28.2.10

Le Missioni Cristiane per i Ciechi nel Mondo rinnovano l’impegno per i bambini del Congo

“Basta 1 euro al giorno per accendere una luce, per salvare la vista e la vita ad un bambino”: è lo slogan della nuova campagna lanciata da Cbm, le Missioni Cristiane per i Ciechi nel Mondo.

Radio Vaticana - L’Ong mette l’accento in particolare sulla difficile situazione nella Repubblica Democratica del Congo e sottolinea che bastano 30 euro per curare il tracoma in sei famiglie. Per una testimonianza sulle principali emergenze in Congo, Alessandro Gisotti ha intervistato Giusy Laganà, portavoce di Cbm Italia (ascolta):

R. – La grande emergenza riguarda i bambini, i bambini soldato. Sono bambini portati via alle loro famiglie e costretti a fare la guerra, bambini che, privati dei genitori che vengono uccisi dai guerriglieri, sono provati dalla fame, rimasti orfani o all’interno di famiglie estremamente povere. Sono spesso malati, soprattutto vittime di malattie che colpiscono gli occhi, di cui Cbm si occupa. E un bambino che non vede, un bambino che diventa cieco a causa della cataratta, un bambino che diventa cieco a causa di un glaucoma, di patologie, di infezioni, vuol dire un uomo che non potrà nel futuro essere utile al proprio Paese, alla propria società.


D. – Peraltro, chiaramente, stiamo parlando di Paesi, in particolare il Congo, in cui un bambino senza vista sarà un uomo senza sostegno, un uomo forse molto spesso, purtroppo, destinato alla morte...


R. – Sì, perché già nella nostra società, cosiddetta avanzata, una persona disabile è spesso una persona che non riesce a vivere serenamente, in maniera indipendente, nella propria società. In una cultura come la nostra c’è già poca attenzione al disabile, poca attenzione all’altro che ha bisogno. In un Paese sottosviluppato, in un Paese così povero come il Congo, Cbm fa il doppio del lavoro, perché deve educare le persone, deve educare la società ad accogliere il disabile, a non pensare che il disabile sia malvagio, il diavolo che si manifesta, e chissà cosa abbia compiuto in una vita precedente per diventare così. Essere disabile per un bambino vuol dire davvero essere un peso per la sua famiglia, quindi significa venire allontanato o significa spesso che la madre viene allontanata con il bambino, perché ipoteticamente si pensa che sia lei la causa di quella disabilità e che quindi abbia commesso chissà quale colpa.

28.2.10

L'Aquila, 6mila per la rivolta delle carriole

Gli aquilani sgomberano "da soli" le macerie di piazza Palazzo. Circa seimila persone hanno partecipato alla "rivolta delle carriole" a L'Aquila, la protesta con cui i cittadini intendono portare all'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica la questione delle macerie non ancora rimosse dal centro, a quasi undici mesi dal terremoto.

Ansa.it - Alcuni manifestanti hanno scaricato i detriti raccolti in zona rossa, a piazza Palazzo, davanti al Consiglio regionale d'Abruzzo, presidiato da Polizia e Carabinieri che bloccano l'accesso ai veicoli. Una catena umana è stata formata dai cittadini, compresi la presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il deputato Pd Giovanni Lolli, per passarsi nei secchi le macerie. Sono state anche raccolte 2.800 firme per chiedere l'istituzione della 'tassa di scopo''. I numeri, per Lolli, sono il "segnale di una manifestazione nata dal basso e organizzata spontaneamente dalla città e che non si può ricondurre ad alcune movimento politico". "E' stato emozionante far parte di questa catena e sentire l'abbraccio della città" ha commentato Anna Lunadei, professionista aquilana.

L'ingresso era inizialmente consentito, data la pericolosita' della zona rossa e in particolare di piazza Palazzo, a 45 persone a gruppi di 15. Poi sono riuscite ad entrare oltre 300 persone.

La manifestazione si è animata dopo che, al passaggio del corteo davanti a uno striscione che segnala i lavori in corso del "Consorzio Federico II" - del quale fa parte la società Btp coinvolta nell'inchiesta della Procura fiorentina sugli appalti per il G8 - i manifestanti hanno sollevato in alto le pale in segno di protesta. Gli aquilani hanno raggiunto le transenne davanti a Piazza Palazzo al grido di "vergogna vergogna" e "L'Aquila libera".

Tra i numerosi striscioni esposti in piazza Duomo spiccano "ridateci L'Aquila", "sgombriamo le macerie" e un provocatorio "sgombriamo i commissari e le macerie ricicliamole". Altri striscioni e volantini invitano a rivolgere attenzione anche ai numerosi borghi del cratere danneggiati dal sisma. "Il centro dell'Aquila è il nostro punto di partenza - spiega Giusi Pitari, tra i promotori della manifestazione -, ma nelle prossime domeniche andremo a far visita ai paesi distrutti della provincia, come Villa Sant'Angelo".

Al di là dell'intento di protestare contro i ritardi nei lavori di sgombero per restituire il centro storico alla città, oggi all'Aquila il clima è di festa: ci sono intere famiglie, promotori dei comitati cittadini, palloncini. A svegliare gli aquilani, questa mattina, un sms che recitava, in dialetto, "sveglia, rizzete e ve' a lavora' con noi pe' sgombra' L'Aquila dalle macerie".

"Vogliamo dire a Berlusconi - spiega il direttore dell'Accademia delle Belle Arti, Eugenio Carlomagno, presente tra i manifestanti - che così come è stato ben realizzato il Progetto Case, vogliamo uno sforzo ulteriore per il centro storico dell'Aquila.

28.2.10

Appello del papa per i cristiani dell’Iraq e preghiera per i terremotati del Cile

Nel primo intervento pubblico dopo gli esercizi spirituali, Benedetto XVI esprime vicinanza ai cristiani e al popolo irakeno; chiede alle autorità del Paese di “garantire sicurezza”non farsi dominare da “interessi di parte”; domanda l’aiuto alla comunità internazionale. Richiesta di solidarietà per le vittime del terremoto in Cile. In Quaresima, fedeli e sacerdoti sono invitati a “meditare assiduamente” il Vangelo. L’atteggiamento dei discepoli nella trasfigurazione di Gesù.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Alla fine della preghiera dell’Angelus oggi in piazza san Pietro, Benedetto XVI ha espresso la sua “profonda tristezza per le tragiche notizie” sulle uccisioni dei cristiani a Mosul (Iraq) di questi giorni e la “viva preoccupazione” per “gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa”. Egli ha anche ricordato le popolazioni colpite dal terremoto in Cile “che ha causato numerose perdite in vite umane e ingenti danni”. Nelle scorse settimane e in quella trascorsa in particolare vi sono stati ogni giorno omicidi mirati a Mosul contro cristiani ortodossi e cattolici. Secondo fonti locali di AsiaNews tali omicidi tendono a eliminare la presenza dei cristiani dal Paese o farli fuggire verso una zona-ghetto nella piana di Ninive (v.: 25/02/2010 Vescovo di Mosul: Emergenza umanitaria. Centinaia di famiglie cristiane in fuga dalle violenze).

Sebbene il papa e la Curia fossero impegnati negli esercizi spirituali, la Segreteria di stato aveva diffuso una comunicazione esprimendo la vicinanza del pontefice alle vittime e ai pastori delle Chiese dell’Iraq (v 25/02/2010 In ritiro, il papa prega per i cristiani irakeni e la pace nel Paese). Terminati gli esercizi, oggi nel suo primo intervento pubblico, Benedetto XVI ha ricordato che “in questi giorni di intenso raccoglimento ho pregato spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino della sicurezza, promossa dal Consiglio dei Vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell’intero Paese. Non stancatevi di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo!”.

Oggi i cristiani di Mosul hanno organizzato una marcia silenziosa; per domani a Kirkuk si è lanciata una giornata di preghiera e digiuno in solidarietà con le vittime di Mosul.

Citando “la difficile fase politica che sta attraversando l’Iraq”, a pochi giorni dalle elezioni parlamentari, il pontefice si è appellato “alle Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino”.

Salutando poi i gruppi di irakeni presenti in piazza san Pietro egli ha esortato “la comunità internazionale a prodigarsi per dare agli Iracheni un futuro di riconciliazione e di giustizia, mentre invoco con fiducia da Dio onnipotente il dono prezioso della pace”.

A quello sull’Iraq è seguito l’appello per le popolazioni vittime del terremoto in Cile che ha fatto finora almeno 300 morti e ha colpito oltre 2 milioni di persone. “Prego per le vittime – ha detto il papa - e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Sono sicuro che non verrà a mancare la solidarietà di tanti, in particolare delle organizzazioni ecclesiali”.

In precedenza Benedetto XVI aveva focalizzato la sua riflessione prima dell’Angelus sul Vangelo della Trasfigurazione (Luca 9, 28-36), proclamato nelle messe di oggi, seconda domenica di Quaresima. “Questo evento straordinario – ha detto il papa - è un incoraggiamento nella sequela di Gesù”.

Il pontefice si è soffermato sui diversi atteggiamenti assunti dai discepoli di fronte al trasfigurarsi di Gesù. All’inizio, “i tre discepoli che assistono alla scena sono oppressi dal sonno: è l’atteggiamento di chi, pur essendo spettatore dei prodigi divini, non comprende. Solo la lotta contro il torpore che li assale permette a Pietro, Giacomo e Giovanni di “vedere” la gloria di Gesù”.

Poi, “mentre Mosé ed Elia si separano dal Maestro, Pietro parla e, mentre sta parlando, una nube copre lui e gli altri discepoli con la sua ombra; è una nube, che, mentre copre, rivela la gloria di Dio, come avvenne per il popolo pellegrinante nel deserto. Gli occhi non possono più vedere, ma gli orecchi possono udire la voce che esce dalla nube: ‘Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!’”. (continua a leggere)

28.2.10

Tempesta in Francia, 45 morti

Xynthia spazza anche la penisola iberica, tre i morti e un milione senza elettricità.Lo tsunami francese si chiama Xynthia.

Ansa.it - Il paese, colto forse impreparato e nel cuore della mobilitazione per le vacanze scolastiche d'inverno, è stato travolto in pieno dalla tempesta che ha investito l'Europa. Le conseguenze sono state devastanti: 45 morti (52 in tutta Europa), la Vandea spazzata dal mare, case allagate in pochi minuti. La Protezione civile procede con i soccorsi e teme che il bilancio si aggravi. Da ieri sera era scattato lo stato di allerta, da giorni si sapeva che Xynthia si stava avvicinando, ma intanto tutti sono andati a dormire come sempre sulla costa atlantica francese, nei piccoli comuni sul mare come La Faute o L'Aguillon. E molti altri stavano arrivando, per le vacanze d'inverno con i bambini. Sono stati i rumori a svegliare quelli che si sono salvati dall'invasione delle acque spinte dalla forza del mare in Vandea e nella Charente Maritime, le due regioni più esposte alla furia dell'Atlantico. Le piccole, tipiche case a due piani, sono state invase d'acqua in pochi minuti. Mezz'ora, hanno riferito testimoni, "e l'acqua era arrivata al primo piano".

Qualcuno si è rifugiato addirittura sul tetto, dove ha aspettato ore l'intervento dei pompieri, a volte in elicottero. Subissati dalle chiamate, i vigili del fuoco hanno contato 25.000 interventi dall'inizio della tempesta. Trenta morti, il tributo più pesante all'ondata di maltempo, é stato pagato dalla Vandea, dove la gente è morta annegata. Impressionante l'operazione di ricognizione su alcune spiagge dove, con il ritirarsi delle acque, apparivano i cadaveri. Tanti, anche in Charente Maritime o nei Pirenei, i decessi causati dalla caduta di alberi, dal crollo di tetti, dagli oggetti che le raffiche di vento hanno trasformato in proiettili. I trasporti sono nel caos, molti i voli annullati, i treni soppressi, le strade interrotte. I disagi sono ancora per la prossima notte estremi per il milione di case che è rimasto senza elettricità, anche se la tempesta, ha annunciato Meteo France a fine pomeriggio, si sta spostando verso il centro Europa. Il presidente, Nicolas Sarkozy, sarà domani mattina in Vandea, dopo aver spedito subito oggi il ministro dei Trasporti, Dominique Bussereau, ed aver esortato il governo ad "agire subito". Per Francois Fillon, primo ministro che ha convocato una riunione domenicale d'emergenza a Matignon, si tratta per la Francia di una "catastrofe nazionale".

Xynthia, annunciata da impressionanti raffiche a 150 km orari, è la tempesta più grave in Francia dopo quella della fine di dicembre del 1999, quando si contarono alla fine 92 vittime. Prima di investire il territorio francese, Xynthia ha seminato vittime in Spagna (tre nel nord) e in Portogallo (un bambino annegato sul litorale). In serata si sposta verso Belgio, Olanda e Germania, dove già si contano le prime vittime: due tedeschi (un automobilista e una ragazza che faceva jogging, entrambi colpiti dalla caduta di alberi). Identica dinamica per la prima vittima in Belgio, un uomo che si trovava nel suo giardino a una quarantina di chilometri da Bruxelles.

28.2.10

Nuovo libro sulla Sindone a poche settimane dall'Ostensione

C’è chi l’ha definita uno ‘straccio sporco’, chi un ‘falso realizzato per ingannare i fedeli’. Eppure la Sindone, protagonista della prossima Ostensione a Torino, dal 10 aprile al 23 maggio, continua ad attrarre l’attenzione di scienziati e storici.

Radio Vaticana - Secondo la sindonologa Emanuela Marinelli un approccio informato e rigoroso conduce a una certezza: il ‘Sacro Lino’, oltre a essere uno strumento di evangelizzazione, non è un falso. La studiosa italiana ne parla nel suo ultimo libro ‘La Sindone, testimone di una presenza’ edito dalla San Paolo. L’autrice, al microfono di Fabio Colagrande, spiega il significato di questo titolo (ascolta):

R. – Ho scelto questo titolo – Testimone di una presenza – mettendo insieme le parole di Giovanni Paolo II, che ha definito la Sindone testimone muto ma singolarmente eloquente della passione, morte e risurrezione di Cristo e allo stesso tempo quelle di Paul Claudel che disse: “Più che un’immagine, è una presenza”. Ecco, quindi: testimone di una presenza. E’ qualcosa che resta vicino a noi e ci fa meditare.


D. – Perché la Sindone attira l’interesse di numerosi scienziati?


R. – Certamente, per il fatto che l’immagine non è usuale; il fatto che ci sia sangue sulla Sindone non è strano: il telo ha avvolto un cadavere! Ma come ha fatto questo cadavere ad imprimere su di esso la sua immagine in negativo, come una specie di fotografia? Ecco, questo ancora non è del tutto spiegato e quindi gli scienziati sono affascinati.


D. – Di solito, il primo approccio di una persona colta alla Sindone è abbastanza scettico, non è vero?


R. – Certo, a molti sembra strano che ancora possa essere conservato il lenzuolo funebre di Gesù: sembra quasi incredibile! Diciamo che la Sindone parla linguaggi diversi a seconda della propria sensibilità, di come uno si avvicina alla Sindone. Però, bisogna conoscerla. Non a caso, tutti i negatori della sua autenticità non l’hanno mai vista, e lo dicono. Come si fa a dire che non è necessario conoscere un oggetto per pronunciarsi? Ci sono affermazioni di questo tipo da parte di chi pretende di dire che è falsa. D’altra parte, chi si è avvicinato alla Sindone in modo scettico ma l’ha esaminata, l’ha studiata, ha cambiato parere: forse c’è anche un po’ la paura di confrontarsi con un oggetto così straordinario. Quel volto così tumefatto, pesto, insanguinato ma sereno, trasfonde pace, trasfonde un messaggio che va al di là delle nostre povere e misere metodologie umane. Forse è proprio questo, il punto chiave della Sindone. Lì c’è stato un cadavere e la sua storia è proprio quella narrata nei Vangeli, ma non è rimasto lì e ha lasciato un’immagine che ci dà un messaggio che va al di là della morte. E anche di fronte a un approccio diciamo sanamente dubbioso, perché è ovvio che bisogna porsi delle domande, la Sindone dà delle risposte! Bisogna interrogarla, e lei risponde.


D. – Dal suo volume, professoressa, emerge anche un altro aspetto: che si tratta di un oggetto che stimola un approccio multidisciplinare, perché parlando della Sindone parliamo anche di letteratura, parliamo di arte … è un oggetto, al di là dell’approccio scientifico, sicuramente stimolante da molti punti di vista …


R. – Certamente è un messaggio che ci invita ad essere umili, cioè a non ritenere la propria scienza la più importante. Se il chimico dicesse che non è importante lo storico dell’arte, o l’archeologo dicesse che non è importante il matematico, andremmo fuori strada. Quindi ci vuole umiltà e collaborazione. E’ una lezione anche in questo senso, la Sindone! Nessuno, da solo, può arrivare alla chiave del mistero. Solo l’insieme di almeno 30 diverse discipline può incominciare a far luce su questo mistero.


D. – Lei ha dedicato la sua vita proprio allo studio della Sindone. Come guarda a questa prossima Ostensione?

R. – Tutte le volte che se ne parla, anche criticandola, anche cercando di demolirla, ci stimola comunque a conoscerla. L’Ostensione diventa l’occasione propizia per fare un salto di qualità: dalla curiosità, passare alla venerazione.

28.2.10

Uno Stato ad alto tasso criminale

Serve un sussulto di rifiuto, protesta e dignità. Cosa è diventato il nostro Paese? Quanto è concreto il rischio che l’Italia si trasformi in uno Stato ad alto tasso di criminalità, dove i comportamenti illegali investono responsabilità pubbliche, la politica, le istituzioni, l’economia, avvolgendo nella corruzione gruppi dirigenti a ogni livello e trovando nella società resistenze sempre più deboli, contiguità diffuse, opaca indifferenza?

Liberainformazione - Interrogativi traumatici, di fronte al dilagare degli scandali che emergono ogni giorno, con una continuità che fa dell’Italia un caso unico all’attenzione allarmata del consesso internazionale, a partire dalla Banca Mondiale, che sta analizzando il sistema italiano delle tangenti. Nel giro di pochi giorni l’opinione pubblica (posto che il concetto sia ancora valido in un Paese diviso, in cui gran parte della popolazione ha come unica fonte d’informazione una televisione dominata dal conflitto d’interessi) è stata immersa nelle inchieste giudiziarie sui comitati d’affari che ruotano attorno alla Protezione Civile, quindi negli arresti di funzionari pubblici colti con la mazzetta in mano e ora nell’indagine sul gigantesco riciclaggio di denaro che avrebbe coinvolto potenti gruppi delle comunicazioni, dirigenti insospettabili, imprenditori legati all’estrema destra, servitori dello Stato “infedeli”. E mentre nell’inchiesta della Procura di Firenze si profilava la presenza inquietante di ambienti massonici e mafiosi, l’ala della più aggressiva fra le mafie, la ‘ndrangheta, si è stesa in modo netto sul senatore del PDL Nicola Di Girolamo di cui è stato chiesto l’arresto.
Non siamo in grado di dare giudizi specifici sulla vicenda, né sarebbe giusto anticipare quanto il Parlamento deciderà sulla sua posizione, ma sentiamo il dovere di chiedere che i cittadini si ribellino al dilagare della corruzione e della commistione affaristico-mafiosa.

Quando nei primi anni ’90 esplose tangentopoli, in un’epoca e in un contesto per molti aspetti diversi, il Paese fu accanto ai magistrati di Mani Pulite, espresse in mille modi una domanda di giustizia che era morale prima ancora che politica e che si riassumeva nel valore della “legge uguale per tutti”. Perché non avvertiamo ora una reazione altrettanto viva e penetrante? Cosa è cambiato in questi anni nel profondo del Paese e della coscienza degli italiani? Innanzi tutto dobbiamo rispondere che è tuttora largamente disattesa quella “questione morale” , in sostanza trasversale al sistema dei partiti, che fa della buona e trasparente amministrazione il punto di forza e credibilità della politica verso i cittadini. Troppe volte le scelte dei diritti e dell’etica sono state insidiate o sopraffatte dalla ricerca del guadagno a ogni costo, dal miraggio di un falso modernismo e di un mercato senza regole, da un costume opportunista e spregiudicato che lascia inevitabilmente il passo alle scorciatoie, all’ostentazione del sottopotere, al favoritismo familistico. Per illustrare le responsabilità del processo involutivo non è sufficiente neppure il dilagante “berlusconismo”, che pure ne è il più forte artefice e beneficiario. Da questo processo, che ha nella corruzione e nel voto di scambio i principali acceleratori soprattutto, ma non solo, nelle regioni del Sud, le mafie sono state beneficiate, fino a impadronirsi di parti rilevanti dell’economia nazionale, fino ad arrivare indisturbate, come dimostrano anche le nuove inchieste in corso, nel cuore delle istituzioni, del Governo, del Parlamento.

Ed è la stessa Chiesa, con l’allarme lanciato dalla CEI (che ha ripreso in parte il solenne monito espresso ad Agrigento da Papa Woytila, finora largamente inascoltato da vari livelli della gerarchia e della presenza ecclesiale sul territorio) che scende in campo per denunciare l’assalto criminale alla democrazia e “l’abuso del potere e dell’illegalità”.

Peccato che la presa di coscienza non sia fatta propria dalle scelte del governo e dall'ossessione del Presidente del Consiglio nei confronti dei giudici e della Giustizia. Mentre si rinvia la tanto decantata legge contro la corruzione, non passa giorno in cui non sia sottolineato l’obiettivo di condizionare lo strumento giudiziario delle intercettazioni, senza il quale nessuno di questi scandali sarebbe venuto alla luce e l’avanzata sott’acqua delle mafie sarebbe inarrestabile.

Una sconcertante contraddizione fra chi proclama ogni giorno la necessità di fare pulizia della corruzione, mentre allo stesso tempo cerca nei fatti di colpire le risorse decisive per arrivare al bersaglio, insieme impedendo ai giornalisti di fare bene il proprio mestiere e lasciando volutamente al buio i cittadini. Insomma, un po’ come fare ammucchiare la sporcizia e nasconderla poi sotto il tappeto…

E’ reversibile questo devastante stato di cose? All’interrogativo angosciante che assilla tanti italiani è davvero difficile dare oggi una risposta, tante sono le responsabilità e le incognite che pesano su molteplici componenti della vita nazionale, come sui fattori economici, politici, sociali e culturali, interni e internazionali, che ne determineranno l’evoluzione o l’ulteriore regressione.

Una cosa però ci sentiamo di riaffermare: la partita della democrazia contro l’autoritarismo, della legalità contro il crimine, della trasparenza e dell’etica contro la corruzione, sarà inesorabilmente persa se i tanti, tantissimi cittadini onesti resteranno in silenzio e nell’indifferenza, senza avere un sussulto di rifiuto, di protesta e di dignità.

28.2.10

Da Ginevra la dichiarazione finale del Congresso contro la Pena di Morte

Adottare leggi nazionali che formalizzano l’abolizione della pena di morte, porre l’obiettivo dell’abolizione universale al centro delle relazioni internazionali e delle politiche internazionali di promozione dei diritti umani: è il passo centrale della dichiarazione finale diffusa dai partecipanti al IV Congresso contro la pena di morte, che si è appena concluso al Palazzo delle Nazioni nella città svizzera di Ginevra.

Agenzia Misna - Gli oltre mille delegati in rappresentanza di 58 paesi che hanno partecipato ai lavori hanno anche chiesto alle organizzazioni internazionali e regionali di “sostenere l’abolizione universale con risoluzioni che prevedano la moratoria delle esecuzioni capitali, con l’appoggio alle associazioni non governative impegnate sul terreno soprattutto in materia di sensibilizzazione e informazione delle società”. Nella dichiarazione si fa riferimento ai 58 stati dove la pena capitale è ancora prevista, invitando i difensori dei diritti umani a unire le proprie forze in coalizioni regionali e nazionali per una presa di coscienza della società e una presa di decisione dei governanti a favore della moratoria e della successiva abolizione. Nonostante i significativi passi avanti compiuti dal movimento abolizionista, “dobbiamo allontanare un'ingenuità pericolosa, un ottimismo troppo idealista – ha detto la responsabile del dipartimento federale svizzero degli affari esteri, Micheline Calmy-Rey – perché entriamo ora nella fase più delicata del cammino verso l’abolizione mondiale”.
Ad oggi 104 paesi hanno già abolito la pena di morte, oltre ai 35 che applicano la moratoria; tra i 58 stati che prevedono la pena capitale, negli ultimi anni 25 hanno eseguito condanne. “I corridoi della morte sono in realtà i corridoi della vergogna” aveva detto in apertura del congresso il senegalese Abdou Diouf in qualità di segretario generale dei paesi francofoni. “L’Africa ha già sofferto abbastanza del martirio della schiavitù, poi della colonizzazione, della povertà e della violenza politica, dei massacri e dei genocidi per continuare ad applicare la pena di morte nel continente” aveva sottolineato Diouf. “L’Africa potrebbe essere il prossimo continente abolizionista: contrariamente ad altre regioni del pianeta, in diversi paesi è in corso un vero e proprio dibattito sui diritti umani e sulla pena di morte” gli aveva fatto ecco Arnaud Gaillard, coordinatore dell’evento, ricordando che l’anno scorso Burundi e Togo hanno raggiunto il gruppo dei paesi abolizionisti.

28.2.10

Terremoto in Cile: oltre 300 morti. Ridimensionato l'allarme tsunami

Sale di ora in ora il bilancio delle vittime accertate per il sisma di 8.8 gradi Richter, il quinto più forte mai registrato, che nella notte tra venerdì e sabato alle ore 3.34 locali (le 7.34 in Italia) ha colpito la costa del Cile provocando devastazioni e crolli. Si parla di almeno 300 morti.

Radio Vaticana - Epicentro del sisma nel mare a largo di Conception, da qui l’allarme tsunami in tutto il Pacifico, che tuttavia sembra ridimensionato. In Cile è stato dichiarato la stato di catastrofe, mentre la terra continua a tremare: un centinaio le scosse, anche di notevole entità, seguite alla prima. In allerta anche gli Stati confinanti come l’Argentina, scossa da un sisma di 6.3 gradi richter. Pronti gli aiuti per 3 milioni di euro dall’Ue e disponibilità anche dalla Casa Bianca. In Giappone le autorità hanno ordinato l'evacuazione di 300 mila persone sulle coste del nord per un eventuale arrivo di uno tsunami.

In queste ore le organizzazioni internazionali si stanno mobilitando per l'intervento in Cile. Massimiliano Menichetti ha raggiunto telefonicamente Massimo Barra presidente della Commissione Permanente della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale (ascolta):

Il Cile, Paese che ha un’importante tradizione antisismica, sembra comunque preparato ad affrontare le conseguenze di un terremoto. Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, il collega cileno della nostra emittente Luis Badilla (ascolta):

R. – Essendo un Paese in gran parte costruito in modo antisismico, proprio per la sua natura di Paese fortemente sismico, il bilancio non dovrebbe essere troppo pesante. Il Cile è poi un Paese molto esteso, e tranne nelle grandi città – cinque o sei – gran parte della popolazione vive in case di un piano. Non ci sono, ad eccezione della capitale e forse di Concepcion, dove è stato l’epicentro del sisma, di città con tanti grattacieli o palazzi, che alla fine intrappolano la gente. Ma quello che sembra evidente, anche dalle prime immagini che arrivano, è che i danni saranno ingenti, perché il terremoto e le successive scosse, abbastanza anomale dal punto di vista del grado, pare che abbiano coinvolto una superficie lunga duemila chilometri. Ecco perché, pur essendo l’epicentro in una specifica regione del Cile, a sud della capitale, il satellite della Nasa, secondo la Cnn, osserva onde anomale che viaggiano verso buona parte della costa pacifica, dalla California fino al Cile.

D. – Adesso a destare preoccupazione è proprio il possibile arrivo in diversi Paesi latino-americani di un’onda anomala. C’è per la popolazione il tempo di mettersi in salvo?

R. – Penso che ci sia il tempo per mettere in salvo gran parte della popolazione. Il Cile ha molte città costiere e hanno tutte vie di fuga abbastanza rapide e immediate. Se il governo si mobilita, si può evitare il peggio. Ma sono a rischio anche altri Paesi come il Perù, la Colombia, l’Ecuador, che hanno una “tradizione sismica” inferiore e sono meno preparati.
D. - Il Cile ha il triste primato del terremoto più forte mai registrato, quello di magnitudo 9,5 del maggio 1960, poi c’è stato questo di 8,8. Perché questi terremoti, con questa intensità? Ci risponde il dott. Alberto Michelini, funzionario della sala sismica dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, intervistato da Amedeo Lomonaco:
R. – Tra la placca sudamericana e la placca di Nazca, che è nel Pacifico, è in opera una subduzione, una zona di raccorciamento crostale. E’ un margine di placca, dove si verificano terremoti. E’ una zona dove c’è una convergenza tra la placca di Nazca e quella sudamericana, che è abbastanza veloce. Si parla di quasi una decina di centimetri all’anno che si avvicinano alle due placche. Quindi c’è un’energia di deformazione che è energia elastica e si accumula; dopo si libera su diversi segmenti, che praticamente costeggiano longitudinalmente tutta la costa del Cile.
27.2.10

Sisma in Cile: centinaia di morti. Onda di due metri sulla costa. Paura per l'allarme tsunami

E' salito a 147 il numero delle vittime del devastante terremoto, definito uno dei cinque più forti della storia recente, di magnitudo 8,8 della scala Richter che ha colpito questa mattina alle 3.34, ora locale (le 7,34 italiane) il Cile. Lo ha comunicato l'Ufficio responsabile della gestione delle emergenze, mentre la tv pubblica del Paese sudamericano parla di oltre 180 morti.

AdnKronos - L'epicentro della scossa è stato registrato a circa 90 chilometri a nord est di Concepcion e a 110 chilometri a sud est di Talca, ad una profondità di circa 55 chilometri e precisamente a 325 km a Sud Ovest di Santiago. Dopo il terremoto si sono susseguite nell'area 33 scosse di assestamento, una delle quali, di magnitudo 6,4, in Argentina. La popolazione delle grandi città si è riversata nelle strade in preda al panico. Un edificio di 14 piani situato nella città di Concepcion è crollato, imprigionando sotto le macerie circa 150 persone. Oltre al palazzo, costruito di recente, sono crollati anche diversi edifici pubblici della città cilena, tra cui la sede del governo regionale, situata a due isolati di distanza. Una decina di persone è già stata tratta in salvo. Il terremoto ha provocato anche il crollo del muro di una prigione di Chillan, a sud della capitale, permettendo a 209 detenuti di scappare dal carcere. Quattro le vittime, non si sa ancora se in conseguenza del crollo della prigione o degli scontri con gli agenti.

La scossa è stata avvertita violenta anche nella capitale cilena Santiago, a oltre 300mila chilometri dall'epicentro, dove gli edifici hanno tremato per decine di secondi ed è saltata la corrente elettrica. Blackout di luce e linee telefoniche sono stati segnalati in molte città, mentre l'aeroporto di Santiago del Cile è stato chiuso per le prossime 72 ore a seguito dei gravi danni subiti nella zona del terminal passeggeri.

I quartieri storici della capitale cilena sono stati ridotti ad un cumulo di macerie . Il centro di Santiago è coperto da nuvole di polvere e le strade sono piene di macerie, cadute dalle facciate dei palazzi. Rolando Santos della Cnn ha spiegato che nel terremoto è rimasto danneggiato il ponte che collega la capitale con il sud del paese, rendendo così al momento complicato il lavoro delle squadre di soccorso.

Il terremoto ha provocato onde alte diversi metri ed ha scatenato un immediato allarme tsunami. Tre persone sono morte e altre 13 risultano disperse nell'arcipelago di Juan Fernandez, a circa 670 chilometri ad ovest delle coste del Cile, dopo che "un'onda di grandi proporzioni", secondo le parole della presidente uscente Michelle Bachelet, si è abbatuta sulla costa. E un'onda di due metri si è abbattuta anche sulla città costiera di Talcahuano. Mentre è stata ordinata l'evacuazione parziale dell'Isola di Pasqua.

Sono 53 gli Stati coinvolti dall'allerta maremoto che è stato diramato dal Centro di allerta tsunami del Pacifico. Tra questi le Hawaii, dove intorno alle 22 ora italiane, sono attese onde alte fino a 2,5 metri, e poi Guam, le Samoa americane, l'Australia, la Nuova Zelanda e il Giappone. Il principale aeroporto delle Hawaii, l'Hilo International, è stato chiuso e a tutti gli abitanti delle zone costiere è stato detto di spostarsi nell'entroterra. (continua a leggere)

27.2.10

Dimensione sociale e adattamento ai cambiamenti climatici

Anche la sfera sociale deve essere presa in considerazione quando si vogliono attivare politiche di adattamento e di lotta contro i cambiamenti climatici. Ma la stessa inazione su questi fronti può avere ripercussioni sociali. Se ne è parlato in un workshop a Venezia.

di Piero Pelizzaro

Qualenergia - La dimensione sociale dell’adattamento ai cambiamenti climatici è un campo ancora poco esplorato dalla comunità scientifica e dall’opinione pubblica. Finora solamente la necessità di definire i costi e i benefici economici dell’adattamento hanno infatti guidato le ricerche sull’argomento. Se ne è parlato nel workshop “The social dimension of Adaptation to Climate Change”, organizzato dall’International Center for Climate Governance (ICCG), dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e dal Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) e svoltosi a Venezia il 18 e 19 febbraio.Secondo quanto emerso dai risultati del modulo climatico MAGIC, illustrati da E. Massetti dell’Università di Venezia l’obiettivo di contenere la temperatura entro i 2°C al 2100 sembra impossibile, pur prevedendo importanti interventi nel breve termine. Un obiettivo, più realistico, di limitare l’aumento della temperatura terrestre a 2,5°-3°C entro il 2100 comporterebbe la necessità di attuare fin da subito azioni di mitigazione utili a contenere le emissioni di CO2 nell’atmosfera e parallelamente politiche di adattamento per adeguare i comportamenti sociali alle nuove condizioni del clima, senza però compromettere le normali attività socio-economiche quotidiane.

L’adattamento avverrà principalmente in modo autonomo, con individui e società capaci di utilizzare nuove tecnologie e dotarsi di nuove pratiche, ma tutto ciò non sarà sufficiente se i governi non interverranno pianificando e finanziando strategie orientate ad una transizione climatica serena.
I limiti che l’adattamento porta con sé si identificano nelle caratteristiche della società e dei singoli individui, dalle loro preferenze ai loro valori; valori e preferenze che mutano a seconda dell’interpretazione soggettiva che viene assegnata alla vulnerabilità percepita (Lorenzoni).

La vulnerabilità che consideriamo è strettamente correlata ad una sempre maggiore urbanizzazione, alla densità della popolazione e alla elevata difficoltà di governance insite in una società sempre più complessa nelle sue relazioni. La complessità delle relazioni si evidenzia in particolar modo nel rapporto intergenerazionale. Se si considera la percezione del rischio nelle generazioni più anziane, si vedrà come esse non si sentano in pericolo di fronte ai mutamenti in atto: la distanza temporale che li separa dalle conseguenze, non permette loro di sapersi confrontare nel lungo periodo e di intraprendere quelle azioni necessarie oggi. Questo “gap intergenerazionale” però è compensato dal bisogno di coniugare le previsioni dei modelli climatici con la memoria storica che ogni singolo possiede. L’insieme delle immagini, delle esperienze e dei simboli della nostra cultura sommati ai comportamenti della società devono servire alla definizione di strategie di adattamento senza commettere gli errori del passato.

Il capitale sociale che verrà dunque coinvolto nelle strategie di adattamento dovrà sapersi confrontare con tutti quegli aspetti che finora sono stati poco considerati.
Le città, per esempio, dovranno essere governate integrando le nuove smart technologies per la mobilità, l’energia e le telecomunicazioni con il patrimonio artistico e culturale, senza intaccare eccessivamente il loro grande valore storico e sociale.
L’infinito patrimonio artistico delle città italiane, con le sue meraviglie architettoniche simbolo della storia dell’umanità, dovrà essere considerato come un valore da preservare quando si andranno a pianificare gli interventi infrastrutturali e le nuove tecnologie.

Per concludere, va sottolineato come le principali azioni d’adattamento intraprese finora siano state attivate esclusivamente nei paesi in via di sviluppo, dove vi sono le aree più esposte all’aumento dell’intensità delle perturbazioni. L’inazione politica dei paesi industrializzati invece limita e scoraggia il lavoro di molti ricercatori che da tempo elaborano proposte concrete per limitare le ripercussioni sociali dei mutamenti climatici.

Immaginate ora quale potrebbe essere la strategia di adattamento per Venezia con l’innalzamento delle acque: innalzare le strade fino al primo piano delle palazzine? Ovviamente no, le conseguenze per il turismo, la vita sociale, il patrimonio artistico protetto dall’UNESCO sarebbero inimmaginabili.
Se riusciremo a comprendere che l’adattamento è fondamentale per difenderci dai cambiamenti climatici ed è portatore anche di benessere sociale, allora i mutamenti del clima saranno meno drammatici per l’umanità intera.

27.2.10

Mons. Marchetto: la Chiesa dalla parte degli zingari contro razzismo e discriminazioni

“Sollecitudine della Chiesa verso gli Zingari: situazione e prospettive”: è il tema dell’Incontro dei direttori nazionali della Pastorale degli zingari in Europa che si terrà a Roma, a Palazzo San Calisto, dal 2 al 4 marzo prossimi.

Radio Vaticana - Per una riflessione sugli obiettivi che ci si prefigge con questo incontro, Fabio Colagrande ha intervistato l'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (ascolta):

R. - Innanzitutto vorrei sottolineare la situazione di estrema povertà in cui versano milioni di Zingari in Europa, che è aggravata anche dal clima di tensione e di ostilità che esiste nei loro confronti. Certo, non in tutti i Paesi espressioni di antiziganismo, razzismo e xenofobia si registrano con la stessa forza, tuttavia persistono dappertutto. Ebbene la Chiesa ha l’obbligo di adoperarsi per la difesa della loro dignità e dei loro diritti, rammentando nel contempo agli Zingari i loro doveri civili. In questa riunione esamineremo la situazione dei vari Paesi anche dal punto di vista pastorale, sottolineandone sfide e opportunità. Si cercherà poi di evidenziare le priorità e formulare proposte per un lavoro più efficace e coordinato tra le Chiese locali europee e i vari Organismi ecclesiali, e non, che si prodigano a favore degli Zingari. Inoltre cercheremo approcci idonei per far sì che la Chiesa sia meglio accolta dalle loro comunità.


D. - Il tema della Riunione è “Sollecitudine della Chiesa verso gli Zingari: situazione e prospettive”. In che modo la Chiesa mostra per loro attenzione particolare?

R. - La Chiesa si fa presente tra gli Zingari con una pastorale specifica, che tiene conto delle loro peculiarità culturali e rispetta la loro identità e diversità, come richiesto dal Concilio Ecumenico Vaticano II. In quasi tutti i Paesi europei esistono apposite strutture e uffici, ove operano sacerdoti e agenti pastorali per assicurare un’efficace e adeguata assistenza spirituale. Il loro numero varia da Paese a Paese. In Francia, per esempio, che ha una storia antica di tale pastorale, ci sono oltre 100 operatori, tra cui due sacerdoti, diaconi permanenti, accoliti e lettori di etnia Manouche. Molti di essi condividono il modo di vivere degli Zingari, accettando di risiedere nei campi e nelle roulotte, e creando le cosiddette “comunità-ponte”. Così si è partecipi delle sofferenze e preoccupazioni quotidiane degli Zingari, creandosi legami di solidarietà e comunione fraterna. Un’altra espressione concreta dell’attenzione ecclesiale per gli Zingari sono le numerose Congregazioni e gli Istituti religiosi impegnati nell’evangelizzazione e in attività volte al loro sviluppo integrale. Risulta efficace anche l’opera dei sacerdoti, religiosi, religiose e diaconi (sono oltre cento nel mondo) che provengono da etnie zingare. C’è da ricordare che esistono pure Organizzazioni internazionali che si schierano a fianco degli Zingari nella difesa dei loro diritti e nella loro promozione sociale, culturale e religiosa.
D. - Il fatto che il 2010 sia stato proclamato “L’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale”, secondo Lei, che cosa potrebbe rappresentare per la vita di Rom, Sinti e altri gruppi zingari?


R. - Il numero degli Zingari in Europa si aggira attorno ai 12 - 14 milioni. Di questi la maggioranza vive - come ho già detto - in condizioni di grande povertà, non avendo accesso a fondamentali risorse quali l’acqua potabile, il nutrimento, l’alloggio e l’assistenza sanitaria. La povertà e la discriminazione a loro volta fanno sì che moltissimi Zingari siano esclusi dagli ambiti del lavoro e della politica, dai sistemi educativi e dai processi decisionali anche per ciò che li riguarda. Molte azioni e progetti da parte degli Stati sono già in corso e altri speriamo saranno avviati per farli uscire da questo isolamento, di cui anch’essi sono responsabili. È necessario comunque tener presente quanto ci chiede Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate”, e cioè di essere attenti che le azioni, i progetti e le iniziative non umilino i poveri, in questo caso gli zingari. Poiché spesso ci si dimentica che sono persone come noi, con la loro dignità. Occorrono gesti di carità e cammini di apertura reciproca. Auspico che tutte le iniziative a favore di Rom, Sinti e altri gruppi zingari siano a ‘lungo termine’, cioè non cessino con la chiusura dell’Anno europeo, ma continuino fino all’effettiva loro inclusione nella vita sociale e civile.
D. - Il programma prevede un dibattito sulle “proposte per incrementare dialogo e collaborazione intra ed extra ecclesiali”. Perché si dà tanta importanza a questo aspetto?


R. - Dialogo e collaborazione sono due pilastri a sostegno di ogni azione d’insieme e quindi sono molto importanti nel lavoro pastorale. Gli Zingari, per la maggior parte, sono emarginati dalla società civile e, di conseguenza, sono anche esclusi facilmente dalle comunità parrocchiali del luogo in cui si trovano. C’è bisogno dunque di una pastorale specifica. Purtroppo non tutti i Vescovi e i Parroci avvertono questa urgenza. Il nostro scopo è cercare modi e vie per favorire una maggiore disponibilità e un effettivo coinvolgimento delle Chiese locali, delle Diocesi e delle parrocchie nella pastorale degli Zingari, incoraggiando collaborazione e condivisione tra loro. Ci sono diocesi, infatti, che sono riuscite a creare commissioni composte da rappresentanti zingari ed autoctoni. Altre sono riuscite a stabilire rapporti di fraternità e a intraprendere cammini collettivi di cooperazione e di comunione. Alcune Chiese e diocesi hanno sviluppato progetti e percorsi che coinvolgono gli Zingari e ne richiedono una presa di consapevolezza e maggiore responsabilità. Una diocesi, per esempio, ha aperto uno “Sportello Rom e Sinti”, con funzione di segretariato sociale, dove si offre loro la possibilità di accedere agli sportelli del microcredito. E non si tratta di un puro assistenzialismo, ma di strategie in cui Rom e Sinti diventano protagonisti, e questo protagonismo sta nel loro DNA. Si spera che la condivisione di queste esperienze aiuti a potenziare l’impegno pastorale delle Chiese locali e dei movimenti e delle associazioni ecclesiali.


D. - Rientra nei compiti della Chiesa anche contrastare i pregiudizi e gli atteggiamenti xenofobi che in alcuni Paesi, compresa l’Italia, sono frequenti nei confronti di Rom e Sinti?

R. - Decisamente sì. La Chiesa, come ci ha ricordato anche recentemente Papa Benedetto XVI nella Caritas in veritate, “ha una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, in vista di una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione”. I pregiudizi e gli atteggiamenti xenofobi sono contrari ai diritti umani e pregiudicano la pacifica convivenza nella società civile. Per noi cristiani inoltre manifestano mancanza di carità e di giustizia nei confronti dell’altro, pur diverso da noi e magari carente o colpevole. Queste forme di diffidenza, poi, sono sintomi di una povertà spirituale che la Chiesa cattolica deve denunciare ed aiutare a superare. Da qui l’esortazione di Papa Benedetto, e di altri Pontefici prima di lui, ad includere nella pastorale pure l’esercizio dell’advocacy in difesa dei diritti umani. A questo proposito abbiamo una dottrina sociale, che fa parte della morale cattolica, la quale è in ascolto specialmente dei più deboli e difende coloro che soffrono altresì a causa di discriminazioni e emarginazioni. Tuttavia la Chiesa ammonisce anche coloro che giustamente rivendicano i propri diritti, affinché non dimentichino pure i propri doveri, perché se così fosse si corre il pericolo di “costruire con una mano e distruggere con l’altra” (Giovanni XXIII, Pacem in terris).

27.2.10

Cuba: Amnesty International adotta un altro prigioniero di coscienza

Amnesty International ha adottato oggi un nuovo prigioniero di coscienza a Cuba, chiedendo al presidente Raúl Castro il suo rilascio immediato e incondizionato.

Amnesty.it - Si tratta di Darsi Ferrer, direttore del Centro per la salute e i diritti umani Juan Bruno Zayas, che ha sede nella capitale L'Avana, arrestato nel luglio 2009 con la falsa accusa di aver ricevuto beni ottenuti illegalmente, imputazione che normalmente viene conciliata col pagamento di una cauzione. Con Ferrer, sono 55 i prigionieri di coscienza adottati da Amnesty International attualmente in carcere. Ferrer non è stato sottoposto a processo e si trova in una prigione di massima sicurezza della capitale, riservata ai condannati per reati violenti. "L'accusa ai danni di Ferrer è chiaramente un pretesto. In realtà, crediamo che la sua detenzione costituisca una punizione per il suo lavoro in favore della libertà d'espressione a Cuba" - ha dichiarato Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International sui Caraibi. Sebbene l'accusa mossa nei confronti di Ferrer venga di solito esaminata da un giudice locale, il suo caso è trattato direttamente dall'Ufficio del procuratore generale e ciò alimenta il sospetto che si tratti di una vicenda politica. Del resto, sottolinea Amnesty International, Ferrer era stato arrestato diverse volte in passato a causa delle sue attività.

"Siamo di fronte a un altro tentativo, da parte delle autorità cubane, di ostacolare il lavoro degli attivisti per i diritti umani".

Ferrer era stato arrestato insieme alla moglie Yusnaimy, in assenza di qualsiasi mandato di cattura, il 9 luglio 2009, poche ore prima che i due attivisti partecipassero a una manifestazione per la libertà d'espressione. I coniugi erano stati interrogati per diverse ore e Ferrer era stato ammanettato e picchiato da otto agenti, prima di essere rilasciati.

Il 21 luglio Ferrer era stato fermato di nuovo, ufficialmente per essere interrogato dalla polizia circa materiale edile che gli aveva confiscato in occasione del precedente arresto. Anziché dirigersi alla stazione di polizia, gli agenti lo hanno portato alla prigione di massima sicurezza, dove è stato incriminato per aver ricevuto beni ottenuti illegalmente.

Ferrer ha sempre sostenuto che il materiale, due sacchi di cemento e alcune travi, gli era stato ceduto da un collega che aveva lasciato il paese senza completare la ristrutturazione del suo appartamento. I sacchi di cemento e le travi erano rimasti per mesi fuori dalla porta di casa di Ferrer, alla vista di tutti, prima che le autorità arrivassero a confiscarli.
27.2.10

Reintegrati 20 mila ufficiali del tempo di Saddam

Erano stati dimessi nel 2003 dall’Autorità provvisoria della coalizione guidata dagli Usa. Accuse ad al-Maliki di volere accaparrarsi i loro voti. Continua la campagna di pulizia contro gli ex membri del Baath (sunniti), voluta dagli sciiti. Sospetti di influenza iraniana.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Il ministero della Difesa ha dichiarato ieri che 20 mila ufficiali, che avevano servito sotto Saddam Hussein, saranno reintegrati nell’esercito a partire da domani. Essi erano stati allontanati dai loro posti nel 2003, con una decisione molto controversa dell’Autorità provvisoria della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Secondo il ministero, la decisione è divenuta possibile perché ora si sono trovati i fondi per finanziare i loro stipendi. Ma osservatori e personalità politiche irakene fanno notare che l’annuncio, a pochi giorni dalle elezioni del 7 marzo, sembra una mossa per assicurare più voti al premier Nouri al-Maliki. Maysoun al-Damlouji, candidato del partito laico legato ad Ayad Allawi – molto critico verso al-Maliki – dichiara che “non c’è alcun dubbio, questa mossa è legata alle elezioni e tende ad acquisire voti”.

Alla caduta di Saddam Hussein, centinaia di migliaia di ufficiali e membri del partito Baath sono stati eliminati dalle cariche. Ciò ha portato alla disgregazione della struttura sociale irakena e alla rivolta del mondo sunnita, creando molti problemi di insicurezza, terrorismo e povertà.

Ora, a poco a poco, molti vengono reintegrati, in molte città irakene (soprattutto a maggioranza sciita) vi sono manifestazioni per chiedere condanne e licenziamenti per antichi membri del partito di Saddam. Alcuni mesi fa circa 500 ex membri del partito Baath sono stati esclusi dal candidarsi alle elezioni. La purga è stata condotta da un comitato presieduto da due parlamentari sciiti, anch’essi candidati, sospettati di essere al servizio dell’Iran.

Per protestare contro la purga, alcuni gruppi sunniti si sono ritirati dalla competizione elettorale facendo temere per una nuova stagione di scontri. Ma il 25 febbraio scorso, uno di loro, Saleh al-Mutlaq, ha annunciato che il suo partito, il Fronte del dialogo nazionale, sarebbe rientrato nelle elezioni.

Ma ieri, il comitato “della purga”, ha diramato una denuncia contro al-Mutlal, sospettato di violenze e uccisioni nelle rivolte sunnite di questi anni.

Al-Mutlal nega da tempo ogni coinvolgimento con gli insorti sunniti e afferma di aver lasciato il partito Baath già negli anni ’70.

27.2.10

Iraq, il vescovo di Mosul lancia l'allarme

La notizia è sfuggita a molti mass media, ma le famiglie cristiane stanno lasciando in massa la città di Mosul, in Iraq, per sottrarsi a una campagna concertata di violenza e intimidazione.

di Edward Pentin

Terrasanta.net - L'arcivescovo caldeo della città, mons. Emil Shimoun Nona, ha dichiarato che Mosul sta vivendo un'«emergenza umanitaria» e che «centinaia di famiglie cristiane» hanno lasciato il centro urbano il 24 febbraio alla ricerca di un rifugio sicuro, lasciando dietro di sé case, proprietà e attività commerciali, secondo quanto riferisce l'agenzia Asia News. La situazione, aggiunge il presule, «è drammatica». Le famiglie hanno scelto di sfollare dopo un'ondata di attacchi violenti che hanno provocato la morte di cinque cristiani la scorsa settimana, e il massacro di un'intera famiglia martedì 23 febbraio. «Tutti i componenti della famiglia, cinque persone, sono stati uccisi», racconta un membro iracheno di Open Doors (Porte aperte), un'organizzazione benefica che aiuta i cristiani perseguitati, come riferisce Christian News Wire. «Prima - continua il racconto - gli assalitori si sono avvicinati in auto mettendosi a sparare, poi hanno fatto irruzione nell'abitazione abbattendo l'intera famiglia a colpi d'arma da fuoco. Due cadaveri sono stati anche gettati all'esterno come crudele avvertimento per gli altri».

L'arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako, ha promosso un «digiuno e una manifestazione di protesta» per sensibilizzare la comunità internazionale al «massacro dei cristiani iracheni» e fermare la violenza nel Paese.

Secondo quanto riportato da Radio Vaticana e dal quotidiano della Santa Sede, L'Osservatore Romano, il Papa, che non pronuncia discorsi pubblici durante questa settimana di esercizi spirituali, non ha mancato di esprimere dolore e preoccupazione per il fatto che «nell'area di Mosul continui la carneficina di cristiani».

Il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, ha detto al primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, che il Papa ha espresso la sua «sincera solidarietà» nei confronti suoi e degli altri leader dopo la serie di attacchi a edifici governativi e luoghi di culto cristiani e musulmani. «Il Pontefice - ha scritto Bertone - prega intensamente perché la violenza abbia fine e chiede al governo di fare tutto il possibile per aumentare la sicurezza dei luoghi di culto in tutto il Paese». (continua a leggere)

27.2.10

Sisma in Cile, 76 morti. Generato uno tsunami

Terremoto di magnitudo 8,8 della scala Richter Esteso l'allarme in tutto l'Oceano Pacifico.

Ansa.it - Uno tsunami e' stato generato dal terremoto di magnitudo 8,8 che ha colpito stamani il Cile e minaccia le coste nei pressi dell'epicentro. Lo ha reso noto il Centro di allarme tsunami del Pacifico. E' salito a 76 il bilancio dei morti per il terremoto che ha colpito il Cile. Lo hanno reso noto le autorità cilene. Il sisma si è verificato vicino a Concepcion, scuotendo gli edifici e provocando blackout in alcuni quartieri della capitale Santiago. Lo hanno riferito il Servizio geologico statunitense e testimoni. Secondo il Servizio geologico americano, il terremoto si è verificato 90 chilometri a Nord-Est di Concepcion, a una profondità di 55 chilometri, alle 3:34 del mattino ora locale (le 7:34 in Italia). Il Centro tsunami ha detto in un comunicato che "un terremoto di queste proporzioni ha il potenziale per generare uno tsunami distruttivo che può colpire le coste vicino all'epicentro nel giro di minuti e quelle più distanti nel giro di ore".

L'allarme è stato in seguito ampliato anche a Colombia, Panama, Costarica e Antartide.

Anche il Giappone ha emesso un'allerta tsunami per le coste dell'Oceano Pacifico, dopo il sisma al largo del Cile. Lo hanno annunciato i servizi meteorologici giapponesi.

Il servizio geologico americano Usgs ha registrato una replica del sisma che ha colpito il Cile di magnitudo 6,2 e una terza di magnitudo 5,6.

L'Usgs (il servizio geologico americano) ha esteso l'allarme tsunami a tutto il Pacifico dopo il terremoto che ha avuto come epicentro il Cile.

Una scossa è stata avvertita a Santiago del Cile ed e' durata una quindicina di secondi e la sua intensita' non e' paragonabile alla precedente delle 3.30 del mattino. Lo ha riferito una cittadina italiana che si trova nella capitale cilena.

BACHELET DICHIARA STATO CATASTROFE - Il presidente cileno, Michelle Bachelet, ha dichiarato lo stato di catastrofe a seguito del sisma che ha colpito il paese. Lo ha annunciato Sky tg 24.

CHIUSO SCALO SANTIAGO, VOLI CANCELLATI - L'aeroporto internazionale di Santiago del Cile è stato chiuso e tutti i voli sono stati cancellati fino a nuovo ordine in seguito al sisma. Lo hanno annunciato fonti aeroportuali brasiliane e peruviane. La rampa di accesso al terminal è crollata, così come la zona destinata agli equipaggi, dove è caduto il tetto e si sono rotti i vetri.

FARNESINA VERIFICA, 50 MILA ITALIANI NEL PAESE - Attraverso l'ambasciata d'Italia a Santiago del Cile l'Unità di crisi del ministero degli Esteri sta cercando di verificare l'entità dei danni del violento sisma che, nella notte ha colpito il Cile con epicentro nella città di Concepcion. In tutto il Cile, si è appreso alla Farnesina, gli italiani registrati all'anagrafe consolare sono 50 mila. I connazionali residenti nella città di Concepcion sono un po' più di 500.

A SANTIAGO CROLLI E BLACK OUT - L'Onemi, l'Ufficio nazionale emergenze cileno, ha situato il sisma alle 03.34 (le 06.34 gmt) e l'epicentro a 90 km a nord est di Concepcion. A Santiago del Cile (cinque milioni di abitanti) sono crollati diversi ponti. In gran parte della città non c'é nessuna comunicazione telefonica e si verificano black out elettrici. Molte persone erano in strada e nei locali per l'inizio del week end, ma la maggior parte dormiva.

CILE, TURISTI IN FUGA DALLA COSTA - Nella città di Al Garrobo, 100 km a nord est di Santiago, il mare si è ritirato e molti turisti stanno fuggendo all'interno verso le autostrade, per cercare di rientrare a Santiago.

CILE, DUE REGIONI ISOLATE NEL SUD - Le autorità cilene hanno reso noto che in seguito al terremoto risultano isolate due regioni nel sud del Paese, Biobio e Talca.

APPELLO BACHELET IN TV, RIMANDATE CONTROESODO - Il presidente del Cile Michelle Bachelet si è appellata alla popolazione chiedendo di soprassedere dal tradizionale controesodo previsto questo week-end, l'ultimo dell'estate cilena. Parlando alla Cnn in spagnolo, Bachelet ha chiesto ai cileni di desistere dal mettersi in auto. Lunedì è prevista la riapertura delle scuole per l'inizio dell'anno scolastico in tutto il paese.

ONDATA GIGANTESCA SU ISOLOTTO JUAN FERNANDE - Sull'isolotto Juan Fernandez al largo di Valparaiso si è abbattuta un'ondata gigantesca di tsunami dopo il sisma che ha colpito il Cile. Lo affermano fonti concordanti.

27.2.10

Argentina: comincia il processo per i crimini commessi a "El Vesubiuo"

La ‘sparizione forzata’ dello scrittore Haroldo Conti, sequestrato a Buenos Aires il 5 Maggio 1976, del vignettista Héctor Oesterheld, arrestato il 21 Aprile 1977, e del regista cinematografico Raymundo Gleyser, catturato il 27 Maggio 1976.

Agenzia Misna - Sono solo alcuni dei casi sui quali verterà il processo che si apre oggi nella capitale argentina per i crimini commessi tra il 1976 e il 1978, durante l’ultima dittatura militare (1976-1983), nel carcere clandestino conosciuto come ‘El Vesubio’. A comandare il centro di detenzione furono gli ex-colonnelli Héctor Gamen, Hugo Pascarelli e Pedro Durán Sáenza, oggi principali imputati nel giudizio a carico anche di cinque ex-agenti penitenziari che si occupavano all’epoca degli interrogatori: dovranno rispondere di 156 casi di privazione illegale della libertà e torture. La corte ascolterà 280 testimoni, 75 dei quali scampati alle celle di ‘El Vesubio’, situato alla periferia di Buenos Aires, demolito nel 1978. Secondo cifre ufficiali, la dittatura provocò 18.000 ‘desaparecidos’, ma le organizzazioni a difesa dei diritti umani affermano che furono almeno 30.000.

27.2.10

Governo marrone e popolo viola: è un'Italia a colori

Programmazione, studio, regole, pianificazione, cultura, impegno, rigore, rispetto del bene comune. La green economy può darsi solo in un contesto dove tutto questo è realtà. Di fronte a quanto sta accadendo in Italia, quindi, al massimo si potrebbe parlare di brown economy... ma non vogliamo addentrarci sul terreno della scatologia.

di Alessandro Farulli

GreenReport - Ci preme invece sottolineare come con questa classe di governanti e purtroppo anche con quella dei dirimpettai della maggioranza, l'economia ecologica intesa come riconversione anche culturale di un certo modo di intendere lo sviluppo è impossibile. Non ha chance. E' impensabile che uno Stato che va dell'emergenza il suo modello di pianificazione possa avere una contabilità ambientale. E' impensabile che uno Stato che elimina la geografia dalla scuola, riduce gli anni di studio, ritiene la ricerca un soprammobile possa pensare a un modello diverso di sviluppo e poi praticarlo. E' impensabile che uno Stato dove la corruzione sembra endemica si possa combattere l'abusivismo edilizio. O regolamentare la mobilità verso un modello più sostenibile.

Come si fa a pensare che uno Stato che non ha neppure un piano energetico possa lavorare alla riduzione dei consumi elettrici? Come si fa a pensare che uno Stato che vuole a tutti i costi mantenere lo statu quo e punta solo e soltanto alla crescita quale che sia possa ridurre o regolamentare i flussi di materia? Sul piano sociale è anche peggio e ancora più intuibile come stiamo messi, ma è talmente gelatinosa la società in cui viviamo che non si vede aria da nessuna parte. Invocare, come abbiamo sempre fatto, la Politica con la P maiuscola oggi è un lavoro da medium. Serve una seduta spiritica per evocare lo spettro di una politica che onestamente in Italia non si vede da un pezzo e chi scrive, per dirla tutta, non l'ha proprio mai vista essendo cresciuto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

In una fase così, quindi, bene venga chi come il Popolo Viola ha almeno il coraggio di indignarsi e di scendere in piazza. Con motivazioni peraltro nobili ovvero contro il legittimo impedimento ed a sostegno degli organi di garanzia costituzionale. Persone che si definiscono "libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese. Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce con il No B Day: l'imponente manifestazione che ha riempito Piazza san Giovanni a Roma il 5 dicembre 2009. La grande festa di democrazia che ha colorato di viola strade e piazze in Italia e nel mondo».

«Non è più tempo di indugiare: - dicono - è ora che tutti ci mettano la faccia. Per questo invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell'informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad aderire e partecipare alla nostra nuova iniziativa. Per questo invitiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione di Roma, in Piazza del Popolo, sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 14.30».

Nuovi girotondini? Solo folklore? Può darsi, ma oggi ci accontentiamo consapevoli del fatto che anche questa è un tentativo di colmare il vuoto lasciato dalla politica. E segnatamente della politica della sinistra incapace di opporsi a un centrodestra sempre più di destra e di farsi portatrice sana di un modello diverso economico e sociale.

27.2.10

Messico: 100mila fedeli a Guadalupe per il pellegrinaggio più numeroso della storia

Circa 100mila fedeli della diocesi di Toluca, in Messico, hanno raggiunto la Basilica di Guadalupe. Quello che viene considerato il più numeroso pellegrinaggio della storia è arrivato al colle del Tepeyac, dopo tre giorni intensi di cammino, all’alba di mercoledì 24 febbraio.

Radio Vaticana - Fede, devozione e amore hanno animato i pellegrini giunti anche da molte comunità della diocesi di Atlacomulco e, per la prima volta, dalla nuova arcidiocesi di Tenancingo. Secondo quanto riferisce la Fides, l'ultima parte del percorso ha avuto come punto di partenza la comunità di Cuajimalpa: la marcia è iniziata verso le ore 22 di martedì 23 febbraio per giungere alle porte della Basilica alle 6 del mattino di mercoledì 23. Durante la giornata di arrivo, i pellegrini si sono riposati nelle vicinanze del Santuario di Guadalupe per partecipare poi l’indomani mattina alla Santa Messa presieduta dal vescovo della diocesi di Toluca, mons. Francisco Javier Chavolla Ramos. In questa celebrazione, i pellegrini hanno chiesto l'intercessione della Vergine di Guadalupe per ottenere la benedizione di Dio sulle opere diocesane, sulla missione permanente e sulla vita dei singoli fedeli.

26.2.10

India: Chiesa scossa dalle violenze anticristiane

In India, la Chiesa è stata scossa, in questi giorni, dalle violenze seguite alla pubblicazione di un’immagine blasfema di Gesù su un testo scolastico.

Radio Vaticana - Alle proteste pacifiche della comunità cristiana sono seguiti gravi attacchi compiuti da fondamentalisti indù. Due chiese sono state date alle fiamme e decine di persone sono rimaste ferite a causa degli scontri. Federico Piana ha parlato di questa preoccupante vicenda con Paolo Affatato, giornalista dell’agenzia Fides, don Scaria Thuruthiyil, docente di Storia della filosofia contemporanea alla Pontificia Università Salesiana e Guido Impellizzeri, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia (ascolta):

D. - Paolo Affatato, lei, come redattore dell’Agenzia Fides, si è occupato sin dall’inizio di questa vicenda. Com’è andata la questione?

R. – Alcune religiose, che si trovano nello Stato di Meghalaya, si erano accorte di questo libro. Un libro di calligrafia con cui i bambini imparano a scrivere. Gesù veniva qualificato come idolo. Poi quest’immagine ha fatto il giro dell’intero Paese. Nel nord-ovest dell’India alcuni gruppi fondamentalisti hanno preso questa immagine e l’hanno stampata su alcuni manifesti. Hanno tappezzato alcune città con questa immagine blasfema, in modo naturalmente molto provocatorio. Alcuni cristiani hanno protestato civilmente e pacificamente e hanno cercato di rimuovere questi manifesti. Quando alcuni giovani indù si sono opposti a questa rimozione sono scoppiati i primi tafferugli e poi una violenza estesa e generalizzata da parte di questi gruppi fondamentalisti, diffusi in modo capillare in alcune zone del Paese. Hanno richiamato tutti i militanti alla violenza, hanno attaccato dei quartieri cristiani, hanno attaccato delle chiese. Gli attacchi sono sempre molto gravi.


D. – Don Scaria Thuruthiyil, perché capitano queste cose e poi in un Paese dove i cristiani sono appena il 2,5 per cento?


R. – Questa situazione è un evento recente, soprattutto dopo la nascita del movimento fondamentalista "Hindutva". E’ un movimento che ha l’obiettivo di “induizzare” il Paese. Lo scopo è di rendere tutti indù. Sin tratta di un tipo di nazionalismo estremo. Questo "Hindutva" è un movimento gestito dai brahmani, i sacerdoti che formano la prima casta. I brahmani vogliono ottenere un controllo su tutti gli altri. La Chiesa è impegnata soprattutto nell’evangelizzazione dell’ultima casta, quella dei Dalit. I brahmani, che controllano sia politicamente che socialmente ma soprattutto economicamente la società, non vogliono che altri arrivino al loro stesso livello. Purtroppo, coloro che appartengono all’ultima casta, i Dalit, non si accorgono di questa politica nascosta dei brahmani.


D. – Prof. Vito Impellizzeri, quale idea si è fatto di questa immagine?


R. – Quella di un disorientamento culturale perché si tratta, come hanno già espresso i vescovi della Conferenza episcopale indiana, di un attacco contro i valori e i simboli di una fede, che, seppur in minoranza, dovrebbe essere rispettata, anche in una diversità culturale, in una sorta di reciprocità. Credo che la paura della minoranza sorga in un Paese quando non si ha una capacità di dialogare e di interagire secondo le logiche del bene comune e, usando l’espressione di Papa Benedetto XVI, “di una sana ricostruzione morale e civile”.

26.2.10

Suore aggredite e picchiate dalla polizia a Dong Chiem

Le religiose attaccate da da agenti in borghese, la loro guida finisce in ospedale. La Conferenza episcopale chiede la rettifica di una notizia pubblicata dall’agenzia ufficiale, per la quale essi avevano presentato gli auguri per il Nuovo anno al Fronte patriottico, organizzazione del Partito comunista.

di Emily Nguyen

Hanoi; Vietnam (AsiaNews) - Non cala la tensione nei rapporti tra i cattolici vietnamiti e le autorità, come testimoniano nuovi episodi di violenza alla parrocchia di Dong Chiem, mentre la Conferenza episcopale ha chiesto formalmente la rettifica di una notizia diffusa dall’agenzia ufficiale VNA. Tale fonte sosteneva che i vescovi avevano presentato gli auguri per il Nuovo anno lunare al Fronte patriottico, un organismo legato al Partito comunista. Cosa che l’episcopato nega. A Dong Chiem dopo la distruzione del crocefisso che sorgeva sul monte Che e l’asportazione forzata delle croci che i fedeli vi avevano portato, la gran parte delle centinaia di agenti e di attivisti che erano stati fatti affluire a gennaio si erano allontanati i media statali avevano enfatizzato un “ritorno alla normalità”.

Così non è. Il 24 febbraio un gruppo di suore delle Amanti della Croce, venute da Ho Chi Minh City insieme a decine di fedeli laici per visitare i parrocchiani in occasione del Nuovo anno, sono state aggredite e picchiate da agenti in borghese, all’ingresso del paese. Le suore non sono state ferite gravemente, ma il volontario di Hanoi che faceva loro da guida ha dovuto essere ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Viet Duc.

L’episodio fa seguito a quanto accaduto il 19 febbraio, quando una decina di fedeli della parrocchia di Nam Du, della diocesi di Hanoi, mentre tornavano verso casa sono stati segno del lancio di grosse pietre. Essi hanno raccontato che gli agenti hanno lanciato grosse pietre, provocando loro ferite non gravi, ma danneggiando seriamente la loro auto (nella foto).

Gli agenti in borghese, dice a Hanoi padre Joseph Nguyen, “sono molto aggressivi”. “I pellegrini che vanno a Dong Chiem sono stati minacciati e aggrediti persino in occasione del Nuovo anno”.

A rendere più evidente che l’obiettivo della violenza sono proprio i cattolici, c’è il fatto che coloro che si recano in visita alla famosa pagoda Huong, che sorge non lontano da Dong Chiem, vengono accolti amichevolmente e protetti dagli agenti che fanno parte dello stesso dipartimento. (continua a leggere)

26.2.10

India, baraccopoli spiate dal satellite

Gli abitanti degli slum temono che l’obiettivo del governo sia di demolire le baracche e cacciare i residenti

di Alessandro Ingaria


PeaceReporter - Gli slum sono luoghi dove vagano i fantasmi. Esseri saprofagi che vivono nutrendosi dello scarto prodotto dalla parte ricca della città. Oppure, utilizzando le parole di Dominique Lapierre, sono spazi in cui "..la canicola pietrifica uomini e bestie per gli otto mesi dell'estate e il monsone trasforma stradine e catapecchie in laghi di fango e di escrementi".

Questa è l'India, queste le sue baraccopoli.

L'utilizzo del satellite In questi giorni il governo nazionale ha annunciato, con un'iniziativa senza precedenti, di voler mappare i bassifondi delle città indiane mediante l'utilizzo delle più avanzate tecnologie satellitari. Nell'intenzione del ministero dell'alloggiamento, si utilizzeranno le immagini dettagliate fornite dal satellite per stabilire, una volta per tutte, come sono composti gli slum dell'India e quanta gente vive al loro interno. L'idea è del ministro Kumari Selja, la quale ha dichiarato che verrà utilizzata allo scopo una tecnologia sviluppata dall'ente spaziale di ricerca indiano.

I fautori dell'iniziativa. Secondo le statistiche ufficiali, un settimo della popolazione urbana dell'India vive in quartieri di baracche. Nelle città come Bombay la proporzione è decisamente maggiore. Alla luce di questi numeri, i sostenitori del programma dicono che la mappatura precisa della zona e il censimento degli abitanti permetterà alle autorità comunali di colmare i deficit medici sanitari e scolastici di tali zone, al fine di poter ottimizzare programmi di utilità di base.

Le preoccupazioni. L'iniziativa lascia molti dubbi agli abitanti degli slum. L'organizzazione Sramek Segathan, che opera a Delhi, nel dare voce alle inquietudini popolari, sostiene che l'indagine può avere soltanto due scopi: avvantaggiare gli speculatori immobiliari per individuare dove la terra è potenzialmente libera e individuare dove i bassifondi sono illegali, al fine di giustificare il trasferimento forzoso degli abitanti.

La situazione attuale. Spostamenti coattivi della popolazione indigente stanno ultimamente interessando giganteschi insediamenti come quello di Dharavi a Bombay, luogo diventato famoso per essere teatro della pellicola Slumdog Millionaire. L'amministrazione ha infatti approfittato della scusa dell'organizzazione dei giochi del Commonwealth, che si terranno in India in ottobre, per sfrattare e spostare circa 800 mila abitanti dello slum. Negli ultimi mesi le autorità di Delhi hanno intensificato il programma di demolizione delle baracche nel centro della città e lungo le strade principali e a grande traffico. Come ad esempio lo slum di Hanuman Masdoor, edificato per il 70 percento su terreni pubblici, lungo la strada che conduce dal centro di Delhi all'aeroporto internazionale, in cui il mese scorso i bulldozer sono arrivati senza avvertimento. L'obiettivo era demolire una striscia larga cinque metri, dove installare cartelli pubblicitari. Nell'ultimo anno più di 300 baraccopoli sono state sgomberate, ma solo metà delle oltre 250 mila persone che si stima potessero viverci ha trovano una nuova casa.

Per questo e altri motivi, la gente povera degli slum indiani non crede più alla buona fede dei politici e alla trasparenza dei loro programmi. E, soprattutto, si interroga su quanto potrà giovare alla loro situazione l'impiego dei satelliti.

26.2.10

Sistema idrico Lambro-Po: la marea nera mette in pericolo il delta del grande fiume

«Si estende a macchia d'olio» è frase usata spesso, diventata luogo comune. Ma nel caso dell'inquinamento sul Lambro ovviamente calza a pennello.

GreenReport - La marea nera scesa nel Lambro dagli scarichi della raffineria Lombarda Petroli (pare dopo un sabotaggio), ha già raggiunto il Po e poi in parte raggiungerà il suo delta e il mare (la guardia costiera sull'Adriatico è stata già allertata), e probabilmente durante il suo cammino invaderà canali e rogge che attraversano i campi. L'ecosistema acquatico (e quello terrestre direttamente collegato) sarà messo a dura prova e solo nei prossimi mesi, oseremo dire anni, capiremo la vera entità di questo disastro ambientale ed economico. «E' accaduto un fatto gravissimo, un verro e proprio attentato all'ambiente e alla salute dei cittadini- ha detto il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo- dopo un sopralluogo in elicottero lungo il corso del Po- E' opportuno che la Regione Lombardia chieda lo stato di emergenza e di questo parleremo in Parlamento questo pomeriggio. Lunedì, poi, in Consiglio dei ministri potrebbe già arrivare la decisione e verranno stanziate somme ingenti perché qui di lavoro da compiere ce n'e' tantissimo». Lo sbarramento di isola Serafini non ha retto completamente e in questo momento chiazze e veli oleosi sono segnalati nel tratto tra Cremona e il mantovano, fino ad oltre 150 chilometri dalla ex-raffineria brianzola. «Tutto l'ecosistema fluviale è in pericolo ed ora si pensa al Delta del Po, una delle zone umide più importanti d'Italia e d'Europa per la migrazione e lo svernamento degli uccelli acquatici» dichiarano dal Wwf Italia. Il Delta del Po in questo momento- spiegano dall'associazione ambientalista- è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico. In questa stagione, nelle zone umide deltizie vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione, inoltre quest'area è fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio «Il Wwf si augura quindi che vengano adottate tutte le misure necessarie ed utili a scongiurare che l'ondata di petrolio arrivi al Delta del Po - ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia - se ciò non avvenisse gli effetti su golene, canneti di foce, lagune e tratti costieri, potrebbero essere devastanti». Dubbi sull'efficacia e tempestività degli interventi sono stati espressi da Legambiente «Questa emergenza è stata gestita con incredibili ritardi sia da parte del Governo che delle tre regioni coinvolte con sottovalutazioni e insufficienza di persone e mezzi. Manca soprattutto una cabina di regia unitaria ed efficace, ma è ancora possibile intervenire per limitare i danni prima che il petrolio raggiunga il Delta e l'Adriatico - ha affermato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - E' necessario che il Governo nomini un commissario capace di gestire l'emergenza, mettendo in campo le competenze della Protezione Civile nazionale e delle aziende che operano nel settore con i mezzi per intervenire tempestivamente».

26.2.10

Kabul, ucciso un italiano, era un agente dei servizi

Attentato suicida dei talebani in un hotel. Un italiano, un agente dei servizi segreti, è stato ucciso a Kabul nel corso di una sparatoria, dopo un attentato suicida contro un hotel che ha provocato almeno 17 vittime.

Ansa.it - L'italiano apparteneva all'Aise, il servizio di informazione per la sicurezza esterna. Il capo della polizia generale Abdul Rahman ha detto che l'italiano "un cliente del Park Residence, era in contatto telefonico con la polizia afghana poco dopo l'esplosione quando è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dagli assalitori. Era un uomo coraggioso". L'attentato, che ha causato almeno 17 morti e 32 feriti, ha preso di mira il Safi Landmark Hotel, "dove sono alloggiati gli stranieri", ha annunciato un portavoce dei ribelli, Zabihullah Mujahid, sostenendo che all'attacco hanno preso parte cinque attentatori suicidi. La polizia ha confermato che uno degli attentatori si è fatto esplodere di fronte all'albergo, mentre altri due sono stati uccisi. Fra le vittime anche un francese e alcuni indiani.

All'ospedale di Emergency sono stati medicati diciotto feriti di cui sei sono stati ricoverati per ustioni e ferite da pallottola e schegge.

Un britannico ospite dell'albergo Safi Landmark a Kabul, Brian Briscombe, ha riferito alla Bbc di essersi svegliato tra vetri infranti e nel fumo. Dopo circa 30 minuti ha deciso di lasciare l'edificio: "Sono rimasto ferito ad una mano - ha raccontato l'uomo - e volevo farmi curare, ma un soldato ha iniziato a gridarmi contro, quasi mi ha sparato quando ha visto che avevo uno zaino. Pensava fossi un kamikaze! Per fortuna si è calmato e mi è stato permesso di lasciare la zona". Il corrispondente della Bbc sul posto, Martin Patience, ha riferito che le esplosioni si sono verificate in una zona frequentata abitualmente da stranieri. Secondo alcuni resoconti, anche il Park Residence Hotel, oltre al Safi Landmark, è stato attaccato: anche in questo caso si tratta di un hotel frequentato da stranieri.

I vicepresidenti del gruppo PD alla Camera dei deputati, Michele Ventura, Rosa Villecco Calipari e Alessandro Maran, "dopo aver appreso le prime notizie che giungevano da Kabul in merito ad una serie di attentati e alla morte accertata di un cittadino italiano, chiedono alla presidenza di Montecitorio che il governo svolga al più presto un'informativa in aula su quanto accaduto".

"Ogni giorno una tragedia. Non si può rimanere un minuto in più. Cosa altro deve succedere per far capire al Governo che non si può più rimanere in quel pantano? L'Italia richiami le truppe ed esca fuori da questa guerra. Serve una manifestazione di piazza per denunciare l'assurdità della guerra. E' ora che chi è contrario alla missione torni a farsi sentire!". E' quanto afferma Francesco Francescaglia, responsabile Esteri del PdCI - Federazione della sinistra. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha chiesto al governo di riferire al più presto sull'attentato.

26.2.10

Quale lavoro per quale futuro? L’occupazione sostenibile e il sostegno ai lavoratori in Sardegna

L’AC in cammino verso la Settimana sociale dei cattolici italiani

Azione Cattolica Italiana - In preparazione alle Settimane sociali della Chiesa Italiana del 2010, la Delegazione regionale della Sardegna e la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica offrono uno spazio di discernimento sul tema del Lavoro, in una regione particolarmente colpita dalla grave crisi economica che attraversa l’intero Paese, e che sembra per questo sintetizzarne le diverse complicanze sociali. Questo appuntamento è il dodicesimo di una serie di sedici incontri tematici che l’Azione Cattolica sta organizzando in tutta la Penisola, a partire dallo scorso ottobre, sugli argomenti che saranno oggetto “dell’agenda per l’Italia”, l’ampio programma della Settimana sociale prossima che si svolgerà dal 14 al 17 ottobre 2010 a Reggio Calabria. Si tratta di occasioni di dialogo con le realtà territoriali, di momenti di discernimento e di confronto con la società civile e con le istituzioni, e insieme di un contributo associativo ad un’adeguata e diffusa preparazione della Settimana sociale.

Nei precedenti appuntamenti si è discusso di federalismo fiscale, di etica e responsabilità sociale, di legalità, di emigrazione e accoglienza, di ricchezza e paura, ed altro ancora. Si è trattato di incontri molto partecipati, preparati con il coinvolgimento di tante persone e sempre svolti in luoghi di carattere pubblico, soprattutto università e sedi istituzionali. Il risultato è “un’impresa comune” che continua a crescere, consentendo un’opera di discernimento non di pochi, ma di tanti, e non solo di tanti individui, ma di tante più complesse realtà espressione dell’originale vitalità del cattolicesimo italiano.



Come Azione Cattolica, crediamo fermamente che in questo momento di grave crisi sia importante reperire, e non disperdere in mille rivoli, tutte le energie disponibili per tentare di dare una risposta a chi sta perdendo il proprio lavoro e a chi lo cerca. Invitiamo pertanto istituzioni, organizzazioni sindacali e di categoria, imprenditori e cittadini a un confronto franco e lucido che ci permetta di interpretare questo tempo e coglierne le opportunità che presenta.



L’AC, come comunità di credenti, cercherà di dare il suo contributo di idee e di impegno, con la certezza che la situazione possa essere migliorata solo con una grande sinergia e senso di responsabilità da parte di ognuno.

È proprio della nostra esperienza associativa vivere con passione il proprio territorio, guardare con attenzione e competenza alle vicende del Paese, lasciarsi interrogare dalle grandi dinamiche che interconnettono il mondo intero per portare il Vangelo negli spazi e nei tempi della vita umana. Come abbiamo confermato durante la scorsa Assemblea nazionale vogliamo accompagnare le persone lungo tutte le stagioni della vita verso la santità, attraverso percorsi formativi esigenti e diversificati per età com’è nella tradizione dell’Azione Cattolica.

All’incontro interverranno, tra gli altri: Francesco Pigliaru, ordinario di Economia e Prorettore delegato per la ricerca scientifica presso l’Università di Cagliari; mons. Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio-Ampurias e Delegato della Conferenza Episcopale Sarda per il laicato; Franco Miano, ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Roma Tor Vergata e Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana; Riccardo Uda, Sindaco di Macomer.


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