30.11.10
A Bologna, dal 1985, opera la Altercoop, una cooperativa che dà lavoro a decine di ex detenuti e ragazzi con problemi psichici o di esclusione sociale. Grazie alla scelta di vendere prodotti certificati Pefc, il fatturato nell’ultimo anno è cresciuto del 17%. Nonostante la crisi…

Puntare sulle certificazioni, sui prodotti di qualità e sul rispetto di elevati standard etici aiuta gli affari e chi fa affari. Anche se si opera nel delicato settore del reinserimento sociale dei soggetti svantaggiati. In questo senso, una storia bella e positiva arriva da Bologna. Nel capoluogo emiliano Opera, da un quarto di secolo, la Altercoop, una cooperativa sociale che coinvolge ragazzi con disagio psichico, ex detenuti, detenuti in misura alternativa e persone con problemi di esclusione sociale. Oggi dà lavoro stabile a 127 persone, (77 dipendenti e 50 collaboratori). Numerosi gli ambiti d’attività: servizi di pulizie, attività culturali e d’intrattenimento, lavoro di inserimento dati, servizi di portierato. Ma soprattutto commercio all’ingrosso di carta e cancelleria, che rappresenta l’80% del fatturato dell’azienda. Ed è proprio qui che i vertici di Altercoop si sono resi conti che investire su prodotti certificati apre la porta a nuovi clienti e quindi a nuove fette di mercato. L’azienda ha quindi deciso di adottare gli standard necessari per ottenere le certificazioni internazionali ISO 9001 e, ad agosto 2008, ha ottenuto la certificazione per la catena di custodia Pefc – lo schema di certificazione forestale più diffuso al mondo – grazie alla scelta di utilizzare prodotti provenienti da foreste gestite in modo sostenibile (è stata una delle prime 100 aziende a ottenere questo tipo di certificazione).



Nuovi mercati, nuovi introiti

«Il nuovo consumatore “critico ed evoluto” si va diffondendo anche in Italia. Avere gli strumenti giusti significa attirare nuovi clienti, consolidare quelli già in “portafoglio” e diffondere l’immagine di un’azienda sinceramente impegnata sul fronte dello sviluppo sostenibile e del rispetto dei diritti umani», spiega Camilla Monteventi, responsabile Relazioni esterne di Altercoop.

Tra l’altro, al di là delle motivazioni etiche e del rapporto con i singoli clienti, vendere prodotti certificati permette di partecipare alle gare d’appalto bandite dalle Pubbliche amministrazioni. «In Emilia Romagna, ormai tutti i bandi pubblici per la fornitura di carta richiedono prodotti certificati e assegnano punteggi in più ai concorrenti che si sono dotati delle certificazioni come la Pefc».

Merito di un approccio che, anche se con molto ritardo rispetto al resto d’Europa, anche nel nostro Paese sta prendendo piede: il Green Public Procurement, «l’approccio con cui le amministrazioni pubbliche inseriscono i criteri ambientali in tutte le fasi d’acquisto di beni e servizi, incoraggiando la diffusione di tecnologie e prodotti validi sotto il profilo ambientale e scegliendo le soluzioni con il minor impatto sull’ecosistema», come lo ha definito ufficialmente la stessa Commissione europea, che da oltre un decennio caldeggia l’adozione di tale pratica da parte di Stati, regioni ed enti locali.

Un approccio che permette di dare una mano enorme nella riduzione delle emissioni di CO2. Una filosofia d’acquisto che per Altercoop ha significato una impennata del 17% nel proprio fatturato, passato (nonostante la crisi economica e il maggior rigore negli acquisti da parte degli enti pubblici) dai 23 milioni del 2009 ai 27 del 2010 (18 milioni dei quali provenienti dalla vendita della carta e 10 di prodotti certificati Pefc). E per i suoi dipendenti ha rappresentato una maggiore garanzia per un futuro lavorativo più stabile.

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