31.3.10

Latte alla melamina: processato a porte chiuse chi chiedeva giustizia per i bambini malati

Iniziato il processo contro Zhao Lianhai, accusato di fomentare disordini perché ha aiutato le famiglie a chiedere un equo risarcimento. Per il latte contraffatto ci sono stati 6 bambini morti e oltre 300mila malati, ma le autorità non vogliono che se ne parli.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – E’ iniziato ieri a Pechino il processo contro Zhao Lianhai, leader del gruppo Calcoli Renali dei Neonati che riunisce genitori di bambini ammalati per avere bevuto il latte alla melamina. Le autorità cercano di far passare il processo sotto silenzio e la polizia caccia dal tribunale persino la moglie di Zhao che vuole solo vederlo. Zhao è accusato di “essere un agitatore che ha causato disordini”, “per avere tenuto riunioni illegali e gridato slogan per causare problemi e per avere turbato in modo grave l’ordine sociale”, reato che prevede fino a 5 anni di carcere. In realtà ha dato consiglio legale alle famiglie vittime del latte velenoso e per aiutarli ad agire in tribunale per ottenere un equo risarcimento. Il processo si svolge a porte chiuse, per impedire la partecipazione dei molti solidali con l’attivista pro-diritti.

Li Xuemei, moglie di Zhao, per ore ha aspettato fuori dal tribunale nel distretto di Daxing, insieme al figlio di 5 anni Zhao Pengrui e a decine di giornalisti e sostenitori del marito. Quando è arrivata un’auto chiusa, con probabilità con Zhao a bordo, gli astanti hanno inneggiato il suo nome.

Pengrui ha bevuto il latte contenente melamina (sostanza usata nell’industria plastica ma velenosa per l’uomo) e ora ha un calcolo di 2 millimetri nel rene destro. Nel settembre 2008 è scoppiato lo scandalo di primarie industrie casearie che mettevano la melamina nel latte, per farlo sembrare ricco di sostanze nutritive nei controlli sulla qualità, perché la sua molecola è simile a quella della proteina. Per avere bevuto questo latte sono ammalati circa 300mila bambini e almeno 6 sono morti (Zhao ha parlato di 12 decessi accertati). Lo Stato ha dapprima promesso adeguati risarcimenti, ma poi ha concesso 2mila yuan (circa 210 euro) a ogni famiglia, somma del tutto insufficiente anche a pagare le cure mediche necessarie negli anni. Molti genitori si sono rivolti al tribunale per essere risarciti, ma la corte ha dichiarato le loro azioni “inammissibili”, per la ragione che erano ancora in corso indagini delle autorità. Anche altri genitori di questo gruppo sono stati minacciati dalle autorità e alcuni arrestati.

Per questo Zhao e altri legali hanno cercato di organizzare le famiglie dei bambini per chiedere il risarcimento. L’attivista è stato arrestato il 13 novembre davanti al figlio e da allora non ha più potuto vedere i familiari.

I suoi avvocati hanno detto che egli è stato portato ammanettato in tribunale, come un pericoloso delinquente. Zhao si è protestato innocente e ha dichiarato ai giudici che “se denunciare un reato alla polizia è considerato un crimine…. allora viviamo in una società davvero pericolosa”.

A febbraio lo scandalo-latte è scoppiato di nuovo, quando è risultato che almeno 5 ditte casearie hanno continuato a fare uso di latte alla melamina.

Fuori del tribunale, i genitori dicono che questo è il risultato della volontà statale di soffocare lo scandalo del 2008.

Li, dopo ore sotto una pioggerella insistente, non è riuscita nemmeno a vedere il marito. Al quotidiano South China Morning Post commenta sconsolata che “noi siamo le vittime. Le autorità vogliono evitare il problema e, invece, colpiscono noi. Non hanno una coscienza?”

31.3.10

Benedetto XVI sul Triduo Pasquale, tempo di preghiera

Al Triduo pasquale, “fulcro dell'intero anno liturgico, nel quale siamo chiamati al silenzio e alla preghiera per contemplare il mistero della Passione, Morte e Risurrezione del Signore”, Papa Benedetto XVI ha dedicato l’udienza generale del Mercoledì in Piazza San Pietro.

Agenzia Misna - Il Pontefice – riferisce l’emittente Radio Vaticana - ha ricordato i momenti salienti della liturgia del Triduo a cominciare dalla Santa messa crismale di domani mattina, una celebrazione durante la quale vescovi e presbiteri “rinnoveranno le promesse sacerdotali” pronunciate il giorno dell’ordinazione. “Tale gesto assume quest’anno un rilievo tutto speciale - ha sottolineato il Papa - perché collocato nell’ambito dell’Anno sacerdotale, che ho indetto per commemorare il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars (Jean-Marie Baptiste Vianney, parroco nella cittadina francese di Ars, canonizzato nel 1925 e divenuto in seguito patrono di tutti i sacerdoti, ndr). A tutti i sacerdoti vorrei ripetere l’auspicio che formulavo a conclusione della Lettera di indizione: ‘Sull’esempio del Santo Curato d’Ars, lasciatevi conquistare da Cristo e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace’”. Il Papa ha poi ricordato il dolore del Venerdì Santo, quando “faremo memoria della passione e della morte del Signore”, e il “grande silenzio” che caratterizza l’ultimo giorno del Triduo. A conclusione dell’udienza Benedetto XVI ha chiesto di vivere i giorni che precedono la Pasqua “intensamente”, rivolgendo ai fedeli, alle loro comunità e ai loro cari “i più cordiali auguri”.

31.3.10

Haiti: Cuba in prima linea per la ricostruzione del sistema sanitario

Costruire e dotare di equipaggiamento oltre 100 centri sanitari per poter assistere quasi tre milioni di haitiani all’anno.

Agenzia Misna - E' l’impegno che si è assunto il governo dell’Avana per contribuire alla ricostruzione di Haiti dopo il terremoto del 12 Gennaio, un’emergenza a cui Cuba ha risposto con prontezza rafforzando il suo ampio contingente medico già dislocato da anni nella parte occidentale dell’isola di Hispaniola. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha annunciato dalla sede dell’Onu a New York, che oggi ospiterà la conferenza dei donatori, che l’Avana ha raggiunto un accordo col governo del presidente haitiano René Préval per ripistinare il sistema sanitario nazionale devastato dal sisma: grazie ai nuovi centri sarà possibile ricevere in regime di pronto soccorso 1,3 milioni di pazienti, assistere fino a 168.000 parti e vaccinare tre milioni di persone; a questi centri si aggiungeranno inoltre 30 nuovi ospedali comunitari. “La consideriamo una responsabilità della comunità internazionale, per questo invitiamo tutti i membri dell’Onu ad appoggiare questo programma medico integrale” ha detto Rodríguez, precisando che L’Avana potrà rafforzare la cooperazione con Haiti anche grazie “alla generosità” del Venezuela. L’ambasciatore di Haiti all’Onu, Leo Mérores, ha ringraziato L’Avana per il nuovo programma ma anche per l’importante assistenza medica già fornita al suo paese nell’ultimo decennio. “Haiti è stata colpita lo scorso anno dagli uragani e i medici cubani sono stati all’avanguardia negli aiuti. Anche dopo il terremoto del 12 Gennaio sono stati i primi ad arrivare” ha ricordato Mérores. La brigata medica cubana ad Haiti conta attualmente 700 medici cubani e altri 278 provenienti da diversi paesi latinoamericani formatisi alla ‘Escuela Latinoamericana de Medicina’ (Elam) dell’Avana. Dopo il sisma, che ha provocato 230.000 morti, 310.000 feriti e un milione e mezzo di sfollati, hanno assistito 260.000 pazienti ed effettuato 7.000 interventi chirurgici.

31.3.10

Energia nucleare in Cile? No grazie

Intervento di Flavia Liberona, direttrice esecutiva della Fundación Terram, pubblicato da La Nación il 29 marzo 2010 e liberamente tradotto da Umberto Mazzantini

GreenReport - Quando si sono cominciate a risolvere le prime emergenze dopo il terremoto di 8,8 gradi della scala Richter, queste hanno lasciato il passo alla valutazione dei danni che riguardano infrastrutture e installazioni di ogni tipo, pubbliche e private. La distruzione causata dal terremoto e dal successivo tsunami è un fatto chiaro e convincente, che ci chiama a riflettere rispetto alle intenzioni di alcuni settori di costruire in Cile degli impianti di produzione elettrica nucleare. Basta analizzare la vaga o semplicemente nulla informazione sulla quale contiamo adesso, a un mese dal sisma, rispetto allo stato dei danni prodotti in infrastrutture chiave come, per esempio, le condotte e/o gli emissari che scaricano nel mare reflui urbani o industriali nelle regioni più colpite; qualsiasi alterazione in questo tipo di impianti può potenzialmente produrre una contaminazione degli habitat marini o della fascia costiera in vaste zone, però nessuna autorità ha informato la comunità.

E' facile immaginare quanto sarebbe aumentato il livello di incertezza dopo il terremoto in uno scenario nel quale il Paese avesse avuto una centrale nucleare. Niente indica che lo Stato avrebbe avuto una reazione migliore, con la differenza che staremmo parlando di un livello di danni completamente differente, per la possibile gravità della contaminazione nucleare e per la difficoltà di rimozione della sua persistenza nel tempo, che può colpire durante varie generazioni, come sappiamo dall'esperienza di Chernobyl.

Le installazioni nucleari sono molto complesse ed implicano la gestione di tecnologia specializzata di ultima generazione, con standard di costruzione ed operativi molto elevati. Ma anche con la tecnologia antisismica più avanzata, nessuna installazione nucleare avrebbe superato con successo movimenti tellurici come quelli che si sono registrati in Cile. Dopo l'ultimo terremoto è stata riconfermata una verità conosciuta da tempo, che però molti sembrano dimenticare: questo è uno dei Paesi più sismici del pianeta e dobbiamo aspettarci sisma di più di 8 gradi Richter in diversi punti del territorio ogni 25 o 30 anni. Due dei cinque terremoti più forti registrati nel mondo sono successi nel nostro Paese.

In Giappone, spesso citato come esempio di Paese sismico in grado di sviluppare l'energia nucleare, un terremoto di 6,8 gradi Richter provocò gravi danni all'impianto nucleare Kashi-wazaki-Kariwa, al punto che diverse delle sue unità sono state fermate negli ultimi tre anni. Ci chiediamo cosa accadrebbe se il Cile costruisse una centrale nucleare nel nord, come si è proposto, se si ripeterà un evento come il 27 di febbraio. E' fondamentale che comprendiamo che il Cile non ha le condizioni di sicurezza per pensare a questo tipo di produzione elettrica, e scartarla in maniera definitiva. E' ora che pensiamo che siamo un Paese che ha molte zone a rischio e che questo dovrebbe essere preso in considerazione per l'installazione di case, industrie inquinanti e, a maggior ragione, per impianti nucleari.

Rispetto al caso giapponese, bisogna tener presente che è una nazione che ha sviluppato la tecnologia più avanzata riconosciuta a livello mondiale e, sebbene in quella occasione non si e riportato un episodio di contaminazione associato al terremoto, non è riuscito a rendere pienamente operativa la centrale, mantenendo bloccati investimenti significativi. Il Giappone è un Paese sviluppato, che probabilmente può permetterselo, però, può il Cile arrischiarsi a fare un investimento così col rischio di doverlo bloccare per anni per ragioni di sicurezza, dopo un futuro terremoto, tsunami o eruzione?

Peggio ancora, considerando che non è chiaro chi finanzierà questo investimento, data anche l'avidità di coloro che promuovono l'energia nucleare, sembrerebbe esistere il presupposti che sarebbe finanziato in parte con fondi pubblici. Le stime del governo e delle imprese private non sono state in grado di fornire una cifra definitiva del costo della ricostruzione, però la stima ufficiale è di 30 miliardi di dollari, tanto per le infrastrutture pubbliche che private.

Il governo deve riassegnare i fondi del bilancio, dare le priorità all'utilizzo dei fondi per la riparazione e la ricostruzione delle infrastrutture pubbliche e dare sostegno all'occupazione. L'opzione più sensata sarebbe quella di riutilizzare i fondi destinati nell'attuale bilancio alla ricerca nucleare, opzione sempre più discutibile, e riorientarli per soddisfare le richieste di altri settori, per esempio per soluzioni di energie rinnovabili non convenzionali, tecnologia già disponibile e che permetterebbe una maggiore indipendenza e decentralizzazione in materia energetica nel Paese.

E' tempo che coloro che per anni hanno promosso la lobby nucleare e che hanno lavorato per convincere amministratori e istituzioni pubbliche perché col denaro di tutti i cileni andassero avanti nella promozione delle centrali ad energia nucleare, si ritirino dalla scena. Il 27 di febbraio la natura si è espressa con forza e con molta chiarezza: Il Cile non è un Paese con le condizioni per l'installazione di energia nucleare.

31.3.10

Le Acli "fanno il tagliando". Parola d'ordine: lotta alla povertà

A Milano dall'8 al 10 aprile la Conferenza Organizzativa e Programmatica delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. Intervengono Formigoni, Moratti, Tettamanzi. Un "Piano 2010-2013 contro la povertà assoluta".

Si svolgerà dall'8 al 10 aprile a Milano, all'Università Cattolica del Sacro Cuore, la Conferenza Organizzativa e Programmatica delle Acli. L'appuntamento, che ricorre ogni 4 anni come momento di verifica sull'operato associativo e di programmazione per il futuro, si colloca in una fase particolarmente delicata per il Paese, all'indomani di una tornata elettorale importante, ma nel pieno ancora di una crisi economica che sta segnando lacerazioni allarmanti nel tessuto sociale. Le Acli presenteranno la loro proposta per un "Piano 2010-2013 contro la povertà assoluta". Per il presidente Andrea Olivero: «L'ultimo anno e mezzo vissuto accanto alle diocesi italiane, a partire da quella di Milano, a stretto contatto con i problemi dei cittadini, delle famiglie e degli immigrati, hanno contribuito a ridisegnare il volto delle Acli, mettendo sempre di più la lotta alla povertà al centro della azione e dell'identità associativa».

"Sentinelle del territorio, costruttori di solidarietà" è il titolo e la traccia di riflessione della Conferenza di Milano, cui parteciperanno 800 tra delegati e dirigenti provenienti da tutta Italia e in rappresentanza delle Acli all'estero. Oggetto del dibattito interno: la riforma del modello organizzativo per rafforzare la presenza dei territori; l'integrazione dei servizi con le attività associative; il ruolo prioritario della formazione per la crescita degli "aclisti" sul piano dei valori e delle competenze.

Gli appuntamenti

I lavori si apriranno la mattina di giovedì 8 aprile, ore 11.00, nell'aula magna della Università Cattolica del Sacro Cuore (Largo Agostino Gemelli 1) con l'introduzione del presidente delle Acli e i saluti del rettore Lorenzo Ornaghi. Sui temi della Conferenza interverrà il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Quindi Mariolina Moioli, assessore alla famiglia, scuola e politiche sociali del Comune di Milano; Francesco Belletti, presidente del forum delle Associazioni Familiari.

Venerdì mattina, 9 aprile, ore 11.00, nella Sala Bontadini dell'Università, la presentazione in conferenza stampa del "Piano 2010-2013 contro la povertà assoluta". Proposta elaborata dalle Acli in collaborazione con un gruppo di ricercatori coordinati da Cristiano Gori, docente di politiche sociali alla Cattolica di Milano.

Sabato pomeriggio, infine, appuntamento conclusivo dalle ore 15.00 al Teatro Dal Verme, in Via San Giovanni sul Muro 2. Tavola rotonda sul tema del contrasto alla povertà in chiave italiana ed europea. Con il sindaco di Milano Letizia Moratti; il presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) Mario Sepi; il portavoce della Comunità di Sant'Egidio Mario Marazziti; Modera il direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio.

Intervento conclusivo dell'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.
31.3.10

Gaza, morire lavorando

Al-Mezan, organizzazione per i diritti umani palestinese, ha denunciato che dal 2000 a oggi circa 60 palestinesi hanno perso la vita nel tentativo di lavorare in Israele

di Antonio Marafioti

PeaceReporter - Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite il tasso di disoccupazione nella Striscia di Gaza è del 45 percento e ciò pone l'economia della regione fra le più arretrate della classifica mondiale. In una situazione come questa l'unica possibilità di sopravvivenza per i palestinesi nei Territori è quella di oltrepassare il confine per provare a lavorare in Israele. Stare fermi significa abbandonarsi a morte certa sebbene, ultimamente, sia stato scoperto che anche muoversi non è un'azione del tutto priva di rischi. Al-Mezan, Ong palestinese ha, infatti, denunciato che sarebbero stati ben sessanta i civili uccisi dal 2000 ad oggi nel tentativo di varcare il confine e cercare un impiego.

Inutile dire. Che gli attacchi aerei indiscriminati delle forze di sicurezza israeliane sulla linea di confine, oltre a provocare morti fra i civili, continuano a distruggere centinaia di fattorie e di campi destinati all'agricoltura. Solo una settimana fa, il 24 marzo, le forze di occupazione hanno arrestato circa 20 lavoratori palestinesi nei pressi dell'insediamento di Dugit al confine nord della Striscia di Gaza. La colpa ascritta loro è stata quella di aver raccolto della ghiaia dalle macerie delle case per impiegarla nella costruzione di nuove abitazioni. Il giorno dopo questa dimostrazione, terminata col rilascio dei venti uomini dopo ore di interrogatorio, i militari israeliani hanno sparato su un altro gruppo di persone nei pressi di Sofa, mentre cercavano di raggiungere la parte est di Rafah a sud della Striscia. Nel corso del raid Naji Abu Rida, 31 anni, è rimasto ferito al torace mentre alle ambulanze palestinesi veniva impedito, per circa 15 minuti e in palese violazione delle convenzioni internazionali, di prestare soccorso all'uomo. Il 26 marzo, due giorni dopo la prima azione di forza, è toccato ad Abdul Aziz Hamdan, 15 anni, ferito alla gamba sinistra durante una sparatoria nella linea di confine nord a Erez. Hamdan, ricoverato subito e fuori pericolo di vita, si trovava con i suoi fratelli e altri lavoratori a 100 metri di distanza dal muro di separazione per raccogliere mattoni dalle macerie che avrebbe poi rivenduto alle fabbriche locali.

Giù nei tunnel. Dall'embargo imposto a Gaza dopo la presa del potere di Hamas nel 2007, l'unica fonte di reddito per i palestinesi che vivono nella regione sul Mar Mediterraneo sono le gallerie sotterranee per trafficare merci dall'Egitto. Molti di questi tunnel furono distrutti durante i raid aerei di "Piombo Fuso", operazione condotta dall'esercito israeliano tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009. In un'intervista rilasciata tre giorni fa Ziad al-Zaza, ministro dell'Economia nel governo di Hamas, ha sostenuto: "Prima dell'offensiva israeliana nei tunnel lavoravano 20 mila persone mentre oggi sono attivi circa la metà. Bloccare i tunnel - ha continuato l'esponente di Hamas -porterà ad un enorme disastro umanitario. Tutti i residenti della Striscia di Gaza saranno costretti a contare solamente sugli aiuti alimentari delle Nazioni Unite". I quali, quando non vengono totalmente bloccati alla frontiera, ritardano mesi nel giungere a destinazione e quindi permettere il sostentamento di centinaia di migliaia di civili.
Oltre gli evidenti ostacoli militari i lavoratori dei tunnel, scavati dai 15 ai 35 metri sotto terra e lunghi anche più di un chilometro, sono giornalmente soggetti a un forte stress causato dalla precarietà delle condizioni nelle quali sono costretti a operare. Abu Antar, proprietario di uno dei cunicoli e datore di lavoro di circa cinquanta persone, ha dichiarato: "Ogni giorno lavoriamo sotto terra e ogni volta mi chiedo se ne usciremo vivi. Molte volte la terra è crollata... la morte è inevitabile in questo tipo di lavoro. Abbiamo a che fare con la paura ventiquattro ore al giorno. Molte persone hanno perso la vita mentre compivano il loro dovere. Ogni mese il numero delle vittime aumenta a causa dei danni provocati dai raid aerei israeliani". A questo si aggiunge il muro di contenimento che l'Egitto sta alzando sul proprio confine per sbarrare l'accesso ai tunnel.
Bloccati sopra e sotto terra si tratta solo di persone che cercano di lavorare per vivere e che, in questa ricerca, non trovano altro che la morte ad attenderli.
31.3.10

India: ancora attacchi contro la comunità cristiana

In India nuovi episodi di violenza hanno colpito la comunità cristiana. A Fairabad alcune persone hanno fatto irruzione nell’istituto cattolico “Carmel Convent School” lanciando insulti e minacce.

Radio Vaticana - Un rappresentante del comitato direttivo della scuola è rimasto ferito. Gli aggressori hanno minacciato, in particolare, di voler dare fuoco all’edificio e di emulare quanto già avvenuto nel 2008 in Orissa durante l’ondata di violenze compiute da estremisti indù. A Ghaziabad, poi , un pastore protestante è stato assalito mentre tornava a casa, dopo aver partecipato ad un rito di preghiera in un vicino villaggio. Nonostante questi preoccupanti episodi non mancano comunque segnali confortanti per la comunità cristiana. In Orissa, in particolare, si sta lentamente tornando alla normalità. Recentemente un team della Conference of Religious India (Cri) ha constatato un miglioramento della situazione. Il 90% delle persone sopravvissute agli attacchi hanno potuto lasciare le strutture di ricovero provvisorio e hanno fatto ritorno nei loro villaggi. Un rappresentante del governo – riferisce inoltre l’Osservatore Romano – sta coordinando le attività edili e di distribuzione degli aiuti alle famiglie. Al piano partecipano anche diverse Ong con i loro volontari. Secondo stime fornite sarebbero almeno duemila le case ricostruite.

31.3.10

La triste Gaia di Lovelock: autoritarismo e nucleare per salvare il pianeta dall'uomo

In Gran Bretagna sta facendo discutere l'intervista rilasciata ieri a Leo Hickman sul Guardian da James Lovelock, il padre della teoria di Gaia, cioè del pianeta Terra come gigantesco organismo vivente capace di autoregolarsi e difendersi.

di Umberto Mazzantini

GreenReport - L'intervista del novantenne Lovelock è la prima dopo il climate-gate delle e-mail trafugate agli scienziati dell'Ipcc e lo scienziato-filosofo si dice disgustato dai suoi colleghi, plaude ai "good climate sceptics", ma avverte che il global warming potrebbe portare alla guerra a causa delle "mollezze" della democrazia. Le contraddizioni nel pensiero dello scienziato non mancano, anche perché nel suo ultimo bestseller "Revenge of Gaia", Lovelock ha scritto che l'intera specie Homo sapiens è gravemente minacciata dagli effetti prodotti sul pianeta dalle sue stesse attività e Hickman sul Guardian lo descrive come «Un profeta stile Vecchio Testamento dei nostri tempi, predice fuoco e zolfo per questa maledetta generazione se non ce la farà a cambiare urgentemente e radicalmente il suo stile di vita inquinante.Ma di persona Lovelock ha un comportamento calmo, anche quando lancia fulmini verbali ai vari "dumbos" con i quali condividiamo il nostro destino collettivo: vale a dire, "i politici, gli scienziati e i lobbysti"».

In realtà Lovelock ce l'ha soprattutto con gli scienziati dell'università dell'East Anglia che si sono fatti beccare mentre spedivano e-mail che ammettevano qualche forzatura dei dati e con l'Ipcc, con il fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen e con gli errori marginali contenuti nel IV rapporto Ipcc, ma tira fuori anche il recente inverno particolarmente freddo in alcune parti dell'emisfero settentrionale. Lovelock, che ha diversi conti aperti con la comunità scientifica ufficiale, ha detto di essere stato «assolutamente disgustato» quando è venuto a sapere delle accuse contro i ricercatori dell'East Anglia, ma poi ammette candidamente che «In realtà non ha letto la e-mail quando sono state postate online. Stranamente, mi sentivo riluttante a curiosare».

Poi se la prende con la «corruzione della scienza» che sarebbe già avvenuta negli anni 80 con i tentativi di collegare i clorofluorocarburi con il buco nell'ozono (?!): «Falsificare i dati in qualsiasi modo è letteralmente un peccato contro lo Spirito Santo della scienza. Io non sono religioso, ma l'ho messa in questo modo perché lo sento con forza. E' l'unica cosa che non dobbiamo più fare». Ma ci sono falsificatori e falsificatori, Lovelock ad esempio ammira le azioni dei climate-sceptics: «Quello che mi piace degli scettici è che la buona scienza ha bisogno di critiche che ti facciano pensare: "Cavolo, qui ho fatto un errore?". Se non fai questo di continuo sei veramente in balia della corrente. I good sceptics hanno fatto un buon servizio, ma alcuni tra I più folli tra loro, penso, non abbiano fatto un favore a nessuno. Alcuni, ovviamente, sono corrotti ed alle dipendenze di compagnie petrolifere e cose di questo genere. Altri lavorano certamente per i governi. Per esempio, io penso che ci siano i russi dietro alcune disinformazioni per difendere i loro interessi energetici. Però noi abbiamo bisogno degli scettici, specialmente quando la scienza diventa così fortemente monolitica. Gli scettici hanno ragione ad essere profondamente diffidenti nei confronti di scienziati che fanno troppo affidamento sui modelli computerizzati, soprattutto quando si tratta di prevedere gli scenari climatici futuri. Non siamo che un animale brillante. Inciampiamo spesso e volentieri, ed a volte è incredibile quello che facciamo, , ma tendiamo ad essere troppo arroganti per notare i limiti. Se si costruisce un modello, dopo un po' ci finiamo risucchiati. Cominciamo a dimenticare che si tratta di un modello e pensare ad esso come il mondo reale».

Detto da chi ha inventato e difeso strenuamente la teoria di "Gaia" è abbastanza sorprendente, ma Lovelock non crede che l'uomo abbia la capacità di capire davvero "Gaia" nel lungo periodo e di agire di conseguenza: «Non credo che al punto attuale, siamo ancora così evoluti ed abbastanza intelligenti per gestire una situazione così complessa come il cambiamento climatico. Siamo animali molto attivi. Ci piace pensare, "Ah, sì, questa sarà una buona politica", ma non è quasi mai così semplice. Le guerre dimostrano quanto questo sia vero. La gente e davvero sicura e determinata di combattere per una giusta causa, ma non sempre funziona così. Il cambiamento climatico è una specie di ripetizione di una situazione di guerra. Ci potrebbe portare facilmente a una guerra fisica».

Lovelock attualmente lavora per il ministero della difesa britannico e i sevizi segreti, il famigerato MI5, e quando Hickman gli chiede spiegazioni su questo misterioso incarico risponde sibillino: «Niente è altrettanto interessante: lavoro solo per la salute e la sicurezza», ma non nasconde il suo disprezzo per quello che ritiene l'idealismo ingenuo del movimento ambientalista, fregandosene se una parte significativa dell'ecologismo guarda ancora a lui con rispetto.

Ne è un esempio la sua conversione filo-nucleare che ha convinto una minoranza degli ambientalisti a rivedere la loro posizione no-nuke. Partendo da qui Lovelock dice la cosa più pericolosa dell'intervista al Guardian: non è convinto che una qualsiasi risposta al "global heating" possa venire dall'interno del modello di democrazia occidentale: «Abbiamo bisogno di un mondo più autoritario. Siamo diventati una sorta di mondo impertinente e egualitario, dove tutti possono dire la loro. Va tutto bene, ma ci sono alcune circostanze, una guerra è un tipico esempio, dove non è possibile farlo. Quando questo accade ci sono poche persone autorevoli di cui potersi fidare. Dovrebbero essere anche molto responsabili, ovviamente, ma non questo può succedere in una democrazia moderna. Questo è uno dei problemi. Quale è l'alternativa alla democrazia? Non ce ne è una sola. Però, anche nelle migliori democrazie quando si avvicina una grande guerra, la democrazia deve essere messa da parte per un periodo. Ho la sensazione che il cambiamento climatico potrebbe essere un problema altrettanto grave di una guerra. Per un po' potrebbe essere necessario mettere la democrazia da parte».

A Lovelock piacciono gli eco-scettici perché pensa che il genere umano possa essere "educato" solo con il pugno di ferro e la pedagogia delle catastrofi e fa l'esempio di quanto sta succedendo in Antartide, dove gli scienziati stanno tenendo d'occhio l'enorme ghiacciaio di Pine Island: "Se si sciogliesse molto di più, si potrebbe staccare e scivolare in mare. Direi che gli scienziati non sono preoccupati, ma lo stanno sorvegliando attentamente. Sarebbe sufficiente a produrre un aumento immediato del mare di due metri, qualcosa di enorme, e tsunami. Questo sarebbe il tipo di evento che cambierebbe l'opinione pubblica, oppure il ritorno del dustbowl nel Midwest americano (il dustbowl "catino di polvere" fu il risultato di una serie di tempeste di sabbia che desertificarono gli Usa centrali e parte del Canada tra il 1931 e il 1939, ndr). Un altro rapporto IPCC non sarà sufficiente, ci troveremmo solo a discuterne, come adesso».

Lovelock è anche un attivista anti-eolico: «Ho sempre detto che l'adattamento è la cosa più seria che possiamo fare. Le nostre difese a mare sono adeguate? Possiamo prevenire gli alluvioni a Londra? E' in questo che dovremmo spendere i nostri miliardi. Se le turbine eoliche funzionassero davvero non avrei obiezioni. Al diavolo l'estetica, potremmo averne bisogno per salvare noi stessi. Ma non funzionano, i tedeschi lo hanno ammesso (in realtà continuano a progettare e costruire enormi impianti off-shore, ndr). E' come per la politica Agricola comune, che ha portato corruzione ed inefficienza. Una politica energetica comune per tutta l'Europa non è una buona idea. Io sono a favore del nucleare in posti affollati come la Gran Bretagna per la semplice ragione che è economica, efficace ed estremamente sicura, se si guardano i dati». Non lo convincono invece i dati sul commercio di quote di CO2 presentati dall'Ue: «Non ne so abbastanza di carbon trading, ma ho il sospetto che si tratti fondamentalmente di una truffa. Il tutto non è molto sensato. Abbiamo questa folle idea che siamo un esempio per il mondo. Quello che stiamo facendo è cercare di fare soldi all'estero vendendo gadget rinnovabili e idee verdi. Potrebbe essere degno di interesse nazionale, ma è un nonsense, se si pensa a quel che stanno facendo i cinesi e gli indiani con le emissioni. L'inerzia degli esseri umani è talmente enorme che non si può davvero fare qualcosa d'importante».

Anche Leo Hickman sembra essere uscito terrorizzato da questa intervista senza speranza. Con questa specie di contraddittorio testamento, Lovelock consegna davvero la sua Gaia ad una triste profezia per la nostra specie, per la democrazia e per l'ambiente.

31.3.10

Prevenire e debellare completamente il bullismo, seguendo un semplice procedimento che si sviluppa in tre fasi

Linee guida di psicologia giuridica applicata per docenti, dirigenti scolastici, assistenti sociali e giuristi che intendono capire le insoddisfazioni e le esigenze dei ragazzi, onde arrestare il bullismo che cresce nelle scuole e colpisce ferocemente anche fuori

del nostro collaboratore Gennaro Iasevoli, docente presso l'Università Parthenope di Napoli

Ecco semplici procedure basilari, rapide ed efficaci per risolvere il bullismo (punta dell’iceberg di un’educazione errata), e per evitare anche l’instaurarsi dell’angosciante timore di atti delinquenziali e perversi tra le scolaresche bene ordinate. Senza aggiungere, quindi, altre pagine di parole inutili, di vecchio stampo psico-pedagogico, consideriamo per un attimo la possibilità di errori significativi commessi nel recente passato, ed abituiamoci all’idea, emersa dalla critica pedagogica, secondo la quale il bullismo non trarrebbe origine dalla natura del bambino, ma sia il risultato di erronee scelte metodologiche del secondo ‘900 italiano che, dopo tutto, sono state descritte e propagandate negli anni settanta con nomi accattivanti (“studio per problemi”, “bando al paternalismo”, “teoria dei sistemi”). Queste teorie, fortemente innovative e caratterizzanti del rapporto docente-studente, in pratica hanno soppiantato, a partire dagli anni settanta, principalmente nella scuola statale, la pedagogia preventiva ed emendativa. Via via, negli ultimi 50 anni sono stati ignorati o sottaciuti i pregi della pedagogia preventiva, del metodo emendativo e dell’emulazione dei “grandi personaggi”, che hanno permesso, complessivamente, di recuperare generazioni di ragazzi difficili, potenziandone l’io personale e responsabilizzandoli, con costante successo, anche in condizioni sociali di povertà e di arretratezza.
Qui, per economia del discorso, tralascio la elencazione degli autori e degli obiettivi che hanno determinato in tal tempo la svolta pedagogica e procedo nell’esemplificare le modalità per “rilevare” nei bambini, ragazzi e adolescenti, i sintomi del nascente bullismo e delle condotte volgari, prevaricanti e criminali. Ogni insegnante infatti può agevolmente dedicarsi ad una attenta e scrupolosa osservazione di “particolari sintomi” della condotta dell’alunno a lui affidato dalla famiglia e contribuire a prevenire e debellare completamente il bullismo, seguendo un procedimento, che si sviluppa in tre fasi:
1. riconoscere i bulli,
2. esaminare la loro insoddisfazione e le loro esigenze,
3. provvedere agli interventi emendativi e terapeutici secondo i casi.

Riconoscere i bulli - Osservare “particolari sintomi” della condotta dell’alunno, annotare cioè con discrezione deontologica e sottoporre al vaglio del dirigente scolastico e del consiglio di classe le seguenti sintomatologie comportamentali o condotte dei ragazzi che manifestano atti di bullismo marcato:

• poca attenzione in classe,
• incapacità di ordine personale riguardo al corredo degli attrezzi,
• indugio nei bagni,
• difficoltà nella ripetizione di semplici spiegazioni ricevute,
• largo uso di bugie e di giustifiche fantasiose,
• linguaggio scurrile e truculento,
• minacce, persecuzioni, scritte offensive, telefonate anonime, denigrazioni, raffigurazioni oscene ed aggressioni fisiche,
• sottrazione di compiti e di oggetti,
• lacerazione ed asportazione di pagine dai libri e dai quaderni,
• lancio e distruzione di matite, cancellini, righelli, palle di carta, gomme da masticare,
• comunicazione con lancio di richiami, con fischi da “pastore di pecore”, con colpi di tosse e rumori da percussione,
• abbigliamento con scritte o monili poco pertinenti al ruolo svolto,
• vandalizzazione di effetti personali, abbigliamento, suppellettili ed ambienti di studio,
• spintonamenti, blocco, sequestro fisico, abuso dei compagni,
• porto di oggetti pericolosi e proibiti atti a colpire,
• torsione laterale alternata, continuata, della testa e del busto, durante la lezione, per richiamare altri svogliati ad osservarli,
• gioco con la sedia (dondolio), con il banco, spostamento parossistico della cartella e della dotazione personale di pennarelli,
• andamento motorio trotterellante, penzolante, con gambe divaricate o a “rana”, con le braccia allargate in maniera irregolare, (impegno esibizionistico con l’incedere nella parte centrale dei corridoio o con strofinio delle mani o del corpo presso le pareti).

Esame della insoddisfazione e delle esigenze dei bulli - Applicando i dettami della “psicologia evolutiva” (con l’ausilio di colloqui psicologici “protetti”, realizzati da specialisti) si individuano caso per caso le “richieste complessive” e le “aspettative” che l’alunno ha nei confronti della scuola e della famiglia e si provvede a soddisfarle con l’offerta didattica e formativa mirata, in piena serenità ed armonia. Alcuni esempi sono l’insoddisfazione della vita familiare per povertà, per disgregazione, per sofferenze, per sparizione di congiunti, oppure l’insoddisfazione scolastica per carenza di stimoli nuovi, interessanti ed accattivanti o per un rifiuto verso il docente, eventualmente incapace.

Gli interventi emendativi e terapeutici, secondo i casi di bullismo - Dall’approccio scientifico summenzionato emerge un metodo per la risoluzione positiva del bullismo la cui efficacia è direttamente proporzionata alle capacità didattiche personali del docente (preparato per l’intervento) e delle altre componenti scolastiche nel decriptare tali sintomatologie comportamentali esplicitate.
I sintomi rilevati sono preziosi in quanto aiutano a capire la insoddisfazione, la “richiesta complessiva” e le “aspettative” dell’alunno nei confronti della scuola e della famiglia. In determinati casi patologici, i sintomi non servono soltanto a determinare un profilo attinente al bullismo, ma sono necessari per individuare la presenza di patologie posturali e motorie o carenze e disordini attentivi-psico-attitudinali, da evidenziare nella eventuale diagnosi funzionale e nei successivi controlli auxolicici dello sviluppo.
31.3.10

No alla pena di morte!

Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel 2009: la Cina renda pubblici i dati

Amnesty International - Secondo il rapporto di Amnesty International, nel 2009 sono state messe a morte almeno 714 persone in 18 paesi e condannate a morte almeno 2001 persone in 56 paesi. Questi dati non tengono conto delle migliaia di esecuzioni probabilmente avvenute in Cina, paese dove le informazioni sulla pena capitale rimangono un segreto di stato. Sfidando la mancanza di trasparenza da parte della Cina, Amnesty ha deciso di non rendere pubblici gli scarsi dati in suo possesso. Le stime basate sulle informazioni disponibili forniscono infatti un quadro fortemente sottodimensionato dell'effettivo numero di condanne eseguite ed emesse nel paese nel 2009.

"La pena di morte è crudele e degradante, un affronto alla dignità umana" - ha dichiarato Claudio Cordone, Segretario generale ad interim di Amnesty International, che ha aggiunto: "Le autorità cinesi affermano che le esecuzioni sono in diminuzione. Se questo è vero, perché non dichiarano al mondo quante persone hanno messo a morte?".


Le ricerche di Amnesty International mostrano che i paesi che ancora eseguono condanne a morte costituiscono l'eccezione piuttosto che la regola. Oltre alla Cina, i paesi col più alto numero di esecuzioni sono risultati l'Iran (almeno 388), l'Iraq (almeno 120), l'Arabia Saudita (almeno 69) e gli Stati Uniti (52).

Lo scorso anno ha visto la pena di morte usata diffusamente per inviare messaggi politici, ridurre al silenzio oppositori o promuovere agende politiche in Cina, Iran e Sudan. In Iran, 112 esecuzioni hanno avuto luogo nelle otto settimane d'intervallo tra le elezioni presidenziali del 12 giugno e l'inaugurazione della seconda presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, il 5 agosto.

Il rapporto di Amnesty International descrive il modo discriminatorio in cui la pena di morte è stata applicata nel 2009, spesso al termine di processi gravemente irregolari. La pena capitale è stata utilizzata in modo sproporzionato contro i poveri, le minoranze e gli appartenenti a comunità etniche e religiose.

Eppure, questi dati dimostrano anche che il cammino del mondo verso l'abolizione prosegue. Il numero dei paesi che hanno completamente abolito la pena capitale è salito a 95, grazie al Burundi e al Togo.

Per la prima volta, da quando Amnesty International ha iniziato a raccogliere i dati, nel 2009 in Europa non c'è stata alcuna esecuzione. La Bielorussia rimane l'unico paese europeo ad applicare la pena capitale. In tutto il continente americano, gli Usa sono stati l'unico paese in cui sono state eseguite condanne a morte.

"Sempre meno paesi fanno ricorso alle esecuzioni. Come in passato con la schiavitù e l'apartheid, il mondo sta respingendo questo affronto all'umanità. Siamo più vicini a un mondo libero dalla pena di morte, ma fino a quel giorno bisognerà opporsi a ogni esecuzione" - ha concluso Cordone.

Ulteriori informazioni

Sintesi regionali

In Asia, migliaia di esecuzioni hanno avuto probabilmente luogo in Cina, dove le informazioni sulla pena di morte rimangono un segreto di stato. Esecuzioni, di cui 26 note ad Amnesty International, si sono verificate in soli altri sette paesi: Bangladesh, Corea del Nord, Giappone, Malaysia, Singapore, Thailandia e Vietnam. Per la prima volta negli ultimi anni, il 2009 è stato un anno senza esecuzioni in Afghanistan, Indonesia, Mongolia e Pakistan.

In Medio Oriente e Africa del Nord sono state registrate almeno 624 esecuzioni in sette paesi: Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Siria e Yemen. Arabia Saudita e Iran hanno messo a morte complessivamente sette persone che avevano meno di 18 anni al momento del presunto reato. Un gruppo di paesi (Algeria, Libano, Marocco e Sahara Occidentale, Tunisia) ha continuato a mantenere una moratoria sulle esecuzioni.

In Europa non sono state registrate esecuzioni nel 2009. L'unico paese europeo che continua a ricorrere alla pena capitale è la Bielorussia, dove due persone sono state messe a morte quest'anno a marzo.

Nell'Africa subsahariana sono stati solo due i paesi a eseguire condanne a morte: Botswana e Sudan. La più grande commutazione di massa, di cui Amnesty International abbia mai appreso, è stata disposta in Kenya, quando il governo ha annunciato che le condanne a morte di oltre 4000 prigionieri sarebbero state ridotte a pene detentive.

Esecuzioni nel 2009 note ad Amnesty International:
Arabia Saudita (almeno 69), Bangladesh (3), Botswana (1), Cina (+), Corea del Nord (+), Egitto (almeno 5), Giappone (7), Iran (almeno 388), Iraq (almeno 120), Libia (almeno 4), Malaysia (+), Singapore (1), Siria (almeno 8), Stati Uniti d'America (52), Sudan (almeno 9), Thailandia (2), Vietnam (almeno 9), Yemen (almeno 30).

I metodi utilizzati comprendono decapitazione, fucilazione, impiccagione, iniezione letale, lapidazione e sedia elettrica.

Condanne a morte nel 2009:
Afghanistan (almeno 133), Algeria (almeno 100), Arabia Saudita (almeno 11), Autorità Palestinese (17), Bahamas (almeno 2), Bangladesh (almeno 64), Benin (almeno 5), Bielorussia (2), Botswana (2), Burkina Faso (almeno 6), Ciad (+), Cina (+), Corea del Nord (+), Corea del Sud (almeno 5), Egitto (almeno 269), Emirati Arabi Uniti (almeno 3), Etiopia (almeno 11), Gambia (almeno 1), Ghana (almeno 7), Giamaica (2), Giappone (34), Giordania (almeno 12), Guyana (3), India (almeno 50), Indonesia (1), Iran (+), Iraq (almeno 366), Kenya (+), Kuwait (almeno 3), Liberia (3), Libia (+), Malaysia (almeno 68), Mali (almeno 10), Marocco e Sahara Occidentale (13), Mauritania (almeno 1), Myanmar (almeno 2), Nigeria (58), Pakistan (276), Qatar (almeno 3), Repubblica Democratica del Congo (+), Sierra Leone (almeno 1), Singapore (almeno 6), Somalia (12, sei delle quali nel Puntland e sei nel territorio sotto la giurisdizione del Governo federale di transizione), Siria (almeno 7), Sri Lanka (108), Stati Uniti d'America (almeno 105), Sudan (almeno 60), Taiwan (7), Tanzania (+), Thailandia (+), Trinidad e Tobago (almeno 11), Tunisia (almeno 2), Uganda (+), Vietnam (almeno 59), Yemen (almeno 53), Zimbabwe (almeno 7). Il simbolo "+" significa che nel 2009 vi sono state condanne ed esecuzioni (almeno più di una) ma che non è noto l'esatto numero.
31.3.10

Hacker su SalvaLeForeste

Alcuni hacker hanno attaccato il sito di SalvaLeForeste (e oggi anche il sito di Terra!)... puro caso?

SalvaLeForeste - Negli ultimi mesi il sito Salvaleforeste.it ha puntualmente informato circa la crescente presenza sul mercato italiano di carte prodotte dal conglomerato cartario indonesiano Asia Pulp & Paper, considerato tra i principali responsabili della deforestazione dell'isola di Sumatra. Dall'inizio delle sue operazioni, nel 1984, la APP è stata responsabile della distruzione di circa un quarto delle foreste naturali dell'intera provincia di Riau. Salvaleforeste.it lo ha denunciato tra gli operatori del settore, le cartiere e le tipografie, fino a quando, lunedì scorso, il sito è stato improvvisamente oscurato dall'intervento di hacker.
Questi hanno inserito nelle pagine dei sito dei codici che rimandavano a virus, in modo di far catalogare il sito come "malevolo", facendolo così bloccare dai motori di ricerca e perfino dai più popolari browser.
Salvaleforeste.it è stato ora ripristinato e le misure di sicurezza rafforzate.
E ha ripreso a diffondere le notizie sulle foreste.
30.3.10

Precariato in Parrocchia

di Frate Pietro, missionario in Marocco

˝Ma cos’è questa crisi….˝ cantava una vecchia canzone. E siamo sempre in crisi, bisogna farci il callo. Crisi economica, crisi vocazionale, crisi di nervi... La crisi, si sa, porta con sé un senso di precarietà, di insicurezza, che non è forse ció che istintivamente cerchiamo, ma non è neanche necessariamente un male. Sorella Precarietà è un po’ la compagna di strada di questa Chiesa locale in Marocco, caratterizzata da una grande mobilità e quindi da un cambiamento continuo di persone, sia preti che fedeli. Si calcola che il 20% dei fedeli cambia ogni anno, il che significa che ogni 5 anni tutti i fedeli sono diversi da prima!

La cosa è particolarmente evidente a Meknes dove constato che, a parte il piccolo gregge degli “anziani” (francesi) che si assottiglia sempre più, i giovani africani che avevo conosciuto 5 anni fa, al mio arrivo, sono partiti tutti e sono stati rimpiazzati da atri. Stessa cosa per i Frati della nostra comunità: a parte il mitico frà Joël (60 anni in Marocco, 50 di sacerdozio, 18 a Meknes....!) ogni anno ho avuto fratelli diversi con cui vivere: nazionalità diverse, mentalità, esperienze, formazione diverse.... diversissime! E poi non sai mai con chi sarai l’anno successivo... un buon sistema per non cristallizzarsi nelle abitudini acquisite. La nostra microscopica e precaria comunità cristiana vive tuttavia il carisma dell’internazionalità, che ci aiuta a relativizzare i rispettivi modi di vedere la Chiesa e allo stesso tempo ci mostra il senso vero della “Cattolicità”.

C’è un’aria di famiglia che supplisce alla carenza di “strutture”, una facilità di comunicazione che rende meno necessarie riunioni e ruoli molto precisi. La vita della comunità si concentra molto nel finesettimana, soprattutto la domenica, perchè è l’unico giorno in cui gli studenti universitari africani non hanno corsi.

La celebrazione domenicale è molto allegra: modestamente, abbiamo una corale che fa faville! Canti in francese, in malgascio, in lingala e altre lingue, con ritmi molto vari e voci davvero belle fanno vivere la Messa come un autentico piacere di lodare e cantare l’unico Dio e Signore. Spesso, presiedendo l’Eucaristia parrocchiale, chiudo gli occhi per qualche istante e, mentre assaporo il canto, vedo la moltitudine dei popoli che forma l’unica Chiesa, riuniti simbolicamente ma realmente, intorno alla piccola mensa del pane e del vino. E, dietro i volti dei nostri fedeli, vedo anche la presenza dei tanti fratelli e sorelle dell’Islam per cui Cristo si è donato e per cui noi offriamo il suo sacrificio. Chiesa dell’incontro, che diventa esperienza di grazia soprattutto nelle grandi feste, dove una presenza significativa di amici Musulmani in chiesa rende la nostra preghiera ancora più universale. Ancora di più in occasione di un funerale di un membro della nostra comunità cristiana: in quei momenti la presenza degli amici Marocchini che lo avevano conosciuto e amato diventa massiccia e la consapevolezza di pregare lo stesso Dio ancora più forte. Come dice il Corano: da Lui veniamo e a Lui facciamo ritorno.

Presenza precaria dunque, Chiesa di “pellegrini e forestieri” in questa terra: ma non è forse la condizione più vera del cristiano? Non siamo forse sempre in cammino verso la nostra vera “Patria”...? Allora ecco come sto vivendo l’anno sacerdotale: il dono di un ministero che non dà nessun potere se non quello di servire e di intercedere in nome della Chiesa di Cristo, quella visibile (piccola e provvisoria) come quella invisibile, Sposa senza rughe dell’unico Sposo.

Il Signore vi dia pace,
Fratepietro
30.3.10

San Giovanni della Croce e la Vergine Maria

Il nostro Carlo Mafera ci parla del XVI sabato mariano nella chiesa di S.Maria a Roma

Padre Bruno Moriconi, dottore in Teologia e licenziato in Sacra Scrittura, nonchè professore ordinario di Sacra Scrittura al Teresianum di Roma, ha presentato il 27 marzo nella basilica di S. Maria in via Lata a Roma il XVI incontro dei Sabati Mariani, incentrato sulla figura sacerdotale di San Giovanni della Croce, e in particolare sulla sua devozione mariana. “Ci sono fondamentalmente tre aspetti della marianità di Giovanni della Croce – ha esordito padre Bruno Moriconi – il primo dei quali è relativo alla vita e ci sono alcuni episodi che testimoniano la sua profonda relazione con la Vergine Maria”.

C’è da dire che la visione contemplativa che gli autori del Carmelo Teresiano hanno della Vergine Maria è profondamente influenzata, non solo dalla vita ma anche dalla dottrina (secondo aspetto) di San Giovanni della Croce. Infine, il terzo ambito non marginale, sta nell’espressione dell’amore verso Maria attraverso la poesia. Tra gli episodi biografici, il più eclatante e raffigurato anche in immagini c’è il salvataggio che la Madonna operò nei confronti del santo quando questi cadde in un lago. San Giovanni della Croce racconta che, tanta era la devozione e il rispetto della Vergine Maria, non voleva farle sporcare le mani del suo corpo insudiciato dalle acque e, quasi quasi non voleva accettare il suo aiuto. Poi, un altro punto fondamentale della sua marianità stava nella recitazione quotidiana del Rosario e nell’intonazione di inni mariani. La scelta del Carmelo da parte di San Giovanni della Croce fu fatta, secondo i testimoni della causa di beatificazione, per poter rivestire l’abito mariano della congregazione carmelitana (secondo la dicitura esatta : dei fratelli del monte Carmelo) e cioè il famoso scapolare. Un altro episodio racconta che San Giovanni della Croce fu liberato dal carcere proprio dalla Vergine Maria. Morì, guarda caso, un giorno di sabato (il giorno della madonna) e volle ricevere in elemosina l’abito mariano per essere sepolto con questo stesso abito. Sentendo vicina la morte disse “ Anch’io, per bontà del Signore, devo andarlo a dirlo con la Vergine Maria in cielo”. Queste sono alcune pennellate (mariane) su San Giovanni della Croce per dire l’intimità con cui il santo sentiva vicina la Madonna. “Non ci sono molti riferimenti – ha detto padre Bruno Moriconi – sulla mariologia di San Giovanni … in totale sono circa ventidue … quindi sarebbe difficile fare una mariologia di San Giovanni della Croce. Però, ciò che egli sottolineò, fu l’assenso di Maria alla volontà di Dio oltre che la sua maternità divina e la funzione di esempio e modello che Lei esercita nei nostri confronti. In particolare all’esigenza dell’ascolto e del mettere in pratica ciò che si è ascoltato facendoci prendere coscienza che anche dove sembra che non sia il posto di Dio, è proprio lì che siamo chiamati a incarnarlo e renderlo presente. Il riferimento letterario dove san Giovanni della Croce parla di Maria è nella Salita del Monte Carmelo(Salita III,2,10)… Parlando delle anime che si sono identificate totalmente con la volontà di Dio in modo che tutte le loro opere e preghiere e i sentimenti vengono dalla mozione divina, il Santo scrive: "Queste erano le mozioni della gloriosa Vergine nostra Signora, che, essendo fin dal principio elevata a questo sublime stato, mai ebbe impressa nella sua anima immagine di creatura alcuna, e da questa in nessun momento fu spinta ad operare, ma agì sempre sotto mozione dello Spirito Santo" (Salita III,2,10). In questa affermazione si ha il principio di un'azione costante e totale dello Spirito in Maria, elevata fin dall'inizio a questo altissimo stato di comunione con Dio, in un crescente dinamismo di fedeltà e cooperazione alle mozioni dello Spirito Santo. Padre Bruno Moriconi quindi parla di Maria a proposito delle anime perfettamente divinizzate, le cui caratteristiche principale sono l’umiltà e il silenzio in ascolto della Parola. Quindi una mariologia pnematologica cioè caratterizzata dalla mozione dello Spirito Santo. E a proposito di questo silenzio partecipativo, San Giovanni della Croce cantò in poesia Maria dove la presenza della Vergine è implicita in questo pensiero del Santo: "Una parola disse il Padre: e fu il Figlio suo; ed essa parla sempre in silenzio eterno e in silenzio ha da essere ascoltata dall'anima" (Detti 104; cfr. Salita II 22,3-6). Maria è il silenzio contemplativo che ha accolto la Parola. Per questo, Giovanni della Croce, unendo sempre Maria e Cristo, può esclamare: "la Madre di Dio è mia" (Preghiera dell'anima innamorata).
30.3.10

Prossima fermata: Perugia-Assisi

Ci sono giorni in cui bisogna esserci. Ci si emoziona, ci si ricarica, ci si incontra. Si riscopre il piacere di camminare insieme, di parlare con una voce sola, di essere in tanti e diversi.

LiberaInformazione - Si riannodano i tanti fili dell’impegno quotidiano. Si torna a respirare, a riempire i polmoni di aria buona. E non solo i polmoni. A gioire sono anche la testa e il cuore. E’ successo sabato scorso a Milano e succederà ancora il prossimo 16 maggio, giorno della Marcia per la pace Perugia-Assisi. “C’è un unico filo che lega questo 20 Marzo alla Perugia-Assisi del 16 maggio” ha detto Don Luigi Ciotti concludendo il suo splendido intervento in piazza del Duomo a Milano. Quel filo è il nostro comune impegno accanto ai familiari delle vittime dell’ingiustizia, dell’illegalità, delle mafie e di tutte le altre guerre che impazzano nell’indifferenza e nel cinismo del mondo. E’ la nostra idea positiva della pace che non è solo assenza di guerra ma dignità e uguaglianza delle persone, rispetto dei diritti umani. E’ la nostra passione indomabile per la ricerca della verità, per la giustizia, per la democrazia. E’ la nostra voglia di costruire un argine sempre più alto alla violenza che sembra dilagare in casa nostra come nel mondo, in TV, contro gli immigrati, gli “altri”, i diversi, contro le donne e i bambini, in città, nei rapporti tra le persone, nel mondo del lavoro, nella politica, nell’informazione, nel rapporto che abbiamo con la natura, con l’ambiente che ci circonda e persino contro gli animali. E’ il nostro impegno quotidiano a sostituire l’io con il “noi”, la disoccupazione con il lavoro, l'esclusione con l'accoglienza, lo sfruttamento con la giustizia sociale, l’egoismo con la responsabilità, l'individualismo con l’apertura agli altri, l’intolleranza con il dialogo, il razzismo con il rispetto dei diritti umani, il cinismo con la solidarietà, la competizione selvaggia con la cooperazione, il consumismo con nuovi stili di vita, la distruzione della natura con la sua protezione, l’illegalità con il rispetto delle regole democratiche, la violenza con la nonviolenza, i pregiudizi con la ricerca della verità, l’orrore con la bellezza, i “miei interessi” con il bene comune, la paura con la speranza.


Questo è stata la XV giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie e questo sarà la Marcia per la pace Perugia-Assisi del prossimo 16 maggio. Una Marcia che sarà preceduta, il 14 e 15 maggio, da un grande Forum della pace che vedrà la partecipazione di oltre 5000 giovani, studenti e insegnanti. Due eventi straordinari che vedranno insieme Libera, la Tavola della pace e molti altri.


Vale la pena di esserci! Chi è stato a Milano lo sa. Te ne accorgi –forse ancora di più- il giorno dopo, quando tornato a casa, ti senti meno solo, affrancato, pronto a riprendere il tuo cammino quotidiano. Questo è il tempo in cui bisogna vincere l’inerzia, le tante inerzie che rendono tutto più difficile, le mille complicità quotidiane, l’opportunismo, il cinismo, gli accomodamenti, la rinuncia a partire da sé. Il cambiamento non verrà dall’alto. Inutile attendere che qualcuno ce lo regali. Quel “qualcuno” semplicemente non c’è.


Questo è il tempo in cui ogni persona può fare realmente la differenza. Ma bisogna crederci. Molti non ci credono. Molti ci dicono che non è vero. Che noi non contiamo nulla. Che la nostra è e resterà solo testimonianza. E spesso finiamo per crederci anche noi. Ma è un grave errore. Quando la crisi non è solo economica ma innanzitutto politica ed etica, quando la crisi è così profonda e generalizzata, quando arriva a insidiare tutto e tutti, la responsabilità di agire ricade su ciascuno. Si! su ciascuno di noi, con le nostre fatiche quotidiane, le nostre preoccupazioni, la nostra voglia di serenità e di futuro. Dobbiamo esserne consapevoli perché è su questa responsabilità personale che poggia la nostra forza.

30.3.10

Africa: AIDS, un antibiotico per ridurre la mortalità

Un economico e diffuso antibiotico somministrato a pazienti sieropositivi congiuntamente alla terapia di antiretrovirali può ridurre la mortalità dall’infezione da virus da immunodeficienza umana (hiv/viu) del 50%.

Agenzia Misna - Lo sostiene uno studio del Consiglio inglese per la ricerca medica (Mrc) pubblicato dalla rivista scientifica ‘The Lancet’ secondo il quale la somministrazione congiunta di co-trimoxazole e antiretrovirali riduce la mortalità dei pazienti del 59% in più rispetto a coloro che ricevono il solo trattamento di farmaci antiretrovirali. “Gli studi, della durata di cinque anni, sono stati effettuati su pazienti ugandesi e dello Zimbabwe da esperti del Development of Anti-retroviral Therapy in Africa (Dart) e finora hanno dato risultati molto interessanti” ha detto la professoressa Diana Gibb del Mrc, sottolineando che “il costo di quest’antibiotico è economico , si tratta di una farmaco generico prodotto in molti paesi africani che lo usano in genere per il trattamento della polmonite”. Nel continente sono circa 22 milioni e 400.000 le persone che convivono con il virus, ma in base ai dati dell’Onu e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) negli ultimi anni l’Africa sub-sahariana ha registrato progressi nella lotta alla sindrome da immunodeficienza acquisita (sida/aids). I nuovi contagi sono diminuiti di quasi il 18% rispetto a sette anni fa, il tasso di mortalità si è contratto del 18% e oltre il 44% dei malati ha accesso alle terapie basate sui farmaci antiretrovirali.

30.3.10

Germania: la Chiesa ha attivato il numero verde per le vittime degli abusi sessuali

È stato attivato oggi il numero verde allestito dalla Conferenza episcopale tedesca per fornire consulenza alle vittime di abusi sessuali in organizzazioni ecclesiastiche.

Radio Vaticana - “Con questa offerta vogliamo incoraggiare le vittime che si rivolgono a noi, indipendentemente dal fatto che si tratti di casi caduti in prescrizione o meno", ha detto mons. Stephan Ackermann, incaricato della Conferenza episcopale tedesca per i casi di abuso, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Treviri. "Vogliamo parlare, vogliamo sapere cosa è stato patito e stare accanto alle vittime", ha aggiunto. Mons. Ackermann - riferisce l'agenzia Sir - ha ringraziato le vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi: “In questo modo hanno contribuito in modo sostanziale a far sì che la Chiesa in futuro ponga maggior attenzione a ciò che avviene nelle nostre istituzioni, nelle nostre scuole, nei gruppi giovanili e negli asili. Faremo il possibile per ottenere che non si ripetano abusi in istituzioni della Chiesa cattolica”. Il presule ha inoltre rivolto un appello a "chi si è reso colpevole di questi atti, affinché riconosca la sua colpevolezza. Solo così si apre la via alla verità e alla riconciliazione", ha concluso.

30.3.10

Antichi canti ricordano ai filippini l’esempio di Cristo sulla Croce

Durante la Settimana Santa, anziani, giovani, poveri e carcerati recitano ogni mattina il Pabasa, antico canto tradizionale composto nel XVII secolo dai missionari spagnoli per insegnare le storie della Passione di Gesù agli indigeni. P. Fernando Caprio: questo canto ci aiuta a ricordare che Cristo splende in tutte le circostanze della nostra vita.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) - Nelle Filippine le celebrazioni della Settimana Santa sono famose nel mondo per le crocifissioni volontarie da sempre condannate dalla Chiesa locale. Meno conosciuta è invece la preparazione personale di ciascun fedele al periodo della Passione fatta attraverso il Pabasa (Passione di Cristo in tagalog) canto importato dai missionari spagnoli, da secoli tramandato di padre in figlio. Il Pabasa è un canto liturgico che racconta la passione, la morte e la resurrezione di Gesù ed è stato composto nel XVII secolo dai missionari spagnoli, adeguando la tradizione biblica europea a quella orale e melodica degli indigeni filippini. La prima versione scritta in lingua tagalog risale al 1704 e si deve a Gaspar Aquino de Belen, indigeno di Batanga al servizio dei gesuiti di Manila.

Maria Cristina Lapara, cattolica di Manila, racconta: “Recito il Pabasa sin da quando ero bambina. Ho imparato questo canto tradizionale dai miei nonni, che erano analfabeti, ma molto religiosi e partecipavano alla passione con il cuore, cantando senza bisogno di testi scritti”. “Anche io – continua – dico a miei figli di pregare con il cuore mentre recitano il Pabasa e spero che in futuro anche loro porteranno avanti questa tradizione”.

Durante la Settimana santa, Maria Cristina si alza tutte le mattine alle tre per recitare il canto.

“In questo periodo – dice – occorre mantenere un’atmosfera di sobrietà e di riflessione spirituale, non si deve fare baccano in giro per le strade, non è un periodo di festa”.

La donna sottolinea che vi sono molti modi per recitare la preghiera: da soli, in coppia o in comunità, per poche ore o per giorni. In molte famiglie si offre cibo a tutti coloro che partecipano alla recita del canto, mentre nei villaggi rurali i fedeli si riuniscono in mezzo alla strada, dove tutti i giorni dalle 6 alle 10 del mattino giovani e anziani recitano insieme al preghiera. Anche nelle carceri del Paese (nella foto) è prevista la recita del canto fra i detenuti.

Per Maria Cristina, il Pabasa rende tutti partecipi delle sofferenze di Cristo ed è utile soprattutto per i poveri che ricordando il sacrificio di Gesù e la sua Resurrezione, trovando la forza per affrontare con speranza le difficoltà quotidiane.

“Il Pabasa non è solo modo per adempiere ai precetti della Quaresima – afferma p. Fernando Caprio dell’arcidiocesi di Manila – esso è un modo per seguire Cristo ed essere testimoni della fede nel mondo e ci aiuta a ricordare che Cristo splende in tutte le circostanze della nostra vita”.



30.3.10

La violenza chiama violenza

Intervista ad Andrei Mironov, attivista dell'organizzazione per i diritti umani Memorial

di Luca Galassi

PeaceReporter - Andrei Mironov e' membro dell'organizzazione per i diritti umani Memorial. Per anni ha combattuto per denunciare violenze e abusi da parte dell'esercito e dei servizi segreti russi in un Caucaso che non sembra trovare pace.

Andrei MironovAndrei, una settimana fa in Cecenia venivano uccisi sette militanti islamici. Allora scrivevamo che la ribellione continua sotto la superficie, riversandosi nelle repubbliche confinanti e perfino in territorio russo. La matrice di quest'ultimo attentato e' chiara...

Bisogna aspettare le indagini, ma che si tratti di un atto terroristico legato alla questione caucasica e' altamente probabile. In autunno sono stato in quella regione per tre volte, e ogni volta ho pensato che presto o tardi il terrorismo ne avrebbe nuovamente varcato i confini, come del resto e' gia' accaduto in passato. La violenza contro gli innocenti chiama violenza contro altri innocenti. Non sono molto selettivi, ne' una parte ne' l'altra. Questo accresce l'odio, il terrore, in un circolo vizioso. Sicuramente questi attentati saranno sfruttati da chi in Russia ha da sempre attuato la strategia della tensione. Il futuro non promette niente di buono.

Pensi che si intensificheranno le operazioni militari nel Caucaso del Nord, o ci sara' una stretta sulle liberta' e sui diritti anche in Russia?

Dobbiamo ricordare che dopo Beslan Putin ha abolito l'elezione dei governatori regionali e applicato alcune restrizioni alle liberta' politiche Questo sara' un buon pretesto per misure piu' politiche che militari. Il terrorismo aiuta l'autoritarismo, sempre. Specialmente nei sistemi politici come il nostro.

Se l'attentato alla metro di Lubyanka puo' essere simbolico perche' e' vicino all'Fsb, i servizi segreti, a Park Culturi c'e' qualche obiettivo cosiddetto 'sensibile'?

A Park Culturi non c'e' nulla, io credo che anche a Lubyanka sia stato 'casuale', nel senso che l'obiettivo era uno solo: colpire vittime innocenti. Sai, i responsabili delle violazioni dei diritti umani in Caucaso non usano mai la metropolitana. Lo ripeto, il terrorismo cieco non genera che odio. Qui prevalgono gli istinti, le emozioni. Non la logica.

Com'e' la situazione in Caucaso?

La violenza sta aumentando. Ultimamente ho visitato una famiglia di un ingegnere dell'aeroporto di Nazran, in Inguscezia. Ufficialmente, l'ingegnere, che era addetto al controllo dei voli per l'Inguscezia, era sotto arresto. Ebbene, qualche giorno dopo la madre e' stata informata che era stato ucciso durante un'operazione militare nelle montagne. Come e' possibile che fosse a fare il terrorista in montagna quando era in prigione? Assurdo. Un esempio per dirti di come vengono tranquillamente uccise persone innocenti. E come queste uccisioni alimentino le reazioni emotive, e possano spingere a imbracciare le armi e a usare violenza contro altri innocenti.

In Occidente Putin ha fornito l'immagine di una Cecenia finalmente pacificata. E' davvero cosi'?

Non e' per niente vero. Come si puo' stabilizzare un Paese con l'oppressione, con la repressione, senza giustizia e diritto? Ci sono uccisioni extragiudiziali, non solo di terroristi, ma di operatori dei diritti umani, come Natalia Estemirova lo scorso anno, di giornalisti, avvocati, di persone innocenti. Su queste basi non si puo' costruire stabilita' o pacificare un Paese. In Cecenia non esiste giustizia, non esiste lo Stato di diritto.

30.3.10

Un testimone di Cristo che si è donato, senza riserve, senza misura, senza calcolo. Così il Papa nel quinto anniversario dalla morte di Giovanni Paolo

Ciò che muoveva Giovanni Paolo II “era l’amore verso Cristo, a cui aveva consacrato la vita, un amore sovrabbondante e incondizionato”.

Radio Vaticana - Così in sintesi il Papa nella Messa, in San Pietro, nel quinto anniversario della morte del Venerabile Servo di Dio, tornato alla Casa del Padre il 2 aprile 2005, data che quest’anno coincide con il Venerdì Santo. Parlando alla commossa rappresentanza polacca presente in Basilica, tra i quali l’Arcivescovo di Cracovia il cardinale Stanislao Dziwisz, Benedetto XVI ha anche esortato a guardare a Giovani Paolo II e la sua opera quale esempio di “fedeltà, speranza e amore”. Il servizio di Massimiliano Menichetti (ascolta):

La commozione di chi ama sciolta nella gioia della consapevolezza che la morte terrena coincide con la nascita alla vita vera. Sono i sentimenti chiaramente visibili sul volto, segnato a volte dalle lacrime, di quanti hanno partecipato in San Pietro alla Santa Messa in suffragio del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, nel quinto anniversario dalla morte. Il Papa ribadendo che la Settimana Santa costituisce un contesto propizio al raccoglimento e alla preghiera, ha aperto la sua omelia sottolineando la donazione totale di Giovanni Paolo II a Cristo

Durante il suo lungo Pontificato, egli si è prodigato nel proclamare il diritto con fermezza, senza debolezze o tentennamenti, soprattutto quando doveva misurarsi con resistenze, ostilità e rifiuti. Sapeva di essere stato preso per mano dal Signore, e questo gli ha consentito di esercitare un ministero molto fecondo, per il quale, ancora una volta, rendiamo fervide grazie a Dio

Soffermandosi sull’atto di fede e di amore grande di Maria di Betania che “in umile servizio” cosparse di profumo i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli, il Papa ha indicato che ogni gesto di carità e di devozione autentica a Cristo, non rimane un fatto personale, ma riguarda l’intero corpo della Chiesa e infonde “amore, gioia, e luce”. Fatto questo contrapposto all’atteggiamento e alle parole di Giuda che – ha detto Benedetto XVI - “nasconde l’egoismo e la falsità dell’uomo chiuso in se stesso, incatenato dall’avidità del possesso, che non si lascia avvolgere dal buon profumo dell’amore divino”. Poi ha rimarcato che l'Amore trova la sua espressione suprema sul legno della Croce dove "il Figlio di Dio dona se stesso perché l’uomo abbia la vita, scende negli abissi della morte per portare l’uomo alle altezze di Dio". E citando Sant’Agostino - Benedetto XVI - ha spiegato che ogni anima che voglia essere fedele, si unisce a Maria per ungere e asciugare i piedi del Signore

Tutta la vita del Venerabile Giovanni Paolo II si è svolta nel segno di questa carità, della capacità di donarsi in modo generoso, senza riserve, senza misura, senza calcolo. Ciò che lo muoveva era l’amore verso Cristo, a cui aveva consacrato la vita, un amore sovrabbondante e incondizionato. E proprio perché si è avvicinato sempre più a Dio nell’amore, egli ha potuto farsi compagno di viaggio per l’uomo di oggi, spargendo nel mondo il profumo dell’Amore di Dio

"Chi ha avuto la gioia" di conoscere e frequentare Giovanni Paolo II – ha proseguito il Papa - ha potuto toccare con mano quanto fosse viva in lui la fede

La progressiva debolezza fisica, infatti, non ha mai intaccato la sua fede rocciosa, la sua luminosa speranza, la sua fervente carità. Si è lasciato consumare per Cristo, per la Chiesa, per il mondo intero: la sua è stata una sofferenza vissuta fino all’ultimo per amore e con amore.

In conclusione parlando alla commossa rappresentanza polacca ha inviato a guardare “alla vita e all’opera di Giovanni Paolo II, grande polacco e motivo di orgoglio”, quale esempio di fedele testimonianza, speranza e amore in Cristo.

30.3.10

Le sorprese del sistema clima

Il suolo respira a ritmi sempre più accelerati, rispondendo ai cambiamenti climatici. Le emissioni di anidride carbonica rilasciata dalla superficie terrestre sono infatti aumentate, negli ultimi venti anni, insieme alla temperatura media del pianeta.

di Pietro Greco

GreenReport - Lo affermano con un report pubblicato dalla rivista Nature due ricercatori americani, Ben Bond-Lamberty e Allison Thomson, del Joint Global Change Research Institute della University of Maryland. Lo studio è di notevole importanza. Nel suolo terrestre, infatti, è conservata una quantità di anidride carbonica che è due volte superiore a quella che c'è in atmosfera. Se il suolo dovesse rilasciarla, anche in parte, avremmo un aumento della concentrazione atmosferica di gas serra e, di conseguenza, un'accelerazione dei cambiamenti del clima. La «respirazione del suolo» è il frutto del metabolismo di una serie di organismi. I modelli teorici del clima prevedono che la respirazione si intensifichi all'aumentare della temperatura media del pianeta. Tuttavia non è semplice misurare sul campo con precisione gli effetti globali di questa respirazione. Con un'attenta analisi Ben Bond-Lamberty e Allison Thomson ritengono di esserci riusciti e si dicono in grado di documentare l'andamento della «respirazione del suolo» a scala globale negli ultimi cinquant'anni. L'analisi dimostra che dal 1989 al 2008 il rilascio di anidride carbonica è aumentato in media ogni anno di 0,1 petagrammi (equivalenti a 100 milioni di tonnellate).

Perché si è verificato questo aumento? I due ricercatori ritengono che il maggiore rilascio non sia dovuto a un feedback positivo del cambiamento del clima, ovvero alla messa in circolazione dello stock di anidride carbonica «congelata» nel sottosuolo, ma piuttosto a un'accelerazione del ciclo del carbonio per via dell'aumento della temperatura. Insomma, abbiamo una respirazione più accelerata ma non abbiamo, per fortuna, più carbonio in atmosfera a causa della respirazione.

Di più. Non ci sarebbe neppure una correlazione diretta e lineare tra aumento della temperatura e della «respirazione del suolo». Nelle zone boreali a artiche del pianeta, dove la temperatura sta aumentando di più, le emissioni di anidride carbonica dal suolo non sono aumentate.

Tutto questo ci dice che ancora molti aspetti del sistema clima devono essere compresi. E quasi a conferma di questa tesi, ecco la medesima rivista, Nature, pubblica un articolo con cui Katharina F. Ettwig e un gruppo di suoi collaboratori dell'università di Nijmegen, in Olanda, annunciano di avere scoperto un batterio finora sconosciuto e provvisoriamente battezzato Methylomirabilis oxyfera, capace di ossidare il metano in condizione anaerobiche, ovvero in assenza di ossigeno. Un batterio, dunque, potenzialmente in grado di contrastare l'aumento della concentrazione in atmosfera di metano, un gas serra con un capacità di trattenere il calore trenta volte superiore a quella dell'anidride carbonica.

Non sappiamo da quando questo batterio, finora sconosciuto, è attivo. Se da miliardi di anni o se, invece, è un adattamento ai cambiamenti del clima attuali. Il tema è interessante anche per le sue implicazioni astronomiche: da Marte a Titano, sono molti i luoghi nel sistema solare ricchi di metano e privi di ossigeno dove il batterio potrebbe eventualmente vivere. Ma la scoperta è interessante soprattutto per i cambiamenti del clima sul pianeta Terra. Sia che il batterio esiste da tempo (e, dunque, è coinvolto nella regolazione del ciclo del metano), sia che il batterio si frutto di un'evoluzione recente. In ogni caso il piccolo organismo potrebbe contrastare l'aumento del metano in atmosfera e, di conseguenza, l'aumento della temperatura media del pianeta. Ancora una volta: occorre continuare a studiare per saperne di più. Il sistema clima del nostro pianeta è ancora in grado di riservarci sorprese.

30.3.10

"Tempo di morire" di Krzysztof Zanussi

La nostra Monica Cardarelli ci parla del libro edito da Spirali

Ogni uomo è un racconto e la vita di ogni persona è un romanzo. Se questo è vero per ciascuno di noi, lo è ancor di più per quei personaggi come Krzysztof Zanussi che di storie da raccontare nella loro vita ne hanno in abbondanza. Nel libro “Tempo di morire” edito da Spirali, il regista polacco, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia e noto al pubblico italiano anche per il film “Da un paese lontano” sulla vita di Giovanni Paolo II, gioca con il suo pubblico nel piacere che è proprio degli artisti: il gusto di raccontare la propria vita che si intreccia inevitabilmente con la propria opera artistica. Perché la vita di Zanussi è stata un susseguirsi di eventi e lavori che lo hanno visto impegnato dal teatro al cinema, dalla lirica alla televisione. “Qualsiasi racconto costituisce un’apertura, un andare incontro all’altro. Ricevere un rifiuto è come essere respinti, perché ogni storia che raccontiamo è una parte di noi. Proprio in questo consisteva e credo consista ancora il cinema d’autore.

In queste pagine Zanussi racconta la sua vita, il suo mondo e il suo percorso artistico nei vari momenti storici attraversati dal suo paese, la Polonia. Spiega in modo semplice e accattivante le scelte che lo hanno portato a decidere di fare un film, le tappe del suo percorso artistico, le motivazioni e le ispirazioni dei temi che ha voluto affrontare e il modo di lavorare, dalla scelta degli attori al rapporto con gli autori, con i produttori. “Fra le sessanta candidature che mi arrivarono, scelsi venti persone e mi si presentò un gruppo straordinariamente interessante. D’altra parte tutti coloro che ho ospitato a casa – saranno ormai alcune centinaia – si sono rivelati persone molto interessanti e non mi pento di quegl’inviti, anche se non è facile ospitare dei perfetti estranei. Spesso mi chiedono perché lo faccio. Me lo chiedo anch’io. Sicuramente sto pagando un debito di gratitudine per gli anni della gioventù, quando viaggiavo per il mondo e gli altri mi davano una mano. Un altro aspetto significativo è il complesso che nutro nei confronti dei russi che sono stati gli occupanti del mio paese e che adesso posso smettere di considerare tali: invitandoli, io mi libero. Con il loro aiuto.”
Attraverso alcune riflessioni e aneddoti sulle riprese dei suoi film, Zanussi ci porta a ripercorrere alcune tappe fondamentali della sua cinematografi,a scorgendone all’orizzonte tutto il lavoro umano e personale che si è svolto. Sembra quasi di stare dietro alla telecamera con lui e, in alcune pagine, di assistere seduti in sala alla proiezione del film sui retroscena della sua esperienza artistica.
“Non so che cosa io rammenti per primo, se il teatro o il cinema. Nei ricordi, specialmente quelli dell’infanzia, il tempo non si dispone a strati, ma al contrario forma turbini aggrovigliati. Nella mia infanzia, uno spartiacque fu la fine della guerra; sicuramente ero stato a teatro anche durante l’occupazione, perché ho ricordi confusi di favole rappresentate su un palcoscenico. (…) Il teatro dei miei ricordi ha lasciato in me un sentimento di devota ammirazione. (…) Restio nell’addentrarmi dietro le quinte, non avrei mai pensato un giorno di cedere alla tentazione di fare regie per il teatro. Eppure avvenne.”
Dalla politica alla diplomazia, dalla religione ai viaggi, dai ricordi familiari fino agli aneddoti sui suoi film, il libro “Tempo di morire” (il titolo prende spunto da una battuta ironica rivolta da Zanussi ad un giovane attore polacco) è un piacevole e interessante percorso nella vita di una persona che ha rappresentato e rappresenta un punto significativo della cinematografia mondiale. “Quando oggi, dopo tanti anni, voglio portare un esempio pregnante del modo di pensare dell’homo sovieticus, familiarmente detto sovok, penso appunto a quell’emblematico divario fra pensiero, sentimento e parole pronunciate.”
Leggere queste pagine è come addentrarsi nel romanzo della vita di Krzysztof Zanussi, scorgere i suoi pensieri e le sue considerazioni e, perciò, ogni pagina è una ulteriore e inaspettata sorpresa “Servendomi della parola scritta, devo partire dalla letteratura, che considero la madre di tutte le arti e davanti alla quale provo un religioso rispetto. (…) Dai brani più remoti che mio padre leggeva a alta voce ogni domenica mattina, fino alle scoperte dell’adolescenza, quando mi venne addosso tutta la grande letteratura contemporanea, spesso letta in forma di manoscritto prima della pubblicazione.”
30.3.10

Regionali, vincono il Pdl e La Lega. Anche Piemonte e Lazio al centrodestra

Finisce 7-6 per il centrosinistra ma al centrodestra vanno tutte le regioni più popolose. Campania e Calabria al Pdl. Puglia, bene Vendola, boom in Veneto per Zaia

Le regionali finiscono col trionfo di Pdl e Lega. Il centrodestra triplica il risultato (pessimo) del 2005 e si aggiudica tutte le regioni più popolose, incluse Piemonte e Lazio (conquistate sul filo di lana). Certo alla fine finisce 7-6 per il centrosinistra ma per il Pd e i suoi alleati c'è l'unica consolazione di aver mantenuto le sue roccaforti tradizionali oltre alla Puglia, conservato solo grazie alla scelta dell'Udc di non marciare col Pdl.

IL RISULTATO FINALE - Lo schieramento di maggioranza si conferma con ampi margini in Lombardia e Veneto, conquista la Campania e Calabria in modo altrettanto netto e al rush finale, con un risultato combattuto fino all'ultimo voto, annette le regioni "chiave" Piemonte e Lazio. Il centrosinistra perde quattro regioni (Piemonte, Lazio, Campania, Calabria), ma si conferma in sette: Emilia Romagna, Toscana, Marche, Liguria, Umbria, Puglia e Basilicata. In Puglia Vendola è confermato presidente dopo una lunga battaglia interna (per l'affermazione alle primarie) e contro l'avversario Rocco Palese, comunque non distante nelle percentuali. Decide il voto consistente (oltre l'8%) alla candidata dell'Udc Poli Bortone. È stato un turno elettorale fortemente caratterizzato dall'astensionismo: la percentuale di affluenza si è attestata al 63,6%, in calo dell'8% rispetto alle regionali del 2005. Allora il rapporto delle regioni tra centrosinistra e centrodestra era di 11 a 2.

RIEPILOGO NAZIONALE - Analizzando il risultato dei singoli partiti, spicca il successo della Lega che sfonda in Veneto, avanza in moltissime regioni del Centro-Nord e soprattutto in Piemonte con Roberto Cota che diventa il primo presidente di regione leghista insieme a Zaia in Veneto. A sinistra il Pd conferma l'emorragia di voti, pur recuperando rispetto alle scorse Europee, ma con un preoccupante smottamento in Emilia-Romagna, sua storica roccaforte: mantiene la maggioranza ma Errani perde una decina di punti sul 2005 a vantaggio del voto di protesta per la lista di Beppe Grillo e per l'avanzata della Lega. Nel centrodestra il Pdl, come previsto, soffre il boom del Carroccio: viene superato in Veneto anche se mantiene il vantaggio in Lombardia (ridotto però ad appena 5-6 punti). Secondo le proiezioni dell'istituto Pragma-Emg sul 100% del campione, a livello nazionale il Pdl è al 26,7% e il Pd al 25,9%. La Lega Nord si assesta al 12,7%, l’Italia dei Valori al 6,9%, l’Udc al 5,8%, Sinistra Ecologia e Libertà al 3%, la Federazione della Sinistra al 2,9%, il movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo all’1,8%, la Destra di Storace e la lista Pannella Bonino entrambe allo 0,7% e l’alleanza di centro-democrazia cristiana allo 0,4%.
29.3.10

Tornando a Masaka

La nostra Monica Cardarelli continua la sua intervista speciale ad Alessandra Corrias

Come promesso, riprendiamo la nostra chiacchierata con Alessandra Corrias e il suo impegno a Masaka, una città dell’Uganda (clicca qui per la prima parte dell’intervista).

D. È proprio di questi giorni la notizia di un ‘piano di azione regionale’ approvato ad Accra, in Ghana, dai ministri dell’ambiente e degli stati membri della comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale per favorire e sostenere tutte le politiche e le iniziative volte a ridurre la vulnerabilità di questi paesi di fronte ai cambiamenti climatici in atto.È noto, ormai, come periodi prolungati di siccità seguiti poi da alluvioni incidano notevolmente sulla vita quotidiana di queste popolazioni e sulle attività agricole che sono fondamentali e vitali per la loro sussistenza. Non solo, le conseguenze di questo alternarsi di fenomeni naturali (come siccità e inondazioni) con sempre maggiore intensità sono evidenti anche in ogni settore, dall’agricoltura alla pastorizia, dal turismo ai trasporti. Uno dei progetti che la Net Ministries Community, ricordiamo sorta su iniziativa della Holy Trinity Catholic Community (la diocesi locale), propone a Masaka riguarda proprio le attività agricole. Ce ne vuoi parlare più nel dettaglio?

Alessandra: Il progetto “Agricultural activities” riguarda l’acquisto di capi di bestiame per lo sviluppo di micro-attività di carattere agricolo e agro-alimentare che dovranno poi servire a formare nuclei di famiglie autosufficienti e capaci di sviluppare progressivamente attività commerciali. Come sottolineavi, anche a Masaka l’agricoltura e l’allevamento sono le principali forme di sostentamento. Nello specifico il progetto di allevamento del bestiame è stato pensato per interessare 40 famiglie ed è importante che esse vengano condotte gradualmente ad una definizione di professionalità nell’ambito dell’allevamento di bestiame e di competenze commerciali, collegate alla vendita dei prodotti ottenuti dall’allevamento come latte, uova e altro. Concretamente questo progetto prevede dei costi che variano a seconda del capo di bestiame e che vanno dai 400€ per l’acquisto di una mucca a 18€ per l’acquisto di un maialino di 60 giorni, oppure pulcini e il relativo mangime, il cui costo si aggira intorno ai 240€. Non appena partirà il progetto, saremo in grado di fornire le fotografie delle famiglie coinvolte nel progetto e a cui saranno affidati i capi di bestiame.

D. E’ interessante come i progetti che sono proposti siano finalizzati ad un nucleo di famiglie (parlavi di un massimo di 40) e che siano progetti che progressivamente conducano ad una autonomia sia di sussistenza che imprenditoriale. Pochi giorni fa, il 19 e 20 marzo, si è tenuto a Nairobi, in Kenya, il primo Summit economico delle donne africane, dedicato appunto al ruolo della donna nella società africana. Un summit senza precedenti e, che si spera, abbia un seguito. Alla conferenza hanno partecipato centinaia di rappresentanti delle istituzioni africane, esperti, imprenditori e operatori finanziari, ma anche donne imprenditrici con l’obiettivo di individuare alcune misure legislative, finanziarie, economiche e sociali, pensate con particolare attenzione alle caratteristiche specifiche delle donne, per favorire un loro maggiore inserimento nel mondo lavorativo. È importante notare come, anche nella società africana, si pensi di rivitalizzare l’economia con una presenza femminile. Ripensando alla realtà di Masaka che hai conosciuto e ai progetti di cui mi stai parlando, sembra evidente l’importanza data sia al nucleo familiare che alle donne. E’ così?

Alessandra: Sì, infatti. Pur con le debite proporzioni, anche a Masaka il nucleo familiare è molto importante, così come riveste una grande importanza il tenore di vita di una famiglia. La Net infatti propone anche un progetto di ‘Natura domestica’ che consiste nel valutare le necessità concrete della vita familiare. Nello specifico si tratta di assicurare alle famiglia una stufa da cucina, poiché il problema del fumo nelle case è molto serio, e si richiedono interventi a supporto della salute delle donne e dei bambini che vivono in casa. Ciò ha un costo di 125€. Il progetto prevede poi l’acquisto di pannelli solari per l’illuminazione per un costo di 250€, di contenitori per il recupero dell’acqua piovana per cui è previsto un costo che va dai 500 ai 1000€; l’acquisto di attrezzature per il taglio della legna per uso domestico il cui costo si aggira intorno ai 200€. Forse a Masaka non si potrà pensare di trovare una donna imprenditrice, ma sicuramente si può pensare di sostenere la donna e i bambini nel loro sviluppo umano, fornendo così a loro la possibilità di essere partecipi e protagonisti della propria vita nella loro piccola comunità.
Un’attenzione particolare inoltre viene data a tutte quelle attività mirate a garantire la continuità degli studi per chi non abbia i mezzi per assicurarsi un’educazione scolare e professionale così come si è sempre attenti alla cura dell’AIDS e al sostegno e all’appoggio ai giovani.

D. Lo sviluppo di una professionalità che possa svilupparsi nella comunità di Masaka sembra dunque importante per voi. Avete pensato ad alcuni progetti specifici in questo senso?

Alessandra: In realtà è stato approntato un ‘Progetto di sviluppo professionale’ mirato proprio alla formazione di falegnami, meccanici, informatici. Per ogni indirizzo di studio è previsto un piano biennale di formazione con un finanziamento a studente di circa 220€ a semestre. È stata pensata anche una scuola di ‘Economia domestica’, oltre alla possibilità di far frequentare la ‘Secondary School Education’ a chi volesse proseguire negli studi.

D. Ringraziamo Alessandra per queste ulteriori importanti notizie sulla comunità di Masaka e sui progetti che possono aiutare lo sviluppo e il sostegno concreto di queste persone. Ricordiamo infine che tutti questi progetti nascono e si sviluppano nell’ambito della Diocesi di Masaka (Holy Trinity Community Centre, Bisanje) impegnata nell’affrontare le emergenze della comunità locale, e il referente di questi progetti, Fred Mawanda, ne fa parte con la sua famiglia, sua moglie e i tre figli. Fred è inoltre il direttore del NET (Net Ministries Community locale), organismo creato nel 2004 con l’obiettivo di dare una risposta concreta alle esigenze della popolazione. Fred Mawanda ha conseguito il Bachelor of Scienze in agro-forestry ed è particolarmente sensibile alle problematiche del comparto agricolo-alimentare, sia per quanto riguarda l’organizzazione che il management e la pianificazione degli interventi.

Per aiutarlo nella sua opera, potete contribuire economicamente facendo una donazione a:

B. NET Ministries Uganda
Name of Bank: CENTENARY RURAL DEVELOPMENT BANK LTD
SWIFT ADDRESS/IBAN: CERBUGKA
BENEFICIARY : NET MINISTRIES UGANDA
ACCOUNT NUMBER: 4020424427
BRANCH: Masaka


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