificamente grazie al grande buddismo…. altrimenti sarebbero stati spazzati via”. Dello stesso tenore l’affermazione di un uomo d'affari che dice: “Non c’è posto per il multi-religioso, multi-etnico e il multi-culturale. Questa è l’unico e puro Paese buddista e sinhala al mondo”.

Il progetto di legge presenta aspetti controversi poiché non sono chiari i termini entro cui una conversione può essere considerata forzata. Le attività caritative e di aiuto ai poveri potrebbero infatti essere incluse tra le azioni punibili con condanne sino a sette anni di reclusione o multe sino a 500mila rupie (poco meno di 3.500 euro).

Già nel 2004 il Jhu aveva presentato il progetto di legge sollevando le critiche soprattutto delle comunità cristiane. Rispondendo all’appello della National Christian Evangelical Alliance la Corte Suprema aveva dichiarato incostituzionale due punti della legge che violavano l'articolo 10 della Costituzione dedicato alla libertà religiosa e alla possibilità del singolo individuo di abbracciare un credo a propria scelta.

La conferenza dei vescovi cattolici aveva inviato ai parlamentari una lettera per allertare sui “terribili pericoli” che l’approvazione del testo avrebbe comportato. Lavorando insieme al consiglio nazionale della chiese cristiane e ad alcuni leader indù e musulmani aveva manifestato la sua opposizione al progetto e nel contempo messo in guardia alcune frange cristiane fondamentaliste dallo sfruttare il dibattito per nuocere alla convivenza delle diverse confessioni nel Paese.

Anche per questo nuovo capitolo della legge anti-conversione le comunità protestanti hanno già cominciato manifestare il loro dissenso. Il 26 gennaio le Chiese evangeliche hanno organizzato un momento di preghiera collettivo al Vihara Maha Devi Park di Colombo. Più defilata appare per ora la posizione delle gerarchie cattoliche. Le comunità attendono un pronunciamento. Un semplice fedele interpellato sul tema afferma: “Attendiamo che i nostri vescovi e padri prendano iniziativa e compiano passi per il bene della nostra fede. Abbiamo bisogno di una società unita. Abbiamo bisogno che i leader della Chiesa si esprimano e manifestino a voce unanime la nostra opposizione a questa legge terribile”.
30.1.09

“Canale vaticano” su YouTube, successo di visite

Successo di visite per il nuovo “Canale vaticano” su YouTube, che oggi compie una settimana. Il servizio di Sergio Centofanti.

il canale del vaticano su youtube



Radio Vaticana - Il nuovo canale: www.youtube.com/profile?user=vatican, lanciato dal Centro Televisivo Vaticano e dalla Radio Vaticana, permette di conoscere in tempo reale l’attività del Papa e quanto la Chiesa cattolica fa e propone per i grandi problemi del mondo di oggi, attingendo direttamente alle fonti e ai testi completi di discorsi e documenti. Rispondendo ad alcune domande dei giornalisti circa una valutazione dei primi passi di questa nuova iniziativa, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha affermato che “nel corso dei primi sei giorni dall’apertura del nuovo canale, le visualizzazioni complessive, nelle quattro lingue (italiano, inglese, spagnolo e tedesco) sono state oltre 750.000. Gli analisti di Google, da noi interpellati - ha proseguito - affermano che da un confronto con i principali canali istituzionali a livello mondiale questi numeri, e ancor più quelli degli ‘iscritti’ (oltre 15.000), dimostrano che il nostro canale è assolutamente allineato con i livelli di frequentazione degli altri, che, inoltre, sono stati lanciati da ben più lungo tempo e sono quindi più consolidati e con archivi assai più ampi. Le nuove videoclip pubblicate – ha detto padre Lombardi - sono state in media due al giorno. In occasione della Giornata della memoria della Shoah sono state pubblicate anche tre nuove videoclip tratte dagli archivi del Centro Televisivo Vaticano, dedicate ai principali interventi del Papa sul tema della Shoah (nella Sinagoga di Colonia, ad Auschwitz, e nella successiva udienza generale del 31.5.2006). In questo modo si è anche iniziato a sperimentare un uso ulteriore del canale di YouTube, oltre a quello primario della pubblicazione delle videonews del giorno. Il cammino – ha concluso padre Lombardi - è quindi iniziato bene e confidiamo che questa nuova forma di impegno sarà fruttuosa”.

30.1.09

"Shoah e mistero di Dio": editoriale di padre Lombardi

Radio Vaticana - Il cardinale Walter Kasper, presidente della Commissione per i rapporti con l’Ebraismo, ha inviato una lettera al Gran Rabbinato di Israele proponendo di non rinviare l’incontro ebraico-cattolico in programma a marzo a Roma e messo in discussione dopo le assurde dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Richard Williamson. Affermazioni duramente condannate dal Papa. Ascoltiamo in proposito la nota del direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi (ascolta).

“La Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”. Con queste parole al termine dell’udienza di mercoledì 28 gennaio, il Papa ha ripreso la profonda meditazione del suo discorso nel campo di concentramento di Auschwitz. Non ha solo condannato ogni forma di oblio e di negazione della tragedia dello sterminio di sei milioni di ebrei, ma ha richiamato i drammatici interrogativi che questi eventi pongono alla coscienza di ogni uomo e di ogni credente. Perché è la fede nella stessa esistenza di Dio che viene sfidata da questa spaventosa manifestazione della potenza del male. La più evidente per la coscienza contemporanea, anche se non la sola. Benedetto XVI lo ha riconosciuto lucidamente nel discorso di Auschwitz, facendo sue le domande radicali dei salmisti a un Dio che appare silente ed assente.

Di fronte a questo duplice mistero – della potenza orribile del male, e dell’apparente assenza di Dio – l’unica risposta ultima della fede cristiana è la passione del Figlio di Dio. Queste sono le questioni più profonde e decisive dell’uomo e del credente di fronte al mondo e alla storia. Non possiamo e non dobbiamo evitarle e tanto meno negarle. Se no, la nostra fede è ingannevole e vuota. Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo. Tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica.

30.1.09

Mozambico: contro le mine un artificiere con... la coda

Agenzia Misna - L’impiego di ratti giganti appositamente addestrati sta consentendo di accelerare le operazioni di sminamento in Mozambico. In un anno, ha detto Andrew Sullivan direttore delle operazioni di bonifica nella provincia meridionale di Gaza, sono state recuperate aree pari a 55.000 metri quadrati, un significativo passo avanti rispetto ai 75.000 che erano stati bonificati fino all’anno scorso ma in un lasso di tempo di gran lunga superiore. Il successo dell’iniziativa è dovuto all’impiego di 28 ratti giganti che sembra abbiano conquistato le simpatie della popolazione locale. Tanti i vantaggi di ricorrere a questi mammiferi: riescono a coprire aree di grandi estensioni in breve tempo, sono facilmente trasportabili, non hanno grandi esigenze e si adattano senza problemi alle condizioni di vita locali; infine, individuano le mine con il loro fiuto particolarmente affinato e sono abbastanza leggeri da non innescare i dispositivi esplosivi. Di recente, l’Istituto nazionale per lo sminamento (Ind) aveva reso noto di aver individuato nuove aree minate di cui non si era a conoscenza, residuo di una guerra civile durata molti anni; anche per questo motivo, dopo aver firmato il Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine con il quale si era impegnato a concludere i lavori di bonifica entro la fine del 2009, al governo è stata accordata una proroga di cinque anni fino al 2014. Forse però, grazie ai ratti giganti, si potrà finire anche prima.

30.1.09

Liberia: non c'è più tempo per contenere l'invasione dei bruchi

Agenzia Misna - Si aggrava la situazione in Liberia, dove l’invasione di bruchi che stanno distruggendo le coltivazioni del paese ha già colpito più di 100 villaggi nelle province settentrionali di Bong, Lofa e Gbarpolu, costringendo più di mezzo milione di persone a lasciare le loro case. L’infestazione di bruchi, secondo gli esperti della Fao inviati nel paese, rischia di espandersi e diventare emergenza per tutta l’Africa occidentale, considerato che nella vicina Guinea sono state colpite già sei comunità rurali. “Ogni falena – ha detto Winfred Hammond, rappresentante permanente della Fao in Liberia – può volare sino a 1000 chilometri di distanza e depositare 1000 uova; i bruchi si nascondono sotto terra, al sicuro dai pesticidi, creando bozzoli protettivi: ci sono tutti gli elementi perché questo si trasformi in una catastrofe di ampie proporzioni”. Il motivo di una così alta concentrazione di animali, secondo Hammond, dipende dal clima; per contenere l’infestazione la squadra di esperti del ministero dell’Agricoltura della Liberia e della Fao sta vagliando la possibilità di impiegare una trappola al feromone contro gli esemplari maschi delle falene e contrastarne così la proliferazione.

30.1.09

Bolivia: approvata la nuova costituzione con il 60% dei si

Agenzia Misna - La nuova Costituzione è stata approvata con il 61,47% dei voti favorevoli contro il 38,53% dei contrari; sono questi i dati definiti ufficiali rilasciati dalla Commissione elettorale indipendente completate le operazione di scrutinio al 99,8%. Restano da aprire poche urne nei dipartimenti di La Paz, Santa Cruz e Beni, che non cambieranno l’esito finale. Le schede bianche sono state l’1,69% e 2,561% quelle nulle; l’affluenza ha superato il 90%. al cosiddetto referendum ‘dirimidor’ – relativo a un articolo della Carta che limita l’estensione massima delle proprietà terriere – i dati definitivi confermano la preferenza di oltre l’80% degli elettori andata all’opzione che pone un limite di 5000 ettari (rispetto a quella che lo fissava a 10.000). La nuova costituzione stabilisce una maggiore integrazione delle popolazioni indigene nella vita politica e sociale, dà allo stato un maggior controllo sulla gestione delle risorse naturali e permette la rielezione del presidente e del vice-presidente.

30.1.09

Rischia la vita l'attivista cristiano arrestato per blasfemia

Prelevato nella notte da casa con l’accusa di aver mandato un sms dal contenuto blasfemo. Hector Aleem ha visto una sola volta i familiari. Notabili musulmani chiedono alla corte di consegnare l’accusato nelle loro mani per giustiziarlo. La legge contro la blasfemia colpisce anche altre minoranze: arrestati 5 membri della comunità ahmadi, 4 sono minorenni.

Islamabad (AsiaNews) - È in pericolo di vita il pacifista cristiano, Hector Aleem, arrestato con l’accusa di blasfemia il 22 gennaio scorso nella capitale pakistana. Ad affermarlo ad AsiaNews è la figlia di 24 anni, Mehvish, che racconta di una folla di notabili musulmani che il 27 gennaio si sono presentati negli uffici del tribunale chiedendo la consegna di Aleem per giustiziarlo. L’Anti terrorism court (Act) ha già rinviato più volte il giudizio del 55enne direttore dell’ong Peace Worldwilde prolungando i tempi della custodia cautelare e consegnandolo alla protezione della stazione di polizia di RA Bazaar. “La situazione è molto tesa”, spiega la figlia di Aleem. “La polizia non ci ha dato il permesso di vedere nostro padre quando è stato portato alla corte il 27 gennaio per paura degli estremisti. Ho visto che tutti sono sotto la pressione degli esperti di diritto musulmani e questo è il motivo per cui non otteniamo giustizia”.

Mehvish Aleem spiega che “durante questa triste vicenda abbiamo potuto incontrare nostro padre una volta sola grazie all’aiuto di Joseph France”, responsabile del Center for Legal Aid Assistance and Settlement (CLAAS) e difensore dell’attivista pakistano.

Hector Aleem è stato arrestato tra il 21 e 22 gennaio. La moglie racconta che nel mezzo della notte “persone con la divisa della polizia e in abiti civili hanno fatto irruzione in casa”. Dopo aver messo sottosopra la casa e terrorizzato l’intera famiglia hanno cercato di portare via anche il figlio 13enne, David John”.

L’accusatore del direttore di Peace Worldwilde è un militante di un’organizzazione islamica. Afferma che Aleem ha mandato con un messaggio dal contenuto blasfemo con il cellulare.

In tutto il Paese i casi di accusa di blasfemia sono numerosi e riguardano anche musulmani. E' di oggi la notizia che 5 persone appartenenti alla minoranza islamica degli ahmadi - considerati eretici - sono stati arrestati con l’accusa di aver scritto frasi denigratorie verso Maometto nei bagni della moschea del villaggio di Chank nella provincia del Punjab.

Tra gli arrestati un adulto di 45 anni e quattro ragazzi, un 16enne e tre 14enni. Il portavoce degli ahmadi afferma che dall’introduzione della legge contro la blasfemia in Pakistan (1986) al dicembre 2008, sono stati arrestati con questa accusa 266 membri della comunità.
30.1.09

Il negazionista non frena il dialogo tra cattolici ed ebrei

Per il direttore del Gran rabbinato di Israele è “importante, molto bella e molto seria'' la lettera con cui il Vaticano chiede di continuare il dialogo. Il Jerusalem Post intervista Padre Jaeger: la vicenda di Williamson “non può avere la possibilità di influire in alcun modo sul fraterno dialogo e la calorosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico”.

(AsiaNews) Gerusalemme - “Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo. Tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica”. Sono le parole che Padre Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha scritto nel suo editoriale pubblicato il 30 gennaio sul sito della Radio Vaticana.

Si tratta dell’ultimo capitolo delle polemiche seguite alle dichiarazioni negazioniste di mons. Richard Williamson, il vescovo lefebvriano cui la Santa Sede ha deciso di rimettere la scomunica latae sententiae insieme ad altri tre presuli della Fraternità San Pio X, consacrati nel 1988 senza mandato pontificio.

La vicenda ha generato tensioni e fraintendimenti tra la Santa Sede ed il mondo ebraico. La notizia dell’intervista rilasciata da mons. Williamson ad una televisione svedese e trasmessa il 21 gennaio, tre giorni prima della rimozione della scomunica, ha portato il Gran rabbinato di Gerusalemme a decidere di posticipare l’incontro con la Pontificia commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, prevista per dal 2 al 4 marzo a Roma. In una lettera del 27 gennaio inviata al card. Walter Kasper, presidente della commissione vaticana, l’organismo religioso di Gerusalemme chiedeva anche alla Santa Sede gesti di chiarificazioni dopo le dichiarazioni del vescovo lefebvriano. L’intervento del Papa nell’udienza di mercoledì 28 e le sue affermazioni di “piena e indiscutibile solidarietà con i nostri fratelli destinatari della Prima Alleanza” hanno posto un freno alle polemiche.

Il 29 gennaio il Gran rabbinato ha ricevuto una lettera di risposta della Santa Sede, a firma del card. Kasper, che il direttore generale dell’organismo ebraico, Oded Wiener, ha definito “importante, molto bella e molto seria''. “Nella sua lettera il cardinale Kasper ribadisce l'importanza che la Chiesa annette al dialogo con noi - ha detto Wiener - e chiede che l'incontro fissato per l'inizio di marzo abbia luogo nella data prestabilita''.

Nell’attesa che il Gran rabbinato risponda, si registrano anche alcuni tentativi di affrontare la controversia oltre i toni polemici che hanno spesso caratterizzato la discussione degli ultimi giorni.

Pubblichiamo di seguito la traduzione dell’intervista a padre David Maria Jaeger (ofm) pubblicata il 29 gennaio sul sito del quotidiano israeliano, Jerusalem Post, nelle pagine di Rosner’s Domain, una sezione di approfondimenti curata dall’omonimo giornalista.

Padre David-Maria Jaeger è stato sacerdote della Chiesa di St. John Neumann ad Autsin nel Texas e ha lavorato presso il locale tribunale diocesano; è inoltre membro della Delegazione della Santa Sede nella Commissione bilaterale permanente tra la Santa Sede e lo stato di Israele. Nato da famiglia ebrea a Tel Aviv (Israele), padre Jaeger è l’unico sacerdote della Chiesa cattolica romana nato in Israele. È un docente di diritto canonico (professore di legge ecclesiastica) a Roma.

Gli ho mandato cinque domande sulla crisi in corso nella relazioni tra cattolici ed ebrei.

Dal punto di vista ebraico, questo è un atto quasi incomprensibile: come e perché il Vaticano ha voluto togliere la scomunica ad una persona che nega l’Olocausto?
È chiaro che nessuno in Vaticano era nemmeno lontanamente conscio delle assurde e offensive opinioni e dichiarazioni del signor Williamson su questo tema. Questo non è per nulla sorprendente, dato che l’orribile e piccolo mondo sommerso dei negatori dell’Olocausto come chi afferma l’assurdità che la terra è piatta, non è seguito da nessuno eccetto che dai diretti interessati e da chi attualmente si dedica allo studio del fenomeno di queste frange.

Questa decisione è il risultato della “mancanza di adeguate consultazione” come alcuni osservatori credono?
Dato che l’orribile e piccolo mondo sommerso dei negatori dell’Olocausto è al di là dell’orizzonte della gente comune, è improbabile che una qualsiasi normale consultazione si sia resa conto di questo. Bisogna tenere presente che il signor Williamson non era e non è candidato a nessun compito o promozione della Chiesa, infatti in nessun modo è riconosciuto come sacerdote cattolico; non è stato affatto riammesso nella Chiesa ma solo una delle numerose sanzioni legali sotto cui egli si trovava secondo il codice della Chiesa è stata rimossa, mentre le altre restano ancora più che valide.

Cito un virgolettato dal Washington Post: “Questo aumenta ogni tipo di domanda sulla consistenza dell’auto-comprensione della Chiesa” ha detto George Weigel, autore di numerosi libri su Benedetto e Giovanni Paolo II. “Come può contribuire all’unità della Chiesa se essi sono riconciliati [senza abbracciare le posizioni della Chiesa sulla libertà religiosa e l’antisemitismo]? Questo veramente può disfare buona parte dei risultati del periodo di Giovanni Paolo e Benedetto se non è ben compreso”. Cosa dice di questo tema?
Il professor George Weigel è un mio amico, e uno dei più importanti commentatori di temi che riguardano al Chiesa, e io penso sempre che le sue opinioni richiedano particolare attenzione.

Papa Benedetto ha riaffermato la sua “piena e indiscutibile solidarietà con gli ebri – ma è discutibile agli occhi di molti ebrei. Cosa può essere fatto per riparare a questo danno, e come pensa che questo problema possa influire nei mesi ed anni a venire?
Non credo che qualsiasi persona ragionevole e di buona volontà avrà motivo di dubitare la totale e piena solidarietà del Papa verso gli ebrei, secondo la linea dal suo amato predecessore.

Il direttore generale del Rabbinato d’Israele, Oded Weiner, ha scritto al Vaticano che “senza una pubblica scusa e ritrattazione, sarà difficili continuare il dialogo” tra il rabbinato e la Commissione della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei. Avverrà questa pubblica scusa, e se no, pensa che questo dialogo possa ancora continuare?
Il fatto che una persona marginale, che non può essere considerata un sacerdote cattolico e neppure un cattolico a pieno titolo, abiuri e ritratti (come di certo dovrebbe se mai vuole essere accettato con rispetto nella società) non può avere la possibilità di influire in alcun modo sul fraterno dialogo e la calorosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico.
30.1.09

Crimini di guerra

La Spagna incrimina Israele per un omicidio mirato a Gaza nel 2002. Morirono quattordici persone

PeaceReporter - Mentre in tutto il mondo infuria il dibattito sulla possibilità o meno di incriminare lo stato d'Israele per crimini di guerra e contro l'umanità per l'operazione Piombo Fuso che ha causato la morte di almeno 1300 persone, in Spagna viene aperta un'inchiesta rispetto a un omicidio mirato del 2002. L'obiettivo del caccia bombardiere F-16 era Salah Shehadeh, ritenuto il capo e fondatore delle brigate Izzedine al Qassam, braccio armato di Hamas. Arrestato dagli israeliani negli anni Ottanta, il militante era stato poi dato in custodia all'Autorità palestinese che l'aveva liberato nel 1990. Nel 2002, in piena Seconda Intifada, l'aviazione israeliana sganciò una bomba da una tonnellata sulla sua abitazione, ma con lui persero la vita anche 14 civili, fra cui nove bambini. I feriti furono 150. L'alta densità abitativa della zona dell'attacco, secondo il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr), un'organizzazione non governativa di Gaza del network International Commission of Jurist, era un elemento noto alle forze armate israeliane che hanno deliberatamente deciso di agire lo stesso. Questo elemento configurerebbe, per lo stato d'Israele, un crimine contro l'umanità e il ricorso è stato presentato in Spagna, per la giurisdizione universale che lo stato iberico riconosce alla materia.

Il giudice Fernando Andreu dell'Audiencia Nacional, tribunale speciale spagnolo, ha accolto oggi il ricorso presentato dal Pchr e da alcuni parenti delle vittime palestinesi. Andreu, nel depositare l'istanza, ha motivato la sua decisione dichiarandosi competente in base alla Ley organica del Poder Judicial che, all'articolo 23, ritiene i magistrati spagnoli competenti in casi di terrorismo, genocidio e altri reati commessi anche fuori dal territorio nazionale ma che violano trattati internazionali. Andreu ha citato anche lo Statuto della Corte penale internazionale che, all'articolo 8, definisce 'crimine di guerra' un attacco premeditato contro civili o non militari o un attacco contro un obiettivo militare sapendo in anticipo che ci saranno vittime civili. Andreu conclude che nel caso di Shehadeh lo stato d'Israele ha commesso ''un attacco contro la popolazione civile che ha come origine un altro fatto illecito e cioè l'omicidio del dirigente di Hamas, che rientra in una decisione eccessiva e sproporzionata''.

Adesso, secondo procedura, l'ordinanza sarà notificata alle parti, l'Autorità Nazionale Palestinese e lo stato israeliano. Il giudice spagnolo ha presentato una rogatoria internazionale e, tra gli inquisiti, figurano personaggi di primo piano come l'attuale ministro delle Infrastrutture, allora titolare della Difesa Benyamin Ben Eliezer, e l'ex capo di Stato maggiore Dan Halutz. Andreu ha anche aggiunto che, appena possibile, verrà inviata a Gaza una commissione d'inchiesta per raccogliere le testimonianze di persone che erano presenti al momento dell'attacco. Le possibilità che l'inchiesta vada in porto sono poche, tanto che lo stesso giudice Andreu ha ricordato come già in passato ha presentato al governo d'Israele notizia dell'indagine e non ha ottenuto risposta. E oggi, giusto per capire che aria tira, Benjamin Netanyahu, leader del partito Likud, in testa ai sondaggi per le prossime elezioni in Israele, ha definito ''ridicolo'' il procedimento.
30.1.09

Boom eolico negli Usa

Nel 2008 l’energia eolica ha rappresentato il 42% di tutta la potenza elettrica installata negli States nell'anno, con 8.300 MW. Le rinnovabili elettriche nell’era Obama dovranno raddoppiare in tre anni, ma molto dipenderà dai sistemi incentivanti in discussione. L'editoriale di Gianni Silvestrini.

QualEnergia.it - Un altro record per l’eolico statunitense. Dopo i 5.200 MW installati nel 2007, lo scorso anno sono stati collegati alla rete ben 8.300 MW, una potenza pari al 42% di tutta la potenza elettrica (carbone, cicli combinati, rinnovabili, ecc.) installata negli Usa nel 2008. Complessivamente sono ora in funzione 25.170 MW eolici, un valore che pone gli Usa al primo posto del mondo come energia producibile, grazie alle buone condizioni anemologiche. Anche se i risultati finali delle installazioni per l’Europa non sono ancora definitivi, sembra che gli Stati Uniti si posizionino al primo posto anche per la potenza eolica installata, sorpassando quindi la Germania che da un decennio manteneva la leadership mondiale.

La creazione di un forte mercato ha favorito l’insediamento di numerose industrie di produzione di aerogeneratori sul territorio americano, consentendo di incrementare la copertura della domanda interna dal 30% del 2005 all’attuale 50%. Complessivamente gli occupati nel comparto eolico negli Usa sono 85.000, con ben 35.000 posti di lavoro creati nell’ultimo anno e con 9.000 addetti nelle industrie produttrici di componenti di windmills.
Con questo ritmo di crescita sarebbe facilmente raggiungibile l’obbiettivo indicato da un recente studio del Dipartimento dell’Energia di copertura con il vento del 20% della domanda elettrica entro il 2030.

In realtà, dopo il recente exploit, il settore eolico è piuttosto preoccupato. Il futuro del comparto è infatti strettamente legato alle modalità con le quali verrà convertito dal Congresso il pacchetto di 825 miliardi di dollari destinati a risollevare l’economia, una parte dei quali destinati alle rinnovabili. Il fatto è che le agevolazioni consistenti in detrazioni fiscali non funzionano nell’attuale momento di crisi economica. Così si sta tentando di trasformare il sistema delle detrazioni in incentivi diretti. Il Congresso aveva accettato questa nuova impostazione, ma il Senato non l’ha fatta propria. Insomma la battaglia è aperta e nelle prossime settimane si capirà se sarà possibile spianare il terreno per la continuazione del boom delle rinnovabili.

Una cosa è certa. Obama ha affermato di volere raddoppiare la quota di elettricità da rinnovabili in 3 anni con un incremento di 460.000 addetti nel settore energetico e intende fare dell’efficienza energetica, delle rinnovabili e della mobilità sostenibile gli elementi centrali del rilancio dell’economia. Non è un caso se, qualche giorno prima di giurare, il futuro presidente abbia tenuto una conferenza stampa proprio in una fabbrica di componenti di turbine eoliche nell’Ohio.

Del resto la scelta “ambientale” è confortata dai risultati di chi questa strada l’ha già imboccata. Sono appena stati infatti resi noti i dati della California che indicano come i posti di lavoro “verdi” siano aumentati del 10% dal 2005 a fronte di un aumento complessivo limitato all’1% (California Green Innovation Index).

29.1.09

Agenzia Europea per l’Ambiente: 2009 anno della svolta

Eco51.it - L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha pubblicato a Praga un interessante report sulla situazione ambientale dal titolo “Segnali Ambientali” – alla stregua di quello emanato dal Worldwatch Institute – fornendo però soprattutto indicazioni riguardo agli interventi radicali da attuare in vista della Conferenza ONU di Copenaghen del dicembre 2009. Quest’anno, dice Jacqueline Mac Glade, direttrice della EEA, può e deve essere l’anno della svolta per avere un mondo più vivibile. Il Protocollo di Kyoto, nonostante le diverse riserve da parte di importanti governi a riguardo, non è più attuale e si deve pensare ad una sua rielaborazione: al ribasso, però, e non certo all’insegna di una maggiore tolleranza come implicitamente auspicato da più parti.

Il dopo Kyoto deve cominciare nel 2009, insomma, e la EEA preme perché non si abbiano ulteriori deroghe. Il primo problema da fronteggiare è lo scioglimento dei ghiacciai che sta coinvolgendo anche le aree dell’Europa in maniera consistente: ciò porterà ad un aumento dei fenomeni di alluvioni ed inondazioni nelle aree costiere e soprattutto nelle città – ed in Italia ce ne sono tante – attraversate da importanti corsi d’acqua. Di contro, i pesci diminuiscono per via dell’inquinamento idrico: si prevede che nel 2050 saranno esauriti quasi tutti i bacini ittici attualmente utilizzati per la pesca commerciale se si continuerà con gli attuali ritmi.

Le risorse idriche utili, maniera ancor più paradossale, diminuiranno in modo consistente: i ghiacciai, sciogliendosi, alimentano prevalentemente i mari e non le falde acquifere. Alcuni paesi europei sono corsi ai ripari, migliorando le condutture per eliminare gli sprechi (è il caso della Spagna) o costruendo degli impianti di desalinizzazione delle acque marine (Regno Unito). L’Italia, insieme a molti altre nazioni, è invece annoverata tra i paesi sotto forte “stress idrico”, quelli che dovranno mostrare i più sensibili miglioramenti da qui a dodici mesi. Unitamente a quello dell’acqua, per quanto concerne l’agricoltura, un problema piuttosto grave è rappresentato dall’imbastardimento delle specie arboree: è una forma particolare di inquinamento che però arriva ad avere dei costi notevoli se si considerano le riduzioni nelle rese che le specie “estranee” ai territori comportano rispetto a quelle autoctone.

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici la EEA sostiene che si debbano attuare misure ancor più restrittive di quelle attualmente in vigore: se però stati come la Francia, il Regno Unito o la Grecia hanno raggiunto i parametri di Kyoto (che, come detto, verranno ulteriormente ridotti) ed altri come la Germania, l’Olanda o il Portogallo sono in procinto di farlo per fine anno, Danimarca, Spagna ed Italia non riusciranno a rientrarvi se non fra qualche anno. Una possibile soluzione potrebbe venire dall’incremento di fonti rinnovabili e di bioenergie ma la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente si mostra scettica sulle effettive potenzialità a breve termine (un paio d’anni) dei biocarburanti ottenuti da materiali non destinati al consumo alimentare umano.

Ultima raccomandazione della Mac Glade è la riorganizzazione del ciclo dei rifiuti: facendo (e c’era da aspettarselo) l’esempio della Campania, la direttrice della EEA ha sottolineato l’importanza per ogni paese di rendersi autonomo nello smaltimento dei rifiuti, senza ricorrere agli stratagemmi attuali che prevedono la vendita della spazzatura dei paesi meno organizzati ad altri molto ben attrezzati per utilizzarli come fonte di energia: i treni colmi di spazzatura napoletana (e non solo di Napoli) che periodicamente si dirigono ad Amburgo o in altre città tedesche dovranno essere solo un ricordo. Ne va della salute dell’ambiente e, di conseguenza, della nostra qualità della vita. Se queste argomentazioni non fossero sufficienti, pensate anche al vostro portafogli: l’Italia sarà quasi certamente multata per non essere riuscita a rientrare nelle varie scadenza dei diversi parametri di Kyoto (sappiamo già da ora che non ce la farà) e sarà poi ulteriormente sanzionata in vista delle restrizioni al Protocollo già annunciate da più parti.

29.1.09

Aumentate di 100 milioni dal 2007 le persone che soffrono la fame

Radio Vaticana - Oltre 55 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni rischiano la morte per la mancanza di alimenti. Altri 19 milioni patiscono una malnutrizione definita acuta. Complessivamente, sono circa un miliardo le persone che in Asia, Africa e America Latina soffrono la fame. Sono circa 100 milioni in più rispetto al 2007. Sono questi alcuni dei drammatici dati presi in esame durante il vertice delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare conclusosi martedì scorso a Madrid. L’attuale scenario resta preoccupante anche a causa di carestie e per l’aumento dei prezzi delle materie prime, come conferma al microfono di Luca Collodi, Stefano Masini, responsabile Aziende e Territorio della Coldiretti:

R. – Il quadro è sicuramente preoccupante, perché non sono stati rispettati neppure quegli obiettivi minimi che la Fao aveva rappresentato, di ridurre il numero delle persone malnutrite che, nel corso degli ultimi mesi è addirittura aumentato, raggiungendo un miliardo di persone che soffrono la fame. Durante la speculazione finanziaria, le condizioni di vaste fasce di popolazione dei Paesi del Sud è aumentata, e sotto questo profilo gli Stati ricchi del Nord sono rimasti fermi nel discutere le varie misure da adottare. Ora, la dichiarazione di Madrid sembra, di nuovo, muovere un interesse a risolvere, in un quadro coordinato d’interventi, questo problema comune del globo.

D. – Masini, un risultato c’è stato: l’incontro dell’Onu a Madrid sulla sicurezza alimentare ha portato alla creazione di un ente internazionale per aiutare i contadini poveri in difficoltà nel Sud del mondo…

R. – Si tratta proprio di pensare ad un modello di sviluppo dell’agricoltura che sia interno alle politiche economiche degli Stati, soprattutto dei Paesi più ricchi, che alimentano politiche d’espansione dei mercati, perché c’è un problema di fame sia in presenza di scarsità fisica di alimenti, sia in ragione del crollo della capacità di procurarsi le risorse finanziare per acquistare gli alimenti. Dunque, bisogna rivitalizzare le economie locali, consentire una politica di espansione dei consumi, di modo che gli agricoltori possano consolidare le produzioni locali. Noi dobbiamo pensare a ri-orientare molte agricolture locali sul terreno dello sviluppo, garantendo poi la costruzione di filiere locali; insomma, fare economia nei territori, piuttosto che alimentare queste grandi esportazioni dal Sud al Nord. Allora, più agricoltura locale e meno flussi governati e diretti da società di controllo del capitale finanziario.


D. – Quindi, ripensare all’agricoltura, ma forse bisognerebbe anche creare una gestione più efficiente dei soldi che servono per combattere la fame nel mondo…

R. – Noi dovremmo pensare – e non è difficile – ad organizzare tanti, piccoli microinterventi nei territori, e soprattutto attraverso le organizzazioni - molto impegnate - di volontari, per rendere anche culturalmente più dotate le comunità locali di quegli elementi di conoscenza, per migliorarne poi le condizioni di vita. Ecco, occorre rendere più libere queste comunità di decidere anche il proprio destino, la propria sovranità alimentare. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

29.1.09

Crisi economica mondiale: 50 milioni di nuovi disoccupati

Radio Vaticana - E’ ancora il tema della crisi economica a dominare il dibattito internazionale per contrastare la congiuntura mondiale negativa. Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha annunciato dal Forum di Davos, in Svizzera, possibili nuovi tagli ai tassi d’interesse, sotto l’attuale soglia del 2%. L’Organizzazione internazionale del lavoro lancia intanto l’allarme occupazionale a livello mondiale, con la perdita stimata di almeno 50 milioni di posti di lavoro e un impoverimento ulteriore delle popolazioni. Altrettanto allarmanti sono le stime di crescita mondiale del Fondo monetario internazionale che vengono riviste al ribasso fino al 2010. Sui dati diffusi da questi organismi internazionali sentiamo Alberto Quadrio Curzio, economista presso l’Università cattolica di Milano, intervistato da Stefano Leszczynski (ascolta).


R. – Indubbiamente la crisi ha una portata globale e quindi i dati della Organizzazione internazionale del lavoro, che da un lato prefigurano un aumento dei disoccupati nella misura di 50 milioni e circa 200 milioni in più in condizioni di estrema povertà, sono dei dati a dir poco traumatici. Naturalmente non basta rilevare che gli eventi hanno questa possibile configurazione, ma bisognerebbe anche trovare gli strumenti per porre rimedi ad eventi di tal fatta, cosa che non sempre gli organismi internazionali fanno.

D. – Ecco, gli organismi internazionali, per la verità, hanno anche criticato le politiche dei singoli governi messe in atto per contrastare la crisi: le considerano insufficienti. Sono effettivamente così deboli i governi ad affrontare la crisi?

R. – Io credo che sia difficile configurare oggi come oggi delle azioni più incisive, anche perché ciascuno ha i suoi vincoli. Tuttavia, credo che le azioni sarebbero molto più efficaci se fossero azioni congiunte, azioni di somma, piuttosto che azioni di disgiunzione. Lo stesso vale, soprattutto per quanto mi riguarda, per l’Unione Europea, che a mio avviso agisce, su base troppo nazionale, invece che agire su base intergovernativa comunitaria.

D. – Il presidente della Banca Centrale Europea ha detto che le politiche monetarie che agiscono sui tassi non sono l’unica soluzione, non sono la panacea...

R. – L’abbassamento ulteriore dei tassi di interesse, se poi l’erogazione del credito da parte del sistema bancario al sistema delle imprese non è adeguatamente fluido, serve a ben poco. Il problema è far sì che la domanda in questo momento, a mio avviso, quella di investimenti e per infrastrutture, non quella di consumi, riparta. E sono sicuro che se l’Europa lo facesse, uscirebbe da questa crisi molto più rapidamente degli Stati Uniti perchè ha dei “fondamentali”, come si dice oggi, migliori di quelli degli Stati Uniti.

29.1.09

Gaza: l'ONU chiede interventi urgenti per la popolazione

Agenzia Misna - “Alla popolazione di Gaza serve aiuto e serve subito”: a margine del Forum economico internazionale di Davos, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha rinnovato gli appelli alla comunità internazionale e ai governi dei paesi ricchi per aiutare la popolazione della Striscia pesantemente segnata dai 22 giorni di bombardamenti dell’operazione israeliana ‘Piombo fuso’. “La gente di Gaza – ha detto Ban Ki-moon – ha grandemente sofferto durante le tre settimane di operazioni militari; più di un terzo delle 6600 persone uccise o ferite sono bambini e donne e come padre sono stato particolarmente colpito dalla sofferenza e dai traumi subiti da così tante famiglie”. Chiedendo lo stanziamento urgente di una cifra pari a 500 milioni di euro, il massimo esponente dell’Onu ha fatto un rapido quadro della situazione: “La gente – ha sottolineato – ha perso familiari, case, beni e non dispone di mezzi di sussistenza; scuole, ospedali, fabbriche e negozi sono andati distrutti”. Ieri, in una relazione consegnata al Consiglio di sicurezza, era stato John Holmes, vice-segretario generale e coordinatore dell’Onu per gli aiuti umanitari, a mettere l’accento sulla gravità dei danni causati dai bombardamenti israeliani: “Mi aspettavo di trovare una situazione al limite – ha detto Holmes - ma sono rimasto scioccato alla vista della sofferenza umana e della distruzione che ho potuto constatare di persona”. Citando dati del ministero della Sanità palestinese, definiti attendibili, Holmes ha sottolineato che 1300 persone sono rimaste uccise, 5300 ferite, 21.000 abitazioni distrutte o rese inagibili. “Perfino prendendo in considerazione le preoccupazioni di Israele sulla sicurezza dei suoi cittadini – aveva concluso Holmes - è evidente la mancata protezione della popolazione palestinese e degli operatori umanitari da parte dell’esercito israeliano”.

29.1.09

Spagna: indagato un ex-ministro israeliano per strage

Agenzia Misna - Il giudice della ‘Audiencia nacional’ Fernando Andreu ha aperto un’inchiesta sull’ex-ministro della Difesa israeliano Benjamin Ben-Eliezer e sei alti funzionari militari accusati di aver organizzato nel 2002 un bombardamento nella Striscia di Gaza contro l’esponente di Hamas Salah Shehadeh che perse la vita insieme a 14 civili, tra cui diversi minori; nella stessa occasione 150 persone rimasero ferite. Andreu ha aperto il procedimento sulla base di una denuncia presentata dal ‘Centro palestinese per i diritti umani’. Nelle sette pagine dell’ordinanza che istruisce il caso, il giudice Andreu ricostruisce i fatti avvenuti intorno alla mezzanotte del 22 luglio 2002 quando un aereo da combattimento F16 dell’aviazione israeliana sganciò una bomba di una tonnellata sul quartiere di al-Daraj di Gaza; il giudice, facendo riferimento al principio della giustizia universale da applicarsi nel caso di crimini contro l’umanità e sostenendo così la giurisdizione della ‘Audencia’ (che è un tribunale spagnolo con sede a Madrid), nel suo documento ha fatto ampi riferimenti a diverse convenzioni del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario.
“Nel nostro caso concreto – scrive Andreu – ci troviamo davanti a un attacco armato diretto, secondo le ricostruzioni fornite, all’uccisione di una persona apparentemente associata a una organizzazione terroristica chiamata Hamas…”; tuttavia “pur conoscendo le conseguenze che una tale azione avrebbe potuto avere, le forze armate di Israele hanno deciso di sganciare un ordigno di grande potenza che causò oltre alla morte di Salah Shehadeh anche quella di altre 14 persone, e il ferimento in vario modo di 150 cittadini palestinesi, tra cui bimbi e neonati; motivo sufficiente perché questi fatti siano considerati delitti contro l’umanità rispetto ai quali le convenzioni internazionali firmate dalla Spagna impongono il perseguimento dei responsabili”. Il documento si conclude con una formale richiesta alle autorità israeliane di trasmettere agli accusati la notifica del provvedimento. La reazione di Israele è stata affidata all’attuale ministro della Difesa Ehud Barak che ha definito la richiesta di aprire un processo “allucinante”. “Chiunque consideri l’assassinio di un terrorista un crimine contro l’umanità sta vivendo in un modo tutto suo” ha fatto sapere Barak in una nota in cui non sembra far riferimento alle vittime ‘collaterali’ e al punto concreto dell’accusa che riguarda l’attacco contro un’area densamente popolata. Secondo il quotidiano israeliano ‘Haaretz’, il governo di Tel Aviv si sta preparando per una serie di azioni legali simili che riguarderanno però l’ultima operazione militare condotta nella Striscia di Gaza che in 22 giorni di bombardamenti tra dicembre e gennaio ha causato la morte di 1300 persone e il ferimento di oltre 5000 in grande maggioranza civili, un terzo dei quali donne e bambini.

29.1.09

Martinez (RnS): sulla prolusione del cardinale Bagnasco

Pontifex.Roma - “La vera crisi è spirituale” Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), ha rilasciato la seguente dichiarazione, in merito alla prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, tenuta in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente: “La vera recessione a cui fa riferimento il cardinale Angelo Bagnasco nella sua puntuale e illuminante prolusione è spirituale. Lo smarrimento di Dio è lo smarrimento dell’uomo, pertanto, è indispensabile oggi riproporre la ‘questione di Dio’ e la contemporaneità del Vangelo alle nuove generazioni. Al narcisismo impazzito dell’io, idolatra di se stesso e delle proprie voglie scambiate per diritti, il Presidente della CEI propone la riscoperta della compassione del ‘tu’, di autentiche relazioni di prossimità che attestino l’attualità degli ideali cristiani e la loro attuabilità nella fraternità umana e nella promozione di una giustizia sociale veramente umana.

La marginalizzazione di Dio e la trascuratezza della parola di Dio, anche tra i cristiani, è la sfida primaria per gli uomini di fede del nostro tempo. La fede non è convenienza, ma obbedienza. Ecco perché occorre ritornare alla scuola della parola di Dio, fonte di coerenza evangelica, morale e culturale dei cristiani di ogni tempo.

Il cardinale Bagnasco ricorda, inoltre, che la coerenza evangelica viene spesso scambiata con intolleranza culturale. I cristiani non sono certo contrari al progresso scientifico, che implica nuove sollecitazioni allo statuto etico dell’uomo, ma non possono accettare lo stravolgimento della legge naturale. La laicità cristiana esalta la natura dell’uomo, non la svilisce ma la pone nella giusta evidenza, desiderosa di regalare agli uomini una vera vita.

Nel richiamo alla povertà, ritorna attuale l’invito del cardinale Bagnasco a riscoprire le ricchezze morali, le virtù spirituali, le energie di rinnovamento, le forze propositive che animano la vita economica del Paese. I Movimenti e le Associazioni cristiane sono portatori di pedagogie educative imprescindibili per il nostro Paese.

Un ultimo pensiero alla famiglia, che non può rappresentare un peso, bensì una ricchezza negata, una risorsa di futuro inespressa e sempre più incompiuta nella sua insostituibile soggettività. Se salveremo la famiglia dalla penosa condizione di minorità sociale nella quale è stata relegata, la famiglia salverà il Paese. Occorre ripartire dalla famiglia come risposta condivisa e risolutrice alla decantata crisi del nostro tempo, reimparando l’arte della sobrietà, della solidarietà, della responsabilità, del sacrificio di cui la famiglia ogni giorno è testimone. Potrà essere questa riscoperta dei valori dello Spirito la cifra profetica del Vangelo in questo nostro tempo”.
29.1.09

Satana può sedurre anche i teologi, lo dimostra Hans Kung

Pontifex.Roma - Satana può sedurre anche i teologi e lo dimostra Hans Kung. Anche gli esorcisti dovrebbero credere maggiormente a Satana e al VangeloHans Kung, il polemico teologo svizzero che in una pepata intervista ha criticato Papa Benedetto XVI dopo la recente scomunica revocata ai quattro vescovi Lefebvriani potrebbe essere vittima dell’azione di Satana. Lo afferma il decano mondiale degli esorcisti, don Gabriele Amorth. Don Amorth, Satana può sedurre ed entrare in un teologo?: “ certamente. Anzi è probabile che possa farlo. Il Demonio è un essere astuto ed abile, capace di ogni cosa e di ogni azione per portare a termine il suo piano, cioè creare confusione e quindi dividere e allontanare da Dio”. Dunque Satana, secondo lei, è capace di condizionare un teologo: “ certamente. Il teologo è una persona normale come tante, quindi assolutamente condizionabile e suscettibile delle insidie del maligno. Non vedo per quale ragione scartare che un teologo possa essere sottoposto ad insidie sataniche. Del resto Satana ha tentato persino Cristo nel deserto.”
Recentemente il teologo svizzero Hans Kung ha criticato aspramente il Papa Benedetto XVI affermando, che ormai si è allontanato dagli uomini e che si è rinchiuso nel Vaticano con pompose celebrazioni liturgiche e processioni. Crede che questa affermazione possa essere frutto di una imboscata satanica?: “ per quale ragione scartarlo?. Lo ripeto, anche un teologo è soggetto a Satana e non escludo che questa volta il grande tentatore abbia condizionato Hans Kung facendogli dire quelle cose”.

Si ferma un attimo ed aggiunge: “ se è vero che Kung potrebbe essere vittima di Satana, è comunque innegabile che quel signore oggi non rappresenta la posizione della Chiesa cattolica, dice inesattezze e non è credibile. Anzi dice cose insensate , che recano dolore e scandalo. Io non gli darei tanto spazio”. Ma alcuni giornali ,sia in versione cartacea che internet, hanno rilanciato con evidenza le sue dichiarazioni: “ sbagliano. Ma non è affatto una grande novità. Si tratta dei soliti mezzi di informazione,se vuole le dico anche i nomi dei giornali, che tendono a sinistra e pur di attaccare il Papa Benedetto XVI sarebbero pronti e disposti ad ospitare ogni sorta di ciarlatano o ideologo senza alcun senso e fuori della ortodossia. Lo ripeto: Hans Kung oggi non rappresenta la vera e sana dottrina cattolica. E poi si fa utilizzare e strumentalizzare a piacimento”.

Veniamo a Satana. Lei dice che è capace davvero di ogni impresa: “ il Demonio è un essere astuto, dotato di grande e raffinata intelligenza. Dunque sa dove e quando colpire, i momenti di debolezza e gode nella confusione. Sa che risate si sta facendo oggi con la Chiesa attaccata e il povero Papa bersagliato,non lo può nemmeno immaginare. Dispiace che pochi se ne rendano conto”. Dunque anche i teologi non sono immuni dalla influenze del tentatore: “ assolutamente no,ma le dico di più”. Ovvero?: “ talvolta Satana è entrato persino nel cuore e nella testa di qualche esorcista”.

Faccia i nomi: “ assolutamente no e non me la prendo con i miei colleghi. Ma Satana è capace anche di condizionare ed influenzare persino esorcisti e sacerdoti”.

Di chi parla?: “ di coloro che pur facendo o dichiarandosi esorcisti nella realtà sottovalutano Satana, lo fanno passare per qualcosa di folkloristico, sdrammatizzano e credono che non esista o sia un essere meramente spirituale. Il Diavolo esiste e,lo ricordo a me stesso, negare l’esistenza anche fisica di Satana, equivale a rinnegare il Vangelo. Lo dico chiaro: il Demonio è capace di insidiare tutti, esorcisti e persino teologi”. Anche Hans Kung?: “ perché è diverso dagli altri”?
29.1.09

Papa: nella cultura di oggi sposarsi è quasi impossibile

Asca - Citta' del Vaticano, 29 gen - ''Corriamo il rischio di cadere in un pessimismo antropologico che, alla luce dell'odierna situazione culturale, considera quasi impossibile sposarsi'': lo ha denunciato questa mattina papa Benedetto XVI, ricevendo in udienza i membri del Tribunale della Rota Romana. Per il pontefice, cio' che oggi ''in definitiva e' in gioco, e' la stessa verita' sul matrimonio e sulla sua intrinseca natura giuridica, presupposto imprescindibile per poter cogliere e valutare la capacita' richiesta per sposarsi''. ''Non si possono confondere con la vera incapacita' consensuale le reali difficolta' in cui versano molti, specialmente i giovani, giungendo a ritenere che l'unione matrimoniale sia normalmente impensabile e impraticabile'', ha ammonito il papa: ''Anzi, la riaffermazione della innata capacita' umana al matrimonio e' proprio il punto di partenza per aiutare le coppie a scoprire la realta' naturale del matrimonio e il rilievo che ha sul piano della salvezza''.

In questo senso, per Benedetto XVI ''la capacita' deve essere messa in relazione con cio' che e' essenzialmente il matrimonio'', cioe' ''l'intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie'', come si legge nella Gaudium et Spes e, ''in modo particolare, con gli obblighi essenziali ad essa inerenti, da assumersi da parte degli sposi''.
29.1.09

Onu: allarme acqua la crisi è vicina

Ecoage - La pressione demografica rischia d'essere la causa della probabile ed imminente crisi dell'acqua che colpirà il nostro pianeta. A lanciare l'allarme è la FAO, a due mesi dal Forum Mondiale sull'acqua che si terrà dal 16 al 22 marzo 2009 ad Instanbul. La situazione attuale è già di per sé preoccupante. Oltre un miliardo e duecentomilioni di persone non hanno accesso sufficiente alle fonti d'acqua pulita. Circa due miliardi di persone vive senza servizi igienici. Il futuro potrebbe essere però più nero e con conseguenze per tutti (ivi compresi i paesi occidentali).

Gli studi demografici prevedono una crescita della popolazione mondiale fino a 9 miliardi di persone (1/3 più di oggi) entro il 2050, con conseguente scarsità d'acqua per tutti. L'acqua si trasformerà in oro blu, diventando causa di una enorme crisi globale. Non si tratta di una scarsità di poco conto. Senza petrolio si va a piedi ma senz'acqua si muore. Nessun individuo può sopravvivere senza bere per più di 3 giorni. Se per acqua si muore, per acqua si uccide. E' questo lo scenario drammatico che potrebbe attenderci nei prossimi decenni. Il Forum sull'Acqua dell'Onu avrà lo scopo di mettere in guardia il mondo, spingendo i governi sulla via dell'eliminazione degli sprechi e della riduzione dei consumi agricoli di acqua. Gran parte del consumo idrico deriva dal settore agricolo e da quello industriale. Soltanto una minima parte delle risorse idriche è da imputarsi al consumo privato degli individui. E' quindi necessario un intervento da parte dei governi.

I governi interverranno per tempo? Da vent'anni si parla di effetto serra senza alcun risultato... non c'è ragione di credere che i governi si comportino diversamente sul futuro problema della scarsità d'acqua. La miopia dell'umanità sul proprio futuro è ormai un dato di fatto... ma la speranza è sempre l'ultima a morire. Quindi un po' ci speriamo anche noi.
29.1.09

Zimbabwe al collasso

L'epidemia di colera non si arresta, nessuna soluzione per la crisi economica. I leader della regione cercano di imporre una soluzione allo stallo politico entro metà febbraio. Intanto Mugabe è sempre più isolato.

Nigrizia - Sono ormai più di 3000 le vittime in Zimbabwe per l'epidemia di colera che ha colpito il paese dall'agosto scorso. Nonostante la fase acuta dell'epidemia sembrasse ormai superata, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato un drammatico incremento delle morti per malattia: quasi mille, in meno di due settimane. La situazione è completamente fuori controllo, con il sistema sanitario nazionale al collasso e oltre 57 mila contagiati. Aumentano le tensioni lungo i confini: in Sudafrica sono stati registrati 2.600 casi di contagio e 31 decessi. La crisi economica che in pochi anni ha trascinato uno dei paesi più benestanti dell'Africa nel baratro fa sentire i suoi effetti anche sul sistema di approvvigionamento dell'acqua, che, senza manutenzione, è ormai fuori uso e contribuisce al diffondersi dell'epidemia.

Con un tasso di disoccupazione ormai superiore all'80% e un'iperinflazione galoppante, la Banca Centrale del paese non trova altra soluzione che emettere ciclicamente suo mercato nuove banconote; l'ultima del valore di 3 miliardi di dollari zimbabwani, del valore di circa 20 euro. Medici, insegnanti e molte altre categorie di lavoratori scelgono di lasciare l'impiego perché raggiungere il posto di lavoro, sia con propri mezzi che con mezzi pubblici, è troppo costoso. 5 milioni di cittadini, quasi la metà della popolazione nazionale, dipende dagli aiuti alimentari.

Intanto continua lo stallo politico: l'ultimo incontro tra il presidente Robert Mugabe e il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai si è chiuso ieri senza formalizzare un accordo per la formazione del governo di unità nazionale.

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, Tsvangirai, avrebbe infine deciso di accettare la carica di primo ministro (nonostante fino a ieri si fosse detto contrario), soprattutto per le pressioni dei leader della Sadc, la Comunità degli stati dell'Africa australe, i cui leader ieri hanno annunciato per il prossimo 13 febbraio l'insediamento del nuovo esecutivo, fissando per l'11 febbraio "il giuramento del premier e del vicepremier", dopo che il Parlamento, il 5 febbraio avrà approvato l'emendamento costituzionale necessario per la creazione della figura di premier.

Non è chiaro se verranno rispettate le richieste dell'opposizione, che per entrare nel governo chiede l'assegnazione del ministero dell’Interno e la scarcerazione degli oppositori del regime Mugabe.

Sulla drammatica situazione del paese sono intervenuti con forza anche i vescovi dell'Africa australe, riuniti in Conferenza episcopale a Pretoria, in sudafrica, e hanno chiesto a Robert Mugabe di dimettersi da presidente, per “dare spazio ad un governo di unità nazionale ad interim che permetta al più presto lo svolgersi di elezioni libere sostenute e validate dalla comunità internazionale.” I vescovi hanno inoltre invitato i governi e le istituzioni di tutta l'Africa australe a chiudere i rapporti con il regime di Mugabe. “La sua presenza al potere è un atto illegittimo che sta causando un genocidio” hanno concluso i vescovi. Si tratta della dichiarazione più forte sinora rilasciata dalla Chiesa cattolica locale sulla situazione in Zimbabwe.

Intanto, dopo l'approvazione di nuove sanzioni contro il regime di Mugabe da parte dell'Unione europea (che ha esteso il divieto di ingresso nell'Ue e il congelamento di beni ad altre 26 persone e 36 compagnie legate a Mugabe), anche il neo Presidente Usa Barack Obama sta spingendo su Russia e Cina per far approvare una serie di sanzioni "dure" contro il governo dello Zimbabwe. Nel giugno 2008 il veto di Mosca e Pechino bloccò una risoluzione di sanzioni contro Mugabe in seno al Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Harare potrebbe essere colpita anche in uno dei pochi commerci che le permettono ancora di sopravvivere: i paesi europei hanno infatti chiesto al 'Processo di Kimberley', il meccanismo internazionale che monitora il commercio di diamanti, di controllare lo Zimbabwe, che non starebbe rispettando i suoi obblighi. La particolare situazione del paese rende infatti praticamente impossibile controllare il commercio illegale.


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