30.9.10

La Chiesa degli Stati Uniti in difesa della vita nascente

Il cardinale Daniel Di Nardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente del Committee in Pro-Life Activities della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha esortato tutti i cattolici americani a partecipare alla veglia di preghiera, promossa da Benedetto XVI, in favore di tutte le vite umane nascenti, che si terrà nella notte tra sabato 27 e domenica 28 novembre, all'inizio del periodo liturgico d'Avvento.

Radio Vaticana - L’appello del porporato arriva in occasione dell’apertura, prevista per domani venerdì 1° ottobre, del Respect Life Month. “La perdita anche di un solo neonato — ha sottolineato l'arcivescovo ripreso dall’Osservatore Romano — e il dolore che provano il padre e la madre in conseguenza di un aborto dovrebbe rendere imperativo il raddoppio dei nostri sforzi per porre termine all'aborto legalizzato”. Il porporato ha quindi spiegato che “oltre un milione di bambini innocenti muoiono ogni anno a causa dell'aborto, una piaga che tuttora persiste nella nostra cultura”. Tuttavia, per il cardinale “sono consolanti i numeri declinanti degli aborti eseguiti ogni anno sia per la diminuzione demografica delle donne in età fertile e sia per la crescente consapevolezza della piena umanità del bambino che non è ancora nato”. Nel messaggio, il cardinale si rammarica per “la sempre più ampia frattura tra i principi morali espressi dalla maggioranza degli americani e i provvedimenti presi dal Governo”. Per esempio “benché la gran parte degli americani si oppone ad ogni finanziamento pubblico che possa favorire l'aborto, nel marzo di quest'anno il Congresso ha approvato un progetto di riforma sanitaria che consente che fondi federali destinati alla ricerca scientifica vengano spesi per programmi sanitari che includono anche la pratica abortiva”. Il porporato ammonisce quei “ricercatori che prevedono di distruggere la vita umana allo stadio ancora embrionale per le loro indagini scientifiche sulle cellule staminali”. Recentemente, una ricerca statistica commissionata dal Secretariat of Pro-Life Activities della Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha evidenziato che il 57% degli intervistati sono favorevoli che i fondi federali siano spesi solo per ricerche sulle cellule staminali che non siano lesive per il donatore. Solo il 21% degli intervistati si è dichiarato favorevole a ricerche che richiedono l'uccisione di embrioni umani. Dopo aver sottolineato le nefaste conseguenze che potrebbe avere l'approvazione di una legge che consenta il suicidio assistito, il cardinale Di Nardo ha dichiarato, infine, che “la Chiesa offre una visione positiva della dignità di ciascuno essere umano, senza eccezione. Ciascun essere è ugualmente amato da Dio ed è ugualmente meritevole di amore e di rispetto”.

30.9.10

Capodogli spiaggiati: ecco perché

Non esiste una singola causa scatenante lo spiaggiamento di 7 capodogli sul litorale foggiano tra il 10 e il 15 dicembre 2009. L’accaduto è piuttosto da riferirsi a una condizione multifattoriale.

di Marta Picciulin

OggiScienza - È questo il quadro che emerge dalla relazione pubblicata sul sito del Ministero dell’Ambiente, curata del dr. Sandro Mazzariol del Dipartimento di Sanità Pubblica, Patologia Comparata e Igiene Veterinaria dell’Università degli Studi di Padova. Secondo i dati raccolti e analizzati da numerosi gruppi di ricerca e di figure professionali italiani, gli animali spiaggiati si trovavano nel Mar Ionio nel periodo precedente all’accaduto, ad una distanza di almeno 350 km dal punto dello spiaggiamento.

Erano degli adolescenti attorno ai 10 anni di età che avevano appena lasciato i gruppi materni configurandosi in una “bachelor school” cioè un insieme poco strutturato di individui giovani e tendenzialmente inesperti. Si trattava di un’aggregazione recente poichè dati fotografici hanno rivelato che almeno due dei capodogli provenivano dal Mar Ligure, probabilmente a seguito di una migrazione stagionale.

Gli animali non erano del tutto tutto sani in quanto presentavano un’alterazione delle funzioni nervose dovute ad alte concertazione di mercurio nei tessuti, che, per quanto minime, potevano aver ridotto il loro senso di orientamento e della percezione.

Il gruppo di capodogli si è addentrato nel Mar Adriatico, dove la complicità di fattori ecologici (bassa profondità del bacino), biologici (inesperienza del gruppo), sociali (tendenza all’aggregazione), insieme ai rilievi tossicologici (alterazione dei sensi e immunodepressione di origine chimica), ha determinato l’impossibilità ad orientarsi e a trovare una via d’uscita.

Il viaggio in Adriatico è durato circa una settimana, durante la quale gli animali non si sono alimentati, aggravando così le proprie condizioni di salute. Fino alla tragica fine.

Rimangono poco chiari i motivi per i quali i capodogli si siano spinti nel Mar Adriatico. Tra i possibili fattori naturali e antropici predisponenti, accaduti nel Mar Ionio da 7 a 20 giorni prima dell’evento, si registrano l’alterazione della temperatura dell’acqua, che può aver causato lo spostamento delle prede (e quindi dei predatori) verso la superficie marina, e un terremoto di magnitudo 5,1 (scala Richter) avvenuto il 26 novembre 2009 nella Fossa Ellenica, area dove vivono e vengono usualmente avvistati i capodogli, tra cui 2 di quelli spiaggiati. Quest’ultimo evento potrebbe aver spinto gli animali verso Adriatico, senza per altro determinarne decesso.

Appare infine improbabile che i sonar correlati alle attività di prospezione sismiche in Adriatico abbiano causato lo spiaggiamento dei capodogli, tuttavia non si esclude che queste emissioni acustiche abbiano rappresentato un potenziale fattore di disturbo e/o di alterazione del comportamento degli animali in seguito spiaggiati.

30.9.10

I desaparecidos si rivolgono a Frattini

Nei giorni scorsi Libera International ha garantito la propria presenza accanto ai testimoni nel corso del processo che si sta svolgendo a Roma contro l'Ammiraglio Massera, il cinico direttore d'orchestra dell'orrore della ESMA, la scuola militare in cui in molti furono torturati e fatti scomparire.

L
iberainformazione - Ancora una volta abbiamo ascoltato storie di torture, di detenzioni arbitrarie e di neonati strappati alle madri e dati in adozione illegale a membri delle forze armate. Storie dolorose da ascoltare, ma molto di più da raccontare. In questi stessi giorni un gruppo di madri e familiari di desaparecidos argentini degli anni della dittatura argentina hanno rivolto un appello al ministro Frattini perché le autorità consolari italiane consegnino al governo argentino i materiali in loro possesso riferiti agli anni dal 1976 al 1983.
In quegli anni si contano circa 30.000 vittime da parte di un terrorismo di Stato che si è macchiato di crimini orribili. Alcune delle persone perseguitate si rivolsero ai consolati stranieri per mettersi in salvo. Quelle testimonianze, coperte ora da un segreto ingiustificato, sono preziose per conoscere il destino di alcune persone di cui non si è saputo più nulla e per raccogliere prove contro i colpevoli. Memoria, verità, giustizia. In questi giorni l'appello che Libera ha deciso di sostenere, sarà presentato anche come interrogazione parlamentare. E noi speriamo davvero che un Paese democratico non si renda complice, col proprio silenzio, del dolore e dell'impunità.

30.9.10

Usa, il governo vuole controllare Facebook e Skype

Le misure antiterrorismo della Casa Bianca potrebbero coinvolgere, dal prossimo anno, i messaggi privati del famoso social-network e la chat del programma di conversazione "peer to peer".

di Antonio Marafioti

PeaceReporter - La Casa Bianca ha anticipato che il prossimo anno presenterà un disegno di legge al Congresso per aggiornare la regolamentazione delle intercettazioni su Internet. La bozza della nuova normativa federale coinvolgerà tutte quelle informazioni criptate che, secondo l'Fbi, vengono usate negli ambienti terroristici, e criminali in generale, per sfuggire finanche ai potenti controlli della polizia di Langley. Dal quartier generale dell'ufficio investigativo federale hanno reso noto che la misura si rende necessaria dal momento che sempre più spesso le organizzazioni fuori legge agiscono tramite strumenti convenzionali impermeabili alle indagini: le e-mail trasmesse col BlackBerry, i messaggi riservati dei social-network come Facebook e le chat di programmi "peer to peer" come Skype. Se il provvedimento dovesse passare il governo potrebbe irrompere in queste piattaforme tecnologiche con bacini di utenza di centinaia di milioni di persone e acquisire tutti i dati riservati. Il bilanciamento fra la garanzia della sicurezza interna e quella del diritto alla privacy di nuovo è compromessa? PeaceReporter lo ha chiesto all'avvocato Guido Scorza, specialista in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie.

Avvocato come giudica questo provvedimento annunciato dall'amministrazione Obama?

Sarebbe un fatto particolarmente grave ove si ipotizzasse un'intercettazione di massa e per di più relativa a dati sensibili. Soprattutto se parliamo di intercettare lo scambio di e-mail mi sembra un ribaltone rispetto al principio generale della segretezza della corrispondenza. Ciascuno di noi sta progressivamente trasferendo sempre di più la sua sfera di vita personale e professionale su Facebook. Se c'è un governo che, per encomiabili ragioni di sicurezza, a prescindere da un indizio di colpevolezza di taluni soggetti, acquisisce o registra il contenuto di tutte le conversazioni che avvengono attraverso queste piattaforme, allora questo governo dà vita esattamente a quello che fu l'incubo di Orwell: far cadere tutti sotto un sistema a sorveglianza globale.

La ragione della misura è la lotta alla criminalità che, oggi, usa sempre di più questi strumenti criptati per scampare ai controlli. Gli Stati Uniti hanno davvero bisogno di questa legge?

Non so dire se gli Stati Uniti ne abbiano bisogno. È ovvio che più informazioni si hanno più si è agevolati nella lotta contro la criminalità. Il problema da sempre, negli Stati Uniti come in Italia, è il bilanciamento tra l'esigenza sacrosanta alla sicurezza e quella, altrettanto sacrosanta, alla privacy degli utenti. In astratto non c'è dubbio che queste informazioni sono utili, ma in pratica potrebbero costituire un attentato molto forte alla privacy del cittadino. Questo mi preoccupa abbastanza perché potrebbe far saltare il principio di bilanciamento su cui abbiamo costruito tutti gli ordinamenti democratici. Non c'è dubbio che se tappezzo una città di telecamere, se metto telecamere nei bagni e nelle camere da letto, quella città sarà più sicura ma ciò comporta sacrificare, in nome della sicurezza, altre libertà e altri diritti.

Quali potrebbero essere i pericoli alla privacy connessi a una legge come questa?

Il pericolo facile da immaginare è uno Stato che sa tutto di noi. È curioso che la proposta venga proprio dagli Stati Uniti perché una delle caratteristiche base della disciplina sulla privacy negli Usa è quella di voler tutelare il cittadino dallo Stato, mentre in Italia questo core è stato sempre improntato sulla tutela del privato dall'altro privato o da aziende, istituti di credito e così via. In secondo luogo c'è l'obbligo per gli operatori di conservare integralmente il contenuto delle conversazioni per un periodo non precisato. Questo obbligo riporta ad esempi di eccesso, penso al caso Telecom in Italia, in cui, una volta che la banca dati esiste è difficile prevenire gli usi distorti su di essa. I due pericoli più grossi sono da un lato quello di un esercito di soggetti privati, i gestori delle piattaforme, che potenzialmente potranno accedere a dati che ci riguardano e, dall'altro, un governo che in un novero di ipotesi ancora da definire, senza bisogno di disporre un'intercettazione, potrà chiedere al gestore ogni genere d'informazione che ci riguarda.

Rendere "intercettabili" social network e programmi come Skype per le autorità di controllo non semplificherà anche il lavoro degli hacker?

Questo dipenderà da come vogliono attuare la normativa. Credo che si tratterà del diritto del governo di acquisire informazioni già registrate. Di una condotta che potenzialmente Facebook potrebbe già fare oggi. Se fosse così, io più che dire che gli hacker avranno vita più facile, penserei che questo certamente stimolerà la loro attività. Come già accaduto in passato, ogni volta che si è lanciata una nuova misura di enforcement, i pirati informatici hanno aumentato i loro sforzi per rendere una loro conversazione non decifrabile. Se vengono registrati i contenuti delle conversazioni su facebook il vero problema sarà capire chi c'è veramente dietro quella conversazione.

In Italia si vietano le "intercettazioni", negli Stati Uniti si allargano. Chi dice di voler tutelare la privacy, chi dice di voler tutelare la sicurezza. Ma come si possono tutelare entrambe?

Non è una cosa semplice. Storicamente è stato stabilito che la regola è la segretezza delle conversazioni e della corrispondenza, mentre l'eccezione è l'intercettabilità di queste conversazioni. Tra la regola e le eccezioni vi dovrebbe naturalmente essere, e vi è almeno nell'ordinamento italiano ma anche in quello statunitense, il fondato sospetto che uno strumento di comunicazione, non importa se tradizionale o elettronico, sia utilizzato per porre in essere una condotta criminale. Se salta questo passaggio abbiamo un enorme problema per la privacy dei cittadini che, personalmente, non riesco a giustificare. Modificare le abitudini di vita di milioni e milioni di persone per avere qualche chance in più di inchiodare alle proprie responsabilità un criminale è un approccio sproporzionato. Il gioco non vale la candela. Meglio un crimine in più ma il rispetto della privacy e dell'abitudine di vita di milioni di persone. In Italia nel campo intercettazioni la partita è un po' diversa perché si sta addirittura mettendo in dubbio che in ipotesi eccezionali si possa fare ricorso a tale strumento e si va a caccia di ipotesi eccezionalissime per far scattare questa procedura. Noi stiamo per varare un provvedimento agli antipodi rispetto a quello dell'amministrazione Obama. Lì si sta peccando per eccesso, espropriando tutti i cittadini, onesti e disonesti, della propria privacy. Di qua, viceversa, si sta peccando per difetto perché si sostiene che anche il criminale ha diritto alla privacy. Una considerazione che in generale mi trova d'accordo ma che quando si declina nel concreto mi lascia abbastanza perplesso.

30.9.10

Suore bangladeshi curano i malati attraverso l’amore e il sorriso

Su esempio di Madre Teresa, Suor Mary Orpa delle sorelle di Maria Regina degli Apostoli, offre il suo aiuto ai bambini ricoverati dell’ospedale di Dhaka, senza badare a differenze di casta o credo religioso.“Se curi un paziente con il sorriso, diffondi amore ovunque vai”.

di William Gomes

Dhaka, Bangladesh (AsiaNews) – Suor Mary Orpa cita Madre Teresa: “Ognuno di loro è Gesù travestito” per raccontare il suo lavoro di medico presso il Dhaka Shishi Hospital, il più grande ospedale per bambini del Bangladesh. La suora, insieme alle sorelle di Maria Regina degli Apostoli (Smra), offre il suo aiuto ai malati, senza badare alle differenze di casta o credo religioso. Suor Mary Orpa è convinta anche della forza del sorriso, perché “se curi un paziente con il sorriso, diffondi amore ovunque vai”. I bambini sono fonte di grande preoccupazione, perché quando si ammalano non sono autosufficienti, e hanno costante bisogno di cure e affetto.

La suora spiega ad AsiaNews anche l’importanza del sostegno alle donne, spesso trascurate dalla società bangladeshi di cultura islamica. “Le donne incinta – afferma – non ricevono nessun aiuto durante il parto”. “Molte di loro – aggiunge - sono povere e soffrono di malnutrizione”. Il tasso di mortalità materna è di 320 decessi ogni 100 mila nascite.

Suor Mary Orpa è nata nel villaggio Toomilia, dell’arcidiocesi di Dhaka. È entrata nella congregazione delle sorelle di Maria Regina degli Apostoli nel 1993, ed è diventata medico nel 2004.
30.9.10

Beirut, accolta una copia della Sacra Sindone

La replica, uguale in tutto a quella originale, rimarrà esposta presso la cattedrale armena di Sant’Elia in maniera permanente.

Beirut, Libano (AsiaNews/Agenzie) – Una copia esatta della Sacra Sindone, il sudario che avvolse il corpo di Cristo, è arrivata ieri a Beirut per volontà di sua beatitudine Nersès Bedros, il patriarca armeno cattolico. Egli, dopo un pellegrinaggio a Torino lo scorso maggio, ha voluto esporre la replica in modo permanente presso la cattedrale di Sant’Elia in piazza Debbas. Il sudario, resterà per due giorni presso la cappella della sede patriarcale a Geitaoui, prima di essere trasportato al convento di Bzommar, per poi tornare nella cattedrale di Sant’Elia dove sarà esposto in modo permanente. La copia della Sacra Sindone di Torino è un panno di lino lungo 4,53 metri e largo 43 centimetri. Mons. Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la Sindone, si è occupato del trasporto.

30.9.10

Scenari energetici europei: presentata la Roadmap 2050

E' stata presentata a Roma, in un incontro promosso dai senatori Ecodem Francesco Ferrante e Roberto della Seta insieme ai colleghi del parlamento europeo, Vittorio Prodi e Graham Watson (presidente del Climate Parliament), la "Roadmap 2050: guida pratica per un'Europa prospera a basse emissioni di carbonio".

GreenReport - I numeri riportati nel rapporto, illustrano la strada che si dovrebbe intraprendere nel settore energetico in tutta Europa, almeno secondo i promotori. Diminuire dell'80% le emissioni di CO2 al 2050, rispetto al 1990, stoppando l'effetto serra «comporterebbe, nello scenario peggiore, una bolletta di 250 euro l'anno per la famiglia media europea se si seguirà la strada delle energie rinnovabili», perché il costo futuro dell'elettricità per una famiglia si potrà attestare a meno di 70 centesimi al giorno. Il progetto prende in esame diversi scenari possibili di "de carbonizzazione" nel settore dell'energia, esponendo "le conseguenze a breve termine di questo impegno a lungo termine".

La "Roadmap 2050" va a smentire tra l'altro alcuni presupposti base sul futuro del settore energetico europeo, largamente condivisi, definiti invece dei "preconcetti": ad esempio il fatto che gli scenari energetici ad alta rinnovabilità sarebbero risultati "troppo instabili" per essere considerati affidabili. Smentito anche che questi sarebbero risultati "antieconomici e molto più onerosi", nonché il fatto che sarebbero state necessarie scoperte tecnologiche per permettere all'Europa di passare a un'energia a emissioni zero.

Dal progetto infatti emerge che in ciascun percorso ipotizzabile a emissioni basse o nulle, ovvero utilizzando il 40%, 60%, 80% o 100% di fonti energetiche rinnovabili, il costo futuro dell'elettricità risulta paragonabile a quello ottenuto con le infrastrutture attuali, senza però le alte emissioni di carbonio. I promotori evidenziano però quello che potrebbe essere un limite nello scenario attuale: bisogna agire subito, entro il 2015.

30.9.10

Progressi nel Sud del mondo nell'accesso alle cure contro l'Aids

In molti Paesi del Sud del mondo sono stati compiuti progressi significativi nell’accesso ai servizi contro la diffusione dell’Hiv, il virus responsabile sindrome da immunodeficienza acquisita (Sida/Aids), secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite.

Radio Vaticana - Tra i risultati più importanti nei Paesi a basso e medio reddito, risulta che nel 2009, 15 Paesi inclusi Botswana, Guyana e Sudafrica, erano in grado di fornire ad oltre l’80% delle donne sieropositive in gravidanza i servizi e le medicine per prevenire la trasmissione da madre a figlio dell’Hiv; 14 Paesi, inclusi il Brasile, la Namibia e l’Ucraina, hanno fornito i trattamenti per l’Hiv ad oltre l’80% dei bambini sieropositivi che ne avevano bisogno; otto Paesi, inclusi Cambogia, Cuba e Rwanda, hanno raggiunto l’obiettivo dell’accesso universale ai farmaci antiretrovirali per gli adulti. “Diversi Paesi in ogni parte del mondo stanno dimostrando che l’accesso universale è raggiungibile. Ma a livello globale - riferisce l'agenzia Misna - rimane un obiettivo disatteso. E noi dobbiamo unire le forze per renderlo una realtà in tutto il mondo nei prossimi anni", ha detto il Dottor Hiroki Nakatani, Assistente del direttore generale per l’Hiv/Aids, tubercolosi, malaria e le malattie tropicali dimenticate presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)". Gli importanti progressi compiuti in Africa orientale e meridionale, la regione maggiormente colpita dall’Hiv, sono motivo di speranza: in questa regione, la copertura per il trattamento è aumentata dal 32% al 41% in un anno e metà delle donne in gravidanza erano in grado di avere accesso ai test e ai consultori nel 2009.

30.9.10

Nièbé, il fagiolo che dà speranza all'Africa

"E' difficile immaginare una coltura più perfetta per l'Africa: rendimenti alti anche in condizioni climatiche calde e secche in grado di rispondere alle esigenze alimentari di popolazione e bestiame": è la conclusione di ricerche svolte dall'economista agricolo Abdoulaye Tahirou, presso l'Istituto internazionale di agricoltura tropicale.

Agenzia Misna - La coltura in questione è quella del niébé, chiamato anche "fagiolo all'occhio nero", una delle più antiche in Africa ma anche in India e in Nord America, che potrebbe aiutare il continente a ridurre la propria dipendenza alimentare dalle importazioni di riso e grano. Per valutarne le proprietà nutritive e le sfide tecniche, scienziati, ricercatori e agricoltori si sono dati appuntamento nella città senegalese di Saly (80 chilometri a sud della capitale, Dakar) dove fino a Venerdì si confrontano sul tema "Progressi nelle condizioni di vita delle popolazioni grazie alle ricerche scientifiche sul niébé". Ricco di proteine e di vitamine – ferro, calcio e zinco – in Senegal il fagiolo locale viene considerato 'la carne dei poveri', motivo per cui viene integrato nella produzione di farine poi utilizzate per fabbricare pane, alimenti per neonati e giovani. Inoltre il guscio dei fagioli essiccati costituisce un ottimo mangime per il bestiame oltre al fatto che le radici del niébé forniscono azoto ai terreni dove vengono piantati, sempre più impoveriti in Africa anche a causa delle calamità naturali e dell'inquinamento. Tra i problemi da affrontare per potenziarne la produzione, sottolineano gli esperti riuniti a Saly, mettere a punto semi più produttivi e favorire le condizioni di immagazzinaggio dei fagioli. Spesso attaccato da un piccolo insetto durante la fase di conservazione, il niébé diventa cosi immangiabile: ricerche svolte negli Stati Uniti propongono un apposito sacco in plastica che metterebbe la produzione al riparo degli insetti. Oltre al nuovo riso per l'Africa, il 'Nerica', anche il niébé potrebbe affrancare il continente dalla piaga della fame che colpisce ancora 300 milioni di africani.

30.9.10

Amnesty International chiede all'Unione europea di sospendere i rimpatri forzati dei rom in Kosovo

In occasione del lancio di un nuovo rapporto intitolato "Benvenuti da nessuna parte: stop ai rimpatri forzati dei rom in Kosovo", Amnesty International ha chiesto ai paesi dell'Unione europea (Ue) di sospendere il rimpatrio forzato dei rom e di altre minoranze etniche in Kosovo.

Amnesty International - Il rapporto descrive come rom e appartenenti ad altre minoranze, anche coi loro bambini, siano costretti con la forza a rientrare in Kosovo, spesso coi soli vestiti che indossano, verso un possibile futuro di discriminazione e violenza. "I paesi dell'Ue rischiano di violare il diritto internazionale rinviando persone verso paesi dove potrebbero subire persecuzione. L'Ue, invece, dovrebbe continuare a dare protezione internazionale ai rom e alle altre minoranze kosovare, fino a quando non potranno tornare in condizioni di sicurezza" - ha dichiarato Sian Jones, esperto di Amnesty International sul Kosovo. "Le autorità del Kosovo, a loro volta, devono garantire che i rom e le altre minoranze possano rientrare in modo volontario e reintegrarsi a pieno nella società".

Nel rapporto, Amnesty International descrive come molte persone rimpatriate in Kosovo siano state fermate dalla polizia alle prime luci del giorno e trasferite spesso coi soli vestiti che indossavano. Una volta rientrate in Kosovo, poche ricevono assistenza e molte incontrano problemi nell'accesso all'istruzione, alle cure mediche, agli alloggi e ai servizi sociali.

Sono pochissimi i rom in grado di trovare un lavoro e il livello di disoccupazione in questa comunità raggiunge il 97 per cento. All'interno del 15 per cento della popolazione kosovara che vive in condizioni di povertà estrema, i rom costituiscono il doppio degli altri gruppi etnici.


La violenza interetnica in Kosovo continua e la discriminazione contro i rom rimane massiccia e sistematica, anche a causa della percepita associazione di questi con i kosovari di etnia serba. Poiché la maggior parte di loro parla il serbo e spesso vive nelle aree serbe, i rom sono visti come alleati della comunità serba.

"Nonostante il governo del Kosovo abbia recentemente introdotto alcune misure destinate a migliorare le condizioni in cui i rom vengono rimpatriati e reintegrati, le autorità non hanno fondi, capacità, risorse e volontà politica per assicurare loro un ritorno sostenibile" - ha precisato Jones.

Si stima che il 50 per cento delle persone rimpatriate a forza lascerà nuovamente il Kosovo.

Questi rimpatri forzati avvengono sulla base di accordi bilaterali negoziati, o in corso di negoziazione, tra le autorità del Kosovo e gli stati dell'Ue più la Svizzera. Le autorità della Germania hanno intimato di lasciare il paese a quasi 10.000 rom, che sono dunque a rischio di rimpatrio forzato.

Anche se non si può escludere che vi siano stati casi di rimpatrio volontario, Amnesty International si è detta preoccupata per le notizie secondo cui l'assenso sia stato ottenuto solo con la minaccia del rimpatrio forzato.

"Fino a quando le autorità del Kosovo non saranno in grado di garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali dei rom e delle altre minoranze, queste persone andranno incontro a un clima di violenza e di discriminazione" - ha concluso Jones.

Due casi

Irfan aveva lasciato il Kosovo, insieme alla sua famiglia, nel 1992, all'età di 5 anni. Quest'anno ad aprile la polizia tedesca si è presentata senza preavviso alle 3.30 di mattina, lo ha ammanettato, fatto salire su un furgone e portato all'aeroporto di Baden Baden. Non ha fatto in tempo a prendere alcun oggetto personale. Ha ricevuto 300 euro da un'organizzazione non governativa. Arrivato all'aeroporto, è stato registrato, gli sono stati dati 50 euro e una stanza d'albergo per due notti. Giunto in Kosovo, si è recato dove una volta c'era la casa di famiglia, a Plemetina, e ha tentato di renderla abitabile. Ha rimosso le macerie ma non aveva denaro per sostituire tetto, finestre e porte di casa. "E adesso che devo fare?"- ha chiesto ad Amnesty International.

Anche Luli, 20 anni, fuori dal Kosovo da quando ne aveva due, è stato rimpatriato dalla Germania nell'aprile di quest'anno. Svegliato dalla polizia in piena notte, gli sono stati concessi solo 10 minuti per vestirsi e radunare le sue cose. Non parla serbo né albanese e coi pochi rudimenti di romanes non riesce a comunicare neanche col fratello maggiore, rimpatriato in Kosovo diversi anni prima. Gli sono stati forniti sei mesi di assistenza, 350 euro e un appartamento in affitto. Nessuno si è offerto di aiutarlo ad apprendere il serbo o l'albanese.

Ulteriori informazioni

Dopo la guerra del 1999, molti serbi e rom hanno lasciato il Kosovo diretti in Serbia, in paesi dell'Ue e in Svizzera. Nel marzo 2004, i serbi e i rom sono stati di nuovo costretti alla fuga, a seguito delle violenze interetniche tra albanesi e serbi, che hanno interessato anche le comunità rom.

Molti di coloro che ora subiscono rimpatri forzati hanno lasciato il Kosovo persino all'inizio degli anni '90, quando scoppiò la guerra nell'allora Repubblica federale socialista di Jugoslavia.

Dopo la dichiarazione unilaterale d'indipendenza del febbraio 2008, le autorità del Kosovo hanno subito pressioni sempre più insistenti da parte degli stati membri dell'Ue affinché accettassero i rientri dei rom e delle altre minoranze.
30.9.10

Italia, notti vesuviane

Gli scontri di questi giorni sullo smaltimento dei rifiuti sono la conseguenza di un’emergenza che va avanti da anni. E mentre il governo continua con discariche ed inceneritori, gli abitanti di Boscoreale e Terzigno hanno deciso di ribellarsi.

PeaceReporter - "Solo l'aria c'era rimasta, e adesso ci volete togliere pure quella!" è un grido che si sente spesso di questi giorni a Boscoreale e Terzigno, due piccoli paesi all'ombra del Vesuvio che in questi giorni stanno vivendo un'aggressione inaudita da parte dello Stato Italiano. Ogni notte, accompagnate da centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa, arrivano centinaia di camion carichi di spazzatura da sversare nella locale discarica "Cava Sari". Dopo un'estate passata chiusi in casa a causa delle esalazioni che ammorbano l'intera area, gli abitanti del luogo sembrano averne avuto abbastanza e hanno deciso di reagire, cercando ogni notte di impedire ai camion di raggiungere la discarica. La reazione dello Stato, anche a causa dell'ennesima misteriosa "emergenza rifiuti" che nelle ultime settimane ha visto le strade di Napoli riempirsi di cumuli di spazzatura non raccolta, è inflessibile: il territorio è presidiato da esercito e forze di polizia e ogni notte i presidi dei cittadini vengono caricati e sgomberati a colpi di manganello.
Ma questo attacco concertato fatto di spazzatura e violenza, come l'emergenza rifiuti che perennemente minaccia la Campania, non è una cosa nuova: la prima discarica nella zona risale ai primi anni Ottanta, e per anni vi è stato sversato di tutto. Nel 1994, con l'istituzione del Parco del Vesuvio, la discarica è stata chiusa ma, dopo la drammatica "emergenza rifiuti" del 2008 e grazie ai decreti di emergenza che ne sono scaturiti, è arrivata la Cava Sari. Aperta in deroga praticamente a tutto (la legislazione ordinaria, quella relativa al rischio sismico e vulcanico, il fatto di essere in un Parco Nazionale che è pure Patrimonio Mondiale Unesco), la Cava Sari doveva originariamente ricevere solo FOS (Frazione Organica Stablizzata), uno dei vari prodotti dello smaltimento della spazzatura. Peccato che in Campania non ci siano stabilimenti funzionanti che producano il FOS, e che quindi la spazzatura che ogni notte arriva a tonnellate è "tal quale", cioè spazzatura e basta.
Al posto di costruire stabilimenti di compostaggio, lo Stato ha costruito un'inceneritore ad Acerra - che a tutt'oggi nemmeno funziona - e aperto discariche che inevitabilmente si riempiono: a poche centinaia di metri dalla Sari vi è Cava Vitiello, dove quando la prima sarà piena (il che dovrebbe accadere nei primi mesi del 2011) verrà aperta una nuova discarica, segnando per altri vent'anni il destino di questa terra e di questa gente. Una soluzione ci sarebbe ed è la raccolta differenziata, che per un'ironia del destino viene anche fatta dagli abitanti di Boscoreale i quali tuttavia devono subire le conseguenze di un sistema che la differenziata non l'ha mai voluta, arrivando persino a commissariare il sindaco di Comigliano, colpevole di aver proposto per il suo comune un piano che prevedeva il riciclo del 65 percento dei rifiuti prodotti. La spazzatura rende troppi soldi per riciclarla, meglio accumularla nelle cave del parco nazionale, bruciarla in costosissimi inceneritori inquinanti o addirittura lasciarla a marcire nelle strade per far salire la tensione, e quindi la possibilità di fare affari e manganellare chi si oppone.
In un'inchiesta della Procura di Napoli del 2008, il ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania è stato definito come "imperniato su una attività di lavorazione assolutamente fittizia" - la spazzatura non è smaltita, ma semplicemente sversata sul territorio, in un processo opaco pesantemente infiltrato dalla criminalità organizzata e dal traffico di rifiuti tossici, come dimostra il ritrovamento di materiale radioattivo in un camion della spazzatura a Terzigno denunciato in questi giorni dal commissario regionale dei Verdi Emilio Borrelli. "I siti delle discariche sono stati individuati dal governo Prodi", ha commentato Giacomo del Movimento per la Difesa del Territorio - Area Vesuviana, "e Berlusconi sta aprendo discariche su discariche. La politica in questo territorio è stata nel migliore dei casi assente, e nei peggiori complice consapevole, di quelli che ci stanno avvelenando".
30.9.10

Tutela della biodiversità e buone pratiche nei parchi nazionali

Ai tagli della finanziaria i parchi rispondono e risponderanno, finchè potranno, con risultati concreti: il caso del progetto LIFE camoscio appenninico


394 associazione nazionale personale aree protette

GreenReport
- Mentre sta calando inesorabile la scure del taglio del 50% dei contributi ordinari ai parchi nazionali, a seguito della manovra correttiva in vigore, le aree protette continuano e continueranno, finchè potranno, a svolgere i loro ruoli previsti dalla legge quadro n. 394/91. Numerosi sono i progetti in corso di tutela della biodiversità, dalla riduzione del traffico motorizzato in aree sensibili, come il progetto "A piedi fra le nuvole" del Parco nazionale del Gran Paradiso, al censimento partecipato del bramito del cervo, appena concluso nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, e molti altri di grande coinvolgimento ed efficacia.

Particolarmente interessanti sono le iniziative di partenariato fra aree protette. E' il caso di un progetto LIFE di area vasta. Tre splendidi individui di camoscio appenninico hanno in questi giorni guadagnato la libertà sulle rupi calcaree del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Tre femmine, Nina e Marta, e un maschio, Guerrino, sono stati immessi in natura dalle aree faunistiche di Bolognola e Lama dei Peligni; un'altra femmina dovrebbe arrivare nei prossimi giorni da Farindola. Si tratta delle prime azioni attuate nell'ambito del Progetto Life Natura 2009, avviato all'inizio del mese di settembre. Uno straordinario esempio di cooperazione tra aree protette, unite nella difficile missione della conservazione della biodiversità e, in questo caso, di una sottospecie endemica dell'Appennino centrale e, senz'altro, tra le entità faunistiche più vulnerabili a livello europeo. Al progetto, della durata di 4 anni, partecipano tutte le aree protette interessate alla salvaguardia del camoscio appenninico: Il Parco Nazionale della Majella (capofila del progetto) e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, aree in cui il camoscio appenninico è stato reintrodotto a partire dai primi anni '90, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che ne ospita il nucleo principale, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in cui la sottospecie è stata reintrodotta nel 2008, e il Parco Regionale del Sirente-Velino, candidato ad ospitare, in un prossimo futuro, il quinto nucleo di camoscio appenninico. Alla Legambiente, infine, sono affidate le attività di comunicazione e sensibilizzazione. Una cooperazione ormai collaudata, quindi, anche in precedenti progetti Life, e che ha visto la partecipazione di numerosi altri soggetti e autorevoli esperti. Innanzitutto il Ministero dell'Ambiente e l'I.N.F.S. (ora I.S.P.R.A.), che nel 2001 hanno redatto il Piano d'Azione Nazionale per la conservazione del camoscio appenninico; il WWF Italia, nel 1996, ha poi redatto lo Studio di fattibilità per la reintroduzione del camoscio appenninico nel P.N. dei Monti Sibillini e nel P.R. Sirente-Velino; un ruolo di primo piano è svolto dal Corpo Forestale dello Stato che, oltre a garantire la sorveglianza e il trasferimento degli animali mediante elicottero, partecipa alle attività di censimento e attua alcuni interventi di cattura. Gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali delle Regioni interessate curano le attività di prevenzione dei rischi sanitari e le analisi genetica, mentre il supporto tecnico e scientifico è assicurato dall'Università di Siena (prof. Sandro Lovari).

La reintroduzione (o più correttamente "introduzione benigna") del camoscio appenninico nel P.N. dei Monti Sibillini è stato meritatamente selezionato tra i candidati al "Panda d'Oro" 2010, l'ambito diploma con cui il WWF premia i soggetti pubblici o privati che si sono particolarmente distinti nella conservazione di habitat e specie minacciate. In occasione dell'Anno internazionale per la Biodiversità il Panda d'Oro si presenta in un'edizione speciale: oltre ad aver ricevuto la prestigiosa Medaglia del Presidente della Repubblica, infatti, il premio sarà assegnato per la prima volta anche con il concorso del voto popolare e, così, fino al 18 ottobre, sarà possibile scegliere uno dei sette progetti che si contenderanno il premio attraverso le pagine web del sito del WWF Italia (www.wwf.it).

Un progetto strategico per la biodiversità, dunque, ma sul quale il taglio del 50% dei finanziamenti ai parchi nazionali operato dal governo getta ombre per il futuro. In proposito lo zoologo Franco Mari, da oltre vent'anni in prima linea nella conservazione del camoscio appenninico, ha dichiarato: «vedendo la giovane femmina di camoscio allontanarsi libera sulle rocce pensavo con amarezza che, mentre l'intera Europa, con l'approvazione di questo progetto Life Natura, ripone piena fiducia nell'impegno dei Parchi centro-appenninici per la conservazione di questa specie, il nostro governo non trova di meglio da fare che tagliare i fondi necessari al loro funzionamento».

30.9.10

La visita di Benedetto XVI a Palermo: l'attesa della città

Fervono gli ultimi preparativi per la visita di Benedetto XVI a Palermo, domenica prossima: un evento che rappresenta un segnale di speranza per la città, che attraversa un momento particolarmente difficile, sia dal punto di vista sociale che culturale.

Radio Vaticana - Ma come vive il capoluogo siciliano l’arrivo del Pontefice? Il nostro inviato, Salvatore Sabatino ne ha parlato con Giuseppe Savagnone, direttore della Pastorale per la Cultura della diocesi di Palermo: (ascolta)

R. – Credo che proprio in questo momento la Sicilia, e Palermo in particolare, vivano un momento di profondo disagio, che attende fortemente una voce significativa. Sono venuti meno tanti punti di riferimento, già deboli, del passato, e direi che la voce della Chiesa rimane una delle poche veramente autorevoli. La venuta del Papa, in questo momento, risponde ad un generico, ma vastissimo e fortissimo, bisogno di sentire cose vere, serie che aiutino la regione a risollevarsi.


D. – Lei ha scritto che Benedetto XVI viene a ricordare che la Chiesa, sull’esempio di padre Puglisi, intende battersi al fianco dei siciliani contro i mali che covano nella loro vita sociale e civile...


R. – Io credo che sia molto importante che si sottolinei che la Chiesa lancia un messaggio, che di per sé è rivolto alle coscienze per il loro rapporto con Dio, ma che ha una ricaduta enorme sui rapporti con gli uomini e che quindi trasforma tutta la società. Da questo punto di vista, proprio uno dei messaggi fondamentali che credo la Sicilia oggi si aspetti di ricevere sia sul rinnovamento del tessuto sociale, di cui i mali, legati anche alla criminalità organizzata, sono un cancro assolutamente ancora presente e fortissimo. Ci aspettiamo una voce che ci dia di nuovo il coraggio e la speranza di liberarci da questi mali relazionali, che riguardano il tessuto sociale.



D. – Questa visita riaccende i riflettori dell’opinione pubblica anche sulla questione meridionale, di cui pochissimo si parla in questi ultimi tempi. In che modo, professore?


R. – Io credo che la venuta del Papa possa veramente collegarsi a tutto un malessere generale, che per ora il Sud vive nella percezione che il problema meridionale, la questione meridionale, è stata da troppo tempo zittita, in nome di una questione settentrionale che ha finito con il sembrare l’unica questione vera, cioè la questione delle esigenze del Nord e così via. Il Sud si è trovato veramente abbandonato e tartassato e ha bisogno – ed ecco che la voce della Chiesa è già risuonata nel documento della Cei per un Paese solidale – che la Chiesa sottolinei che il Sud ha delle esigenze che non sono frutto soltanto di volontà di rapina, di volontà di fannulloneria o cose del genere.

29.9.10

I nostri mari senza difesa antiinquinamento

Emergenza ambientale ed emergenza occupazionale potrebbero andare di pari passo. Tra una settimana le coste italiane non avranno più difesa in caso di inquinamento marino.

GreenReport - Il 5 ottobre scade infatti la convenzione tra il Consorzio nazionale Castalia e il ministero dell'Ambiente, per l'attività di pronto intervento da espletare specialmente in caso di inquinamento da idrocarburi. Questo servizio quindi cesserà considerato anche che la gara per il rinnovo della concessione è andata deserta (il bando è stato considerato troppo oneroso dagli armatori). Castalia ha 35 punti di pronto intervento dislocati lungo le coste italiane e senza il rinnovo della convenzione sono a rischio 300 posti di lavoro: quindi alla potenziale criticità ambientale si aggiunge il problema occupazionale.

Questa delicata situazione sarà esplicitata domani nella sede di Confindustria, dove il Consorzio Castalia ha promosso il convegno "Casi Deepwater nel Golfo del Messico e Lambro in Italia. Come reagisce il sistema Italia all'inquinamento da idrocarburi per la salvaguardia dell'ambiente fluviale e marino». Ovviamente al di là del problema occupazionale dei singoli (che non va comunque dimenticato) non è importante che sia un'impresa od un'altra ad effettuare il servizio (basta che siano qualificate), ma i nostri mari non possono rimanere senza intervento di primo soccorso considerato la mole di traffico di navi trasportanti greggio (e non solo) che solcano le acque del Mediterraneo. Il ministero dell'Ambiente (nella foto il ministro Prestigiacomo) è chiamato a dare qualche risposta.
29.9.10

Zimbabwe: non bastano gli appelli dell'Africa, le sanzioni restano

Le sanzioni economiche che colpiscono dirigenti e società dello Zimbabwe sono un fattore di tensione, che rischia di causare problemi anche in vista delle prossime elezioni: lo ha sostenuto oggi il presidente sudafricano Jacob Zuma, intervenendo a Bruxelles di fronte al parlamento dell’Unione Europea (UE).

Agenzia Misna - Secondo Zuma, nella capitale belga per un vertice bilaterale tra Sudafrica e UE, le misure applicate sin dal 2002 nei confronti di personalità vicine al presidente Robert Gabriel Mugabe ostacolano il “funzionamento ottimale” del governo di unità nazionale in carica dal Febbraio dello scorso anno. “Se non revocheremo le sanzioni – ha detto il capo di stato sudafricano – faremo il gioco di chi vuole che le tensioni restino”. La speranza della fine delle sanzioni era stata alimentata dalla nascita del governo di coalizione, aperto ai tre maggiori partiti del paese e guidato dall’ex-capo dell’opposizione Morgan Tsvangirai. L’accordo all’origine di questo esecutivo, siglato anche grazie alla mediazione del Sudafrica dopo un lungo periodo di crisi economica e di tensioni politiche, prevede lo svolgimento di elezioni legislative e presidenziali nel 2011 dopo l’approvazione di una nuova Costituzione. A questo percorso ha fatto riferimento ieri anche il presidente del Consiglio dell’Unione Europea, il belga Herman van Rompuy. Bruxelles, questa la tesi, potrebbe adottare “nuove decisioni” qualora nello Zimbabwe ci fossero “sviluppi positivi” sul piano della “democrazia” e del rispetto dei “diritti umani”. Le misure restrittive nei confronti di Harare, non solo europee ma anche statunitensi, erano state nei giorni scorsi tema di dibattito all’Assemblea generale dell’Onu. “Le sanzioni – aveva detto tra gli altri Bingu Wa Mutharika, capo di stato del Malawi e presidente di turno dell’Unione Africana (UA) – sono incompatibili con l’impegno dell’Onu di promuovere il progresso sociale e lo sviluppo economico dei popoli, un impegno previsto nel preambolo stesso della Carta delle Nazioni Unite”.
29.9.10

Attentati sventati in Europa: l'allarme terrorismo resta alto

Una serie di attacchi terroristici per colpire, in modo coordinato, alcune delle principali città europee. Questo il progetto, sventato, di un gruppo terroristico con base in Pakistan, secondo quanto rivelato da fonti dell'intelligence britannica.

Radio Vaticana - Nel mirino ci sarebbero state la Gran Bretagna, la Germania e la Francia. Poco fa le autorità di Berlino si sono dette al corrente dell’allarme, ma per rischi a lungo termine. A quasi dieci anni dall’inizio della guerra contro il terrorismo, dunque, al Qaeda e altri movimenti dell’estremismo islamico continuano a rappresentare una seria minaccia alla pace e alla sicurezza. Sui motivi di questi nuovi allarmi, Stefano Leszczynski ha intervistato Andrea Margelletti, presidente del CeSI - Centro Studi Internazionali: (ascolta)

R. – Quello che appare evidente è come, ormai, dal Vecchio Continente si guardi con attenzione e preoccupazione ai problemi economici, mentre il problema del terrorismo è tutt’altro che risolto. E’ ormai chiaro che esista una generazione di realtà, di cellule che guardano alle aree tribali, al confine tra Afghanistan e Pakistan, come ad un riferimento.


D. –La guerra contro il terrorismo va avanti ormai da quasi un decennio. Possibile non siano stati prodotti risultati concreti, anzi la situazione sembra quasi più pericolosa di prima?



R. – Occorre fare una precisazione, la guerra al terrorismo continuerà – ho la sensazione – ancora per molti anni. Al Qaeda, che era il principale obiettivo di questo confronto, ha subito dei colpi non duri ma addirittura durissimi. E’ stata pressoché annientata in Iraq e in Afghanistan è oggettivamente sulle difensive. Cosa differente, invece, è il problema politico-militare che la coalizione internazionale sta affrontando in Afghanistan in questi giorni, proprio perché in quel caso i fatti non sono stati così concreti, quanto le idee: politiche sbagliate, una mancanza di visione a lungo termine e soprattutto pochissima ricostruzione rispetto a tanti bombardamenti.



D. – Politiche difficili, anche perché sembra quasi che i cervelli del terrorismo internazionale si siano spostati in un Paese che formalmente dovrebbe essere alleato nella guerra contro il terrorismo: il Pakistan...


R. – Il Pakistan è un Paese molto fragile, che però sta cercando di fare una politica estremamente efficace contro i terroristi, che per noi sono una minaccia. Per loro invece la minaccia è quella alla stabilità interna. Naturalmente però immaginare che i pakistani possano essere da soli in questo confronto è pericolosissimo.



D. – L’allarme terrorismo riguardava Inghilterra, Francia e Germania. Salta subito agli occhi l’assenza di Paesi mediterranei nel mirino del terrorismo internazionale...


R. – Se dobbiamo parlare di casa nostra, bisogna dire innanzitutto che le cellule terroristiche sono state in buona parte messe sotto controllo e soprattutto nel nostro Paese manca, a differenza di Francia, Germania e Gran Bretagna, un tessuto di realtà di seconda e terza generazione di immigrati, peraltro con affiliazioni in Pakistan, che invece rappresentano in quei Paesi il principale terreno di coltura, per chi vuole operare con la violenza e non con la diplomazia.

29.9.10

Rapita da due giorni un’operatrice umanitaria britannica

La donna è scomparsa insieme a tre colleghi afghani, nella montuosa zona di Kunar. Ricerche serrate di truppe speciali Nato, all’opera anche le autorità tribali della zona. Si spera di avere rapidi risultati e si teme che i rapiti siano portati in Pakistan. Chiesto lo scambio con una terrorista islamica.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) – Un’operatrice umanitaria cristiana britannica è stata rapita nel nordest dell’Afghanistan, insieme a tre colleghi afghani. La conferma è giunta oggi dall’Ufficio esteri a Londra. Indiscrezioni non confermate parlano della richiesta di rilascio di una terrorista. “Siamo al lavoro in stretti rapporti con le autorità locali", ha specificato l’Ufficio, senza meglio spiegare.

La donna rapita ha 36 anni ed è di origine scozzese, lavora nel Paese da anni ed è dipendente della statunitense Development Alternative Inc. Dai. Il sequestro è avvenuto nella provincia Kunar due giorni fa, mentre i 4 viaggiavano su due autoveicoli in colonna.

Fonti di AsiaNews hanno confermato che i ribelli hanno portato i rapiti sulle vicine montagne. Nella zona è in atto un ampio rastrellamento, con l’aiuto dei tribali locali. Dal giorno della scomparsa anche truppe Nato scelte sono impegnate nella ricerca. Secondo fonti britanniche la polizia ha avuto un breve conflitto a fuoco con i sequestratori, che però sono riusciti a fuggire. La zona è montuosa e anche coperta da foreste per cui le ricerche sono difficili.

“La popolazione locale – dice una fonte – lavora in modo intenso per ottenere un rapido e sicuro rilascio. La gente parla con altra gente che ha una qualche influenza nella zona”.

Non ci sono rivendicazioni, ma ambienti ufficiali a Kunar sospettano che ci siano dietro signori locali come Maulavi Abdul Basir.

Il portavoce della Dai Steven O’Connor esclude che gli scomparsi possano essersi persi. “La donna – spiega – è esperta. E’ una professionista capace e ha molti anni di esperienza”.

Ottimismo in ambienti della polizia, che ritengono di poter ottenere il rilascio o la liberazione degli ostaggi entro 24 ore. Il maggior Maqsoud Padshah, capo della polizia del distretto di Kunar, dice che la Nato è intervenuta subito “per il timore che, se si aspettava prima che una delegazioni di tribali parlasse coi rapitori, questi avrebbero potuto portare la donna in Pakistan”. “Invece hanno subito mandato forze speciali e iniziata la ricerca”.

Il confine tra Kunar e Pakistan è in pratica privo di controlli ed è spesso attraversato da ribelli e contrabbandieri. Alcune zone del Pakistan sono ritenute roccaforti dei ribelli e l’esercito ha difficoltà a penetrarvi.

Un’agenzia stampa afghana dice che i talebani hanno già offerto di restituire gli ostaggi in cambio di Aafia Siddiqui, una neuroscienziata pakistana ritenuta avere collegamenti con al Qaeda, condannata la settimana scorsa a New York a 86 anni di carcere per avere cercato di uccidere gli agenti e i soldati che l’hanno interrogata in Afghanistan. Il suo arresto ha provocato furibonde proteste in Pakistan, con manifestazioni di piazza e falò di effigi del presidente Usa Barack Obama. L’ambasciata britannica a Kabul ha rifiutato qualsiasi commento. O’Connor ha detto di “non poter smentire del tutto la notizia”, ma ha invitato ad aspettare l’esito delle operazioni delle forze speciali Nato.

Il rapimento è avvenuto proprio quando i parenti della dottoressa britannica Karen Woo, uccisa ad agosto in Afghanistan, hanno deciso di rompere il loro silenzio. Lynn e Tehaun Woo hanno dichiarato che la figlia, operatrice per un ente internazionale di carità, conosceva i rischi di lavorare in Afghanistan, ma era spinta dal desiderio di aiutare la popolazione.
29.9.10

Trio Lescano: trionfo del Nonsense nella tragica epoca della guerra

del nostro redattore Carlo Mafera

“…C’è un’ultima considerazione da fare a proposito del Napoleone di Notting Hill e riguarda il particolare senso dell’umorismo di re Auberon Quin. Auberon ritiene che l’umorismo sia la sola cosa sacra rimasta all’umanità, la sua ultima religione, poiché l’uomo moderno non possiede più altro piacere se non quello dell’insensatezza. Parole difficili da capire, ma che vengono illuminate da un articolo che Chesterton dedicò, tre anni prima, proprio al nonsense. Questo genere di umorismo – egli ritiene – è «destinato ad essere la letteratura del futuro», poiché verrà «in soccorso della concezione spirituale delle cose. Sono secoli che la religione cerca di far gioire gli uomini delle meraviglie del creato, ma s’è scordata che non c’è niente che possa davvero apparire meraviglioso finché continuerà ad essere sensato. […] Il nonsense e la fede, per quanto strano possa apparire il connubio, sono le due supreme affermazioni simboliche di questa verità: non è possibile estrarre l’anima delle cose con un sillogismo» (Difesa del nonsense, 1901). Il nonsense fa esplodere le soffocanti categorie della logica. Scombussola le carte del visibile e del convenzionale. E’ la strada di chi non si accontenta della routine. L’umorismo metafisico è fatto per chi cerca un modo sempre nuovo di vedere le cose. Proprio come insegna a fare la fede. La letteratura dell’assurdo sarebbe nata solo dopo il dramma delle due Guerre mondiali, eppure, ancora a inizio secolo, Gilbert K. Chesterton era già andato molto più in là.” Ecco cosa dice il grande teologo Paolo Pegoraro nel suo articolo “Gilbert Chesterton: il teologo del nonsense” pubblicato il 14/09/2010 su Zenit.
Ieri sere vedendo la fiction sul Trio Lescano mi è venuto in mente l’articolo citato. Io direi in altre parole “Una risata ci salverà”. La nostra fredda razionalità, parente stretta delle nostre paure e dei nostri meccanismi di difesa appresi dall’educazione tramandata da padre in figlio per intere generazioni, viene scardinata dal Nonsense. La battuta di spirito assomiglia, secondo me, al piccolo sasso che il giovane Davide scaglia contro l’enorme e rigido Golia, simbolo delle nostre corazze mentali, annientando tutta la sua forza e arroganza. Ieri, ho assistito all’esemplificazione più eclatante di tale principio. Delle umili e semplici ragazze (le tre Grazie di classica memoria) sconfiggono con le loro canzoni quell’atmosfera cupa e tetra creata dalla mentalità maschilista, superominica (vedi Nietzsche) e soprattutto egocentrica che pervadeva le interazioni degli stati nazionali europei. Ecco una loro celebre canzone interpretata dalle Blue Dolls. I testi di questi motivetti richiamano alla gioia e alla leggerezza. Gli stessi stati d’animo che dovrebbe suscitare la preghiera e la fede in generale. Senza sconfinare nell’eresia mi sembra significativo affermare che tutte quelle forme di arte (musica, poesia, pittura, etc.) che portano i frutti su indicati si avvicinano alla preghiera diventando una forma particolare implicita di essa. Attraverso il nonsense il Trio Lescano giunge inconsapevolmente a una sorta di atmosfera cosmica, che ha senza dubbio lo scopo di far gioire l’ascoltatore, ma non è privo di una sua bizzarra grandiosità. Infatti il nonsense è un’arma potente nelle mani dell’autore della canzone e dei suoi interpreti: talvolta può paradossalmente toccare livelli di “senso” che vanno al di là degli originari scopi umoristici, come volevano scoprire i persecutori delle Lescano nella fiction.
29.9.10

Carlo Carretto a cent’anni dalla nascita

Convegno e inaugurazione a Spello del ristrutturato Eremo di San Girolamo, affidato all’AC

L’1 e il 2 ottobre, a Spello, si celebrano i cento anni dalla nascita dell’“innamorato di Dio”. Due giornate per riscoprire la figura di Carlo Carretto attraverso i giovani e i luoghi che hanno contribuito a diffondere il suo insegnamento. Un evento promosso dall’Azione Cattolica Italiana e dall’Istituto “Paolo VI”, dai comuni di Spello e di Foligno, dalla diocesi di Foligno, dalle fraternità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas e dei Piccoli Fratelli del Vangelo, che ogni due anni si ritrovano per riproporre il valore aggiunto che fratel Carlo Carretto può ancora dare alla vita della Chiesa e del Paese.

Si inizia venerdì 1 ottobre, ore 9.00, all’Auditorium San Domenico Foligno, dove don Luigi Ciotti, del Gruppo Abele, incontra le scuole superiori, per discutere con don Luigi Filippucci, responsabile del “Progetto Cittadini del mondo” (promosso dalla diocesi di Foligno), di giovani, salvaguardia del Creato, legalità, solidarietà e partecipazione.

Alle ore 15, al teatro Subasio di Spello, si svolgerà la prima parte del Convegno “Carlo Carretto a cent’anni dalla nascita (1910 -2010)”. Intervengono: Sandro Vitali, sindaco del comune di Spello, Fabrizio Bracco, assessore alla cultura Regione Umbria, Franco Miano, presidente dell’Azione Cattolica. Si discuterà di: “La formazione di Carlo Carretto” (Ernesto Preziosi – Università di Urbino); “L’esperienza in Sardegna e nel mondo della scuola” (Luciano Caimi – Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia); “Alla guida della gioventù di Azione Cattolica” (Paolo Trionfini – direttore Istituto “Paolo VI” per la Storia dell’Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia); “Carretto, il Concilio e la ‘riforma’ della Chiesa” (Giorgio Campanini – Università di Parma). Presiede Alba Lazzaretto (Università di Padova).

Alle ore 19, nella Chiesa Santa Maria Maggiore si celebrerà la Santa Messa presieduta da monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno.

Sabato 2 ottobre, alle ore 9.30, al Teatro Subasio di Spello, la seconda parte del convegno. Si parlerà di: “Le fonti dell’ecclesiologia di Carlo Carretto” (Leonardo De Mola – Fraternità dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas di Spello); “Carretto e la politica” (Augusto D’Angelo - Università La Sapienza di Roma); “Il profilo spirituale di un “innamorato di Dio” (Gian Carlo Sibilia - Fraternità dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas di Spello). Presiede Marta Margotti (Università di Torino)

Alle ore 16, a Spello, si svolgerà l’inaugurazione e la visita del ristrutturato ex Convento di San Girolamo affidato all’Azione Cattolica Italiana, con la presentazione degli affreschi restaurati. Sarà inoltre inaugurata la mostra fotografica permanente “Percorso di una vita” (Carlo Carretto) donata da Ennio Angelucci.

Nelle intenzioni dell’Azione Cattolica, San Girolamo sarà un punto di formazione spirituale, ma anche un luogo di crescita per la persona nella sua totalità. Non solo approfondimento della parola di Dio, ma anche incontri culturali in collaborazione con il Comune di Spello. Al Convento sarà possibile l’accesso a gruppi che desiderano trascorre giornate ispirate allo stile della fraternità di Carlo Carretto.
29.9.10

Presentazione alla stampa dell'VIII Forum Internazionale dell'Informazione per la Salvaguardia del Creato

Dal 13 al 16 Ottobre si terrà a Cuneo l’VIII Forum internazionale. L’obiettivo: delineare un nuovo modello economico e sociale finalmente compatibile con i limiti biologici che la Terra impone. Attesi 130 giornalisti provenienti dai cinque continenti.

Mercoledì 6 Ottobre nel Salone d’Onore del Comune di Cuneo sarà presentato alla stampa l’Ottavo Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, che si terrà a Cuneo dal 13 al 16 Ottobre prossimo, promosso da Greenaccord, network internazionale di giornalisti, in collaborazione con enti, Istituzioni e aziende del territorio. Alla conferenza stampa interverranno il Sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, la presidente della Provincia di Cuneo, Gianna Gancia, il presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord, Andrea Masullo, ed Antonio Bertolotto, ad Marcopolo SPA, presidente Greenaccord Piemonte. La presentazione sarà moderata da Angelo Sferrazza, giornalista e capoufficio stampa di Greenaccord.

Quest’anno il tradizionale appuntamento del Forum internazionale Greenaccord per la Salvaguardia della Natura, che si terrà per la prima volta a Cuneo, avrà come tema “People Building Future – Confini e Valori per un vivere sostenibile”, ed avrà lo scopo di delineare un nuovo modello economico, sociale e politico che sia davvero ecologicamente compatibile.

In Italia e nel mondo ci sono centinaia di esperienze positive che dimostrano la possibilità di coniugare progresso e sostenibilità ambientale delle azioni umane. Molto spesso, però, quelle esperienze rimangono azioni isolate e l’opinione pubblica non ha gli strumenti per valutarne a pieno l’importanza. Questo accade perché il modello di sviluppo attuale ancora considera le azioni per la salvaguardia ambientale e la diffusione delle tecnologie pulite come qualcosa di positivo ma di non indispensabile. Manca un quadro di riferimento nel quale inserire tali pratiche e che permetta di dare ad esse il giusto valore. E mancano purtroppo anche i giornalisti che sappiano comunicare nel giusto modo concetti innovativi ed essenziali per il nostro futuro: debito ecologico, capitale umano, capitale naturale, confini biologici planetari.
Il programma dei lavori è consultabile su www.greencanal.eu
29.9.10

Attualizzare il tema della fraternità

E’ la proposta del Festival Francescano, a Reggio Emilia l’ 1, 2 e 3 ottobre 2010 con spiritualità, conferenze, spettacoli, laboratori, attività di piazza, didattica e molto altro ancora!

All’inizio del 1200, Francesco d’Assisi diede vita a un Ordine religioso i cui componenti si definirono “fratelli”. Dopo otto secoli, non solo i “frati”, ma tutto il Movimento Francescano dell’Emilia-Romagna, compresi gli ordini femminili e i laici, ritengono più che mai attuale e necessaria la riflessione sul tema della “fraternità” e la ripropongono attraverso la 2° edizione del Festival Francescano, a Reggio Emilia nei giorni 1, 2 e 3 ottobre 2010. Con lo slogan “Fratelli è possibile?” alcuni tra i più importanti interpreti della cultura religiosa e laica daranno vita a una tre giorni di spiritualità, conferenze, spettacoli, laboratori, attività di piazza e didattica. Sono infatti circa 80 le iniziative che animeranno il centro storico della città emiliana.

Il Festival, presieduto da fr. Alessandro Caspoli, è stato organizzato in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e grazie al patrocinio della Provincia di Reggio Emilia, della Regione Emilia-Romagna, della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e della Fondazione Manodori.
Religiosi disponibili per dialogo, confessioni e assistenza spirituale saranno presenti tutto il giorno in piazza Martiri 7 Luglio. Sono previsti incontri con le suore di clausura e una preghiera ecumenica, momento di comunione tra le diverse chiese cristiane. Il programma della spiritualità culmina con la messa presieduta dal Vescovo.
22 conferenze permetteranno di declinare il tema della fraternità da punti di vista disciplinari differenti. Il filosofo Massimo Cacciari metterà in relazione la figura di Francesco e il primo umanesimo, lo psicologo Alessandro Meluzzi parlerà dell’educazione alla mitezza mentre l’economista Stefano Zamagni introdurrà la sua teoria sulla possibilità di un’economia fraterna. E ancora, la medievista Chiara Frugoni esplorerà i significati più profondi della splendida Pala Bardi, alla quale è dedicata anche una mostra multimediale presso il Museo dei Cappuccini, il direttore di Famiglia Cristiana Antonio Sciortino focalizzerà la sua lezione sul tema della famiglia, il teologo Brunetto Salvarani tratterà del dialogo interreligioso e Alberto Casalboni, assieme a Silvia Martelli e a Marco Scarpati, parlerà di diritti umani. Molti religiosi porteranno poi la loro esperienza, come Mauro Ruzzolini, che ha scritto e vive una propria regola di vita che incarna un forte spirito francescano e Chiara Elisabetta Sparacino, badessa del monastero delle Clarisse di S. Agata Feltria.
Tra gli spettacoli, segnaliamo il grande concerto della cantante israeliana Noa, simbolo internazionale del dialogo di pace e la lettura scenica del libro sapienziale “L’Ecclesiaste”, a cura dello scrittore Vincenzo Cerami e del musicista Aidan Zammit. Il teatro è ben rappresentato dalla Compagnia Filarmonica Clown con la piéce “Un uomo di nome Francesco” e la grande musica classica dal Magnificat di Bach prodotto da Soli Deo Gloria con l’Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna “ArturoToscanini”.
Molte attività verranno offerte ai più piccoli grazie a divertenti laboratori e al concerto del Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano.
Il Festival è reso possibile grazie al contributo di Cattolica, Parmigiano Reggiano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Conad.
Il programma completo si trova su www.festivalfrancescano.it, dove è anche possibile scoprire le numerose proposte di accoglienza, ospitalità e ristorazione. In caso di maltempo, tutte le iniziative prevedono una sede al chiuso. Per informazioni: 334/2609797, info@festivalfrancescano.it

29.9.10

Al cinema la nera allegria di Fratelli in erba

E’ arrivato nelle sale cinematografiche il film Fratelli in erba di e con Tim Blake Nelson, che ha riservato per sé il ruolo di miglior amico di uno dei due gemelli protagonisti e che, alla fine, sarà determinante anche per la vita del secondo fratello.

di Elena Sidoni

Edward Norton è due volte interprete principale nella parte dei due gemelli, nella versione in lingua originale, i fratelli si distinguono solo grazie al look e alla parlata differente: l’inglese accademico del professore e il “dialetto” dell’Oklahoma per il coltivatore. Ma nella trama, ogni personaggio è fortemente caratterizzato e, la caratura degli attori, fa sì che, in realtà, non ci siano ruoli minori.
Il titolo italiano cerca in modo poco felice di ricalcare l’ambiguità dell’intreccio. Quello originale Leaves of grass (Foglie d’erba) richiama una raccolta di poesie di Walt Whitman. L’erba unisce i gemelli dall’inizio della loro vita quando i genitori ne erano consumatori, ne determina l’allontanamento nelle diverse scelte di vita: la razionalità dell’uno che esorcizza le paure con la ricerca filosofica del senso della vita e della felicità; l’istinto creativo dell’altro che coltiva scientificamente la droga per renderla perfetto paradiso artificiale. In erba può significare anche giovani, all’inizio della ricerca, del cammino, la loro vita non è ancora così definita, si incontrano filosofia e droga, poesia e violenza, vecchio e nuovo.
Non è facile definire il genere del film, forse, commedia nera in cui l’assurdità delle situazioni genera il riso, ma, di colpo, l’epilogo brutale, lascia l’amaro in bocca, per la sua gratuità e mancanza di senso. Nella vita tutto può accadere, sia una soluzione, che quella diametralmente opposta, hanno la stessa valenza. L’ambiguità di genere richiama alla mente la cinematografia dei fratelli Coen.
Susan Sarandon interpreta Daisy, la madre dei protagonisti che, ancora giovane, vive in una casa per anziani dove è più giovane di chiunque di almeno dodici anni. Questo pur di fuggire la deludente realtà.
Janet (Keri Russel), che suscita l’amore di uno dei fratelli, ha cercato rifugio dalla frenesia delle grandi città nella lenta vita di provincia, per ritrovare il ritmo della poesia.
Il cattivo Pug Rothbaum, ha il volto simpatico di Richard Dreyfuss, che si anima di tagliente ferocia, quando appare il vero io di un sedicente benefattore della sinagoga locale, in realtà spacciatore di narcotici su grande scala.
Josh Pais è un ortodontista, incontro occasionale di uno dei fratelli in viaggio in aereo, che gioca un ruolo essenziale nello sviluppo imprevisto della trama.
Last but not least la figura del poliziotto locale è affidato a Pruitt Taylor Vince, narratore della storia di Novecento nel film di Giuseppe Tornatore, La leggenda del pianista sull’oceano.

28.9.10

Dipendenze cyber-relazionali

del nostro collaboratore redazionale Stefano Buso

All’inizio fu Internet, quindi la probabilità di approdare in un mondo nuovo, rigurgitante di allettanti occasioni. Poi le chat, intriganti e maledettamente irresistibili. Nello stesso periodo, iniziarono a prolificare i forum dedicati a temi più svariati, talvolta molto stuzzicanti. Negli ultimi anni, come una ciliegina sulla torta, il boom dei social network. Community ce ne sono tante, e consentono al cyber utente di parlare e scambiare informazioni in tempo reale con altri dirimpettai del pianeta.

Agli albori del flirt multimediale, magazine e trasmissioni televisive ospitavano stimati personaggi della psichiatria internazionale che mettevano in guardia sugli effetti “devastanti” dell’Internet addiction disorder o, detto in maniera comprensibile, la dipendenza da Internet. In verità, non era un tentativo per sviare l’utente dalla novità, quanto per segnalargli le insidiose conseguenze causate da un’eccessiva “permanenza” nel cyber spazio.

Un po’ alla volta si è constatato che ciò avveniva in ogni caso, nonostante vademecum e protocolli studiati per un uso intelligente del computer. Per dirla con franchezza, senza paroloni anestetizzanti, la modalità di navigare e interagire on line negli ultimi anni si è non poco modernizzata, mentre l’assuefazione è rimasta inalterata, anzi è cresciuta in modo esponenziale, perché, rispetto agli esordi, in Internet è cresciuto il numero di avventori multimediali.

Gli esperti su questo sono molto eloquenti: tutte le dipendenze sono tossiche e limitanti, seppur nel caso della dipendenza Internettiana non si tratta di un disturbo psichiatrico, bensì psicologico. I sintomi sono evidenti e inconfutabili. Smania irrefrenabile di accendere il pc, brama di cliccare e poi lanciare nello spazio virtuale il proprio pensiero, terrore che manchi il collegamento web, priorità alla comunicazione virtuale, e, nei casi più severi (da valutazione medica), perdita dell’appetito e apatia generale per qualsiasi attività che non sia Internet. Questi elencati sono rischi concreti, non certo astratti, e non andrebbero minimizzati. L’uso del nuovo modo di comunicare, sia esso in chat o negli attualissimi social network, è senz’altro conveniente, ma quando si avvertono segnali di “sudditanza” sarebbe congruo “frenare” dedicandosi ad altro.
Una riflessione essenziale va fatta sulla valenza delle relazioni interpersonali che nascono on line. Spesso effimere, sfuggenti, decisamente opportuniste e relegate in una dimensione di incertezza e aridità di valori. Non sono quasi mai conoscenze schiette, perché manca il desiderio di svelarsi e offrire la parte migliore di sé.
Gli intrattenimenti salottieri offerti dalle tecnologie del XXI secolo debbono esser presi per quello che sono, senza stolte demonizzazioni, e quotandoli come mezzo, non fine, della nostra quotidianità. Un utilizzo intelligente della rete può davvero migliorare la vita e i rapporti umani. Sempre a dosaggio contenuto…
28.9.10

Commemorato il 3° anniversario del massacro dei monaci buddisti birmani

A Colombo ieri, davanti all’ambasciata del Myanmar, pacifico sit-in di politici, attivisti per i diritti umani, religiosi. Un invito a tutto il mondo a non dimenticare. E a ricordare anche le tante difficoltà che la democrazia incontra in Sri Lanka.

di Melani Manel Perera

Colombo, Sri Lanka (AsiaNews) – Attivisti per i diritti umani, parlamentari, esponenti religiosi hanno partecipato ieri a un sit-in organizzato dagli Amici del Terzo Mondo in commemorazione del massacro dei monaci buddisti esploso in Myanmar il 27 settembre 2007. Per circa un’ora i manifestanti sono stati in silenzio davanti all’ambasciata birmana a Colombo, mostrando cartelli con scritte in inglese e Sinhala come: “Liberare i prigionieri politici”, “Ascoltare il popolo”, “Fermare gli omicidi – Libertà di riportare”, “Rilasciate Aung San Suu Kyi”.

Freddy Gamage, dirigente del gruppo Amici del Terzo Mondo, ha ricordato ai partecipanti che la protesta commemora fatti brutali e vuole chiedere alla giunta militare birmana di restituire la democrazia al Paese.

Alla fine della protesta, tutti i carteli sono stati lanciati oltre il muro di cinta dell’ambasciata.

L’esponente politico di sinistra Siritunga Jayasooriya ha ricordato ad AsiaNews come 3 anni fa i monaci buddisti siano scesi in piazza chiedendo maggiore democrazia e rispetto dei diritti, venendo però aggrediti, percossi, arrestati, anche uccisi dall’esercito birmano.“Noi – ha aggiunto – chiediamo al governo dello Sri Lanka e a quello del Myanmar di fermare le violenze e di istituire la democrazia e rilasciare la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi dagli arresti domiciliari”.

Anche il pastore anglicano Marimuttu Sathivel ha espresso solidarietà con i monaci e il popolo birmano e condanna contro la repressione brutale dei militari. Anche lui ha chiesto all’intera comunità democratica mondiale di intervenire a favore della democrazia e della libertà nel Myanmar.

Astila Miroshini, attivista del Movimento Stand Up, ha detto che non vede grandi differenze tra Myanmar e Sri Lanka, perché “noi vediamo che anche la nostra democrazia sta venendo svuotata”. L’ex parlamentare Baddegama Samith Thero ha ricordato che “noi non possiamo andare a protestare in Myanmar. Perciò mostriamo qui la nostra solidarietà ai monaci e alla popolazione birmana”.

Il venerabile Madampagama Assaji Thero, segretario della Fondazione Dharma Sahkthi, ha espresso ad AsiaNews “piena solidarietà e sostegno per i monaci e la popolazione del Myanmar”, anche a nome del suo gruppo.

Alla manifestazione hanno partecipato pochi monaci buddisti e nessuno del Myanmar, forse per timore di essere identificati.

28.9.10

Arrestato il presidente del parco delle Cinque terre. Incredulo il mondo ambientalista

Il sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini e il presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini, sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla squadra mobile di La Spezia e coordinata dalla procura spezzina per una serie di reati contro la pubblica amministrazione.

GreenReport - Le accuse vanno dall' associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato, dal falso all'abuso d'ufficio alla concussione. Oltre al primo cittadino Pasini e a Bonanini, sono stati arrestati anche il comandante della polizia locale di Riomaggiore e il capo dell'ufficio tecnico. Complessivamente sono state emesse 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari. La notizia è stata colta con incredulità ma anche con indignazione nel mondo ambientalista.

«Stupore e sconcerto» sono stati espressi dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo:
«Bonanini, considerato da tutti persona di grande correttezza - afferma la Prestigiacomo - è stato l'artefice di un eccezionale sviluppo delle Cinque Terre, un territorio che ha saputo valorizzare al meglio la risorsa ambientale e costruire attorno ad essa crescita e benessere. Spero che Franco Bonanini possa dimostrarsi in tempi brevi estraneo alle gravi accuse che gli vengono rivolte».

«Conosciamo Franco Bonanini come persona onesta, corretta, irreprensibile e appassionata del suo territorio. A lui si deve, in questi ultimi quindici anni, il rilancio delle Cinque terre, che da realtà marginale e destinata al degrado sono diventate luogo d'eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Siamo certi, pertanto, che Franco saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati».

E' questo il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza all'arresto del presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini, per reati contro la pubblica amministrazione.

«Rinnoviamo la stima al presidente delle Cinque Terre per il lavoro svolto in questi anni - ha aggiunto Cogliati Dezza - e ci auguriamo che la magistratura faccia al più presto chiarezza su una vicenda che ci appare quanto meno paradossale».

«La notizia dell'arresto di Franco Bonanini ci colpisce e ci disorienta - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia - Il Parco delle Cinque Terre, presieduto da Bonanini, è diventato un riferimento importante per la valorizzazione e la promozione dei valori ambientali, culturali e storici presenti nelle aree protette, Un modello esportato anche in altre realtà italiane e all'estero. L'auspicio del WWF è che la magistratura accerti celermente eventuali responsabilità personali e che Franco Bonanini, riesca al più presto a dimostrare la sua estraneità ai fatti e possa ritornare alla guida del Parco».

«Attendiamo, come è obbligo fare, le motivazioni che hanno portato all'arresto del presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini, ma non riusciamo proprio immaginare alcun motivo che possa giustificare il gravissimo provvedimento di limitazione della libertà emesso dalla
magistratura spezzina.
Rispettiamo il lavoro della magistratura ma lâ€TMarresto di Bonanini ci pare francamente assurdo. Conosciamo Bonanini come una persona per bene, che con passione e intelligenza ha fatto del suo territorio un modello di sostenibilità e una meta turistica d'importanza mondiale.
Siamo certi che Bonanini chiarirà immediatamente la sua posizione, e speriamo che i veleni che hanno lambito la polizia giudiziaria spezzina negli ultimi tempi non abbiano avuto nessun ruolo in questa vicenda». Lo dichiarano i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

«La notizia dell'arresto di Franco Bonanini ci stupisce e ci rammarica - Questo il commento di Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi-Europarc Italia - Bonanini in qualità di presidente del parco ha fatto molto per l'area delle Cinque Terre e per il sistema delle aree protette italiane e a lui vanno tutta la nostra solidarietà e fiducia in un'azione rapida e chiarificatrice della magistratura».

«Sono sconcertato dalle notizie che arrivano dalle Cinqueterre relative all'arresto di Franco Bonanini e di altri amministratori e dipendenti pubblici - dichiara Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd - Il Parco delle Cinqueterre sotto la guida di Franco Bonanini è stato un esempio e un punto di riferimento nelle politiche di sviluppo legate all'ambiente, alla difesa delle regole, alla valorizzazione del territorio, anche per questo ha avuto successo ed è uno dei luoghi da cui l'Italia parla positivamente al mondo. Sull'onestà e sul rigore morale di Franco Bonanini, al quale sono legato da amicizia fraterna, sento di mettere la mano sul fuoco - assicura Realacci - All'azione della magistratura è dovuto sempre rispetto, anche se in questo caso facciamo veramente fatica a credere alle ipotesi avanzate, mi auguro venga fatta presto chiarezza su una vicenda che lascia l'amaro in bocca».

«Esprimiamo un profondo, autentico sconcerto per l'arresto di Franco Bonanini, presidente del parco delle Cinque Terre, da tutti conosciuto come persona corretta e amministratore capace. Se il parco delle Cinque Terre rappresenta un esempio di buona gestione ambientale e di sviluppo sostenibile, il merito è sopratutto suo. Rispettiamo il ruolo e il lavoro della magistratura; abbiamo piena fiducia nel fatto che potrà essere chiarita la piena estraneità di Franco Bonanini alle accuse che gli vengono rivolte»: questo il commento di Fabrizio Vigni, Presidente nazionale Ecologisti Democratici.

28.9.10

Sudafrica, la bustina miracolosa

Circa un miliardo di persone nel mondo non ha accesso a fonti d'acqua potabile e l'acqua contaminata uccide più uomini di tutti i tipi di violenza messi insieme, guerre comprese (fonte: Unep). Ma...

di Camilla Mastellari

PeaceReporter - Nel tentativo di trovare una soluzione al problema, un gruppo di ricercatori dell'Università Stellenbosch del Sud Africa ha sviluppato uno speciale filtro a forma di bustina di tè, che inserito nel collo di una bottiglia trasforma acqua sporca in acqua perfettamente potabile. Maneggevole, pratica e priva di rischi di ricontaminazione, la bustina high-tech sudafricana ha tutte le carte per diventare una grande invenzione.

Il designer che ha ideato l'innovativo filtro, è il professor Eugene Cloete, microbiologo e preside della facoltà di scienza dell'ateneo. Ex vicepresidente esecutivo dell'International Water Association, Cloete ama pensare in grande.

La sua scoperta, frutto di anni di ricerca sulla purificazione dell'acqua e di studi avanzati di nanotecnologia e microbiologia alimentare, ha l'ambizioso obiettivo di offrire alle comunità sub sahariane che non hanno accesso a fonti d'acqua potabile la possibilità di bere, in modo semplice e al costo di mezzo cent (0,005 dollari è il prezzo di un filtro-bustina, escluse le spese per la manodopera e la distribuzione). "In Africa" afferma Cloete "si registrano più del 90% di tutti i casi di colera del mondo e 300 milioni di persone nel continente non possono dissetarsi. Dovevo fare qualcosa".

Un indice di rischio sull'acqua realizzato lo scorso giugno da Maplecroft, società di consulenza inglese specializzata nel risk management, mostra che su 165 Paesi analizzati, quelli dell'Africa - guidati da Somalia, Mauritania e Sudan- dispongono delle riserve di acqua più precarie del mondo.

Un filtro miracoloso - Il filtro di Cloete assomiglia a una bustina di tè non solo per forma e dimensione, ma anche per il materiale con cui è fatto: lo stesso biodegradabile dei sacchetti aromatici che si comprano al supermercato. Solo che, al posto di una miscela di foglie, il filtro contiene granuli di carbone attivo in grado di rimuovere in pochi istanti ogni traccia di composto chimico. Basta un solo filtro per purificare un litro dell'acqua più inquinata e renderla potabile al 100%. Cloete è convinto che la sua invenzione rappresenti un vero passo avanti perché si basa su una tecnologia decentralizzata, sfruttabile in ogni momento da chiunque.

L'innovativa invenzione è oggi al vaglio dell'ufficio brevetti del Sud Africa e, se tutto andrà bene, sarà in commercio nei prossimi mesi. Già persuase dell'utilità dell'invenzione, alcune agenzie umanitarie - tra cui quelle del Pakistan recentemente alluvionato - hanno già fatto richiesta per comprare il filtro non appena partirà la produzione.

Hope Project - Il filtro dell'Università Stellenbosh fa parte del progetto Hope, che -come dice il nome- mira ad accrescere la speranza di vita in Sud Africa e nel resto del continente attraverso alcune iniziative di sviluppo. Come ad esempio la fondazione di una scuola, l'Ukwanda Centre for Rural Health (ukwanda è una parola in lingua Xhosa che significa "sviluppo", ndr), che si occupa della formazione dei praticanti dottori e del personale medico nelle zone rurali della Provincia del Capo occidentale.


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