In aumento gli italiani davanti a mense di enti e istituzioni (soprattutto religiose) che offrono ogni giorno un pasto caldo. Tantissimi purtroppo, infiniti Roberto, Paolo, Francesco, Luca, Giovanni, Carlo, Maria, Paola, Lucia e Anna. La lista di sconosciuti potrebbe continuare riempiendo le pagine di questo e tanti altri giornali. Gente munita di amor proprio che fino a poco tempo fa possedeva casa, lavoro e la soffice coperta delle certezze…
È così che inizia questa storia di tristezza e ruvida povertà. In un’uggiosa mattina di maggio, nella periferia di un’anonima metropoli italiana, in coda con i cittadini di serie B. Coloro che per la società non sono nulla o, al massimo, un numero di matricola previdenziale per chi ha raggiunto l’agognata pensione. Spesso non sufficiente a campare, e così ecco che si diventa improvvisamente poveri, minus habentes costretti a rifocillarsi alla mensa degli indigenti. “E per fortuna che c’è” – sussurra “un anziano” che prima di congedarsi dichiara di avere meno di 55 anni. “Cosa vi danno da mangiare?” - incalzo un po’ imbarazzato, seppur consapevole di dover espletare la mia ingrata mission. “Si mangia abbastanza bene ed è pulito - bisbiglia una signora - A pranzo vengo qua mentre la sera mi arrangio con un trancio di pizza o una focaccia”.
Proseguo la mia “indagine” in mezzo ai disperati dove sofferenza e disagio emergono sino a stringere la gola come un tragico cappio. I loro sguardi sono spenti. Che impotenza dinnanzi a situazioni del genere... “Lo scriva - implora un vecchietto - faccia sapere che con 350 euro al mese non si mangia né si sopravvive”. Già, lo stato di diritto sancisce che quantomeno la sopravvivenza sia garantita a tutti. Ma qui, tra chi ha perso tutto o quasi, rabbia e frustrazione sono i veri vincitori.
Difficile ambire a qualcosa in più che non sia un piatto riscaldato offerto da religiosi o ammirevoli volontari. Angeli sulla terra che dedicano tempo e danaro alle persone disagiate. Nel nostro Bel Paese dove i record strizzano l’occhiolino al negativo, il volontariato e la pietà umana sono il vero nodo pulsante che anima la società e la fa galleggiare. Una sorta di terapia necessaria e vitale.
Per fortuna ogni giorno, da gennaio a dicembre, festività comprese, le mense dei poveri aprono le porte e offrono una speranza. Menù, sguardi e discorsi sono sempre gli stessi. Qualcuno mormora felice che oggi c’è la pasta con il tonno e il budino alla crema. Una pochezza per chi è abituato a pranzare “à la carte”. Certamente un sollievo per quanti stanno affondando nel mare dell’indifferenza...
È così che inizia questa storia di tristezza e ruvida povertà. In un’uggiosa mattina di maggio, nella periferia di un’anonima metropoli italiana, in coda con i cittadini di serie B. Coloro che per la società non sono nulla o, al massimo, un numero di matricola previdenziale per chi ha raggiunto l’agognata pensione. Spesso non sufficiente a campare, e così ecco che si diventa improvvisamente poveri, minus habentes costretti a rifocillarsi alla mensa degli indigenti. “E per fortuna che c’è” – sussurra “un anziano” che prima di congedarsi dichiara di avere meno di 55 anni. “Cosa vi danno da mangiare?” - incalzo un po’ imbarazzato, seppur consapevole di dover espletare la mia ingrata mission. “Si mangia abbastanza bene ed è pulito - bisbiglia una signora - A pranzo vengo qua mentre la sera mi arrangio con un trancio di pizza o una focaccia”.
Proseguo la mia “indagine” in mezzo ai disperati dove sofferenza e disagio emergono sino a stringere la gola come un tragico cappio. I loro sguardi sono spenti. Che impotenza dinnanzi a situazioni del genere... “Lo scriva - implora un vecchietto - faccia sapere che con 350 euro al mese non si mangia né si sopravvive”. Già, lo stato di diritto sancisce che quantomeno la sopravvivenza sia garantita a tutti. Ma qui, tra chi ha perso tutto o quasi, rabbia e frustrazione sono i veri vincitori.
Difficile ambire a qualcosa in più che non sia un piatto riscaldato offerto da religiosi o ammirevoli volontari. Angeli sulla terra che dedicano tempo e danaro alle persone disagiate. Nel nostro Bel Paese dove i record strizzano l’occhiolino al negativo, il volontariato e la pietà umana sono il vero nodo pulsante che anima la società e la fa galleggiare. Una sorta di terapia necessaria e vitale.
Per fortuna ogni giorno, da gennaio a dicembre, festività comprese, le mense dei poveri aprono le porte e offrono una speranza. Menù, sguardi e discorsi sono sempre gli stessi. Qualcuno mormora felice che oggi c’è la pasta con il tonno e il budino alla crema. Una pochezza per chi è abituato a pranzare “à la carte”. Certamente un sollievo per quanti stanno affondando nel mare dell’indifferenza...


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