14.3.10
Benedetto XVI afferma che la parabola che rivela Dio come Padre di misericordia è alla base della nostra cultura, dell’arte e della nostra civiltà.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Un invito a meditare la parabola del “figlio prodigo”, rispecchiandoci “nei due figli, e soprattutto contempliamo il cuore del Padre. Gettiamoci tra le sue braccia e lasciamoci rigenerare dal suo amore misericordioso”. È quanto ha sottolineato Benedetto XVI oggi all’Angelus in piazza san Pietro, prendendo spunto dal vangelo della domenica di oggi, IV di Quaresima (Luca 15, 11-32).

“Questa pagina di san Luca – ha spiegato il papa - costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi. Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l’arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio Padre pieno di misericordia? Essa non smette mai di commuoverci, e ogni volta che l’ascoltiamo o la leggiamo è in grado di suggerirci sempre nuovi significati. Soprattutto, questo testo evangelico ha il potere di parlarci di Dio, di farci conoscere il suo volto, meglio ancora, il suo cuore. Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all’inizio dipende da loro; poi rivendica la propria autonomia; e infine – se vi è un positivo sviluppo – arriva ad un rapporto maturo, basato sulla riconoscenza e sull’amore autentico”. (continua a leggere)


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