30.11.09

Ambasciatori della Poesia alla seconda edizione

del nostro corrispondente a Roma Carlo Mafera

Si è svolta presso la sala Santa Marta a Roma, in piazza del Collegio Romano, la seconda edizione di un evento culturale particolarmente interessante nel mondo della cultura italiana, la rassegna “Gli ambasciatori della poesia”. La manifestazione è stata patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, promossa dall’Associazione culturale Gli Amici del Mare e dall’Agenzia di Stampa Roma 2000 in collaborazione con il Colonna Palace Hotel e le Librerie Arion. Lo scopo di tale manifestazione è quello di proporre al grande pubblico alcune tra le figure più rappresentative della poesia contemporanea (Ennio Cavalli, Dante Mafffia, Luigia Sorrentino e Alberto Toni). “In quanto - ha dichiarato il direttore di Roma 2000 Riccardo Trinchieri, uno dei promotori della rassegna - siamo più che mai convinti che, mai come oggi, la poesia possa ancora rappresentare uno dei veicoli più efficaci quale strumento di comunicazione tra le genti”. Purtroppo l’intervento di Giulio Andreotti tanto atteso non c’è stato perchè lo stesso, per motivi di salute, ha dovuto dare forfait.

Il primo a scendere in campo è stato Ennio Cavalli, recentemente vincitore del premio “Viareggio”, che ha recitato diverse poesie tratte dalle sue raccolte, ma la più significativa è stata “Questa poesia”: La voglio lurida, questa poesia,/la voglio ludica/la voglio logora/scritta su carta vetrata/ricamata su tela tarlata da usare come straccio per terra/la voglio in guerra, questa poesia,/mitragliata come pericolo declamata da un folletto smargiasso/esiliata per parassitismo/bendata e rapita/crocifissa da uno /guardo/come insetto da uno spillo./La voglio in gabbia come un grillo,/fuori raccolta,/perno della mia svolta./Che la ruggine di finte melodie/ingoi le altre poesie./Che il foglio torni bianco/come cava di calce/come casa sul mare/senza un filo di niente/pur di ricominciare. Cavalli dimostra così il gusto di scardinare situazioni comode, elabora finalmente critiche sferzanti verso la società contemporanea, con quella lama ironica che tuttavia non vuole ferire. Non vuole nemmeno spaventare, Cavalli, ma invita il lettore a entrare nella sua poesia che mette in evidenza digressioni e trasgressioni, senza dare lezioni di vita. Cavalli ha altresì posto l’attenzione sull’importanza dell’ascolto “Se non c’è ascolto le parole restano sterili”, così ha esordito nel suo intervento iniziale. Nel breve tempo che ogni poeta aveva a disposizione ha lanciato degli spunti di riflessione sui contenuti dei suoi libri (il Libro Grosso e il Libro delle Sillabe). In particolare ha sottolineato il concetto dell’”infanzia delle cose” che deriva dall’ esperienza, …. che dà la maturità, “il passare degli anni ti fanno capire meglio cosa significhi la storia.- dice Cavalli nella rivista “La Città del secondo rinascimento” dove egli parla di se stesso - “Perché la tua storia diventa un metro di misura, infinitesimo, certo, ma ti consente di capire i destini altrui, le cose che sono o che non sono state, le epoche, i percorsi. Durante la serata ha parlato di tempo infinito e anche qui nella stessa rivista egli spiega “Il mio primo libro di poesie s’intitolava L’infinito quotidiano. C’era già una vaga idea di poetica, in quel titolo, come un marchio sulla mia visione del mondo, sul modo di accostarmi alla realtà, tendendo le reti della fantasia. Cercare l’infinito quotidiano significa quotidianizzare l’infinito, ma anche dare una scossa ai semplici movimenti, alle emozioni primarie che hanno radici in qualcosa di più grande e che detengono, in proporzioni misteriose, riverberi d’infinito. Disponiamo di mezzi limitati, orfani, comunque, dell’assoluto.” Il secondo poeta, Dante Maffia ha voluto subito stupire l’uditorio con una frase ad effetto “La poesia è generatrice di emozioni e di linguaggi nuovi” e se non lo facesse non sarebbe d’altronde poesia. “La poesia deve spalancare nuovi orizzonti con rigore linguistico”. E ancora. La poesia ha il compito “di far uscire dal grigiore della realtà facendole assumere una dimensione diversa”. Questo è il filo conduttore dell’ultimo suo libro “Al macero dell’invisibile”. E anche in un suo precedente “Il corpo della parola” ribadisce l’importanza della parola per trascendere la realtà, per darle un senso. Così mette ben in evidenza Leandro Piantini nella recensione al libro suindicato “Questo è il concetto fondamentale che i testi di Mafia ribadiscono in mille modi nel libro: “Chi crede più ormai che la parola/ possa sdoganare il segreto di qualcosa?/ Il suo compito è di registrare una nuova partita/doppia, parola ragioniera” (p. 38). Essa infatti ha completamente perduto la “divina aura” che aveva nei secoli passati. Tutto il dicibile è già stato scritto, e dunque di “pagine ben scritte/ ce ne sono a milioni”, anche se un residuo di fiducia, una scommessa con se stesso, uno scatto d’orgoglio fa dire al poeta che nonostante tutto bisogna cercare comunque di scrivere bene.” Maffai ha poi recitato una poesia di Alfonso Gatto per commemorarne la memoria a cento anni dalla sua nascita. Naturalmente c’è stato un lungo applauso a commentare la grandezza del poeta. È stata poi la volta di Luigia Sorrentino che ha presentato il suo libro “La nascita, solo la nascita”. In una recente intervista rilasciata a Rita Pacifici lei spiega “La vita che non” che è il verso finale della poesia “so che non vi è vita né percezione”, è la negazione della vita nel proprio tempo. Questo non è certamente di per sé consolatorio, ma induce a una riflessione profonda sul significato della propria esistenza. Quel “non” testimonia l’impotenza di intervenire in ciò che accade nel proprio tempo e nella propria epoca ed è il riconoscimento della propria impotenza. E allora, compito del poeta è traghettare, anche con parole dure, scagliate come pietre, l’uomo verso la propria coscienza. Dal tempo dell’esaltazione e dell’espiazione al tempo della consapevolezza affinché ciascuno possa riappropriarsi dell’integrità perduta. In questo senso posso affermare di credere nella funzione sciamanica, rivelatrice della poesia. La forza della parola poetica da un lato deve rivelare all’essere umano la sua condizione esistenziale misera, contaminata dall’ingiustizia, dalla violenza, dall’ineguaglianza, dall’altro, spalancando la porta del sé sacro, deve mettere in luce la condizione divina che appartiene all’essere – a ciascun essere – fin dalla sua nascita.” Nella serata del 27 novembre ha semplicemente detto e ribadito questo concetto di impotenza dell’uomo nei confronti della sua condizione umana. “Non ci sono né vincitori né vinti”. “E ancora. ”E’ inutile combattere delle guerre perché non si sa bene cosa si vince o cosa si perde”. Anche lei ha sottolineato l’importanza della parola, anche di quelle dure come le sue. Servono le parole per far prendere coscienza all’uomo della sua condizione. E ha concluso. “E’ la parola che viene portata e tu ti lasci portare dalla parola”. Infine, l’ultimo poeta Alberto Toni la cui poetica si dipana tra discorsività, emotività e rappresentazione, soprattutto nel suo ultimo libro “Alla lontana, alla prima luce del mondo”. Sono i tre binari sui quali lo stile della poesia di Alberto Toni poggia i propri fondamenti. Poesia che assimila la prosa, che attira la prosa con la forza di un magnete; si badi, non poesia che va verso la prosa ma prosa che viene attirata, fagocitata entro il campo di tensione linguistico della poesia. Infine l’ottimo coordinatore della serata, Francesco Agresti, insieme al direttore dell’agenzia di stampa “Roma 2000”, Riccardo Trinchieri, hanno ringraziato i numerosi intervenuti e dato l’appuntamento per la terza edizione.
30.11.09

Vertice clima, c'è bozza: 'Dimezzare le emissioni'

Taglio di CO2 entro il 2050 rispetto al 1990. La bozza preparata dal governo danese in vista della conferenza di Copenaghen sul clima propone una riduzione del 50% delle emissioni inquinanti entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. Lo ha appreso l'agenzia Reuters che ha ottenuto una copia del documento.

Ansa - News Delhi, la bozza preparata dal governo danese per la conferenza sul clima di Copenaghen propone che l'80% del taglio delle emissioni inquinanti sia a carico dei paesi ricchi. Il testo, che e' una proposta e potrebbe diventare la base per un accordo politico al termine degli incontri di Copenaghen, suggerisce inoltre chel'80% del taglio delle emissioni inquinanti sia a carico dei paesi ricchi. La bozza prosegue quindi affermando che e' necessario mantenere l'aumento medio globale di temperature entro e non oltre i 2 gradi Celsius. I tagli alle emissioni di gas serra dell'Europa potrebbero arrivare al 30% se anche gli altri Paesi assumeranno obiettivi simili e con un accordo politico vero. Così il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in un messaggio inviato a una conferenza sulla qualità dell'aria, oggi a Roma, parla della possibilità di una proposta per la Conferenza dell'Onu a Copenaghen per aumentare i tagli di CO2.

"Alla Conferenza Onu a Copenaghen - aggiunge Prestigiacomo - l'Europa porterà i propri impegni già assunti e metterà sul tavolo della trattativa la possibilità di innalzare i tagli delle emissioni dal 20 al 30% a condizione che gli altri Paesi sviluppati assumano obiettivi analoghi e a fronte di impegni altrettanto significativi delle economie emergenti". Questo, spiega il ministro, "per arrivare a un accordo politico importante, anche se molto probabilmente in due tempi".

Sul piano interno, continua, "l'Italia sta investendo su più fronti nella riduzione complessiva delle emissioni con interventi a favore della mobilità sostenibile, della bioedilizia, della diffusione delle fonti rinnovabili, della promozione dell'efficienza e del risparmio energetico". Il governo, dice il ministro, "sta usando tutti gli strumenti per favorire lo sviluppo della green economy, la prospettiva del futuro, la scommessa di oggi". La questione del clima, conclude Prestigiacomo per ritornare alla prossima Conferenza a Copenaghen, deve poggiare "su un terreno di concretezza, il solo possibile per arrivare a un risultato vero, globale e condiviso".

INDIA, FALLIMENTO DI COPENAGHEN SE 'PICCO' NEL 2020 - La conferenza sul clima di Copenaghen sarà "un fallimento" se la proposta danese, che vuole che il mondo adotti il 2020 come anno nel quale le emissioni raggiungano il loro massimo, venga approvato. Lo ha detto il ministro indiano dell'ambiente Jairam Ramesh, citato dall'agenzia di stampa.

"Se la bozza danese contiene indicazioni temporali, allora arriviamo ad un fallimento. La bozza, che non si basa su stime realistiche, è totalmente inaccettabile da noi", ha detto il ministro Ramesh alla PTI. Ramesh ha spiegato che per contrastare la bozza danese, le economie emergenti come Cina, Sud Africa e Brasile, hanno preparato una loro bozza "molto più vicina alle nostre posizioni", che sarà presentata domani a Copenaghen e che rappresenta "la nostra posizione non negoziabile". Ramesh, come l'intero governo indiano, è contrario a qualsiasi cornice temporale e numerica in fatto di taglio di emissioni, pensando al 2050 come data più realistica del 2020. La decisione indiana di non accettare il 2020 come anno di punta massima per le emissioni, nasce dalla convinzione di Ramesh che "le nostre emissioni pro capite sono molto basse. Abbiamo già detto che siamo pronti a discutere sul livello di efficienza energetico. Ma dobbiamo avere un senso di realismo, che paiono non avere i paesi sviluppati, su quello che i paesi in via di sviluppo possono o non possono fare". Ramesh non vuole assolutamente che la bozza danese sia il punto di partenza per le negoziazioni, cosa che potrebbe portare all'abbandono del tavolo da parte indiana.

30.11.09

No ai minareti: allarme dal Consiglio d'Europa

All' indomani del referendum anti-minareti in Svizzera, il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, mons. Antonio Maria Vegliò, interpellato dall'ANSA, ha fatto sapere di essere "sulla stessa linea dei vescovi svizzeri", che ieri hanno espresso forte preoccupazione per quello che hanno definito "un duro colpo alla libertà religiosa e all'integrazione".

Ansa - Preoccupazione dal Consiglio d'Europa - "Nonostante sia espressione della volontà popolare, la decisione di vietare la costruzione di nuovi minareti in Svizzera suscita in me grande preoccupazione". Lo afferma Lluis Maria de Puig, presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, commentando oggi i risultati del referendum svizzero. "Se da un lato questa decisione riflette le paure della popolazione svizzera e dell'Europa, nei confronti del fondamentalismo islamico, dall'altra, mentre non aiuterà ad affrontare le cause di questo fondamentalismo, è molto probabile che incoraggi sentimenti di esclusione e approfondisca le spaccature all'interno della nostra società", sottolinea de Puig. I risultati di questo referendum, conclude il presidente dell'Assemblea parlamentare, "sono contrari ai valori di tolleranza, dialogo e rispetto per chi professa un altro credo, valori da sempre sostenuti con forza dal Consiglio d'Europa, che come istituzione rimane pronta ad aiutare i propri Stati membri a far fronte alle sfide che emergono dalle diversità all'interno delle società europee".

MINISTRO SVIZZERO, NON E' VOTO CONTRO ISLAM - "Spiegherò all'Ue che questo voto non è contro la religione islamica, ma contro i minareti come edifici". Lo ha affermato il ministro per la giustizia svizzero Evelyne Widmer Schlumpf, al suo arrivo al consiglio europeo per partecipare ad una riunione con i ministri dell'Interno e della giustizia Ue, a proposito del referendum col quale gli svizzeri hanno bocciato la costruzione di minareti sul loro territorio. "In Svizzera si rispetta la libertà di fede che è un diritto molto importante per noi", ha affermato il ministro svizzero, la quale ha riconosciuto che dalle urne non è uscito "un bel segnale per la Svizzera". "Sono convinta che si possa spiegare che nella nostra democrazia c'é la possibilità di votare e che questo è il risultato di questo voto", ha indicato il ministro insistendo che non si tratta di un voto "contro la religione musulmana".

COMMISSIONE UE, TUTELARE LIBERTA' RELIGIOSA - Le decisioni su dove e come costruire edifici religiosi spettano esclusivamente agli Stati ma per la Commissione europea è necessario rispettare il più possibile la libertà di religione. Così la Commissione Ue commenta oggi il referendum con il quale gli svizzeri hanno detto 'no' alla costruzione di nuovi minareti sul loro territorio. "La Commissione non può intervenire né commentare la decisione di un Paese terzo", ha detto oggi Michele Cercone, portavoce del commissario alla Libertà e Giustizia Jaques Barrot. Ma, ha aggiunto il portavoce, "in generale Bruxelles ritiene che lo Stato sovrano debba rispettare il più possibile la libertà di religione". (continua a leggere)

30.11.09

I bimbi del Togo puliscono il mondo

Benoit Kuevi, Legambiente nazionale.Quest'anno, abbiamo cercato di coinvolgere il mio paese d'origine cioè il Togo nelle attività che fa Legambiente.

GreenReport - Il Togo è un paesino dell'Africa accidentale, grande come il Lazio e che conta circa 6 milioni d'abitanti. Il paese è diviso in cinque regioni che sono anche loro suddivise in 21 prefetture ma la regione che ci interessa è quella marittima che si trova nel sud del paese. La situazione dell'economia sta peggiorando per colpa di una cattiva gestione, la maggior parte della popolazione vive dell'agricoltura. Perché è nato questo progetto? Il progetto è nato per creare un ponte che colleghi due mondi lontani: da una parte Legambiente promotrice della lotta contro le attività dell'uomo che possono incidere sull'ambiente e dall'altra i bambini di una delle aree del mondo che più patiscono gli effetti del global warming. Questo ponte sarà anche un mezzo per sostenere la scuola e di creare il primo circolo di Legambiente fuori Italia che possa fare alcune delle nostre attività.
Virgo Regina: è una scuola elementare laica e privata che comprende circa 150 persone tra maestri e insegnati compresi. Si trova nella cittadina di Klovidonou, sulla costa a una cinquantina di chilometri dalla capitale Lomè. Vogliamo che la scuola diventi la sede del circolo di Legambiente in Togo.

Iniziamo con "spiagge fondali puliti"; il 29, 30 e 31 maggio 2009 con i materiali da noi mandati cioè sacchi, guanti, opuscoli, magliette di Legambiente e i cappellini, guidatiti dal nostro riferente e direttore della scuola il signor Gbadoe Amévi, i ragazzini de la scuola hanno ripulito la spiaggia dai tutti rifiuti presenti. Lo slogan di quelle giornate era "un ambiente sano per un uomo sano".

"Spiagge fondali puliti", è stato fatto in Togo per educare i bambini al rispetto dell'ambiente, per fargli capire che la spiaggia è un luogo di riposo e che non bisogna buttarci dei rifiuti e che devono impedire a quelli che scaricano dei rifiuti nel mare di continuare a farlo.

Proseguiamo con "puliamo il mondo": nelle due giornate del 5 e 6 ottobre 2009 è stato fatto un intenso lavoro di recupero delle strade del quartiere della scuola e allo stesso tempo sono state piantumate nelle zone verdi, piantine di eucalipto, acacia e alberi da frutto.

Puliamo il mondo è stato fatto in Togo per far capire ai bambini che bisogna tenere sempre pulito l'ambiente, che i rifiuti vanno buttati nel posto giusto e che piantando gli alberi possiamo ridurre l'inquinamento.

30.11.09

Monumenti illuminati in 1200 città contro la pena di morte

Come ogni 30 novembre torna La “Giornata mondiale delle città per la vita/Città contro la pena di morte” promossa in 1.200 città del mondo dalla Comunità di Sant’Egidio.

Radio Vaticana - Giunta all’ottava edizione, la campagna ha acquisito negli anni un consenso sempre crescente da parte di governi, associazioni ed esponenti della società civile. Le città aderenti anche quest’anno illuminano un monumento simbolo per dichiarare il rifiuto alla pena di morte e l’adesione al motto “No Justice without life”. A Roma il Colosseo è stato acceso dalle 19.30 di ieri, mentre oggi pomeriggio è in programma la conferenza internazionale “Città per la vita. Città contro la pena di morte”. Sul significato della giornata Paolo Ondarza ha intervistato Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio (ascolta).

R. – Dagli anni ’70 siamo passati da 23 Paesi a circa 140 che hanno abolito la pena capitale. Ormai la pena di morte comincia ad essere qualcosa del passato della storia dell’umanità. E’ terribilmente presente in Paesi come l’Iran, la Cina, l’Arabia Saudita, l’Egitto e in alcuni Stati degli stessi Stati Uniti, ma bisogna dire che sta arretrando come ideologia. Io penso che la risoluzione approvata nel 2007 all’Assemblea generale dell’Onu abbia introdotto un principio fondamentale: è un problema di diritti umani che interessa la comunità mondiale.

D. – Sono 1200 le città in tutto il mondo che aderiscono alla giornata, accendendo altrettanti monumenti e aderendo al motto “No justice without life”, cioè non c’è giustizia senza vita. Un modo questo per dire sì alla giustizia, ma con un occhio sempre attento al rispetto della vita...

R. – Io credo che non si possa difendere la dignità umana, anche nascente, se non c’è una posizione forte e senza eccezioni sulla difesa della vita, che è anche la vita di un eventuale colpevole, come ricordò pure Giovanni Paolo II in una sua visita in Missouri, quando chiese di non procedere con l’esecuzione di un condannato a morte.

D. – Il 30 novembre del 1786, quindi parliamo di 223 anni fa, fu il Granducato di Toscana ad avviare la prima abolizione della pena di morte nella storia. Un precedente importante a livello culturale era stato in Italia anche il pamphlet “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria. L’Italia può ancora essere in prima linea in questa battaglia pacifica?

R. – L’Italia, coniugando società civile e lavoro istituzionale, rimane uno dei Paesi a livello planetario più significativi. Dobbiamo dire che geograficamente in Italia c’è poi la Santa Sede che è un’altra cosa, ma che è nello stesso stivale e quindi c’è una contaminazione culturale. Dobbiamo dire che anche dalla Chiesa cattolica viene oggi un messaggio molto forte in questa direzione.

D. – Purtroppo, però, la pena di morte è ancora presente - lo ricordava - in molti Paesi, ed è sostenuta anche da non poche persone che la ritengono un efficace deterrente, una punizione esemplare per i delitti più efferati. Che cosa rispondere a queste giustificazioni?

R. – In nessun Paese del mondo esistono statistiche che dimostrano che la pena di morte ha diminuito i delitti gravi. Al contrario, c’è il caso del Canada che da quando l’ha abolita ha visto calare del 25 per cento proprio i delitti gravi. Negli Stati degli Stati Uniti che mantengono la pena di morte il tasso degli omicidi è salito da quando è stata reintrodotta. Che sia un deterrente è un argomento accademico, ma totalmente indimostrabile; che aggiunga una morte ad una morte già avvenuta è una certezza; che tenda a coinvolgere tutta la società civile nel diventare complice di un omicidio, anch’esso è un elemento che è difficile contestare; che si riduca la violenza, la violenza diffusa, anch’esso purtroppo non è riuscito ancora nessuno a dimostrarlo. Quindi, io credo che dobbiamo aiutare tutte le nostre società a fare il passo che manca per abolirla definitivamente.

30.11.09

Minori e nuovi media: Save the Children e Adiconsum presentano la settimana di sensibilizzazione EASY in Liguria

Martedì 1 dicembre 2009, alle ore 11, a Genova, presso la Sede CISL (Piazza Campetto) Save the Children e Adiconsum presenteranno la settimana di sensibilizzazione EASY in Liguria.

Save the children - I nuovi media, in particolare Internet e i cellulari, fanno ormai parte della quotidianità della maggioranza dei bambini e degli adolescenti di oggi. Oltre ad offrire opportunità di espressione, comunicazione ed informazione inimmaginabili solo fino a pochi anni fa, essi possono tuttavia costituire fonte di potenziali rischi. Tutti gli attori coinvolti - la famiglia, la scuola, le istituzioni, l’industria ICT, i media - sono quindi chiamati a prestare una nuova attenzione al fenomeno e ad adeguare il proprio impegno educativo alle nuove forme di comunicazione, in modo da promuoverne un utilizzo consapevole e responsabile.

Nell’ambito del programma europeo Safer Internet, dal 2004 Save the Children e Adiconsum sono impegnati nella sensibilizzazione rivolta a pre-adolescenti, genitori e insegnanti attraverso il progetto EASY. Tra le attività della campagna, si svolgono le Easy Weeks - le settimane di sensibilizzazione - lungo un tour di dieci appuntamenti che toccherà undici regioni italiane fino al maggio 2010.

Nella settimana 1-3 dicembre il tour di Easy farà tappa in Liguria, dove il team di Save the Children e Adiconsum lavorerà nelle scuole di Ronco Scrivia e Genova. Nel corso della settimana studenti, insegnanti e genitori prenderanno parte ad attività di formazione, informazione e sensibilizzazione, che consentiranno loro di avviare una riflessione e un percorso educativo sulle opportunità e i potenziali rischi presentati da Internet e dagli altri nuovi media.

Il tour è accompagnato dal Ludobus di Easy che, attrezzato con moderne tecnologie e ospitato nelle scuole e in piazza De Ferraris a Genova, accoglierà i ragazzi con giochi online e percorsi interattivi.

Nel corso della conferenza, oltre ad illustrare le attività che si svolgeranno nel corso della settimana, sarà presentata la Guida per genitori “Educazione e nuovi media” - nuova pubblicazione realizzata
da Save the Children in collaborazione con Adiconsum e Coordinamento Genitori Democratici.

30.11.09

Giotto, Assisi e san Francesco

Al via il programma triennale di manifestazioni promosse dal Comune di Assisi per celebrare la nascita e la diffusione dell'arte pittorica europea intorno al cantiere della Basilica di san Francesco e alla figura di Giotto, a partire dall'approvazione della regola francescana.

Fraticappuccini.it - Il programma è stato inaugurato il 3 gennaio 2009, nella ricorrenza dei 700 anni dall'arrivo di Giotto ad Assisi per il cantiere della Basilica Superiore.
Oggi il Comune di Assisi, insieme alla Società Umanitaria di Milano, la Pro Civitate Christiana ed il Sacro Convento di San Francesco di Assisi, propone un'iniziativa che celebra questo patrimonio inestimabile attraverso un percorso di apprendimento unico nel suo genere: le Lezioni di Storia dell'Arte "Giotto in Assisi".
"Giotto in Assisi" è un ciclo di lezioni, conferenze e visite guidate della durata di una settimana, che si svolgerà dal 29 novembre al 4 dicembre, e che guarderà all'opera realizzata da Giotto a Assisi come al primo frutto dell'incontro tra la cultura artistica di Firenze e la Roma dei Papi.

Alle Lezioni interverranno alcuni dei maggiori esperti italiani di Arte Medievale. In particolare, Alessandro Tomei è stato curatore della mostra Giotto e il Trecento che si è tenuta a Roma al Vittoriano nella primavera del 2009.
La formula è innovativa: i docenti alternano lezioni frontali e visite guidate delle opere realizzate da Giotto, per offrire agli allievi un percorso didattico veramente completo e affascinante, che si svolgerà tra Assisi, Perugia e Firenze.

Il calendario prevede 15 incontri, nei quali verranno presentati i temi chiave del percorso artistico di Giotto, i principi dello stile e del linguaggio pittorico dell'artista, ma anche gli elementi di rinnovamento spirituale ed artistico che si manifestano nella città di San Francesco.

Per il programma e per le informazioni relative ai costi e alla sistemazione del partecipanti ad Assisi si rimanda al programma allegato:
La prima lezione del ciclo è aperta al pubblico, su prenotazione.
In occasione della presentazione dell'iniziativa "Giotto in Assisi", Alessandro Tomei terrà una Lectio Magistralis intitolata Giotto, Assisi e San Francesco.

L'incontro avrà luogo Lunedì 30 Novembre, ore 9.30, Assisi, Sala Conciliazione
Interverranno: Claudio Ricci, Sindaco di Assisi, Amos Nannini, Presidente della Società Umanitaria, p. Giuseppe Piemontese, Custode del Sacro Convento di San Francesco, Marco Marchini, Presidente della Pro Civitate Christiana
Per registrarsi scrivere a giotto.in.assisi@gmail.com.
L'eccezionale pittore Giotto, grazie ai diversi incontri tra i più autorevoli storici ed esperti d'arte, è stato più volte contemplato e studiato.

Cogliamo l'occasione per ricordarvi l'evento "Nel Nome del Cuore" dello scorso 12 giugno, ove il Prof. Franco Cardini ha spiegato la vita di S. Francesco attraverso gli affreschi giotteschi.

30.11.09

Bangalore, fuga radioattiva da un impianto nucleare

Il tritio è finito in un contenitore di acqua potabile. Una cinquantina di operai sottoposti a cure mediche, ma sono già stati dimessi. I responsabili della centrale hanno avviato le indagini per risalire alle cause. Il direttore dell’impianto: atto di sabotaggio.

Mumbai (AsiaNews/Agenzie) – Una centrale nucleare nel sud dell’India ha registrato una fuga di materiale radioattivo, che si è riversato nell’acqua potabile. Funzionari e polizia locale hanno avviato le indagini per risalire alle cause, interrogando i dipendenti della fabbrica.
Secondo le prime informazioni almeno 55 operai sono sottoposti a cure mediche per l’eccessiva esposizione alle radiazioni, dopo che il tritio ha contaminato un contenitore di acqua. Alcuni responsabili dello stabilimento di Kaiga, sulla costa occidentale – circa 450 km da Bangalore – hanno spiegato che la fuoriuscita potrebbe essere avvenuta in maniera “deliberata”.
J. P. Gupta, direttore dell’impianto, non esclude che l’incidente sia stato causato “di proposito”. Egli aggiunge che i 55 dipendenti, dopo gli accertamenti, sono rientrati nello stabilimento. “L’incidente – assicura il direttore – non ha in alcun modo avuto conseguenze sulla salute pubblica, la sicurezza e l’ambiente”.
Il tritio, noto anche come Idrogeno-3, è utilizzato nel campo della ricerca, nella fusione dei reattori e nei generatori di neutroni.

30.11.09

Negli Stati Uniti si alza la voce per la santità della vita

Più di 100mila adesioni al “Manhattan Declaration”

Washington (PapaBoys) - Santità della vita, matrimonio tradizionale e libertà religiosa: sono questi i temi principali contenuti nel documento noto come “Manhattan Declaration” firmato da oltre 125 leader cattolici, ortodossi e evangelici. Il testo vuole essere un appello rivolto ai cristiani, perché aderiscano alle loro convinzioni, ed un avviso alle autorità civili, che i firmatari della dichiarazione non potranno mai prescindere, in qualsiasi circostanza, dai principi della loro coscienza cristiana. Tra i firmatari del documento figurano 15 Vescovi cattolici - riporta l'Agenzia Vaticana Fides nell'edizione di oggi - , tra cui l’Arcivescovo di New York, Timothy Dolan, e quello di Washington, Donald Wuerl. Secondo il sito ufficiale della Dichiarazione, il numero delle firme al documento ha superato le 107.000 unità. La Dichiarazione di Manhattan pone un accento particolare sul tema della libertà religiosa negli Stati Uniti d’America. Riflettendo sulle parole di Gesù “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21), i firmatari del documento affermano che “il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento nell’esempio di Cristo stesso e nell’autentica dignità della persona umana creata ad immagine di Dio… Nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione contro la sua volontà, né può essere proibito a persone di fede di adorare Dio secondo quanto impone loro la propria coscienza, o di esprimere pubblicamente e liberamente le proprie profonde convinzioni religiose”.

Alla luce dell’attuale situazione culturale degli Stati Uniti, i firmatari definiscono paradossale il fatto che quanti rivendicano oggi il diritto ad uccidere un bambino nel seno materno, gli anziani e i disabili, ed anche il diritto a pratiche sessuali immorali, “siano riconosciuti e approvati dalla legge”. Tali persone, che reclamano questi “diritti”, sono spesso l’avanguardia di coloro che vorrebbero calpestare la libertà degli altri di esprimere il proprio impegno religioso e morale per la santità della vita e la dignità del matrimonio come unione coniugale di un uomo e una donna. La dichiarazione ricorda ai legislatori che sebbene i cristiani rispettino le leggi dello stato, “le leggi che sono ingiuste – e specialmente le leggi che sembrano voler costringere i cittadini a fare ciò che non è giusto – minano il bene comune piuttosto che mettersi al suo servizio… Leggi ingiuste degradano l’essere umano”.
30.11.09

Filippine: proteggere i testimoni per assicurare la giustizia

Amnesty International ha chiesto al governo delle Filippine di garantire urgentemente la tutela dei testimoni dopo il massacro di almeno 57 persone nella provincia di Maguindanao e di proteggere gli elementi di prova fondamentali per assicurare che i responsabili siano condotti di fronte alla giustizia.

AmnestyInternational - Datu Unsay Mayor Andal Ampatuan Jr., membro della potente famiglia Ampatuan che domina la scena politica locale a Maguindanao, provincia della turbolenta regione di Mindanao, è ora in stato di arresto, accusato di omicidio plurimo, ma nega ogni coinvolgimento. "Uno dei maggiori ostacoli alla giustizia è l'intimidazione dei testimoni, a volte accompagnata dal pagamento di tangenti e da altri incentivi" - ha dichiarato Donna Guest, vice direttrice del programma Asia Pacifico di Amnesty International. "Considerata l'abitudine della famiglia Ampatuan a usare milizie private per mantenere il potere nella provincia di Maguindanao, c'è motivo di temere per l'incolumità dei testimoni e per la protezione delle prove".

Amnesty International valuta che l'incapacità degli investigatori filippini di raccogliere ed esaminare prove legali e circostanziali nell'azione giudiziaria ha portato a dover fare eccessivo affidamento sui testimoni oculari.

I resoconti degli organi di stampa dal luogo del massacro riferiscono di prove raccolte correttamente solo in minima parte. Amnesty International ha chiesto al governo di dimostrare che creerà un meccanismo adeguato per assicurare che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni in modo chiaro e credibile. Inoltre, ha sollecitato le autorità a chiedere l'assistenza della comunità internazionale per gli aspetti tecnici delle indagini.
29.11.09

Suoni e sguardi dal mondo

della nostra inviata al Forum Internazionale di Viterbo sui cambiamenti climatici

Si è concluso il VII Forum internazionale “Il clima che cambia” organizzato a Viterbo da Greenaccord. Anche queste ultime giornate hanno visto la presenza di relatori e ‘testimoni del clima’. William Rees, Professore dell’Università della British Columbia e ideatore del concetto di “ecological footprint”, nella sua presentazione ha mostrato come la globalizzazione possa diventare un mezzo legale dei paesi ricchi per togliere ai paesi poveri. Dovremmo, infatti, ripensare ad un indicatore diverso perché il divario tra PIL e qualità della vita è sempre più evidente. Sarebbe opportuno rivedere il rapporto tra economia e natura per giungere ad una nuova distribuzione della ricchezza. Inoltre, nel momento in cui riconosciamo che ci sono dei limiti alla crescita, allora dovremmo essere più generosi con gli altri e passare da un accumulo ad una condivisione. Infatti, nessuna nazione, nessun popolo, nessun paese può pensare di raggiungere una propria sostenibilità autonomamente.

Le testimonianze si sono poi susseguite tra Tony Fontes, dall’Australia, che dopo 30 anni di attività come sommozzatore sulla Grande Barriera Corallina ha evidenziato il problema dello sbiancamento dei coralli. A seguire, David Tobar Franco dal Guatemala ha presentato la difficile situazione del suo paese che, a causa di eventi meteo estremi degli ultimi anni, si sta spegnendo.

Infine, la toccante testimonianza di Marush Narankuu, una donna di 67 anni e madre di 14 figli proveniente dalla Mongolia. Marush ha affrontato un lungo viaggio per giungere fino a Viterbo e parlare della sua comunità, del suo popolo e della sua terra. Mostrando delle foto del luogo dove ora vive con la sua piccola comunità, ha spiegato che il lago nelle cui vicinanze avevano installato le loro case, il Khar Us, si sta prosciugando. Nata e cresciuta in questo luogo ha ricordato che da bambina quello era un luogo verdeggiante e ricco di acqua. Negli ultimi 4-5 anni l’acqua si è prosciugata talmente tanto che persino le radici dell’erba sono secche. I pascoli si sono notevolmente ridotti, non si trova più pesce.

Ma nonostante tutto, con tanta emozione nella voce e semplicità nello sguardo, Marush Narankhuu ha detto che le donne della sua comunità si sono attivate per produrre dei manufatti locali e rivenderli perché insieme vogliono salvare e proteggere la loro terra, il loro lago e, insieme, le proprie vite, che dipendono dalla natura. Ma “voglio salvare il lago, non voglio cambiare stile di vita”, ha affermato con un sorriso imbarazzato.

Lo stesso sorriso che era possibile ritrovare nei volti delle immagini proiettate da Raphael Mollandy Mweninguwe, giornalista del Malawi che ha presentato la situazione del suo paese rispetto all’ambiente e all’informazione giornalistica. Katiana Murillo, invece, giornalista del Costa Rica, per farci conoscere il suo paese ha fatto ascoltare una breve registrazione da cui proveniva la musica di un pianista suonata e registrata dal vivo in un bosco. Suoni e rumori del Costa Rica insieme alle note del pianoforte e al sorriso di Katiana.

Per concludere il Forum è stato dato spazio ai giornalisti di Greenaccord che hanno presentato alcuni progetti. È il caso di Pavel Antonov dall’Ungheria; Haroldo Castro dal Brasile; Ana Gonzales Wonham dalla Spagna; Alexandru Savulescu dal Canada e Leon Marshall dal Sud Africa. Oltre a presentare i rispettivi progetti, tutti interessanti e originali, è stato possibile acquisire un modo nuovo di proporre il proprio lavoro, dipendente sia dalla personalità di ciascuno sia dalla cultura del paese di provenienza. In ogni caso, comunque, una ricchezza e uno stimolo “a fare il giornalista con creatività e responsabilità” come ha sottolineato Alfonso Cauteruccio.

Le giornate di Viterbo sono state l’occasione per conoscere persone, uomini e donne che rappresentano paesi e culture così lontane e diverse tra loro e da noi. È stata l’occasione per scoprire e conoscere suoni e sguardi di chi, dall’altra parte del pianeta, risente in prima persona dell’impatto del cambiamento climatico e fa qualcosa concretamente. Ora che al nome del piccolo villaggio possiamo dare un volto e uno sguardo, ora che gli appelli e le richieste sono ancora vicine nella nostra memoria, diventa quasi impossibile non riportare la loro testimonianza.
29.11.09

Nucleare: l’Iran minaccia di ridurre la cooperazione con la comunità internazionale

Il Parlamento iraniano ha chiesto al presidente Ahmadinejad di ridurre le relazioni con l’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che venerdì scorso ha chiesto di sospendere la costruzione del sito nucleare di Qom, la cui esistenza è stata resa nota solo a settembre.

Radio Vaticana - Secondo i parlamentari iraniani si tratta di una risoluzione “politica (…) adottata sotto la pressione degli Stati Uniti e della Gran Bretagna”. I parlamentari della Repubblica islamica minacciano anche l’uscita dell’Iran dal Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, di ostacolare le ispezioni dell’Aiea nei siti iraniani e di “ridurre la cooperazione” con il gruppo dei 5+1, che comprende Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania. Il documento sarà sottoposto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Il Parlamento iraniano ha inoltre deciso di stanziare 20 milioni di dollari per condurre indagini su possibili violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Lo riferisce l'agenzia Isna secondo cui i fondi saranno gestiti dai ministeri dell'Intelligence e degli Esteri e dai Pasdaran.

29.11.09

Sabato 28 tutti in piazza per dire no alla vendita dei beni confiscati ai mafiosi

Oltre tremila beni confiscati alle mafie da destinare per fini sociali rischiano di essere messi all'asta

Liberainformazione - Lo prevede un emendamento alla finanziaria approvato dal Senato e nei prossimi giorni al vaglio della Camera. Una scelta grave che, se portata a termine, segnerebbe una pericolosa battuta di arresto all'azione antimafia nel nostro Paese. La stessa legge sulla confisca e sul riutilizzo sociale dei beni ai mafiosi viene minata alla base. Il tutto per battere cassa, ignorando i grandi risultati, simbolici e materiali, di quanti hanno accettato la sfida di convertire proprietà, frutto della violenza e dell'arroganza delle mafie, nel simbolo del riscatto del nostro Paese.

Vendere i beni confiscati significa restituirli ai vecchi proprietari, che grazie all'utilizzo di prestanome e società collegate, potranno riappropriarsi di quanto lo Stato ha loro, giustamente, sottratto. Solo le mafie, infatti, dispongono della liquidità necessaria per ricomprare i beni. Quella liquidità, guarda caso, garantita loro da un altro provvedimento dell'attuale governo: lo scudo fiscale.

Contro l'emendamento alla finanziaria, contro questo ulteriore regalo alle mafie, Libera e il mondo dell'associazionismo italiano si mobilitano. Domani in oltre 100 piazze si organizzeranno iniziative, concerti, manifestazioni per dire no alla vendita dei beni confiscati, e per ridare slancio e vigore all'antimafia sociale in Italia. Un invito ad essere presenti, partecipi, per esprimere la nostra indignazione e la nostra volontà di continuare la battaglia di legalità in Italia.

Il programma delle manifestazioni


29.11.09

Il direttore di Save The Children Italia: l'Europa ha soggezione di forze che considerano le migrazioni lesive del benessere

Nel Messaggio per la 96.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 17 gennaio, Benedetto XVI sottolinea che tanti minori immigrati rischiano di essere discriminati e sfruttati nonostante i proclami della Convenzione dei Diritti del Bambino.

Radio Vaticana - I loro diritti – aggiunge il Papa nel Messaggio - devono essere rispettati da tutti e sempre. Al microfono di Federico Piana il direttore generale di "Save The Children in Italia", Valerio Neri (ascolta):

R. – Apprezziamo particolarmente le parole del Papa che vogliono riportare anche ad una moralità del dire. La Convenzione dell’Onu è ancora una carta molto utopica. Questi diritti che lì vengono sanciti non sono in gran parte rispettati, perché i Paesi del mondo occidentale, e quindi anche l’Europa in particolare, hanno secondo me un atteggiamento di soggezione. Soggezione, per esempio, nei confronti di quelle forze europee che sentono le migrazioni come lesive di un proprio benessere. Quando i governi sono così soggetti a queste forze, che sono dentro la società, non riconoscono i diritti di questi ragazzi. Ragazzi che hanno il diritto di essere accolti, di essere indirizzati, di essere portati per mano nella legalità.

D. – Come si può, nel concreto, dare un seguito alle parole del Santo Padre anche dal punto di vista legislativo, soprattutto per i minori che chiedono asilo, fuggendo per varie ragioni dal proprio Paese dove non ricevono adeguata protezione?


R. – Per quei migranti minori non accompagnati, non sempre richiedenti asilo, questo dipende anche dai Paesi da cui provengono; quello che andrebbe senz’altro fatto è un sistema di accoglienza ben differente da quello attuale. Per esempio, per un ragazzo che in qualche modo riesce ad entrare in Italia, noi di Save the children o di altre organizzazioni riusciamo ad intercettarlo per tempo. Riusciamo quindi a dargli delle informazioni: gli diciamo nella sua lingua quali sono i diritti che in Italia possiamo riconoscergli, quale è la legalità e la legislazione che lo riguarda. Ammettiamo quindi di riuscire ad indirizzarlo verso la casa famiglia, un centro dove poi potrà ricevere quella tutela legislativa. Ma se in quel centro non troverà nessuna mediazione culturale, nessuno che parli la sua lingua, nessuno che riesca a fargli capire nella sua cultura di continuare quel lavoro di informazione già iniziato, quel ragazzo scapperà dal centro. Si disperderà nel territorio, finirà nel lavoro minorile, nella pornografia, nella prostituzione e nelle varie forme di sfruttamento perché questa molto spesso è la realtà. Oppure cercherà di continuare il suo viaggio, secondo il progetto migratorio che ha in testa, andando incontro a nuovi pericoli. Vanno accolti, vanno compresi e, quindi, va creata per loro una rete di accoglienza, che parta esattamente dai loro bisogni. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

29.11.09

Ritirato l’emendamento contro le rinnovabili

L’emendamento alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi vincoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili è stato ritirato come richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste. Si era mossa, per canali istituzionali, a favore del ritiro anche Confindustria. L’attacco alle rinnovabili è solo momentaneamente scongiurato?

Qualenergia.it - L’emendamento governativo alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi ostacoli economici allo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia è stato ritirato (Qualenergia - Governo contro le rinnovabili in un'Italia senza "rete"), come era stato richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste firmatarie di un documento congiunto sottoscritto solo tre giorni fa.
L’emendamento in questione, che sarebbe stato presentato alla Camera nei prossimi giorni, prevedeva sia una forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell’energia, sia una drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del certificato verde, insostenibile per un’equa remunerazione degli impianti. Inoltre veniva attribuito a Terna l’insindacabile potere di stabilire la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non programmabile che può essere connessa ed erogata regione per regione.

Se la proposta di modifica al testo della Legge Finanziaria 2010 fosse stata accolta, il settore delle rinnovabili avrebbe subito un duro colpo, in quanto l’Italia avrebbe dovuto sostenere elevate penalità finanziarie per il mancato raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili) definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima. Forti critiche erano venute anche da Assoelettrica che accusa l’emendamento di mettere vincoli ingiustificati ad un settore che invece, come afferma il suo vicepresidente Massimo Orlandi, ha bisogno di ingenti investimenti e grandi capacità di previsione; vincoli che avrebbero portato al mancato rispetto degli obiettivi e quindi a sanzioni economiche di notevole peso”.

Il quotidiano Milano Finanza inoltre riporta la notizia (o la non notizia) che il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che pure nei mesi scorsi si era fortemente impegnato sui temi energetici (a partire dalla riforma della Borsa Elettrica), ha smentito di essere l'autore dell'emendamento arrivato sul tavolo degli operatori di settore.
Contrario al provvedimento anche il sottosegretario con delega all'energia del Ministero per lo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che aveva affermato nei giorni scorsi che, alla luce degli impegni internazionali dell'Italia sarebbe stato un errore decapitare le fonti rinnovabili. Saglia ha però rivelato che il suo dicastero, d'accordo con quello dell'Ambiente, ha comunque allo studio un decreto delegato per ridurre gli incentivi alle rinnovabili, gradualmente e compatibilmente con il loro sviluppo.
Neanche il Ministero del Tesoro ha assunto la paternità dell’iniziativa legislativa, oggi decaduta. Sarebbe interessante chiarire allora chi abbia redatto questi emendamenti.

Probabilmente, un forte scossone l’ha dato Confindustria, nella persona del vicepresidente Gian Marco Moratti, anche a capo della società Saras. Immaginiamo che la sua critica sia stata rivolta soprattutto sull’azzeramento dei contributi Cip6 per le fonti assimilate, l’aspetto che meno interessa al mondo delle rinnovabili, ma che anzi poteva essere un’occasione per spazzare via la vergogna di un incentivo che si dice a favore delle rinnovabili, ma che per oltre il 60% è andato a produzioni energetiche sporche e derivate da fonti fossili. Riferendosi al Cip6, Moratti ha spiegato che "riesce difficile comprendere per quale ragione non si intendano seguire le linee previste dalla legge 99/09, intervenendo piuttosto con un nuovo provvedimento a distanza di soli due mesi".

A livello istituzionale è il caso di segnalare inoltre che il 25 novembre la Camera ha approvato una mozione sui cambiamenti climatici e sulle necessarie politiche da attuare, che è assolutamente in antitesi con gli emendamenti governativi che sono stati ritirati e, se vogliamo, anche con la sconcertante mozione negazionista del Senato di marzo presentata dalla maggioranza. Nella mozione del 25 novembre si chiede invece un notevole impegno e un ruolo di primo del nostro paese al vertice di Copenhagen e una decisa spinta per gli incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica.

29.11.09

Il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, sull'Avvento: pregare significa dare del "tu" a Dio

Come ha ricordato anche il Santo Padre all'Angelus, il tempo di Avvento è un periodo di attesa e preparazione al Natale, alla venuta del Signore.

Radio Vaticana - In questo periodo la Chiesa ripete l’antica invocazione dei cristiani: “Maranathà! Vieni Signore!”. Il tempo di Avvento è un’ulteriore occasione per la riflessione, l’ascolto e la preghiera. In un tempo in cui si avverte una crescente “sete” di spiritualità, il tema della preghiera assume un'importanza decisiva. Ma come educare a pregare? Ascoltiamo al microfono di Fabio Colagrande il priore della Comunità monastica di Bose, Enzo Bianchi, autore del libro “Perché pregare, come pregare” edito da San Paolo Edizioni:

R. – I discepoli chiedono a Gesù: insegnaci a pregare, educaci alla preghiera, come ha fatto Giovanni con i suoi discepoli. Oggi, soprattutto, si fa urgente perché facilmente si pratica nelle chiese la preghiera comunitaria, la liturgia, e invece non c’è una adeguata educazione, un’attenzione alla preghiera personale.
La preghiera comunitaria sostiene quella personale, quella personale sostiene quella comunitaria: se non c’è questa personalizzazione del rapporto con Dio, questa esperienza del sentire la presenza di Dio, questo esercizio a parlare a Dio e ad ascoltare la Sua voce, non c’è una preghiera veramente cristiana.

D. – Quali sono gli ostacoli che si frappongono oggi alla pratica della preghiera? Ostacoli che bisogna individuare proprio per poterli superare…

R. – Il primo grande ostacolo oggi è quello della mancanza di tempo. Noi viviamo in una società molto velocizzata e gli uomini fanno fatica a fermarsi, ad abitare con se stessi, a stare in silenzio e ad esercitarsi all’ascolto della Parola di Dio che ci abita in profondità; ci vuole attenzione e vigilanza, non fretta. E’ indispensabile una certa quiete. Io credo che questo sia l’ostacolo più grande che c’è oggi alla preghiera.


D. – Cercando di dare proprio una definizione della preghiera lei che parole troverebbe?


R. – Si potrebbe dire che la preghiera cristiana è un dare del tu a Dio, è un riuscire ad ascoltare la Sua voce, è un poter passare dalla comunicazione alla comunione, da quello che è certamente un mettersi davanti a Dio per sentire poi Dio dentro di noi.


D. – Lei arriva ad una definizione di preghiera intesa come atto di amore; possiamo dire che il narcisismo è forse uno degli ostacoli più forti alla vera preghiera?


R. – Sì, oggi oltre alla fretta, alla mancanza di tempo, c’è questo narcisismo imperante che qualche volta diventa un’idolatria in cui non c’è più la dimensione dell’alterità, dell’apertura all’altro, a Dio, ma c’è una concentrazione di attenzione, di ascolto, su se stessi. Questo è davvero l’inizio di un’idolatria che impedisce poi non solo la preghiera ma impedisce la verità dei rapporti anche con gli altri, la differenza nella comunicazione, l’accettazione dell’altro come colui che è il più grande dono ed è il segno della presenza di Dio davanti a me.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

29.11.09

Non sono solo

Intervista all’avvocato Mohamed al-Mansoori, che si batte per la riforma democratica delle istituzioni negli Emirati Arabi Uniti e la tutela dei lavoratori immigrati nel Paese.

PeaceReporter - La strada che da Dubai porta all'emirato di Ras al-Khaimah è una meraviglia. La strada, ottima come quelle di tutto il Paese, racconta la storia degli Emirati Arabi Uniti. Dai grattacieli impressionanti si passa, anzi si torna, al deserto. Mandrie di cammelli pascolano beate tra gli arbusti che spezzano la linearità del fondo sabbioso, mentre ai lati della carreggiata il deserto sembra avvicinarsi minaccioso, quasi a reclamare uno spazio che gli appartiene. L'avvocato Mohamed al-Mansoori da appuntamento nei pressi di un centro commerciale, come fanno tutti da queste parti, dove il volto di una città cambia ogni minuto. Arriva a bordo di un fuoristrada elegante, occhiali da sole griffati, dishdasha candida e copricapo tradizionale. Un local come tanti altri negli Emirati. Solo all'apparenza, però. Per certi versi, l'avvocato al-Mansoori è il nemico pubblico numero uno del Paese. Il primo dell'aristocrazia locale a dire chiaro e tondo che gli Emirati non sono una democrazia e che lo sviluppo del Paese avviene nell'ambito di un sistema di schiavitù che opprime i lavoratori immigrati. Fondatore e presidente dei Giuristi Democratici, associazione di avvocati nata come gruppo di pressione per ottenere riforme libertarie da parte della famiglia reale, al-Mansoori è stato arrestato nell'agosto del 2006 e rilasciato, mesi dopo, solo grazie alla mobilitazione delle organizzazioni internazionali che si battono per il rispetto dei diritti umani.
Privato del passaporto e della possibilità di esercitare la professione, l'avvocato continua a difendere le sue idee, incurante delle conseguenze. Occhiali da intellettuale hanno sostituito quelli da sole, mentre riceve in un piccolo ufficio in centro a Ras al-Khaimah. Viso spigoloso, sguardo penetrante. Idee chiare.

Avvocato al-Mansoori come racconterebbe a un visitatore che arriva qui per la prima volta il suo Paese?
Credo che sia troppo presto per raccontare. Il racconto è una dimensione che si addice a eventi passati. Qui, nel giro di pochi anni, è accaduto quello che altrove ha richiesto cento anni. Dalla vita nomade, beduina, all'alta finanza. Uno choc culturale che, purtroppo, non ci ha trovati pronti. Il visitatore di cui parla andrebbe lasciato libero di girare per le strade, senza pregiudizi. Vedrebbe allora come funziona questo Paese. Vedrebbe chi costruisce le nostre torri e le condizioni nelle quali lavorano. Vedrebbe dove vive questa gente. Ma potrebbe capire che gli interessi della famiglia reale e del clan che gli ruota attorno sono una cosa, la gente è un'altra. Questo non è il paradiso turistico che raccontano, ma non è neanche un posto barbaro dove gli schiavisti si sono arricchiti con il petrolio.

Lei, per primo, ha denunciato questa condizione di sfruttamento dei lavoratori immigrati, ma non si è limitato a quello. Cosa cambierebbe di questo Paese?
"Smetterò di rompere le scatole quando anche solo uno dei miei delatori mi dirà che ho torto. Fino a quando continuerò a sentirmi dire che ho ragione, ma che rovino l'immagine del mio Paese con le mie denunce andrò avanti, perché vuol dire che sto facendo la cosa giusta. Ho fondato l'associazione dei Giuristi Democratici per fare pressione sul governo. Gli abusi che subiscono i migranti sono solo uno degli orrori dovuti alla totale mancanza di democrazia in questo Paese. Lo stesso sceicco, una volta, mi ha chiesto per quale motivo non vivevo tranquillo, godendo della nostra ricchezza, senza criticare il Paese esponendolo agli attacchi dell'Occidente. Non fa per me. Io credo nel mio Paese più di tutti coloro che tacciono. Qui la legge sul lavoro è ferma al 1980 e l'accordo per il quale le imprese straniere che vogliono investire qui possono avere solo il 49 percento della loro attività, lasciando il 51 percento a un locale, ha creato un cortocircuito gravissimo. Gran parte delle imprese, infatti, finiscono nell'orbita delle famiglie degli sceicchi. Come potranno mai applicare leggi che promettono, per tenere buoni i media occidentali, ma che finirebbero per danneggiarli economicamente? Che interesse potranno mai a vere e rendere i diritti dei lavoratori in linea con gli standard internazionali? Ci rimetterebbero un sacco di soldi.

Quali altre sono le istanze che lei e i Giuristi Democratici denunciate?
La totale mancanza di democrazia in questo Paese. Lo sfruttamento dei lavoratori, il riciclaggio di denaro sporco, l'inquinamento selvaggio, il traffico di esseri umani sono tutte conseguenze di un problema di fondo: la dittatura delle famiglie reali dei singoli emirati, con ovviamente Dubai e Abu Dhabi in testa. Si parla di elezioni, ma nessuno dice che del 15 percento della popolazione, che sono gli emiratini, hanno diritto di voto solo poche migliaia di persone. Per eleggere gli amici del clan. Il tutto si risolve nel salotto di questo o quello sceicco, che hanno interessi economici enormi. Tutto il resto passa in secondo piano. Comprese tutte le libertà civili.

Cosa risponde a coloro, in particolar modo in Europa e negli Usa, che ritengono la schiavitù in qualche modo legata alle tradizioni della popolazione di queste terre?
Rispondo che questa è una delle più grandi bugie che si scrivono sugli Emirati.
E' un'assurdità. Mio nonno e mio padre erano pescatori , poi lo sviluppo economico ci ha garantito un benessere che ci ha permesso di avere una piccola fattoria. I nostri dipendenti erano come persone di famiglia! La tradizione sta nell'educazione che riceviamo dai nostri padri, non nelle chiacchiere.

Qual è il ruolo dei media negli Emirati Arabi Uniti?
I media sono complici di questo sistema. Magari raccontano il singolo episodio, l'effetto di un problema. Ma mai la causa. Nessuno disturba il manovratore. Io l'ho fatto e, vi assicuro, non sono solo. Sono sempre di più le persone che si rendono conto che se non saremo capaci di pensare il futuro adesso, ci sveglieremo di colpo da questo sogno dorato, trovandoci in un incubo. Non possiamo aspettare che il cambiamento arrivi dagli expat, persone che vengono qui solo per un periodo della loro vita, che si possono permettere uno stile di vita che in patria non avrebbero. Ho studiato a Londra e negli Usa. Là ho imparato che i diritti sono tutto in una società.

Com'è la sua vita di tutti i giorni adesso? Quali conseguenze a pagato a livello personale per le sue denunce e per la richiesta di riforme democratiche?
Mi hanno messo in carcere, mi hanno tolto il passaporto, hanno impedito ai miei figli di andare a lavorare o a studiare all'estero. Anche solo rinnovare la patente, per me, è un disastro. Ancora oggi, ogni settimana, con un pretesto i servizi segreti mi convocano e m'interrogano, ma non hanno nulla contro di me. Controllano ogni mio spostamento. Io non mi fermo e continuo a denunciare quello che accade qui ai migranti ma anche in tutti gli altri settori della vita dove la libertà è negata. Che futuro stiamo regalando ai nostri figli? Gli Emirati sono diventati il secondo Paese al mondo per problemi di diabete! Abbiamo una generazione di giovani senza spina dorsale, che di mestiere fanno i partner delle società occidentali che hanno bisogno di una testa di legno per lavorare qui. Incassano un sacco di soldi, che spendono in maniera inutile. Il governo ha tentato in passato di forzare gli emiratini nel mondo del lavoro, per non lasciarle leve economiche in mano agli occidentali. Sa che è accaduto? Rifiutano i posti di lavoro! Si crogiolano nella bambagia di uno Stato che li assiste dalla culla alla tomba, provvedendo a tutto quello di cui possono avere bisogno e soffocando così ogni protesta. Ma che sviluppo è mai questo? Io non rimpiango certo il passato. Una vita dura davvero, sempre in lotta con la povertà, per procurarci i cibo e l'acqua. Ma non era questo il futuro che dovevamo costruire, con grattacieli che vengono su come funghi in città che non hanno le fogne, senza un piano urbanistico, con tutti i rifiuti che vengono gettati in mare. Stiamo distruggendo il nostro Paese, senza lavorare a uno sviluppo sostenibile. Immaginiamo la città a pannelli solari, ma intanto avveleniamo le nostre acque, dissalando in maniera insensata, per regalare aiuole a voi occidentali, che in questo modo vi sentite più a casa. Ma qui le aiuole non ci sono mai state! Ci sarà un modo per convivere nel benessere, senza perdere l'anima.

Cosa si aspetta dal futuro per gli Emirati?
Sono ottimista, perché sono convinto che non potrete continuare a girare la testa. Dubai è diventata la più grande lavatrice mondiale di denaro sporco, tutti i traffici illeciti passano da qua. Ma ho fiducia che prima o poi le cose cambieranno, nonostante i grandi interessi in gioco. Cosa sareste voi, oggi, se di pari passo con lo sviluppo economico non ci fosse stato quello della società del diritto? Aspetto il momento in cui le vostre opinioni pubbliche s'indigneranno per tutto questo e faranno pressione sui vostri governi, che faranno pressione sulle multinazionali che lavorano qui. Che a loro volta faranno pressione sui clan degli sceicchi che saranno costretti a cambiare le cose. Sempre ammesso che voi non abbiate perso la capacità d'indignarvi".
29.11.09

Greenaccord ai grandi della Terra: “Non c’è tempo da perdere”

Il Forum di Viterbo si chiude con 130 giornalisti da 53 Paesi, 10 Testimoni del Clima e 14 grandi scienziati che firmano l’appello che Rajendra Pachauri, presidente del Panel per i Cambiamenti Climatici, porterà a Copenhaghen. Masullo: “Le voci dei testimoni del clima non siano grida nel deserto, abbiamo l’obbligo di informare. Ed agire”.

Viterbo – Si chiude tra gli applausi di una platea internazionale di giornalisti il Forum per la Salvaguardia della Natura di Viterbo organizzato da Greenaccord, con un documento ufficiale sull’urgenza di adottare subito azioni serie per far fronte ai cambiamenti climatici, sottoscritto da 130 giornalisti provenienti da 53 Paesi e 14 grandi scienziati. Greenaccord consegnerà questo grido di allarme direttamente al presidente dell’IPCC, il Panel Internazionale sui Cambiamenti Climatici, Rajendra Pachauri, il 3 dicembre a Bruxelles. “I rappresentanti dei paesi di tutto il mondo riuniti a Copenhagen non devono più rimandare un accordo serio e vincolante per salvare il clima e risparmiare all’umanità futura le sofferenze che già oggi soffrono i testimoni che hanno raccontato a Viterbo le loro esperienze” esordisce Andrea Masullo, presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord. “Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouff, pochi giorni fa a Roma, durante la conferenza sulla sicurezza alimentare, ha detto che ogni mezz’ora muoiono cinque bambini per scarsità di alimentazione e che per sfamare i nove miliardi di persone che nel 2050 abiteranno la Terra sarà necessario aumentare la produzione di cibo del 70%. E anche gli scienziati che Greenaccord ha riunito al Forum sono d’accordo nel sostenere che tra le conseguenze dei cambiamenti climatici ci sarà il calo della produzione alimentare. Ma non solo questo. Negli ultimi anni i cambiamenti stanno procedendo molto più velocemente di quanto previsto nel quarto rapporto dell’Ipcc. Nonostante ciò, sembra che a Copenhagen non si arriverà ancora ad un accordo definitivo. Molti governi ritengono di non poter prendere iniziative onerose, complice l’attuale crisi economica. Eppure, durante il G8 Ambiente di Siracusa, nell’aprile scorso, la Banca Mondiale ha presentato un rapporto in cui afferma che gli investimenti in tecnologie pulite, cioè efficienza energetica e fonti rinnovabili, rappresentano un potente strumento per uscire dalla crisi economica. Inoltre, se è vero che i politici sono poco disponibili a prevedere investimenti i cui benefici si manifesteranno in un arco di tempo pluridecennale, e quindi molto più lungo dei loro mandati, solo una opinione pubblica bene informata può esercitare una pressione sulla politica tale da spingerla a prendere i provvedimenti necessari. Questo investe di nuova responsabilità l’impegno del giornalismo. Durante il Forum di Greenaccord - conclude Andrea Masullo - abbiamo ascoltato le testimonianze dirette di chi vive ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze del clima che cambia. I cambiamenti climatici sono passati dalla freddezza dei dati alla familiarità delle vicende umane. Questi racconti ci hanno dato un’enorme responsabilità: non lasciare cadere il loro appello solo perché viviamo in zone (apparentemente) più sicure, ma dare voce e gambe alla loro richiesta di aiuto. I cambiamenti climatici non sono la prima causa della crisi globale, che invece va ricercata in un modello di sviluppo consumista che divora uomini e natura, insaziabile e devastante, che si alimenta di promesse di benessere che sempre più spesso non riesce a mantenere, ed ha iniziato a produrre più danni che benefici. Più di una voce in questi giorni ci ha parlato della folle illusione di una crescita illimitata di cui si alimenta il sistema, della necessità di nuove forme di democrazia partecipata, della necessità cioè che i politici, per le questioni che riguardano le generazioni future, le crisi ecologiche globali, le grandi scelte di fondo consultino direttamente la società civile”.

All’appello per i grandi della Terra si unisce il presidente di Greenaccord, Gian Paolo Marchetti: “Le testimonianze raccolte a Viterbo sono state di grande prestigio e di valore assoluto. Desidero ringraziare tutti coloro che ci hanno accompagnato, dai giornalisti ai partner, in questo percorso. Mi auguro che il nostro appello per Copenhagen sia accolto, e apra la strada ad una nuova sensibilità per il bene del Pianeta”.

Intanto, è già lanciato il tema del prossimo Forum Internazionale per la Salvaguardia della Natura: si parlerà dei confini entro i quali l’azione dell’uomo potrà produrre benessere e prosperità per le nuove generazioni, evitando le drammatiche prospettive dell’attuale conflitto tra economia e ambiente. Si parlerà non solo dei confini fisici e biologici della biosfera, ma anche delle implicazioni filosofiche, etiche e psicologiche di una corretta collocazione dell’umanità nella biosfera, con l’intento di arrivare a delineare la traccia di un nuovo modello sociale ed economico sostenibile. L’appuntamento è per l’edizione 2010.
29.11.09

Il Papa all'Angelus: il mondo ha bisogno di speranza e questa si trova solo in Cristo

E’ tempo di Avvento: siamo invitati ad andare incontro a Cristo, partecipando alla preghiera, dando una testimonianza eloquente di carità. E’ quanto ha affermato stamani Benedetto XVI all’Angelus. Il mondo contemporaneo – ha detto il Papa - ha bisogno soprattutto di speranza. E questa si trova solo in Gesù Cristo.

RadioVaticana - In questa domenica – ricorda il Papa – inizia un nuovo Anno Liturgico che si apre con l’Avvento, tempo di preparazione al Natale del Signore. La realtà dell’Anno Liturgico, vista "dalla parte di Dio" – spiega il Santo Padre - può essere così rappresentata: “Il centro della liturgia è Cristo, come il sole intorno al quale, al modo dei pianeti, ruotano la Beata Vergine Maria – la più vicina – e quindi i martiri e gli altri santi che “in cielo cantano a Dio la lode perfetta e intercedono per noi”. Ma quale rilevanza può avere la realtà dell’Anno Liturgico per l’uomo, la storia e la società? "La risposta ce la suggerisce proprio il cammino dell’Avvento, che oggi intraprendiamo. Il mondo contemporaneo ha bisogno soprattutto di speranza: ne hanno bisogno i popoli in via di sviluppo, ma anche quelli economicamente evoluti. Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un’unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme".

Ci rendiamo conto – aggiunge il Papa – che, “vedendo crollare tante false sicurezze, abbiamo bisogno di una speranza affidabile”. Questa speranza si trova solo in Cristo: “Il Signore Gesù è venuto in passato, viene nel presente, e verrà nel futuro. Egli abbraccia tutte le dimensioni del tempo, perché è morto e risorto, è ‘il Vivente’ e, mentre condivide la nostra precarietà umana, rimane per sempre e ci offre la stabilità stessa di Dio. E’ ‘carne’ come noi ed è ‘roccia’ come Dio”.

“Chiunque anela alla libertà, alla giustizia e alla pace – osserva il Papa – può risollevarsi e alzare il capo, perché in Cristo la liberazione è vicina”: “Gesù Cristo non riguarda solo i cristiani, o solo i credenti, ma tutti gli uomini, perché Egli, che è il centro della fede, è anche il fondamento della speranza. E della speranza ogni essere umano ha costantemente bisogno”.

Dopo l’Angelus il Papa ha ricordato che il prossimo primo dicembre si terrà la Giornata mondiale contro l’Aids. Il pensiero del Santo Padre è per ogni persona colpita da questa malattia: “La Chiesa non cessa di prodigarsi per combattere l’Aids, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato. Esorto tutti a dare il proprio contributo con la preghiera e l’attenzione concreta, affinché quanti sono affetti dal virus HIV sperimentino la presenza del Signore che dona conforto e speranza. Auspico infine che, moltiplicando e coordinando gli sforzi, si giunga a fermare e debellare questa malattia”.

L’esortazione finale del Papa all’Angelus è di mettersi alla scuola di Maria. La Vergine – ricorda il Santo Padre – incarna pienamente l’umanità che vive nella speranza basata sulla fede nel Dio vivente. Maria è ben piantata nel presente, nell’oggi della salvezza: nel suo cuore raccoglie tutte le promesse passate ed è protesa al compimento futuro.
29.11.09

Passpartù al Teatro Sette

del nostro collaboratore Carlo Mafera

Certo, abitare a Roma è veramente un privilegio. Ma abitare a quattro chilometri dal teatro Sette è una vera fortuna perché si può assistere a degli spettacoli godibilissimi e usufruibili da tutti, grandi e piccini. Ogni sera per un mese, da metà novembre a metà dicembre, in via Benevento si sono alternati e si alterneranno artisti ad alto effetto comico capaci di far passare un paio d’ore di puro divertimento. In poche parole è una Jam Session teatrale composta da pezzi comici, monologhi, interventi musicali e, quel che è più importante, il ricavato della serata è devoluto a favore di una Onlus operante in Mozambico. La sera in cui ho avuto il piacere di assistere a Passpartù, già alla sua seconda edizione, si sono presentati sul palco un gruppo di “frequentatori di bar”. Si, gli spettatori entravano in sala potendo osservare gli attori che parlottavano tra di loro come se stessero in un locale pubblico, in attesa di esibirsi! Il primo monologo s’intitolava “Musica da camera”, una sorta di decalogo sul bon ton, ben presentato da Federica Serrao. Il secondo consisteva in un racconto fantasioso che utilizzava tutti i toponimi di Roma e l’effetto comico era veramente travolgente. Il terzo monologo dal titolo “Contraccettati” era tutto un programma e faceva riferimento ai diversi tipi di contraccezione mettendo in evidenza la difficoltà di quella femminile rispetto a quella maschile. Poi un monologo del regista, Sergio Zecca, che metteva in evidenza, con effetti comici esilaranti, la timidezza di un attore che si doveva presentare ad un provino. Subito dopo “Sciacalli a Paganica”, breve situation comedy sull’avventura di due ladri dopo il terremoto in Abruzzo incuranti della possibilità di nuove scosse, splendidamente interpretata dallo stesso Sergio Zecca e da Massimiliano Bruno, autore del testo. Poi un monologo simpaticissimo intitolato “La spesa”. Il comico si è esibito interpretando il classico marito alle prese con la spesa commissionata dalla moglie dalla quale evidenziava la mitica e “fantozziana” sudditanza psicologica. Ha strappato risate incontenibili. Dulcis in fundo, “la telefonata” dove Sergio Zecca, Max Bruno e Federica Serrao hanno messo in evidenza la difficoltà di poter dialogare con gli interlocutori quando le segreterie telefoniche pre-registrate fanno da filtro al povero utente. Federica, vera funambola delle corde vocali, si è esibita in uno show, spaziando da un tipo di segreteria all’altra strappando applausi a scena aperta. Si esce dal teatro Sette con le lacrime agli occhi per le troppe risate e le immagini di Passpartù ti accompagneranno per tutta la settimana a farti compagnia negli inevitabili momenti tristi. Mi dispiace per tutti coloro che non riusciranno a vederlo.
29.11.09

Svizzera: "no" a nuovi minareti

Per i vescovi è un duro colpo alla libertà di religione

RadioVaticana - La Svizzera dice 'no' alla costruzione di nuovi minareti in aggiunta ai quattro già esistenti sul territorio. Secondo i risultati ufficiali del referendum, promosso dalla destra nazional-conservatrice, che si è svolto oggi nella Confederazione, il 57,5% degli elettori - a sorpresa rispetto alle previsioni - si è espresso contro. ''L'odierna decisione popolare riguarda soltanto l'edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Il governo se ne fa garante'', ha affermato il ministro svizzero di giustizia e polizia, Eveline Widmer-Schlump. Per i Vescovi svizzeri si tratta di un duro colpo all’integrazione e alla libertà di religione. Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di mons. Felix Gmür Segretario generale della Conferenza episcopale svizzera.
29.11.09

“Clima, i poveri sono ancora più poveri!”

A Viterbo si parla di rotaie ‘ecologiche’e di agroalimentare sostenibile; poi arriva un appello illustre. William Rees, autore dell’’impronta ecologica’: “Loro subiscono più di noi gli effetti dei cambiamenti, dobbiamo organizzarci per il loro futuro. E per il nostro”.

Viterbo – Emergenza cambiamenti climatici: un mosaico di nuove testimonianze nella penultima giornata di lavori del settimo Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura organizzato da Greenaccord, in corso in questi giorni a Viterbo. Barbara Morgante, direttore centrale strategie e pianificazione di Ferrovie dello Stato, propone una ricetta per limitare le emissioni inquinanti dei veicoli a motore: “Quasi un terzo della CO2 immessa nell’atmosfera viene dal settore trasporti. E’ evidente che se si utilizzassero di più i mezzi su rotaia ce ne sarebbe nell’aria molta di meno: il treno è il mezzo di trasporto più ecologico. Se non adottiamo seri provvedimenti a breve termine, nei prossimi quarant’anni i livelli di inquinamento, ora già allarmanti, sono destinati a raddoppiare”.

Riccardo Valentini, docente di Ecologia Forestale della facoltà di Agraria dell’università degli studi della Tuscia, ha posto in mattinata l’accento sui danni che possono arrecare i cambiamenti del clima al settore agricolo di casa nostra, soprattutto in relazione all’alimentazione umana. “L’agricoltura italiana soffre in maniera particolare dei cambiamenti climatici sotto due aspetti: l’agricoltura di qualità, perchè il nostro è un sistema agricolo basato su produzioni locali di eccellenza, e queste sono proprio quelle che rischiano maggiormente, e sul fronte dell’agricoltura intensiva, che si associa ad un grande dispendio di energia. Occorre prendere coscienza” sostiene Valentini “dell’effettiva urgenza del problema, per mettere in sicurezza tutto il sistema agroalimentare”. L’agenda degli interventi nel settore per Valentini è chiara: “L’agricoltura e le aree rurali devono assumere una piena responsabilità sulle politiche climatiche, aumentando gli sforzi per una riduzione delle emissioni dell’attività agricola e zootecnica. Nel contempo, il potenziale contributo del settore è di sicuro interesse: dall’agricoltura può arrivare produzione ‘sostenibile’ di biomasse per sostituire i combustibili fossili; occorrerebbe incentivare la diffusione di sistemi di produzione energetica rinnovabile nelle aziende agricole (come il mini-eolico e il fotovoltaico); l’agricoltura, inoltre, garantisce l’assorbimento di carbonio nel suolo e nelle biomasse agricole, che si somma agli assorbimenti già garantiti dal settore forestale”.

L’intervento più atteso di stamattina arriva da William Rees. Il docente statunitense della British Columbia è stato l’inventore, assieme allo svizzero Mathis Wackernagel, del concetto di impronta ecologica. E, proprio come il suo illustre collega, Rees è diventato socio onorario di Greenaccord. “Prima avevamo solo un ‘piede’ nell’ecologia, ora abbiamo entrambe le impronte”, ha scherzato Alfonso Cauteruccio, segretario generale di Greenaccord. L'impronta ecologica misura quanta area produttiva è necessaria per produrre ciò che una popolazione consuma (un individuo, una città, una nazione, o il mondo intero) e per assorbirne i rifiuti tenendo conto delle tecnologie più diffuse. “Il cambiamento climatico globale è una delle maggiori sfide per l’umanità, ed uno dei più importanti indicatori del fatto che stiamo vivendo al di là dei mezzi ecologici di cui disponiamo”, esordisce Rees . “C’è forte diversità nel mondo: se l’impronta ecologica è maggiore è nei paesi sviluppati, con 4-6 ettari procapite in Europa e 9 negli Stati Uniti, è meno di un terzo di un ettaro nei paesi in via di sviluppo, con una media 2,7 ettari. Le risorse naturali subiscono un enorme declino che va ben oltre la sopportazione del nostro pianeta. Ed anche la capacità di assorbire CO2 da parte del nostro pianeta è già oltre i livelli di guardia. Senza azioni drastiche, nei prossimi due anni si avranno 650 parti per milione di CO2 aumentando così di 4 gradi la temperatura del pianeta. Bisogna assolutamente ridurre almeno del 6% ogni anno le emissioni di CO2”. Poi, da Rees un appello diretto: “Perché non ci organizziamo socialmente per risolvere i problemi? I poveri subiscono di più gli effetti del riscaldamento globale, due miliardi di indigenti dovrebbero essere sfollati, ma dove, in un mondo già pieno? Dovremmo avere altri quattro pianeti Terra disponibili!”.

Nel pomeriggio i lavori proseguono con la relazione di Maurizio Sciortino, ricercatore Enea e membro del comitato nazionale per la lotta alla desertificazione. Poi, ancora spazio alle storie dei testimoni del clima: dai coralli che sbiancano alle piogge in Guatemala, fino all’evaporazione del lago Khar Us in Mongolia.
29.11.09

I giovani vera “speranza della Chiesa in Asia”

Iniziata lo scorso 20 novembre si è conclusa ieri a Cavite (Manila) la V Giornata della gioventù asiatica. Oltre 2000 i partecipanti provenienti da 22 Paesi del continente. Il prossimo appuntamento a Seul nel 2012

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – “Voi giovani siete la speranza della Chiesa in Asia. Condividete la vostra fede in Gesù insieme agli altri, con coraggio e convinzione”. Con queste mons. Orlando Quevedo, arcivescovo di Cotabato, ha concluso ieri a Cavite (Manila) la V Giornata della gioventù asiatica (Asian Youth Day, Ayd). Oltre 2000 giovani, provenienti da 22 Paesi dell’Asia, hanno partecipato all’incontro iniziato lo scorso 20 Novembre con lo slogan “Yasia Fiesta”. Il prossimo Ayd sarà organizzato nel 2012 a Seul (Corea del sud). “La speranza di questo evento è stata quella di dare una nuova prospettiva ai giovani di tutta l’Asia – afferma p. Conrad Amon portavoce dell’Ayd – affinché le loro vite siano impregnate della Parola e del Corpo di Cristo”. “In questo modo – continua il sacerdote – i giovani riusciranno ad affrontare la realtà del mondo e le difficili situazioni vissute nei loro Paesi”.

Attraverso lezioni di catechismo, testimonianze, pellegrinaggi i giovani dell’Ayd hanno compreso il proprio compito di cristiani all’interno delle varie realtà dell’Asia spesso prive di libertà religiosa. “All’incontro - racconta Marlon Vargas, filippino di 28 anni – ho avuto la possibilità di dialogare con ragazzi di altri Paesi del continente e conoscere come vivono e testimoniano la fede nonostante le differenze religiose e culturali presenti nelle loro società”.

Organizzata per la prima volta nel 1999 in Thailandia, l’Ayd si tiene ogni tre anni e si sviluppa in tre giorni di incontri di approfondimento spirituale e culturale. L’ultimo appuntamento è avvenuto nel 2006 ad Hong Kong.

29.11.09

Africa: oltre mille ospedali e 5mila cliniche della Chiesa per assistere i malati di Aids

“La Chiesa è all’avanguardia nella lotta contro l’Aids in Africa, sia per quanto riguarda la cura sia la prevenzione”, è quanto ha dichiarato all’agenzia Fides un portavoce dell’African Jesuit Aids Network (Ajan), compiendo una panoramica sull’impegno della Chiesa in Africa nella lotta contro il virus.

Radio Vaticana - Le sue vaste reti di ospedali, scuole, parrocchie ed altri istituti – si legge nel documento inviato all'agenzia Fides - si trovano in punti strategici per raggiungere le persone e le comunità maggiormente afflitte dalla pandemia. La Chiesa arriva dove altri non possono, non c’è bisogno di andare lì, in quanto si trovano già sul luogo. Per quanto riguarda il campo medico, il contributo delle istituzioni ecclesiali in Africa è notevole. In questo continente, le istituzioni cattoliche impegnate con i sieropositivi operano in oltre mille ospedali e 5 mila cliniche. Ci sono inoltre 800 orfanotrofi per bambini malati di Aids. Secondo le stime, le istituzioni cattoliche provvedono al 25% di tutti i trattamenti per l’Aids nel mondo, il 40% in Africa, e riescono ad offrire servizi anche nelle zone più remote. Né va trascurato il ruolo delle parrocchie nell’alleviare l’impatto di HIV e AIDS sugli individui, le famiglie e le comunità.
Oltre al ministero pastorale, che va dall’accompagnamento individuale al sostegno e al conforto dei malati, un enorme lavoro viene svolto dalle Piccole Comunità Cristiane (Sccs), un servizio riconosciuto della Chiesa in Africa. Ogni settimana da 10 a 20 persone si incontrano per la lettura delle Scritture, condividono la loro fede, pregano ognuno per le necessità dell’altro. Si recano in gruppo presso le case degli ammalati per pregare o assisterli. In molte parrocchie sono in atto progetti a favore dei sieropositivi, degli orfani e dei bambini più indifesi. Oltre a prendersi cura dei malati di AIDS, la Chiesa investe molte energie per contenere la diffusione della pandemia, incoraggiare i test, puntando ad una accurata informazione su Hiv e Aids, sostenendo le persone a vivere in modo responsabile e sereno. La prevenzione è una priorità: ad esempio, in Kenya, si contano circa 600 programmi diffusi attraverso le rete ecclesiali di scuole e parrocchie. Circa il 45% dell’istruzione ufficiale in Kenya è fornita dalla Chiesa. Una strategia di prevenzione tra i giovani, un processo di cambiamento comportamentale conosciuto come Education for Life (Efl), è tipico dell’approccio della Chiesa in Africa che enfatizza l’astinenza e la fedeltà, come pietre miliari, ed è attuato in tutta l’Africa subsahariana. “L’Efl costituisce una soluzione, invitando i partecipanti a discussioni libere, rafforza le persone a prendere decisioni importanti,” ha detto suor Felicia Matola, delle Suore Missionarie Francescane Africane, che utilizza il programma. “Notiamo che l’Efl cambia la gente a vivere in meglio” ha aggiunto. (R.P.)

28.11.09

Colletta alimentare in Italia: fare la spesa anche per i più poveri

“Compra qualcosa in più per destinarlo a mense dei poveri, comunità e centri di accoglienza”

Radio Vaticana - E’ un invito a compiere un gesto concreto di condivisione quello lanciato oggi dalla Fondazione Banco Alimentare e dalla Compagnia delle Opere in occasione della Giornata della Colletta alimentare che si svolge in oltre 7.600 supermercati in tutta Italia. Ma qual è il significato di questa iniziativa? Giuseppe Petrocelli lo ha chiesto a mons. Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare (ascolta).

R. – Un gesto come questo è una risposta semplicissima, concreta, e soprattutto commossa di chi guardando in faccia uomini e donne che soffrono non può restare indifferente.

D. – E i nostri ascoltatori come possono contribuire?

R. – Oggi, andando in qualunque supermercato d’Italia è facile riconoscere i volontari del banco dalla pettorina che portano indosso che sono lì a invitare tutti a fare la spesa non solo per la propria famiglia ma anche per coloro che non hanno la possibilità di farla. Acquistare i prodotti per l’infanzia, l’olio, i legumi che sono i prodotti che più difficilmente durante l’anno riusciamo a recuperare per i poveri del nostro Paese.

D. – Abbiamo già dei dati sulla partecipazione?


R. – Sicuramente il dato commovente è che in tutti i supermercati d’Italia sta accadendo questo. Secondo, quest’anno rispetto all’anno scorso abbiamo un numero molto più alto di volontari che sono davanti ai supermercati, sono più di 100 mila. L’anno scorso quasi 5 milioni di italiani hanno fatto la spesa e io spero proprio che quest’oggi questo numero sia superato.


D . –Ci racconta qualche esempio concreto di questa iniziativa?


R. – Proprio stamattina davanti a questo grande supermercato alla periferia di Milano ho visto con i miei occhi un signore molto distinto. All’uscita di un grande supermercato aveva un carrello strapieno e aveva in mano una busta. Io, guardando, ho pensato: "adesso darà la busta e se ne andrà col suo carrello strapieno". Si è fermato e ha detto: "il carrello è per voi". Poi - siccome quelli che erano lì erano stupiti - ha detto: "non stupitevi perché quando io ero giovane e sono arrivato a Milano ero veramente povero; so cos’è la povertà e adesso che posso permettermelo voglio aiutare anch’io chi è povero, perché anch’io quando sono stato povero c’è stato qualcuno che mi ha aiutato".



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