31.1.10

In Umbria la tre giorni di «Strada Facendo 2010»

L'assessore regionale Stufara: troppi tagli alla spesa sociale, ora servono politiche integrate nazionali. Fare a partire dalla strada. Dall'incontro con l'altro, dai suoi bisogni e dalle sue idee. Interrogarci e ragionare insieme sulle politiche sociali, i diritti e le proposte volte a costruire una prospettiva di maggiore uguaglianza nell'offerta delle opportunità e nella distribuzione delle risorse nel nostro Paese.

Liberainformazione - Questo uno degli obiettivi di "Strada Facendo", luogo d'incontro e confronto fra associazioni, volontari, operatori, studiosi, studenti, politici e amministratori locali che quest'anno si svolgerà a Terni, dal 5 al 7 febbraio, promosso da Gruppo Abele, Libera e Cnca. Abbiamo parlato di questa tre giorni di lavoro che sta per partire e della situazione economico - politica e sociale del Paese e dell'Umbria, con l'Assessore regionale alle politiche sociali, Damiano Stufara.

L'Umbria ospita per la seconda volta l'incontro "Strada Facendo". Nel 2005 la tre giorni di lavoro si svolse a Perugia, quest'anno sarà Terni ad ospitarla. Cos'è cambiato nella società sotto il profilo sociale - politico ed economico in questi cinque anni?

Sono cambiate molte cose, la maggior parte in peggio. Sia per gli effetti che la crisi sta producendo nella società italiana, determinando una crescita del quadro dei bisogni e anche del disagio, sia per l'assenza di politiche che seriamente si pongano l'obiettivo di rafforzare questi settori d'intervento. Per quel che riguarda l'Umbria, ma anche le altre regioni, un dato è particolarmente significativo: nel 2007 la quota del Fondo nazionale per le politiche sociali destinata a l'Umbria è di 15 milioni e mezzo di euro. Oggi questa cifra scende a 6 milioni e mezzo: di fronte a queste cifre è evidentissima la volontà del Governo di mettere in ginocchio i sistemi di welfare locale. Noi abbiamo provato a resistere, da un lato innovando il nostro modello e la programmazione, dall'altro cercando di colmare le lacune che i tagli finanziari determinano. Da "Strada Facendo" del 2005 ad oggi la spesa sociale diretta della nostra Regione è cresciuta del 104%. Questo è un dato di per se significativo di cosa è cambiato in questi anni e in che direzione stia andando questo cambiamento.

Molti tagli nella Finanziaria hanno penalizzato le politiche del Welfare. Che ambiti in particolare sono stati danneggiati dai tagli e quali sono le conseguenze a livello locale di queste scelte nazionali?

E' stata penalizzata tutta l'area della spesa sociale. Tutte le voci che nel fondo indistinto servivano a finanziare: i servizi per i giovani, infanzia, immigrazioni, anziani, hanno subito la stessa entità di taglio. Le conseguenze sono quindi state che le regioni hanno dovuto supplire a queste risorse mancanti. In Umbria non siamo rimasti a guardare ma abbiamo lavorato sul complesso delle politiche sociali. Solo per citarne alcune, proprio in queste settimane si sono compiuti passi importanti: a dicembre è stata approvata la nuova legge che disciplina il sistema integrato di interventi e servizi sociali, con elementi di innovazione significativi. E proprio dieci giorni fa abbiamo approvato, in via definitiva, il nuovo piano sociale regionale. In Umbria si è scelto di rileggere il contesto sociale e, a partire da questa nuova lettura, introdurre gli elementi che potevano permetterci di rispondere in maniera più adeguata ai nuovi bisogni. L'Umbria, negli ultimi anni, ha visto crescere la componente degli anziani e dei migranti. Questi processi innescano ulteriori difficoltà che stiamo cercando di affrontare. Uno degli aspetti salienti sarà ad esempio introduzione dei livelli di assistenza regionali: da un decennio sono previsti a livello nazionale ma nessuno sembra avere interesse a garantirli, cosi abbiamo scelto di aprire una stagione di universalizzazione del sistema di Walfare e di garanzia di esigibilità dei diritti su tutto il territorio, attraverso la declinazione dei livelli, su scala regionale.

Inutile nascondere che ci si trova in questo momento a ragionare di politiche sociali nel pieno di una crisi economica, che ha numerose ripercussioni nella vita quotidiana delle persone. Quali politiche rivolte al sociale, al Welfare, sono necessarie adesso?

Servono politiche integrate. Noi amministrazioni regionali abbiamo contribuito a tamponare l'emergenza. Il problema è che l'organizzazione degli ammortizzatori, casse integrazioni e altro, è a tempo e già dai prossimi mesi quegli elementi di tutela verranno meno e si passerà direttamente ai licenziamenti, se il ciclo economico non si inverte in maniera significativa. Noi abbiamo improntato un pacchetto anticrisi per famiglie e imprese, in Umbria. Stiamo per aggiungere altre risorse in questa direzione, ma è chiaro che una regione piccola come la nostra, ma anche altre, se vengono lasciate da sole ad affrontare questi problemi non possono farcela. Quello che manca sono politiche nazionali. O meglio quelle attuali sono devastanti, vanno nella direzione di tamponare qualche singola difficoltà e poi lasciano il singolo ad arrangiarsi'.

Un tema centrale scelto nella due giorni di "Strada Facendo" è: l'uguaglianza nel rispetto delle differenze. E' proprio di ieri l'infelice dichiarazione del Presidente del Consiglio che ha equiparato la presenza di immigrati con i dati della criminalità nel Paese, mettendoli in stretta correlazione. Qual è la sua opinione in merito e a che punto si trovano le politiche per i migranti in Italia?

La dichiarazione di Berlusconi altro non è che l'apertura della campagna elettorale per le regionali con il solito metodo: solleticare le paure del popolo italiano inducendo ad una stagione di odio della quale non abbiamo certamente bisogno. Una dichiarazione da condannare, Non c'è dubbio che le disuguaglianze siano molto aumentate nel Paese e che le migrazioni abbiamo inoltre posto di fronte ad una rilettura del contesto sociale e culturale del territorio. L'Umbria è un caso significativo per l'esperienza di lavoro su integrazione e migranti. I processi migratori nella regione sono recenti ma intensi. Gli ultimi dati Istat ci collocano di poco sotto l'Emilia Romagna, il trend ci piazza, già dal 2010, in prima posizione. La Regione ha da poco presentato il primo rapporto sull'immigrazione dal quale emerge che il livello di inclusione ed integrazione sociale dei nuovi cittadini ci colloca fra i migliori d'Italia. Questo dato è il frutto di un lungo lavoro: da un lato volto a manterere una tenuta della dimensione comunitaria, della solidarietà fra persone, della comunità come soggetto di integrazione. Dall'altro lato concentrato su una presenza capillare e costante sul territorio. Negli ultimi 15 anni abbiamo finanziato circa 1.700 progetti, anche piccoli, che però sono stati l' occasione per radicarsi e penetrare il territorio con queste politiche a sostegno dei processi di integrazione.

Su tutto questo impegno pende una spada di Damocle, il reato di clandestinità....

Abbiamo una legislazione italiana che produce clandestinità e non aiuta. Il fatto che dei 4milioni e mezzo di regolari presenti sul territorio nazionale l'80 percento sia stato un clandestino può significare due cose: o che abbiamo 3milioni e mezzo di potenziali criminali pericolosissimi sul territorio o che quell'equazione, fra clandestinità e criminalità, non ha senso di esistere. Bisognerebbe abolire questo reato e invece costruire delle modalità per governare il processo attraverso dei canali d'ingresso regolari e attenti.

Molti dei diritti di cui abbiamo parlato sin qui, e che saranno oggetto di questa tre giorni di lavoro, sono valori indispensabili della nostra Carta Costituzionale: lavoro, salute, diritti della persona. Quanto è importante recuperare questa centralità della Costituzione nella progettazione di politiche per il sociale?

Penso che le parole di Don Ciotti alla presentazione di "Strada Facendo", la settimana scorsa a Terni, siano il centro del nostro lavoro. Don Ciotti ha definito la Costituzione "l'alfabeto delle responsabilità collettive". Condivido pienamente questo approccio e penso che si debba ripartire proprio da qui. Tutti i giuristi del mondo definiscono la Costituzione italiana una delle più avanzate mai esistite. Certamente molte previsioni della Costituzione, in termini di diritti, non trovano oggi corrispondenza nella realtà. Ma questo deve rappresentare uno stimolo affinchè questa corrispondenza si realizzi e non un motivo per decidere di smontarla, come sembra che alcuni vogliano fare. Inoltre siamo di fronte ad un attacco agli organi di garanzia costituzionale che non ha precedenti. In quest'ultima fase,t-Charset: ISO-8859-1,utf-8;q=0.attaccato contemporaneamente: la Corte costituzionale e la magistratura, pilastri dell'ordinamento italiano. Un fatto simile non ha precedenti negli ultimi 60 anni di vita di questa democrazia. Dunque i rischi di una involuzione antidemocratica nel Paese, costruita attraverso una deriva populista, non può che preoccuparci. Paradossalmente è ancora più insidioso che tutto ciò avvenga sulla base della conquista continua del consenso. Non dobbiamo dimenticare che il fascismo e il nazismo andarono al potere con un ampio consenso.

Democrazia che è sempre più messa a rischio anche dalla costante presenza di un sistema mafioso che incide sui diritti delle persone e altera le regole dell'economia e della politica. Su questo versante proprio la Regione Umbria si è impegnata in prima linea: ha istituito una Commissione d'inchiesta e contestualmente dato il via a percorsi di informazione con Liberainformazione. Qual è la situazione nella regione attualmente?

Siamo in una fase delicata, nella quale le organizzazioni criminali e mafiose hanno cambiato pelle e il loro grado di penetrazione nei territori avviene attraverso l'economia e non più solo attraverso la militarizzazione del territorio. Questo è molto più insidioso e fa si che le ramificazioni siano le più imprevedibili e le più radicate. L'Umbria ha anche avuto negli ultimi 15 anni un flusso di risorse straordinarie per la ricostruzione post - sisma del '97. Certamente questo ha influito nella crescita della presenza della criminalità organizzata, soprattutto perchè nel medesimo periodo, si è registrato una più ampia diffusione del narcotraffico. Nel contrasto alel mafie serve una strategia complessa e fatta di più aspetti: certamente il ruolo delle forze dell'ordine e della magistratura è centrale, allo stesso tempo però si rendono necessarie: una vigilanza delle amministrazioni pubbliche, ad esempio sulla tematica degli appalti, e un lavoro di diffusione della cultura della legalità. Abbiamo voluto stabilire questo rapporto con Libera Informazione proprio perchè a voi, chiediamo di aiutarci nell'affermare questa cultura dei diritti e della legalità, nella quale, per intenderci, chi fa forzature nel sistema della pubblica amministrazione non venga considerato un "furbo" ma un rischio per la salute del sistema.

31.1.10

Haiti: dissenteria e tetano tra i terremotati. Sospesi i voli Usa per i feriti

Non volano più, da mercoledì scorso, i C-130 americani che portavano i feriti più gravi via da Haiti verso gli Stati Uniti, almeno finché non sarà chiarita la questione di chi dovrà sostenere le spese per le cure.

Radio Vaticana - Lo riferisce il New York Times citando fonti militare americane. Secondo il quotidiano, il governatore della Florida, Stato dirimpettaio di Haiti, sarebbe disposto ad accogliere i casi più gravi a patto che il governo federale partecipi finanziariamente. “Questo non significa, però, che gli haitiani non stiano ricevendo cure – fa sapere la Marina militare degli Stati Uniti – l’assistenza ai malati prosegue nelle strutture mediche sul posto”. E intanto sull’isola è emergenza sanitaria per il diffondersi di casi di dissenteria e tetano. La rete della Caritas prosegue a distribuire aiuti che hanno già raggiunto 50mila persone e conta di raggiungerne 200mila nei prossimi due mesi. E un incendio oggi ha distrutto il Mercato di Ferro di Port-au-Prince, già danneggiato dal sisma, uno dei simboli della vita nella Capitale prima del terremoto. Fonti delle Nazioni Unite riferiscono, poi, l’intenzione dei deputati di Haiti di chiedere al presidente Preval di posticipare di due anni le elezioni, previste tra il 28 febbraio e il 6 marzo prossimi. (A cura di Roberta Barbi) - ascolta.

31.1.10

"Iran, non voltiamoci dall'altra parte!"

Messaggio di Claudio Baglioni per i diritti umani in Iran (Amnesty International)

"Se anche una sola persona al mondo non è libera, non lo sei neanche tu. Libera la libertà. La sua. La tua. Quella di noi tutti. J.F. Kennedy nel 1963 disse: 'La libertà è indivisibile e quando un solo uomo è reso schiavo, nessuno è libero'. Più tardi Václav Havel aggiunse: 'L'attacco alla libertà di uno è un attacco alla libertà di tutti. Fino a quando la società sarà divisa nell'indifferenza, e gli uni osserveranno in silenzio la persecuzione degli altri, nessuno si affrancherà dalla manipolazione generale'. Ogni persona sa che la libertà è il bene più prezioso. Il più difficile da raggiungere. Il più facile da perdere. Fino a quando anche una sola persona non sarà libera, nessuno lo sarà mai veramente.
Non voltiamoci dall'altra parte. Alle donne e agli uomini cui in Iran - e in ogni altra parte del mondo - non è permesso coltivare ed esprimere idee e opinioni, facciamo sentire che tutti noi che lo possiamo fare siamo accanto a loro e che non sono soli".
31.1.10

Papa: la carità è “il distintivo del cristiano”

All’Angelus, Benedetto XVI rivolge un invito a unirsi alla preghiera per la pace in Terra Santa e un pensiero a quanti per la crisi economica stanno perdendo il lavoro. La Giornata modiale dei malati di lebbra.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Un invito a unirsi alla preghiera per la pace in Terra Santa e un pensiero a quanti per la crisi economica stanno perdendo il lavoro, oggi, nelle parole di Bendetto XVI dopo la recita dell’Angelus, prima della recita del quale il Papa ha parlato della carità, definita “il distintivo del cristiano”. Prendendo spunto dal passo di Paolo della liturgia di questa domenica, il cosiddetto “inno alla carità”, alle ventimila persone presenti in piazza San Pietro, malgrado la giornata piovigginosa, il Papa ha sottolineato come “Paolo mostra la ‘via’ della perfezione. Questa – dice – non consiste nel possedere qualità eccezionali: parlare lingue nuove, conoscere tutti i misteri, avere una fede prodigiosa o compiere gesti eroici. Consiste invece nella carità – agape – cioè nell’amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo. La carità è il dono ‘più grande’, che dà valore a tutti gli altri, eppure ‘non si vanta, non si gonfia d’orgoglio’, anzi, ‘si rallegra della verità’ e del bene altrui. Chi ama veramente ‘non cerca il proprio interesse’, ‘non tiene conto del male ricevuto’, ‘tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta’ (cfr 1 Cor 13,4-7). Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l’unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui”.

“Per ora - ha proseguito - mentre siamo in questo mondo, la carità è il distintivo del cristiano. E’ la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che fa. Per questo, all’inizio del mio pontificato, ho voluto dedicare la mia prima Enciclica proprio al tema dell’amore: Deus caritas est. Come ricorderete, questa Enciclica si compone di due parti, che corrispondono ai due aspetti della carità: il suo significato, e quindi la sua attuazione pratica. L’amore è l’essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all’esistenza di ogni uomo. Al tempo stesso, l’amore è, per così dire, lo ‘stile’ di Dio e dell’uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all’amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo. In Gesù Cristo questi due aspetti formano una perfetta unità: Egli è l’Amore incarnato. Questo Amore ci è rivelato pienamente nel Cristo crocifisso”.

Tanti, dopo la recita della preghiera mariana, i temi toccati da Benedetto XVI nei saluti rivolti ai presenti. La Terra Santa, i malati di lebbra. “L’ultima domenica di gennaio - ha ricordato - è la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Il pensiero va spontaneamente a padre Damiano de Veuster, che diede la vita per questi fratelli e sorelle, e che nello scorso ottobre ho proclamato santo. Alla sua celeste protezione affido tutte le persone che purtroppo ancora oggi soffrono per questa malattia, come pure gli operatori sanitari e i volontari che si prodigano perché possa esistere un mondo senza lebbra. Saluto in particolare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau”.

“Oggi – ha detto poi - si celebra anche la seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa. In comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta, mi unisco spiritualmente alla preghiera di tanti cristiani di ogni parte del mondo, mentre saluto di cuore quanti sono qui convenuti per tale circostanza. “Un messaggio di pace - ha aggiunto il Papa - ci portano anche i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica di Roma”. Per tradizione essi concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio e al termine dell’incontro due di loro, invitati nell’appartamento pontificio, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace.

Un pensiero, infine, per coloro che stanno perdendo il posto di lavoro, con l’affermazione che “questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti”.
31.1.10

Caso Crisafulli: la Comunità Papa Giovanni XXIII pronta ad accogliere Salvatore

Come realtà della Chiesa cattolica siamo vicini e immediatamente disponibili ad accogliere in una delle nostre strutture Salvatore Crisafulli. Così la Comunità Papa Giovanni XXIII sul caso dell’uomo, rimasto paralizzato dopo un incidente stradale e oggi in stato vegetativo e che la famiglia - lamentando l’abbandono da parte di tutti - vuole portare in Belgio perché gli sia praticata l’eutanasia. Nei mesi scorsi – lo ricordiamo – i familiari si erano schierati apertamente per tenere in vita Eluana Englaro.

RadioVaticana - Paolo Ondarza ha intervistato Paolo Ramonda, responsabile della Comunità Giovanni XXIII.

R. – E’ un grido disperato, che va accolto con tutto il cuore, per essere loro vicini, ma bisogna dare una risposta concreta, che dicono non avere avuto né dalle istituzioni né dalla Chiesa. Noi pensiamo che, vivendo proprio con decine di bambini cerebrolesi, gravemente disabili, anche allettati, nelle nostre famiglie aperte e comunità, sappiamo bene cosa nasconde il grido di questa famiglia. Quindi, vogliamo essere loro vicini e dare una risposta immediata. Ma anche per altre situazioni, noi vogliamo fare un appello: se ci sono delle famiglie che hanno bisogno di un sostegno, noi siamo disponibili. Le nostre comunità vogliono essere questo: una risposta immediata, pronta, familiare, a queste situazioni di bisogno, perché non c’è nessuno che deve essere scartato in questa società. Anzi, i piccoli e i poveri, come ci insegna il Vangelo, sono le pietre miliari per ricostruire una nuova umanità, la società del gratuito, la civiltà dell’amore.

D. – Colpisce particolarmente questo grido della famiglia Crisafulli, visto che in passato, il caso Crisafulli era stato testimonianza di vita. Adesso sembra quasi esserci una disperazione più vicina alla rinuncia, alla morte...

R. – Sì, è la disperazione della solitudine, di chi comunque crede nella vita, in un momento di grande assenza che loro percepiscono. Forse è anche, penso, una provocazione, per coloro che sono preposti a sostenere queste famiglie, che sono decine di migliaia in tutta Italia, che con dedizione e con amore, con responsabilità nella ferialità, sono vicini ai loro figli, perché veramente vengano messe delle risorse a favore della cultura della vita e non della morte.

D. – Ma quanto c’è effettivamente un’assenza delle istituzioni?

R. – Io penso che sia le istituzioni pubbliche che la Chiesa, soprattutto nel contesto italiano, hanno sempre dato delle risposte per la vita. Certamente, negli ultimi anni le istituzioni pubbliche purtroppo mettono le loro strutture anche a servizio della morte.

D. – Questo appello porta alla luce come, nonostante i mesi passino, ogni volta che si presenta un caso estremo – prima quello Englaro, poi questo – sembra quasi essere ancora al punto di partenza...

R. – Sì, perché ci si sofferma più sui principi ideologici che non sulla risposta, su un sostegno alla vita reale. Come diceva il nostro carissimo fondatore, don Oreste Benzi, un popolo che non sa stare al passo dei deboli e dei piccoli e che lascia indietro gli ultimi non è un popolo, ma è un’accozzaglia di gente. I nostri governanti hanno il dovere di rispondere al grido di queste famiglie e far sì che lo Stato risparmi dei denari tenendo presso di sé i propri cari.

D. – Quanto c’è il rischio che questa vicenda ora venga strumentalizzata?

R. – La strumentalizzazione è sempre dietro l’angolo. E’ tempo di finire con queste contrapposizioni. E’ tempo di unirsi per dire sì alla vita: un sì concreto. Noi dobbiamo destinare le risorse della nazione alla famiglia, che è ancora il cuore pulsante della società.

D. – Può essere anche questa l’occasione per chiedere di accelerare i tempi, per una riflessione chiaramente ponderata e matura su una legge in questa materia?

R. – Sì, certamente. La legge però deve essere per la vita. Purtroppo, invece, le lobby, che hanno anche degli interessi economici, hanno una grossa influenza. Quindi, non sempre si arriva poi a fare delle leggi a servizio della vita, ma piuttosto leggi a servizio di potentati economici che hanno degli interessi molto forti.
31.1.10

La Chiesa ricorda San Giovanni Bosco, maestro dei giovani

Oggi la Chiesa ricorda San Giovanni Bosco: grande apostolo dei giovani e fondatore della famiglia salesiana, ha elaborato un metodo educativo ispirandosi a San Francesco di Sales. Proclamato santo il giorno di Pasqua del 1934, Giovanni Paolo II lo ha dichiarato padre e maestro della gioventù.

RadioVaticana - Ma come si è accostato don Bosco ai giovani? Lo spiega, al microfono di Tiziana Campisi, don Cesare Bissoli, salesiano:

R. – Don Bosco è stato un sacerdote piemontese, che è morto a Torino nel 1888. Aveva già da ragazzo una propensione a stare con gli altri ragazzi, ad aiutarli, a correggerli, con molto spirito cristiano. Era stato educato molto cristianamente. La sua è stata una vocazione adulta: è diventato sacerdote nel 1841. Visitò le carceri e vide questi ragazzi che venivano da fuori; era il periodo industriale di Torino. Venivano dalle valli, avevano il lavoro, ma non sapevano dove andare. Erano poveri di cultura, poveri in tutto, anche di fede, anche se era una fede tradizionale. Ma soprattutto non erano accolti da nessuno. Allora don Bosco ebbe l’idea dell’oratorio. L’oratorio in sé esisteva già prima, ma lui lo “inventò” nella formula di accogliere questi ragazzi, li ospitò e da lì partì tutta l’opera. Voleva fare di quei ragazzi degli onesti cittadini e buoni cristiani, che avessero un titolo di studio e un lavoro, che imparassero un mestiere. Lui li accoglieva, faceva catechismo, nello stile di un’estrema presenza, buona, positiva, paterna, in mezzo a loro. Partendo da questo, verso il 1855, lui pensò ad una Congregazione.

D. – Che cosa caratterizza la personalità di Don Bosco e perché, in tanti, hanno seguito il suo esempio?

R. – La sua personalità era carismatica, ma il suo era un carisma del quotidiano. Don Bosco senza i ragazzi - ragazzi difficili, poveri - non è Don Bosco. Partiva dal principio: “Basta che siete giovani, perché io vi ami assai”. Il concetto di amore è quello di un amore “educante”, proprio nel senso letterale di stare con questi ragazzi, volerli educare. Questa esperienza pratica - e dunque non teorica - in mezzo ai giovani, ha attirato altri giovani e ha fatto la Congregazione.

D. – I salesiani oggi che cosa propongono di Don Bosco? Cosa vogliono far conoscere ancora di lui?

R. – Ripartire da Don Bosco per attuare questo metodo di educazione dei ragazzi, stando in mezzo a loro, come fatto principale, fondamentale del nostro carisma; essere religiosi per questo.

D. – Nel giorno della festa di Don Bosco, quale lezione cristiana apprendere?

R. – Il Papa ci ha parlato di emergenza educativa, dunque educare i ragazzi con la pienezza della fede cristiana è essere veramente cristiani. Il cristiano oggi è tale se educatore. Evangelizzare educando, educare evangelizzando: questi sono i binomi tipici dell’azione di Don Bosco.

D. – Quale incoraggiamento invece per i giovani?

R. – Sappiano di essere amati. Tanti giovani oggi si sentono soli. Questo è il vero problema che noi avvertiamo: questa solitudine. E anche coloro che vivono bene - nel senso che non delinquono - non hanno ideali e sono miniere chiuse. Le loro risorse non sono esplorate. Non basta amare i giovani, serve invece che i giovani si sentano amati.
31.1.10

Traffico di bambini ad Haiti: arrestati 10 cittadini Usa

Traffico di bambini ad Haiti: dieci cittadini americani sono stati arrestati dalla polizia locale mentre nel caos del dopo-terremoto, stavano cercando di portare via dal Paese 33 bambini da immettere in un possibile circuito di adozioni illecite. Intanto, almeno 600 mila haitiani vivono nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince, mentre 235 mila sfollati sono stati accolti da famiglie in altre città.

RadioVaticana - La Croce Rossa italiana da parte sua ha costruito un campo per fornire 1500 pasti al giorno. Claudio Cavallaro ha raggiunto telefonicamente ad Haiti il portavoce del Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, Tommaso Della Longa.

R. – La situazione attuale, per quanto riguarda l’intervento umanitario, è fortunatamente in via di miglioramento. Come Croce Rossa Internazionale, in questa settimana, abbiamo raggiunto diecimila nuclei familiari in più e distribuiamo poco più di un milione di litri d’acqua potabile al giorno alla popolazione e abbiamo attivato due ospedali da campo.

D. – La Croce Rossa Italiana pochi giorni fa ha inaugurato un campo...

R. – Un team di esperti logisti della Croce Rossa è arrivato a Port-au-Prince e a 500 metri dall’aeroporto ha costruito un campo di 11 ettari, che si chiama Campo Italia, dove alloggeranno i 300 operatori della Croce Rossa Internazionale che opera qui a Haiti. La Croce Rossa Italiana ha aperto anche una cucina che garantisce 1500 pasti al giorno e due linee di potabilizzazione dell’acqua.

D. – Dal punto di vista sanitario come state operando?

R. – L’ospedale da campo, la sala operatoria della Croce Rossa è stata montata all’interno dell’ospedale centrale di Port-au-Prince ed è diventata praticamente il punto di riferimento di quello che è rimasto dell’ospedale centrale della città.

D. – Il campo che avete allestito prevede anche delle tende, che possano ospitare i terremotati?

R. – In questo momento no, anche perché adesso si sta sostanzialmente cercando di fare un punto della situazione con il censimento dei campi nati spontaneamente, per capire esattamente quale sia il bisogno. Il vero problema è che ai primi di giugno inizia la stagione delle piogge e quindi i campi attendati devono sparire.

D. – La Croce Rossa Italiana ha regalato a quella haitiana una tenda che fungerà da scuola per l’infanzia...

R. – L’abbiamo regalata perché la first lady ci ha raccontato il bisogno di ricostruire la scuola, un centro ricreativo per l’infanzia, per cercare di dare una sorta di normalità ai bambini e noi senza pensarci un attimo gliel’abbiamo donata.
31.1.10

Ricordo 'popolare' di Howard Zinn

Il mondo ha perso un campione di pace, di umiltà, di onestà, un esempio di come le parole e i buoni propositi si possano vivere, sulla propria pelle, sempre e comunque, per creare una vita migliore per tutti

PeaceReporter - Howard se ne è andato... A 87 anni, a modo suo, ovviamente con un sorriso, mentre, sotto il sole, nuotava in piscina a Santa Monica. Tutto sommato un bel modo per "andare". Tante sono le persone famose e importanti che hanno già scritto e che scriveranno della sua morte, della sua vita, con parole e su piattaforme più altisonanti di queste. Perchè Howard Zinn ha rappresentato, è stato, tante cose, per tante persone: professore, scrittore, ispirazione, amico, nemico (delle ingiustizie, e di coloro che le promuovono), infaticabile eroico promotore di una cultura di pace e giustizia per tutti, soprattutto per quelli dimenticati dagli altri-lui che la guerra l'aveva vissuta sulla sua pelle, e che aveva visto e capito le conseguenze umane delle bombe sganciate dal cielo.

Per me, Howard era un amico, un confidente, il mio nonno "adottivo", compagno di avventure in giro per l'Italia e l'America, spesso per Emergency, di cui, naturalmente, condivideva visione, missione, voglia di fare e di cambiare.

A dispetto di tutto - del cinicismo, delle prevaricazioni, della continua distruzione dei principi di pace, degli insulti che gli piovevano addosso, vitriolici, da più parti - Howard era sempre sorridente: anche dopo la morte della sua amata Roz (sua moglie Roslyn Zinn, pittrice e maestra, sua compagna ed ispirazione per 64 anni insieme), che lo ha invecchiato di 20 anni in pochi mesi; anche dopo un'operazione alla colonna vertebrale andata non troppo a buon fine; lui era sempre in giro, stanco ma felice, sempre disponibile, sia per le stelle di Hollywood con cui ha creato un documentario (The People Speak, appena uscito), che per gli studenti dei licei e delle universià in giro per tutti gli States, che andava a visitare spesso. C'era sempre qualcosa da fare, qualcosa di buono da dire, una possibilità per essere esempio concreto del come fare e vivere la pace.

L'ho sentito qualche giorno fa, stava bene, e si parlava di trovarci in Italia a Maggio, per un evento di Emergency a cui, invitato dal caro amico Gino, contava di partecipare. C'eravamo visti un paio di volte l'estate passata: a Cape Cod, per la prima di The People Speak, e a casa sua fuori Boston, per un weekend speso a divertirci, a parlare di vita, e a fare scorpacciate di cibo come fossimo adolescenti. Volevo allora un tatuaggio sul braccio, e lui, generoso come al solito, dopo avergli spiegato cosa ci sarebbe stato scritto e perchè, mi ha detto di prendere la sua automobile, e di fare quel che dovevo fare: lui intanto si sarebbe fatto un pisolino; che gli facessi vedere il risultato quando tornavo. Howard mi faceva sempre ridere e sorridere.

Il mondo ha perso un campione di pace, di umiltà, di onestà, un esempio di come le parole e i buoni propositi si possano vivere, sulla propria pelle, sempre e comunque, per creare una vita migliore per tutti.

Io ho perso il nonno. Un amico sincero, compagno di merende a base di pizza, cibo cinese a domicilio, tazzone di fiocchi d'avena caldi con tantissimo burro (e nient'altro, come piacevano a lui), buon vino rosso ("Italiano, of course!").

Scrivo da Taipei, qui in Asia, un continente che a Howard è sempre piaciuto molto, e di cui parlavamo spesso. Mi viene in mente di come, secondo i Buddhisti, nel mondo esistano persone che, pur avendo raggiunto l'illuminazione e potendo quindi lasciarsi dietro la realtà delle sofferenze umane, decidono di rimanere "tra noi" per ispirare e aiutare gli altri, per portare felicità a quelli attorno a loro. Li chiamano Bodhisattva, e le loro caratteristiche principali sono la saggezza e la compassione infinita, l'amore per gli altri.

Dopo Teresa (grande amica di Howard, e nostra), ne abbiamo perso un'altro.

Ma anche lui, come Teresa, rimane comunque con noi.

E gliene siamo grati.
31.1.10

AIRC – 30 Gennaio 2010: dove trovare le Arance della Salute

Presentiamo oggi la prima iniziativa dell’anno, importante non solo perché può garantire importanti finanziamenti alla ricerca sul cancro ma anche perché ci permette di comunicare i progressi scientifici per affrontare una problematica rilevante che vede il 30% dei tumori correlato a una errata alimentazione.

IlGiornaledelFriuli - Le Arance della Salute, in particolare le Rosse di Sicilia, in distribuzione sabato prossimo ‐ 435.000 reticelle di 3 chili ognuna saranno offerte sulle piazze italiane dai volontari AIRC a 9 euro ‐ sono diventate il simbolo della corretta alimentazione grazie ai loro valori nutrizionali, ma non solo: sottolineano anche come nessuna composizione messa a punto in laboratorio possa mimare l’effetto di una dieta bilanciata. Da qui il titolo un po’ provocatorio di questo incontro: “Il 30 gennaio la salute in piazza con le Arance di AIRC … prima che in farmacia”. Il Presidente Sierra apre l’incontro ricordando che questa iniziativa è nata con le arance siciliane nel lontano 1989 e, oramai da 16 anni, si avvale della preziosa collaborazione della Regione Siciliana. Il contributo della Regione Siciliana, sommato alla generosa disponibilità dei nostri volontari che affluiscono in più di 2000 piazze italiane per distribuire le arance, ci permette di ridurre sensibilmente i costi dell’iniziativa, garantendo così più fondi alla ricerca. Con i 4 milioni di euro che ci auguriamo di raccogliere sabato 30 gennaio, AIRC costituirà il primo “plafond” che verrà via via incrementato nel corso dell’anno dalla raccolta corrente, per finanziare i nostri Investigator Grants, il vero “asse portante” della ricerca italiana sul cancro. Saranno progetti ‐ nel 2009 ne abbiamo potuti finanziare 454 rigorosamente selezionati dal sistema del Peer Review ‐ che riguardano tutti gli aspetti della ricerca oncologica, da quella considerata più di base a quella clinica ed epidemiologica. Proprio di Epidemiologia si parla oggi. Sabato 30 gennaio con Le Arance della Salute vengono gettate le prime basi per garantire la continuità di tutte le ricerche meritevoli di finanziamento.
Michele Lonzi, Capo di Gabinetto dell’Assessorato alle Politiche Agricole e Alimentari della Regione Siciliana, interviene a nome dell’Assessore Giambattista Bufardeci – chiamato a Roma per impegni istituzionali – per portarne il messaggio. Lonzi sottolinea il piacere di essere, con la Sicilia, anche quest’anno a fianco di AIRC: «E’ diventato un appuntamento tradizionale, quello delle “Arance della Salute”, ed è per noi un motivo di orgoglio partecipare a questo programma che, anno dopo anno, sostiene la ricerca contro il cancro, promuovendo al tempo stesso comportamenti alimentari corretti e sani. Le proprietà delle Arance Rosse di Sicilia – prodotto di eccellenza che testimonia l’antica passione di una cultura contadina che va sostenuta e rilanciata – sono il miglior testimone di quella dieta mediterranea considerata da medici, scienziati e nutrizionisti la base per un progetto di vita più sana. Bisogna tornare all’antica saggezza di un tempo e riportare la cultura dei prodotti della terra».
Alberto Costa, chairman dell’incontro, prima di dare la parola ad Anna Villarini sottolinea come oggi gli approcci verso la problematica dei tumori causati da un errato stile di vita siano multidisciplinari: da una parte si deve correggere il rischio adottando un migliore stile di vita e dall’altra si può offrire la possibilità di fare ricorso alla cosiddetta farmaco prevenzione, per prevenire determinati tumori.
Negli ultimi cento anni è avvenuto un grande cambiamento nel modo di vivere e di mangiare dell’uomo occidentale. Una dieta ricca di cibi troppo raffinati, un consumo elevato di prodotti animali e uno stile di vita sedentario hanno portato allo sviluppo di numerose patologie cronico‐degenerative, un tempo poco frequenti. Il metodo più efficace per prevenirle sembra quindi essere quello di adottare un’alimentazione

dove trovare le arance clicca quì

30.1.10

Joint venture tra Australia e Cina per ferro, uranio e metalli rari

La Venus Resources, un'impresa geo-mineraria australiana, ha annunciato di aver trovato un accordo per la sottoscrizione di azioni e la realizzazione di una joint venture con la HD Mining & Investment Pty, una filiale dell'Ufficio provinciale di geologia e dei minerali della provincia cinese dello Shandong, che avrà una partecipazione nell'impresa australiana di circa il 7% del capitale.

GreenReport - Secondo quanto scrive l'Australian Associated Press, dopo l'accordo con l'ente cinese le azioni della Venus hanno fatto un balzo di 19 centesimi di dollaro australiano l'una, il 36% in più, raggiungendo i 79 centesimi «Venus acquisirà 4 milioni di dollari piazzando due milioni di azioni a 2 dollari australiani l'una (1,8 dollari) alla HD Mining & Investment Pty Ltd, alla filiale dello Shandong Provincial Bureau of Geology and Minerals. Questo darà alla HD Mining una partecipazione di circa il 7% nella Venus. HD Mining otterrà anche una partecipazione del 50% partecipazione nel progetto Yalgoo iron della Venus in Western Australia per una spesa di 8 milioni di dollari da versare in due anni. Le offerte sono soggette ad approvazione Le offerte sono soggette ad approvazione da parte Foreign Investment Review Board (Firb) dell'Australia».

Recentemente la compagnia mineraria australiana ha esteso le sue esplorazioni alla ricerca di ferro di elevata qualità, di metalli preziosi e di uranio, concentrandosi soprattutto su una zona ricca di minerali dell'Australia occidentale molto attiva dal punto di vista geologico.

L'interesse delle istituzioni cinesi (che maschera investimenti diretti dello Stato all'estero) verso le imprese minerarie australiane non è nuovo: la stessa HD Mining & Investment Pty ha acquisito anche quote di minoranza della Bauxite Resources di East Perth, una compagnia mineraria specializzata nell'estrazione di bauxite ed alluminio.

Quel che fa soprattutto gola ai cinesi è l'uranio dell'Australia, che ospita il 40% delle sue risorse mondiali più facilmente accessibili, l'entrata in aziende come la Venus potrebbe servire come cavallo di Troia per farsi aprire le porte di giacimenti che il governo laburista di Canberra non intende sfruttare per avviare un'industria nucleare e sui quali ci sono molte e forti perplessità ambientali rispetto allo sfruttamento per rifornire il mercato estero.

30.1.10

In tutto il mondo messe e preghiere per la pace in Terra Santa

In oltre 550 città del mondo Domenica si celebreranno messe e si reciteranno preghiere in occasione della II Giornata internazionale per la pace in Terra Santa.

Agenzia Misna - “L’iniziativa, per il secondo anno successivo, nasce dalla volontà di impegnarsi in modo concreto e forte per vivere una giornata intensa di preghiera a favore della pace in Terra Santa” sottolineano gli organizzatori, tra i quali l’apostolato Giovani per la Vita, l’associazione nazionale Papaboys e i gruppi di Adunanza eucaristica. “La preghiera comunitaria - ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, nel suo messaggio in vista della Giornata - ha una forza particolare. Grazie a tutti voi, in modo particolare voi giovani, che senza esitare e con molta generosità vi riunirete, in tanti parti del mondo, per una sincera e intensa preghiera (…) in difesa del dono della pace, tanto prezioso quanto fragile”. Gli organizzatori ricordano il viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa nel Maggio scorso; durante quella visita, in più occasioni il Pontefice aveva invocato la necessità di ristabilire la pace nella regione. Al presidente di Israele, Shimon Peres, Benedetto XVI aveva detto: “Non più spargimento di sangue! Non più scontri! Non più terrorismo! Non più guerra! Rompiamo il circolo vizioso della violenza. Possa instaurarsi una pace duratura basata sulla giustizia, vi sia vera riconciliazione e guarigione”.

30.1.10

"Rompiscatole". La classifica per salvare il tonno

Greenpeace lancia la classifica "Rompiscatole" sulla sostenibilità del settore del tonno in scatola

GreenPeace — Cosa c'è davvero nelle scatolette di tonno? Lo svela la nostra classifica "Rompiscatole". Abbiamo valutato 14 dei marchi di tonno in scatola più famosi in Italia e ben 11 finiscono "in rosso" perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto. Zero in pagella per MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo. Meglio per Coop, ASdoMar e Mare Blu! Il tonno in scatola è la conserva ittica più venduta in Italia e nel mondo. Pochi sanno, però, che per pescarlo si utilizzano spesso metodi distruttivi come i palamiti e le reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (o FAD), responsabili della cattura accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali, e di esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni.

Per raccogliere informazioni sulla sostenibilità delle scatolette, abbiamo inviato un questionario alle aziende e sulla base delle risposte pervenute abbiamo elaborato la valutazione. Zero a Tonno MareAperto STAR e Consorcio per la loro assoluta mancanza di trasparenza: le aziende si sono rifiutate di rispondere al questionario. 0,7 a Nostromo che fornisce ben poche informazioni sulla provenienza del tonno utilizzato.

Riomare guadagna qualche punto in più, perché dimostra di avere informazioni precise sull'origine dei propri prodotti, ma si trova comunque in basso, non avendo adottato precisi criteri di sostenibilità nella scelta del tonno utilizzato. Il punteggio più alto va a Coop, ASdoMar e Mare Blu, le uniche che hanno adottato una politica scritta per l'approvvigionamento sostenibile.

ASdoMar, inoltre, è uno dei pochi che, in metà dei propri prodotti, utilizza il tonnetto striato – specie considerata in buono stato - pescato con metodi sostenibili (lenza e amo).

Cambiare è possibile. Quando i consumatori hanno sollevato il problema delle catture dei delfini, l'industria ha risposto positivamente e ora quasi tutto il tonno in scatola venduto in Italia è "dolphin safe", ma purtroppo non basta.

Le decisioni dei produttori di tonno in scatola e della grande distribuzione organizzata possono davvero trasformare il mercato. La soluzione esiste, e prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, come è successo per il tonno rosso del Mediterraneo, bisogna eliminare gli attrezzi pericolosi, ridurre lo sforzo di pesca e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie.
30.1.10

Dichiarazioni di Don Luigi Ciotti sul CdM di Reggio Calabria

Il presidente di Libera si esprime positivamente sull'agenzia nazionale sui beni confiscati voluta dal Consiglio dei Ministri

LiberaInformazione - incisiva la legge sulla confisca dei beni dalla fase del sequestro a quella della destinazione d'uso va nella direzione che Libera chiede da anni . Un' agenzia che deve accorciare i tempi e ridare ordine a tutta questa materia ma che deve essere accompagnata da ulteriori provvedimenti come un testo unico in materia della confisca dei beni; il rafforzamento degli strumenti per le indagini patrimoniali e non ultimo, che venga data concreta attuazione a quella norma approvata nella Finanziaria del 2006 che prevede la confisca dei beni ai corrotti ed il loro riutilizzo ai fini sociali di cui non sappiamo piu' nulla. Ci sono ancora tante criticità e interrogativi che aspettano delle risposte: il 36% dei beni confiscati alla criminalità organizzata è sotto l'ipoteca delle banche e il 30% è occupato dagli stessi mafiosi o da loro prestanome cosi come la difficoltà di stare sul mercato delle aziende confiscate, la maggior parte delle quali sono rimaste chiuse e fallite. Speriamo che l'agenzia sia capace di dare risposte a questi interrogativi. Valuteremo nel dettaglio e nel merito l'operatività dell'Agenzia anche se riteniamo che la possibilità di vendere i beni confiscati ha rappresentato per il Governo un atto di debolezza. La vendita non è un dogma, puo' esser usate per per poche eccezioni ma non puo' diventare una regola. Quell' emedamento ha scalfito il principio della legge Rognoni-La Torre per cui l'utilizzo sociale del bene confiscato è un segno di grande valore che ha reso il bene mafioso un bene condiviso e che non puo' ritornare ad essere un bene esclusivo.
30.1.10

Arriva sul piccolo schermo il film su Sant'Agostino

La storia di Sant’Agostino arriva sul piccolo schermo. La propone in prima serata, domani e lunedì, Rai Uno. Una sintesi della pellicola è stata proiettata a Castel Gandolfo il 2 settembre scorso; la produzione ha voluto offrire a Benedetto XVI l’anteprima perché il Dottore della Chiesa vissuto tra il IV e V secolo è l’autore da lui più citato. Nel 2006, tra l’altro, proprio il Pontefice, durante un’intervista alla Radio Vaticana, aveva suggerito una trasposizione cinematografica sulla vita del vescovo di Ippona perché molto attuale per il grande pubblico. Interpretato da Alessandro Preziosi e da Franco Nero, ora Agostino si farà conoscere in tv, e non mancherà la madre Monica interpretata da Monica Guerritore.

RadioVaticana - Chissà quanti si riconosceranno nella tormentata ricerca della verità di Sant’Agostino, nei suoi interrogativi su Dio, nella sua vita così immersa nel mondo, tra studi, piaceri, ambizioni. Non si aspetti il pubblico una fiction che ricalca fedelmente le Confessioni - l’autobiografia di Agostino – ma si sa, a volte le esigenze del set richiedono licenze, che forse volentieri si possono concedere se l’intera produzione riesce a far conoscere un vescovo vissuto secoli fa ma così incredibilmente vicino all’uomo di oggi. Ma quali le impressioni di un agostiniano? Padre Gianfranco Casagrande, priore provinciale degli Agostiniani d’Italia: “La mia sensazione, come agostiniano, è che il film centra soprattutto il grande valore di Agostino come ricercatore della verità, quindi innamorato di questa verità che ricerca poi in tutte le esperienze di vita che farà. Il film sviluppa molto bene questa tematica. Non emerge il valore dell’amicizia e, soprattutto, manca nel film l’aspetto delle comunità, degli amici, la comunità monastica che Agostino volle continuamente presso di sé, perché per lui l’amicizia è il valore grande che è capace di legare le persone tra di loro, è il grande valore che riesce a far superare anche i conflitti”.

Avrà tre volti Agostino in tv: sarà adolescente con Matteo Urzia, l’inquietudine e la conversione saranno interpretate da Alessandro Preziosi, mentre l’intensità dello sguardo di Franco Nero mostrerà il vescovo di Ippona in età avanzata. E proprio a Franco Nero abbiamo chiesto un parere sul grande Padre della Chiesa:


“Io penso che sia il santo più completo che abbiamo avuto. A me, ma direi anche a tutti noi, oggi lascia un grande segnale, a parte le Confessioni che dovremmo leggere tutti quanti. In più, penso che sia un santo che può insegnare l’onestà, il comportarsi bene, cioè, dà degli insegnamenti incredibili”.

Uno speciale ricordo merita quella donna di cui non conosciamo il nome, che ha reso Agostino padre e che per 14 anni è rimasta al suo fianco, serbandone travagli interiori e donandogli amore smisurato. Quella ragazza che Agostino incontra a Cartagine sarà la bella Serena Rossi, nel film Khalidà:

R. - Una donna forte, sempre presente in tutti i momenti difficili di Agostino. È lei che decide di lasciarlo quando capisce di poter essere un ostacolo per la sua carriera politica. Vede le sue ambizioni, la sua inquietudine, la sua ricerca costante del senso della vita, della verità. Per me questa è una grandissima dimostrazione d’amore.


D. - Una donna comunque che ha saputo essere alla pari con Agostino se ha avuto questa forza e capacità…


R. - Assolutamente sì. Stare accanto a un uomo come lui non deve essere stato semplice e gli è stata accanto con amore e con forza.


D. – Quanto è stato difficile interpretare il momento del distacco?


R. – Quanto ho pianto! Mi ricordo il regista che ha dato lo “stop” perché mi è venuta una crisi di pianto. Lui mi ha abbracciato forte e mi ha tenuta lì: non riuscivo a calmarmi, forse anche perché sono molto legata alla mia famiglia e quindi questo mi ha aiutata a capire come si può sentire una madre nel momento in cui abbandona il figlio.

D. - Che cosa le ha lasciato questa donna?

R. – Questa grande forza. Io sono fidanzata e mi rapporto in maniera diversa adesso nella vita di coppia.

Noi auguriamo ai telespettatori buona visione, suggerendo di schiudere il cuore alle parole di Sant’Agostino disseminate nelle due puntate della miniserie, ma rimandando ai suoi scritti per lasciarsi arricchire da un’esperienza di vita straordinariamente avvincente.
30.1.10

Genitori sul piede di guerra

Intervista a Valeria Corbella, presidente di "Genitori anti-smog", in attesa della manifestazione di domani mattina, ore 10.30, di fronte palazzo Marino

PeaceReporter - In attesa della manifestazione "ora (d')Aria", organizzata per domani alle 10.30 di fronte alla sede del comune di Milano dai "Genitori anti-smog" Peacereporter ha intervistato la mamma presidente Valeria Corbella per sapere cosa chiederanno domani agli amministratori locali i cittadini che hanno a cuore la salute dei loro figli.

Presidente, la vostra organizzazione ha come obiettivo principale la salvaguardia della salute dei bambini. Quali sono i maggiori problemi di salute che colpiscono i più giovani a causa dell'inquinamento?

Ormai sono su tutti i giornali. I medici continuano a dividere gli effetti delle patologie da inquinamento fra quelli acuti e quelli a lungo termine. I primi si manifestano sottoforma di tosse, bruciore agli occhi e polmoniti. Gli effetti a lungo termine vanno dall'otite ad alcune forme di leucemia. Provi a pensare a cosa respira un bambino in passeggino che, praticamente, è all'altezza dei tubi di scappamento delle automobili.

L'opposizione milanese ha occupato il consiglio comunale e "La Repubblica" ha sostenuto che il livello d'allarme è stato superato di nove volte. La situazione smog a Milano è davvero così allarmante?

I nostri vertici hanno minimizzato in modo triste tutta la questione. Penso al governatore Formigoni che continua a fare occultamento di dati per non affrontare il problema. Ormai anche lo stesso utente milanese si è rassegnato al livello d'inquinamento elevatissimo che si tocca in città. Ci siamo liberati del fumo nei luogi pubblici ma non riusciamo a eliminare l'uso idiota dell'automobile.

Nel 2008 avete raccolto migliaia di firme. Quali risultati concreti avete ottenuto?

Esistiamo da nove anni ma siamo un'organizzazione piccola e abbiamo sbattuto spesso e volentieri con grossi muri politici e burocratici. La battaglia, vinta, di cui andiamo più fieri è quella per non fare pagare il biglietto ai bambini sull'autobus.

Cosa chiederete nella manifestazione di domani a Palazzo Marino?

Abbiamo una petizione dove chiediamo che vengano attuate misure d'emergenza e misure strutturali. Sosteniamo un rafforzamento dell'ecopass che dev'essere imposto a tutti e allargato alle altre zone milanesi. Bisogna superare gli attuali 8 chilometri quadrati del solo centro storico e diminuire la velocità consentita in tangenziale a 80 km per produrre meno fumi inquinanti. Sa che a Londra pagano venti euro tutti gli autoveicoli che non hanno il filtro antiparticolato?

È solo un problema di autovetture dunque?

Tutt'altro. Noi crediamo che bisogna liberare in primo luogo i mezzi pubblici per dare al cittadino una valida alternativa all'uso dell'automobile. È necessario aumentare il reticolo di corsie preferenziali per i mezzi di superfice. Se gli autobus non sono veloci è ovvio che nessuno li prenderà mai. Io, per esempio, ora le sto parlando da un tram che ho aspettato per 15 minuti. Poi bisognerebbe potenziare i parcheggi d'interscambio con i mezzi pubblici ce ne sono tanti completamente vuoti perchè l'utente non può aspettare decine di minuti l'autobus di collegamento.

Tutto qui?

Magari. Pensi alle biciclette. Non ci sono rastrelliere di fronte ai luoghi pubblici e il reticolo delle piste ciclabili è inesistente quando basterebbe sfruttare lo spazio attualmente usato per creare doppie file illegali.

La vostra piattaforma è molto simile a quella dell'opposizione comunale.

Si è vero. Ma mi lasci dire che noi siamo completamente apolitici e apartitici.

Qual è il contributo che deve dare la società civile per risanare l'ambiente?

Abbiamo in cantiere un'idea che si chiama "auto-disciplina". Chiederemo a tutti di lasciare la macchina a casa e girare con una spilla che attesti la buona volontà, che sensibilizzi gli altri a fare altrettanto. Milano è piana ed è un piacere circolarvi in bici, ma i ciclisti corrono rischi quotidiani dovuti agli incidenti. È qui che deve agire l'amministrazione.

Mi scusi, ma i pendolari come faranno?

Non parlo da mamma di lusso del centro storico. So bene cosa devono sopportare i pendolari. La pianificazione degli anni passati ha tenuto conto solo dell'uso dei mezzi privati per spostarsi. Ammetto che è una situazione molto difficile da recuperare nei tempi brevi ma possiamo farcela.
30.1.10

'Restituirò il Cile ai cileni'

"Il 13 dicembre 2009 abbiamo ottenuto una vittoria storica: il nostro Movimento è stato capace di interpretare gli aneliti di cambiamento di un milione e mezzo di cittadini, in piena crisi di rappresentanza"

PeaceReporter - Marco Enriquez Ominami, 36 anni, è l'astro nascente della politica cilena. Figlio del leader del Movimento di Sinistra Rivoluzionaria, Miguel Enriquez, ucciso durante la dittatura, venne adottato Carlos Ominami, ora senatore del Partito Socialista del Cile. Militante fin da ragazzino tra le fila dei socialisti, ha deciso di dare un taglio alla politica sclerotica della Concertación, per correre da indipendente alle presidenziali, con l'idea di riformare la politica e il paese. Il risultato: ha ottenuto il 20 percento dei consensi e il suo elettorato si è dimostrato fatale per il futuro del Cile, che adesso è in mano alla destra di Piñera, che ha rifilato una sonora sconfitta alla vecchia coalizione. Lo abbiamo contattato e ci ha spiegato la sua idea di politica e di partito per un altro Cile, davvero democratico e alla portata di tutti.

Di Marco Enriquez Ominami - Il 13 dicembre 2009 abbiamo ottenuto una vittoria storica: il nostro Movimento è stato capace di interpretare gli aneliti di cambiamento di un milione e mezzo di cittadini, in piena crisi di rappresentanza. Il nostro Decalogo per il futuro è stato capace di rilevare nuove tematiche e di improntare con chiarezza il progetto di un nuovo paese in vista del Bicentenario. Siamo coscienti che ci è mancato il tempo per approfondire e diffondere in tutto il paese aspetti tanto centrali come quello dell'elezione di intendenti, del cambiamento del sistema politico, della rivoluzione in campo educativo e della salute, e quello della riforma tributaria, fra gli altri. Comunque, abbiamo smosso la coscienza dei cileni e abbiamo ottenuto un 20 percento di voti, con un elettorato invecchiato e incompleto.

La nostra voce la utilizziamo per denunciare le pessime e viziate pratiche politiche, delle quali molti di noi sono stati vittime. I partiti politici si sono trasformati in reparti opachi non deliberanti, e i suoi presidenti in capireparto convinti che di aver ricevuto l'incarico per grazia divina. I comitati centrali dei partiti e le giunte nazionale inglobano funzionari di governo, concessi per grazie dei presidenti di partito, in cambio della loro conversione in operatori. La Concertación, che ha conquistato la democrazia per i cileni non l'ha poi messa in pratica nei suoi partiti: un autoritarismo volgare e prepotente ha finito per annoiare i cittadini.
Un piccolo settore burocratico è andato appropriandosi dell'egemonia dei governi della Concertación. Quando noi 'discoli' abbiano voluto instaurare la libertà di dibattito nei nostri partiti di origine, è stato impossibile proprio per questo. L'intransigenza dei partiti ha impedito ogni discussione e isolato coloro che erano in disaccordo.

Alcuni funzionari, spinti dai partiti, si sono trasformati nei signori dei rispettivi dipartimenti, disprezzando, molto spesso, i cittadini più umili che magari si rivolgevano a loro per risolvere le loro più urgenti necessità di alimentazione, educazione, salute. Sebbene la maggioranza degli impiegati pubblici siano onesti e onorabili, ci sono stati casi di corruzione che offendono profondamente il desiderio dei cittadini di avere un Cile più giusto e meno discriminante.

L'anima della nostra epopea è consistita nel costruire sogni per la cittadinanza, le nostre utopie concrete, i nostri migliori impegni per costruire un Cile garante delle libertà, senza segregazioni e dove siamo noi cittadini - e non una élite - i fautori della nostra storia. Un Cile per tutti e non una riserva di caccia per i monopoli. Un Cile per tutti e non per gli speculatori di Borsa. Un Cile per tutti e non il giochino di potenti caste. Un Cile per tutti e non con cariche parlamentari a vita. Un Cile per tutti, dove la qualità dell'educazione e della salute sia uguale per i poveri e per figli di parlamentari e ministri.

Una persona mi disse una frase che mi impressionò molto: il nostro errore è stato non essere passati al ballottaggio. Questo è vero per due aspetti: primo, sono sicure che al ballottaggio noi avremmo vinto contro l'alternativa conservatrice. Secondo, il non aver passato il primo turno, anche se è spiacevole, ci permetterà di realizzare uno sforzo totale, che ci condurrà alla vittoria finale. Come disse José de San Martín, "una sconfitta combattuta conta di più di una vittoria casuale".

Siamo coscienti che, così come è successo durante l'epopea che abbiamo iniziato agli inizi del 2009 e che ha dato i suoi frutti, con il 20 percento dei voti il 13 dicembre, così dobbiamo continuare a scontrarsi con gli oracoli del pessimismo. Ci hanno ignorato, ci hanno detto che non esistevano, poi ci hanno accusati di non garantire la governabilità al paese perché non avevamo un partito politico, di essere carenti di ministri capaci, di avere collaboratori che erano dei "perfetti signor nessuno". Poi fra il 13 dicembre e il 17 gennaio è capitata una sorta di "moltiplicazione del pane e dei pesci". Un vero miracolo: i nostri candidati sono diventati i migliori del Cile, tanto che se li litigavano da entrambe le parti. E il nostro programma è diventato improvvisamente un vero progetto-paese, tanto che hanno cominciato a prendere le idee del nostro Decalogo per il futuro, per farle proprie.

Ma dato che noi concepiamo la politica come un ramo dell'etica e non solo come una tecnica di potere, non ci interessano le transazioni e non crediamo in una politica dove si vendono e si comprano le cariche. Noi ci rifiutiamo totalmente di negoziare il nostro appoggio a qualsiasi candidatura. E per questa indipendenza abbiamo pagato un presto molto alto, ma lo facciamo nostro fino all'ultima delle conseguenze.
È normale che molto politici del nostro paese credano che tutto abbia un prezzo e che in politica, come in Borsa, l'astuzia si limita a comprare a poco e a vendere a caro prezzo, è come dire che agiscono sempre con una logica di interessi patrimoniali.

Iniziamo una nuova tappa, sicuramente molto più difficile della prima - di nuovo riceveremo ingiurie, profezie pessimiste, scoramenti, ma supereremo ogni ostacolo, perché abbiamo già iniziato il cammino e mai penseremo di tornare sui nostri passi, non guarderemo né torneremo al passato. Non ascolteremo i canti delle sirene, che ci diranno che un partito senza parlamentari non può funzionare, non non raccoglieremo le firme sufficienti, che non saremo capaci di mantenerci nel tempo e con successo, che non potremo mai sconfiggere la logica destra-sinistra, conservatorismo-liberalismo, che l'inerzia che porta con sé la burocratizzazione dei partiti, colpirà anche il nostro. Niente ci tratterrà dal formare uno strumento di lotta che aggreghi al meglio le cilene e i cileni liberi e validi.

Li convoco per iniziare la formazione di un Partito, i cui unici proprietari saranno i cittadini. Se, in qualche momento, questa organizzazione si separerà dalla società civile, si scioglierà immediatamente. Il potere totale appartiene ai cittadini. Le cariche direttive dureranno al massimo due anni. Nessun dirigente potrà mantenersi in carica perché tutte le cariche saranno revocabili in base a referendum chiesti dai militanti. Ogni cittadino può aspirare a cariche direttive in questo Partito. Tutte le cariche di rappresentanza popolare verranno fuori dalle primarie, dove potrà votare qualsiasi cileno con più di sedici anni. Le cariche parlamentari non implicano nessun privilegio nel partito. Prima di accettare qualsiasi incarico elettorale si dovranno dichiarare beni e patrimonio. Le cariche pubbliche non possono essere fonte di arricchimento personale, quindi il partito veglierà sull'equità, basta sull'etica. In questo partito si metterà in pratica l'etica della responsabilità: i dirigenti, i parlamentari, i funzionari di governo, i militanti dovranno sempre render conto delle loro azioni davanti ai cittadini.

Invito tutti i cileni a partire da oggi a formare in ogni regione, comune e quartiere, in lungo e in largo per il Cile, gruppi di azione cittadina per partecipare all'elaborazione del nostro programma, statuti, raccolte di firme. La nostra regola sarà sempre la trasparenza e la democratizzazione senza soluzione di continuità. Con tutta la forza della storia, il ricordo dei rivoluzionari che hanno costruito il cammino del progresso e coscienti che il domani si decide adesso, cominciamo da subito.
30.1.10

Tony Blair difende la decisione di invadere l'Iraq: ''Nessun accordo segreto con Bush''

"Qui non si parla di una menzogna o di una cospirazione o di un inganno", ha dichiarato l'ex premier britannico

PeaceReporter - Nell'audizione davanti alla Commissione britannica che indaga sull'invasione dell'Iraq del 2003, l'ex premier britannico Tony Blair ha negato di aver mai stipulato "accordi segreti" con George W. Bush sull'intervento militare. Blair ha difeso con forza la scelta di partecipare all'intervento militare. "Qui non si parla di una menzogna o di una cospirazione o di un inganno", ha insistito, "è stata una decisione. E la decisione che dovetti prendere era: data la storia di Saddam, dato il suo uso di armi chimiche, dato il milioni di morti che aveva già causato, dati i dici anni di violazioni di risoluzioni Onu, possiamo prenderci il rischio di lasciare che quest'uomo ricostituisca i suoi programmi di armamenti o è un rischio che sarebbe irresponsabile prendersi?".
30.1.10

Giornata dei malati di lebbra. Mons. Zimowski: nessuna emarginazione

Educazione, solidarietà e strategie di lotta: è quanto chiede mons. Zygmunt Zimowski per debellare la lebbra in tutto il mondo. Per questo, il presidente del Pontificio Consiglio per gli Operator Sanitari ha diffuso un Messaggio per la 57.ma Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, che ricorre domenica prossima. Il presule lancia, inoltre, un appello perché i lebbrosi non vengano emarginati e la loro dignità non venga dimenticata.

RadioVaticana - Una malattia ‘antica’ il Morbo di Hansen, scrive mons. Zimowski, ma non per questo “meno devastante fisicamente e spesso anche moralmente”, in tutte le epoche e in tutte le civiltà. Solo nel 2009, ricorda il presule, sono stati registrati oltre 210mila nuovi casi. L’India è il Paese più colpito, ma la lebbra non risparmia il Brasile, l’Angola, il Bangladesh, la Repubblica Centrafricana e quella del Congo, il Madagascar. Per tutti questi malati, mons, Zimowski chiede riflessione e solidarietà perché non siano emarginati dalla vita sociale, condannati alla solitudine e alla paura. In una parola: dimenticati. “Quando si pronuncia la parola lebbra – scrive il presule – si suscitano sentimenti vari”: incredulità, ripugnanza, paura, ma anche quella pietà e quell’amore che “scaturiscono dall’atteggiamento attento e misericordioso di Gesù verso questi malati”.

Per questo, il presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari ricorda gli ‘apostoli dei lebbrosi’ come Raul Follereau e San Damiano di Veuster, che hanno promosso la dignità e i diritti dei malati, coniugandoli nell’amore per il prossimo. Oggi le cure per la lebbra esistono, si legge ancora nel Messaggio, ma esistono purtroppo anche i fattori che ne favoriscono il perpetuarsi, come la povertà, la fame, la mancanza di accesso alle medicine, l’ignoranza che aggiunge un “pesante stigma al già terribile fardello che la lebbra comporta, anche a guarigione avvenuta”. Di qui, l’appello lanciato da mons. Zimowski alla comunità internazionale e ai singoli Stati perché si sviluppino e si rafforzino “le necessarie strategie di lotta alla lebbra, rendendole più efficaci e capillari” e perché si proseguano le campagne di educazione e di sensibilizzazione sulla patologia. Infine, il presule ringrazia i missionari, i religiosi, i laici, le Ong, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per il loro impegno nello “sradicare questa e ed altre malattie dimenticate” e nel restituire ai malati “dignità, gioia e fierezza di essere trattati da esseri umani”.
29.1.10

A sud di Lampedusa: come cambiano i movimenti migratori

di Luisa Deponti del Centro Studi sull'Emigrazione di Roma

A prima vista sembra una buona notizia: secondo i calcoli dell'organizzazione Fortress Europe, ai confini dell'Unione Europea, in particolare nel Mediterraneo, nel 2009 sono morti meno migranti e potenziali richiedenti asilo rispetto agli anni precedenti. Certamente diversi fattori contribuiscono a questa evoluzione. Gli esperti fanno notare che a breve termine l'attuale crisi economica, con l'aumento della disoccupazione in Europa, scoraggia una parte dei possibili migranti dal mettersi in cammino. A lungo termine, invece, assume un ruolo rilevante la politica dell'Unione Europea volta ad aumentare i controlli ai suoi confini esterni, a stringere con gli stati vicini accordi di riammissione dei migranti irregolari e, infine, a sostenere con mezzi tecnici e finanziari i paesi di partenza e di transito perché blocchino loro stessi i movimenti migratori. Attualmente i numeri sembrerebbero confermare che i respingimenti attuati nell'Atlantico occidentale e nel Canale di Sicilia abbiano praticamente interrotto gli arrivi alle Canarie e a Lampedusa.

Rimangono, però, molte questioni aperte. La prima riguarda la probabilità che le rotte delle migrazioni cambino. Gli attuali paesi di transito, stanno diventando via via paesi di destinazione, come avviene in Nord Africa. Al tempo stesso gli itinerari si fanno più lunghi e complessi. Si è già registrato, ad esempio, un aumento dei passaggi al confine tra Turchia e Grecia, dove non transitano più solo persone provenienti dal Medio Oriente, ma anche africani.

Inoltre, ormai si moltiplicano le testimonianze drammatiche dei migranti o profughi bloccati nei vari paesi del Nord Africa. Come il caso di 31 somali che, ormai sulla rotta verso Malta, sono stati intercettati da una nave italiana e consegnati ai libici. Un volta in Libia sono riusciti ad inviare un messaggio al Refugee Service dei Gesuiti a Malta, avvertendo di essere in prigione. "Salvati", dunque, da un eventuale naufragio sono ora in uno dei carceri libici, noti per le violenze e le torture. In un altro di questi luoghi, 105 cittadini eritrei, che sono fuggiti dalla dittatura nel loro paese, invece di poter chiedere asilo, hanno ricevuto la "visita" di funzionari dell'ambasciata eritrea e costretti con la violenza a compilare dei moduli in vista del loro rimpatrio forzato. In Mauritania un centro di detenzione soprannominato "Guantanamito" è stato messo sotto accusa da Amnesty International per le condizioni in cui vivono gli 800 migranti irregolari reclusi.

È, poi, incalcolabile il numero dei morti nel Sahara, dove la sabbia ricopre in pochi giorni i corpi dei migranti. Come mostra un recente reportage del settimanale italiano Oggi, gli incidenti dei fuoristrada che trasportano i clandestini sono molto frequenti e conducono il più delle volte all'abbandono e alla morte dei viaggiatori. Attualmente, a causa dei respingimenti, è aumentato il flusso di ritorno di coloro che non hanno prospettive a nord. Dunque, il mancato viaggio in mare significa per molti un secondo attraversamento del Sahara verso sud. Chi rimane in Nord Africa, soprattutto se di pelle nera e di religione cristiana, può trovare forse lavoro, ma in condizioni di sfruttamento e di discriminazione molto forti.

Si può, dunque, affermare che alcune scelte politiche da parte europea hanno come diretta conseguenza la violazione dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati. Tuttavia, secondo il proverbio "Lontani dagli occhi lontani dal cuore", ben pochi sembrano preoccuparsene: in tempo di crisi economica la concorrenza per i posti di lavoro e soprattutto per le risorse sociali si fa più dura e il risentimento verso gli ultimi arrivati più forte. Si dimentica, però, che la causa della crisi non è da imputare all'immigrazione, bensì all'irresponsabilità dei settori finanziari. La ricerca del profitto ad ogni costo, senza attenzione per il bene comune, ha causato i gravi danni all'economia reale, di cui tutti portiamo le conseguenze, ma che pesano maggiormente proprio sulle spalle dei paesi più poveri. La voglia di solidarietà non è venuta meno: lo si vede nella generosità delle offerte raccolte per Haiti. La solidarietà si esprime, però, anche nell'attenzione ad una maggiore giustizia a livello globale, al rifiuto di erigere muri sempre più alti nelle nostre città e ai nostri confini, trovando nelle occasioni piccole come in quelle grandi strade per una maggiore condivisione con gli altri.
29.1.10

Libertà religiosa, l'Islam s'interroga

Non capita spesso di leggere sulla stampa della sponda sud del Mediterraneo - e per questo fa piacere - articoli di giornalisti musulmani che difendono la libertà religiosa dei propri cittadini cristiani. Ci sono stati almeno tre casi recentemente.

di Camille Eid

Terrasanta.net - Il primo è l'articolo uscito il 3 dicembre scorso sul quotidiano kuwaitiano al-Qabas. Vale la pena di tradurre alcuni stralci di quanto scrive la giornalista Dalaa al-Mufti. «Un putiferio si è scatenato quando la maggioranza di svizzeri ha approvato in un referendum di vietare la costruzione di minareti nelle moschee presenti nel Paese. E, come al solito, i nostri deputati hanno dato il proprio contributo alle reazioni rabbiose. [...] Non capisco perché mai noi abbiamo il diritto di vietare e di bandire, mentre gli altri no. [...] La domanda che si pone qui - aggiunge Mufti - è... vi dimenticate? Vi dimenticate che suonare la campane delle chiese è vietato in Kuwait? Vi dimenticate le campagne denigratorie contro i cristiani che si lanciano, ogni dicembre, sui giornali? Vi dimenticate le leggi che vietano di costruire chiese in alcuni Paesi arabi e di costruirne poche in altri Paesi? Vi dimenticate le invocazioni che si fanno al venerdì nelle nostre moschee e in cui chiediamo ad Allah di disperderli e annientarli? Vi dimenticate le fatwa che proibiscono di fare gli auguri ai cristiani in occasione delle loro feste? Vi dimenticate la legge che vieta di concedere la cittadinanza ai non musulmani, cui ci gloriamo d'essere il primo Stato ad averla emanata? La decisione degli svizzeri è razzista ed estremista, ma forse che il razzismo è lecito a noi e vietato a loro?».

Ci sono poi gli articoli usciti sul quotidiano turco Hürriyet in relazione alle proteste ufficiali contro le affermazioni fatte dal patriarca ecumenico di Costantinopoli in un'intervista tramessa dalla Cbs americana lo scorso 20 dicembre. In sostanza, Bartolomeo I lamenta il fatto che i greco-ortodossi «vengono trattati come cittadini di seconda categoria». Il giornalista Mehmet Ali Birand scrive che la Turchia «ha campato con le teorie della cospirazione per molti anni. Il patriarcato è stato considerato un'istituzione che intrufola piani di spartizione della Turchia affinché la Grecia possa invadere nuovamente il Paese (!). La gente pensa che, una volta accettata la presenza del Patriarca ecumenico, i cristiani creerebbero in Turchia un Vaticano. Questa assurda teoria è stata sostenuta dallo Stato, dai militari e da alcuni nazionalisti». Birand critica la mancata riapertura del seminario ortodosso, chiuso da 40 anni, con vari pretesti. «Nonostante il Trattato di Losanna e nonostante vi sia un diritto della minoranza, abbiamo ignorato la nostra firma. Avremmo potuto riaprirlo come scuola religiosa collegata al ministero della Pubblica Istruzione. Non l'abbiamo fatto». Il seminario è così diventato, afferma Birand, «un ostaggio» per forzare la Grecia ad accettare l'elezione del mufti nella Tracia occidentale. Questo ricatto Birand lo definisce «la nostra vergogna, una grande ingiustizia, un dispotismo». «Se non capiamo le altre religioni - conclude Birand - come possiamo aspettarci che l'Europa capisca l'islam?».

Un ultimo caso è la vignetta apparsa il 28 dicembre sul quotidiano algerino Liberté (www.liberte-algerie.com). Il vignettista Alì Dilem, bersaglio di numerose fatwa di morte e condanne giudiziarie per «diffamazione» delle istituzioni, vi presenta una croce vuota nel buio di una città algerina. I chiodi piantati sul legno e le orme di sangue sulla sabbia fanno supporre che l'uomo crocifisso abbia preferito staccarsi in fretta per fuggire. Il titolo-denuncia illustra il motivo: «Cristiani in Algeria, una Messa vietata in Cabilia».

29.1.10

Una francescana che percorse i tempi: Angelina dei conti di Marsciano

I nostri sensi percepiscono solo una parte infinitamente piccola dell'immenso universo, qualcosa di analogo avviene per l'universo della santità.

Fraticappuccini.it - Capita di tanto in tanto, ai meno distratti, di imbattersi in un nome sconosciuto, in un volto ugualmente sconosciuto, che tuttavia appare legato in modo fecondo alla storia di un popolo, di una regione, di un movimento di cui magari -lo si scopre man mano- ha accelerato il corso. Uno di questi volti, sconosciuto ai pili, e quello di Angelina dei conti di Marsciano. Frequentemente confusa con la sua illustre omonima, anteriore a lei di cento anni, Angela da Foligno, mistica e maestra spirituale, ha riposato come lei dalla sua morte nella stessa chiesa francescana, S. Francesco in Foligno. In realtà Angela e Angelina sono due differenti fiori, ciascuno con la sua vaghezza, di un variegato giardino, la famiglia di Francesco d' Assisi. Ultima di cinque figli, Angelina nasce intorno al 1357 nel castello di Montegiove a 20 Km da Orvieto. La sua esistenza è ben presto segnata dalla sofferenza: durante la sua infanzia in pochi anni muoiono il padre, conte Giacomo, il fratello maggiore Notto, la nonna paterna, Fiandina del casato dei Corbara, la mamma Alessandra, nobile senese. La sua famiglia poi fu coinvolta nelle lotte tra Orvieto e Perugia e successivamente nelle lotte interne che contrassegnarono le vicende dei Marsciano, infine, per mancanza di eredi diretti, si estinse sul finire del secolo XIV.

Queste vicende non ne fiaccarono la fede e la vitalità, anzi ne dilatarono il cuore e la introdussero nella contemplazione di Gesù Crocifisso, suo amore, e maturarono in lei la vocazione alla vita penitenziale vissuta in comunità aperte al mondo.

"Si ricordino di aver abbracciato Gesù benedetto povero e nudo in croce” si scriverà nelle più antiche Costituzioni della Congregazione da lei fondata, eco del suo insegnamento Tale invito, come perla preziosa del tesoro di famiglia, sarà custodita con cura e puntualmente riproposta nei vari testi legislativi che hanno scandito nei secoli la vita spirituale della sua famiglia religiosa.

Gesti che per lei lo sposo che sulla croce ha rivelato pienamente i lineamenti del suo volto: quelli di un amore senza limiti, forte come la morte, mite e universale, rivolto a tutti, a cominciare da quelli che lo inchiodavano alla croce. Questa verità" accolta e creduta con gioia, andava per Angelina testimoniata e annunciata con la presenza e il servizio affinché nessuno si sentisse escluso dall'amore di Dio manifestato in Gesti. E' la via nuova che si dischiude alla donna del. XV secolo .

E' stato detto che oggi il nuovo nome dell'eremo è " una distanza partecipe", Angelina ha vissuto cosi il suo eremo, coniugando l'amore alla solitudine per l'intimità con lo sposo con l'apertura al mondo, condividendo l' esperienza con altre donne del suo tempo, fino a costituire una Congregazione religiosa riconosciuta dai papi.
Ha anticipato così forme di vita consacrata proprie dell' età contemporanea .

La sua esperienza, pur se fortemente condivisa dal mondo femminile del tempo, era troppo nuova e non poteva non suscitare reazioni negli stessi "padri spirituali" che all'inizio I'avevano accompagnata, i Minori Osservanti.
Gli ultimi anni della sua lunga esistenza ( morì quasi ottantenne il 14 luglio 1435, giorno in cui tuttora si celebra la sua memoria liturgica) furono segnati da sofferenze, cosi come lo fu la storia delle sue sorelle.

L'adesione alla storia esige talora pazienza e disponibilità a mettersi in gioco, a tempo debito Dio apre una strada. E' stata l' esperienza delle sue sorelle che il 27 giugno prossimo accoglieranno nel loro primo monastero a Foligno il corpo santo incorrotto per lasciarsi scaldare dalla sua presenza e promuoverne il culto.

29.1.10

I Green Toys della California, l’alternativa tradizionale ed “eco” al “made in China”

Anche in Europa stanno per arrivare i "Green Toys" lanciati in America da un produttore californiano. Secondo Business Wire «La Green Toys Inc., il principale innovatore dei giocattoli utilizzabili in tutta sicurezza e rispettando l'ambiente, è sul punto di lanciare entro 6 mesi una nuova gamma di giocattoli per bambini».

GreenReport - L'occasione per la presentazione sarà la fiera internazionale del giocattolo (Spielwar enmesse), che si terrà a Norimberga, in Germania, dal 4 al 9 febbraio 2010.I nuovi giocattoli ecologici si chiameranno "My First Green Toys" e comprenderanno 7 prodotti fabbricati in California utilizzando recipienti in plastica per il latte riciclati al 100% che non contengono bisfenolo A (Bpa), ftalati e Pvc. I Green Toys saranno disponibili in primavera e comprendono il gioco impilabile Stacker, il rimorchiatore Tugboat, li cubi Blocks, le posate Feeding Spoons, il servito Spoon and Fork Set e le stoviglie Plate Set and Bowl Set. Il presidente della Green Toys, Robert von Goeben, spiega: «Siamo stati sommersi dalle richieste riguardanti i prodotti della marca Green Toys destinati ai bebé ed a tutti i piccoli, sia negli Stati Uniti che all'estero. I nostri clienti ci dicono che amano i prodotti Green Toys perché sanno esattamente dove i giochi sono prodotti e da cosa sono composti. La gamma My First Green Toys ci permette di proporre ai bambini piccoli dei giocattoli utilizzabili in tutta sicurezza e rispettando l'ambiente, rassicurando i genitori».

I giochi tradizionali ed "eco" sono un'alternativa ai giocattoli "made in China" fabbricati dalle multinazionali Usa ed europee che hanno spesso dato problemi per la presenza di sostanze tossiche o per componenti che non rispettano gli standard di sicurezza occidentali. Invece Green Toys progetta e produce i suoi giochi partendo dal rispetto dell'ambiente e nel quadro della responsabilità sociale dell'impresa e soprattutto garantisce l'origine americana dei suoi prodotti e la trasparenza dei processi produttivi che utilizzano materie prime ecologiche della California. Tutte cose alle quali anche i consumatori Usa sembrano molto più sensibili. A loro Green Toys assicura una filiera produttiva virtuosa fatta riciclaggio, risparmio energetico, riduzione delle emissioni di gas serra.

Business Wire spiega che «Nel 2009, I prodotti della marca Green Toys hanno ricevuto diversi premi tra i quali il Top 10 Toys of the Year, concesso dal magazin Disney FamilyFun, il premio 2009 Top 10 Eco-Friendly Toys, dato dalla Goddard Systems Inc, et il premio 2009 Best Toys for Kids, concesso dall'American Specialty Toy Retailing Association (Astra). In più, anche gli imballaggi di e Green Toys sono fatti di materiale ondulato riciclabile che ha vinto il premio 2009 Greener Packaging».

29.1.10

Papa a Sacra Rota, basta annullamenti ad ogni costo

Duro richiamo a verifica prove e indissolubilità del matrimonio. I giudici decidano secondo giustizia, gli avvocati evitino "con cura" di sostenere cause perse, e nessuno creda che il matrimonio cristiano possa sciogliersi con la stessa facilita' di un divorzio civile, o quasi.

Ansa.it - E' questo il senso del duro monito riservato questa mattina da papa Benedetto XVI ai componenti della Rota Romana in occasione dell'apertura dell'Anno giudiziario del tribunale ordinario della Santa Sede, la cui principale attivita' consiste proprio nell'annullamento dei matrimoni in chiesa. Un 'reset' divenuto nel corso degli anni fin troppo facile, soprattutto per alcuni personaggi in vista che, non volendo rinunciare alla loro fama di cattolici osservanti, desideravano comunque una maggiore liberta' nella loro vita privata. A costo, come accaduto in qualche caso, di dichiararsi falsamente impotenti o infermi di mente. Il pericolo di una eccessiva attenzione alle "esigenze soggettive", accompagnato da una verifica non sempre approfondita delle prove, era gia' stato sottolineato dal Papa lo scorso anno, e il decano del tribunale, mons. Antoni Stankiewicz, non ha mancato di ammettere le difficolta', frutto di quella "visione relativistica" della persona umana e della sua natura denunciata da papa Ratzinger e, prima di lui, da Giovanni Paolo II, che aveva intravisto il pericolo, per la Rota Romana, di diventare "una facile via per la soluzione dei matrimoni falliti". Benedetto XVI parte da lontano e arriva a conclusioni operative: "Occorre prendere atto della diffusa e radicata tendenza, anche se non sempre manifesta - ha detto a giudici e avvocati rotali - che porta a contrapporre la giustizia alla carita', quasi che l'una escluda l'altra", quasi che "la carita' pastorale" potesse "giustificare ogni passo verso la dichiarazione della nullita' del vincolo matrimoniale". La "verità", insomma, asservita ad esigenze personali, come vuole il relativismo imperante, una ''cultura senza verità", che fa dell'amore, e del matrimonio, ''un guscio vuoto'', e della carita' mero "sentimentalismo". Un problema etico alla base del concetto di giustizia, e non solo in fatto di matrimoni, che rischia di affrancarsi dalla necessita' di "ricerca del vero", dando legittimita' ad una semplice ''accondiscendenza ai desideri e alle aspettative delle parti, oppure ai condizionamenti dell'ambiente sociale''. E' a partire da questa complessa analisi, che Benedetto XVI ha esortato i giudici a ''rifuggire da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente orizzontale, in cui cio' che conta e' soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullita', al fine di poter superare, tra l'altro, gli ostacoli alla ricezione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia''. Una questione, quella della comunione ai divorziati, al centro di un ampio dibattito all'interno della Chiesa, e che trova tra i suoi sostenitori autorevoli ecclesiastici. Il Papa chiarisce che ammettere i separati e divorziati in attesa di sentenza della Rota all'Eucaristia ''sarebbe un bene fittizio, e una grave mancanza di giustizia e di amore", "con il pericolo oggettivo di farli vivere in contrasto oggettivo con la verita' della propria condizione personale". Anche perche' "in caso di dubbio'' - ha insistito il Papa - il matrimonio "si deve intendere valido fino a che non sia stato provato il contrario, altrimenti si corre il grave rischio di rimanere senza un punto di riferimento oggettivo per le pronunce circa la nullita', trasformando ogni difficolta' coniugale in un sintomo di mancata attuazione di un' unione il cui nucleo essenziale di giustizia, il vincolo indissolubile, viene di fatto negato". Ad essere in gioco e' quindi il principio, fondamentale per la chiesa cattolica, dell'indissolubilita' del matrimonio, non solo inscritto nel magistero, ma anche, e non a caso - ha sottolineato Ratzinger - regolata dal Diritto.



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