30.11.10

Settima edizione della Magia dell'Opera

Opera lirica e bambini. Un binomio insolito, difficile da inquadrare quando i soggetti da avvicinare sono la musica “dei grandi” per eccellenza e il mondo dei giovanissimi della scuola dell’obbligo. Ma l’obiettivo è stato brillantemente raggiunto dalla Associazione Musicale Tito Gobbi che attraverso il suo progetto didattico “Magia dell’Opera” offre ai giovanissimi gli strumenti necessari per apprezzare l‘opera lirica, un importante settore del patrimonio culturale italiano.

Mercoledì 1 dicembre nell’Auditorium San Leone Magno a Roma ci sarà la presentazione della VII edizione di Magia dell’Opera, progetto didattico dell’Associazione Musicale Tito Gobbi che nell’ultimo decennio si è distinto nel panorama culturale ed educativo italiano come uno dei modelli più efficaci per far conoscere ed apprezzare l’opera lirica alle nuove generazioni. Il progetto, rivolto ad insegnanti e allievi della scuola dell’obbligo, svela le meraviglie del mondo della lirica e accompagna ogni anno alla scoperta di un’opera diversa. L’impostazione didattica del corso, fondata sull’apprendimento attraverso il “fare” ed il gioco, coinvolge i bambini in una serie di laboratori teatrali in cui si appropriano progressivamente dell’opera fino a diventarne co-protagonisti nello spettacolo finale. Infatti a fine maggio il sipario del Teatro Olimpico si alzerà e i riflettori si accenderanno su L’Elisir d’amore dei bambini, abbinando i loro canti e la loro recitazione con le scene, i costumi, le luci e la regia dei grandi: uno spettacolo decisamente da non perdere. Il corso si avvale di supporti didattici appositamente sviluppati e pubblicati dall’editore Curci nella collana “Magia dell’Opera”. Le passate edizioni di Magia dell’Opera hanno offerto agli oltre 14.000 bambini che vi hanno partecipato l’opportunità di avvicinare il mondo della lirica e di appassionarsi alle storie e alle musiche delle opere studiate. La Presidente dell’Associazione, Cecilia Gobbi, afferma: “Avvicinare i più piccoli all’opera lirica significa concorrere alla loro formazione e alla loro maturazione. Il progetto pone i bambini al centro di un laboratorio teatrale, fa loro vivere un’esperienza che rimarrà per sempre nel loro bagaglio culturale”.
Questa settima edizione sarà introdotta da un padrino d’eccezione: il tenore Luca Canonici, affermato interprete de L’Elisir d’amore, noto anche al pubblico dei non melomani per la sua partecipazione a Sanremo in trio con Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia. Il suo intervento porterà il pubblico all’interno del mondo della lirica con aneddoti e racconti sulle ansie e le emozioni del backstage, sulla passione e l’impegno sottostanti alla carriera artistica. La Presidente Cecilia Gobbi, illustrerà alle centinaia di insegnanti presenti il programma didattico della VII edizione che farà scoprire ai bambini l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, l’opera scelta per il programma di quest’anno. A seguire il Maestro Gino Nappo, docente del Conservatorio Santa Cecilia e la signora Anna Vandi docente del Conservatorio de L’Aquila e di Opera Studio dell’Accademia di Santa Cecilia, presenteranno una panoramica della storia dell’opera lirica con momenti di ascolto guidato. Saranno inoltre presenti le giovani stelle del canto lirico che collaborano agli spettacoli conclusivi del progetto. Nel foyer dell’Auditorium sarà allestita una mostra fotografica delle interpretazioni più significative di Tito Gobbi ed una rassegna di immagini delle prime sei edizioni di Magia dell’Opera.

30.11.10

L'Italia dei libri

Il nuovo progetto di "Leggere per": dalla Toscana inizia il viaggio nel paesaggio umano italiano

Firenze – “L’Italia dei Libri” nasce da un’idea di “Leggere per”: creare e diffondere, partendo dai libri, momenti di “coesione sociale”, occasioni di civiltà, opportunità di “sviluppo e promozione”. Un progetto articolato che raccoglie riflessioni, esperienze e suggestioni ‘incontrate’ da Fiammetta Gaudioso e Gennaro Capuano - da sempre l’anima della libreria “Leggere per” - in oltre venti anni di attività come librai e creatori di comunità di lettori e lettrici. “L’Italia dei Libri”, con il patrocinio della Regione Toscana, inizierà il suo viaggio venerdì 19 novembre da Montelupo Fiorentino e per alcuni mesi si muoverà, sotto forma di libreria itinerante, nel territorio toscano con il suo programma di iniziative ed eventi. Destinazione finale (per il momento), nel marzo del 2011, la Francia, precisamente la quarta edizione della Festa del Libro e delle Culture italiane di Parigi (25-27marzo 2011). Compagna di viaggio e protagonista del progetto, una coraggiosa e appassionata pattuglia di Comuni toscani: Cortona, Montelupo Fiorentino, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa, San Giovanni Valdarno.

All’inizio: passione libri / passione Italia - La passione libri, secondo “Leggere per”, è mettere i libri dappertutto e in modo vario. Di qui l’idea di una libreria viaggiante che si installerà, sotto il marchio de “L’Italia dei Libri”, nelle piazze principali dei Comuni aderenti al progetto. Comuni che spesso non hanno una libreria sufficientemente grande e variegata, ma che pure possiedono storie di cultura antica alle spalle e atteggiamenti propositivi e dinamici verso il futuro (e una bella libreria se la meritano!). Fosse anche per una settimana “Leggere per” proporrà ai lettori/cittadini di questi Comuni un luogo di riferimento di pagine e parole, restituendo alla piazza il ruolo di cuore della collettività. Tanti librirom in viaggio per la Toscana.

La passione Italia, che parte dalla passione libri, si nutre di vent’anni di attività di libreria per l’estero svolta da “Leggere per”. Un’esperienza che ha permesso alla libreria fiorentina di entrata in contatto con tanti lettori di vari paesi europei, appassionati di libri italiani (rigorosamente in lingua originale) e con un mondo di curiosità, confidenze e a volte anche di polemiche, il cui argomento ricorrente era l’innamoramento per il Belpaese. Una passione quasi incomprensibile per tanti italiani quotidianamente alle prese con una realtà complicata, spesso faticosa. Eppure, l’immagine descritta da questi appassionati di Italia era quella di un luogo ricco di arte, cultura, buon cibo e pervaso da un modo di pensare, di vivere e di accogliere l’altro, unico nel suo genere. Un patrimonio di gesti, memorie, espressioni non facilmente definibile a parole, e che da anni continua a raccontare con successo in tutto il mondo l’Italia, il suo affascinante paesaggio umano.

Questa la parola chiave da cui ha preso avvio il progetto L’Italia dei Libri, l’elemento centrale di una riflessione che intende sostenere un nuovo valore, universale e condiviso, su cui puntare per ridare slancio allo sviluppo culturale ed economico del paese, e non semplicemente in termini di “marketing territoriale”. Una sfida importante per tutti. Il luogo da cui far partire questo viaggio alla scoperta del paesaggio umano in Italia, non poteva che essere, la Toscana.

Cosa succederà in Toscana

Il progetto si articola in due parti distinte e correlate al tempo stesso:

a. il concorso Faresti l’ambasciatore del tuo Comune a Parigi?

b. la festa L’Italia dei libri. Libri & lettori in piazza

Libreria Leggere per – via Pippo Spano 10 B – 50129 Firenze

tel. +39 055 5001423 – fax +39 055 5001422 – email legper@mclink.it

www.leggereper.it P.I. It 03547260483

Il concorso

Il concorso “Faresti l’ambasciatore del tuo Comune a Parigi?” è organizzato e realizzato da “Leggere per” con i Comuni di Cortona, Montelupo Fiorentino, Poggibonsi, San Casciano Val di Pesa, San Giovanni Valdarno.

Obiettivo del concorso è promuovere in maniera creativa i Comuni partner in occasione della quarta edizione della Festa del Libro e delle Culture italiane, manifestazione ideata e organizzata da “Leggere per”, che si svolgerà a Parigi dal 25 al 27 marzo 2011. Il concorso sarà lanciato il 19 novembre simultaneamente in tutti i Comuni aderenti e vi potranno partecipare cittadini italiani e stranieri, anche se non residenti nei Comuni partner.

Il concorso prevede tre sezioni:

- sezione fotografica: Leggere in Toscana. Un bel posto per leggere a… con l’invito a scattare una foto di una o più persone che leggono in un paesaggio suggestivo di uno dei Comuni partner;

- sezione narrativa: La Toscana è casa mia. Voglio bene a… con l’invito a scrivere un breve testo su uno dei Comuni partner;

- sezione culinaria: La Toscana golosa. Ricette di famiglia da… con l’invito a redigere una ricetta di un piatto tipico della cultura enogastronomica di uno dei Comuni partner.

La data ultima per partecipare al concorso è il 31 gennaio 2011. Da allora in poi le giurie istituite da ogni Comune

lavoreranno per selezionare la foto, il racconto, la ricetta che li rappresenteranno a Parigi. Sabato 26 febbraio, in

una festa che si farà a Firenze, “Leggere per” dichiarerà i tre super-vincitori (uno per ogni sezione del concorso) che riceveranno in premio un soggiorno per due persone a Parigi in occasione della Festa del Libro e delle Culture

Italiane.

La festa L’Italia dei libri. Libri & lettori in piazza

Le tappe di L’Italia dei libri. Libri & lettori in piazza:

• Montelupo Fiorentino – piazza della Libertà - 19-28 novembre

• Poggibonsi – piazza Rosselli - 1-5 dicembre

• Cortona – piazza Signorelli - 3-12 dicembre

• San Casciano in V.P. – piazza della Repubblica - 7-12 dicembre

• San Giovanni Valdarno – piazza Masaccio - 14-21 dicembre

Cosa succederà a Parigi

Il tema della Festa parigina sarà quest’anno il viaggio nel “paesaggio umano” del nostro paese.

L’argomento sarà declinato da tanti ospiti, italiani e stranieri, da Silvia Avallone ad Aldo Schiavone, da Tiziano Scarpa a Giorgio Vasta, i Wu Ming, il team di Banca Etica.

L’idea di “paesaggio umano” avrà una sua visibilità all’interno della Festa grazie allo spazio che sarà riservato ai Comuni partner in qualità di “ospiti d’onore”. Ogni Comune si “presenterà” con la foto, la ricetta, il racconto premiati nel concorso e potrà partecipare al programma dell’iniziativa parigina con dibattiti, degustazioni, spettacoli, per farsi meglio conoscere in Francia. I media parigini hanno accolto con interesse sin dalle prime edizioni la formula della Festa: piccole realtà che si “raccontano” in una grande metropoli (commento ricorrente “c’est genial!”).

Il coinvolgimento dei Comuni

L’adesione al progetto da parte dei Comuni partner è stata immediata e appassionata e ne è stata subito colta la triplice natura: culturale, politica ed economica. Partire dai libri per affermare con decisione che il concetto e la pratica della “appartenenza” è un valore fondante della società contemporanea, un’espressione di unione e inclusività, e non certo di esclusione e chiusura come le cronache degli ultimi tempi tendono a sottolineare, è piaciuto a tutti. Amministratori ‘illuminati’ hanno colto l’opportunità, anche in termini economici, dell’operazione e sono tuttora impegnati, insieme agli organizzatori, a coinvolgere le tante realtà attive in ogni territorio (associazioni, scuole, imprese economiche ecc…). Ammnistratore “curiosi” di verificare l’efficacia di un modello di operatività in rete che, in tempi di crisi economica, può permettere azioni (come quella di promuoversi in una vetrina prestigiosa come Parigi o di progettare per l’anno prossimo un “festival letterario-librario diffuso”) altrimenti complicate, se non impossibili. Un pensiero condiviso da tutti i partner del progetto: “siamo orgogliosi di pensare e usare i libri come nuovo alfabeto culturale”.
30.11.10

Intervista ad un Papa ottimista

Il libro Luce del mondo svela Benedetto XVI per quello che è: un intellettuale lungimirante, dalla fede limpida ed entusiasta

L'Ottimista - Hanno detto che è un libro che parla solo di profilattici e di un Papa che vuole dimettersi, in realtà si tratta di un libro straordinario, in cui il Pontefice parla con amore e saggezza a ogni lettore, rivelando aspetti inediti e rivoluzionari del suo pensiero. Luce del mondo, edito in italiano dalla Libreria Editrice Vaticana, dal 24 novembre nelle librerie, raccoglie la conversazione di Benedetto XVI con il giornalista e scrittore tedesco Peter Seewald e rispecchia un programma: “Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi”. Nell'introduzione Seewald, racconta che quando lo intervistò per la prima volta, l’allora cardinale Joseph Ratzinger gli spiegò che “la Chiesa non deve nascondersi, perché la fede deve essere spiegata e può essere spiegata in quanto ragionevole”.

In quel momento Seewald, che era comunista ed aveva abbandonato la fede cattolica, rimase stupito da questo uomo “giovane e moderno, non uno che passa il tempo a girarsi i pollici, ma uno che audacemente osa”.
Seewald aveva fondato un giornale di estrema sinistra, nutriva molti pregiudizi sul “Panzercardinal”, e quando gli chiesero di provare ad intervistarlo si rifiutò. Poi però ebbe modo di incontrarlo, ed è stata sintonia sin dal primo momento. Attraverso gli incontri con il cardinale Ratzinger, lo scrittore tedesco ha potuto rileggere la storia di una generazione, illusa dalle ideologie e che sta ora tornando ad apprezzare il messaggio rivoluzionario del cattolicesimo.
Nel libro Luce del mondo, il pontefice Benedetto XVI rivela la sua umanità, dolce, semplice e intensa. Si tratta di un libro che stupirà soprattutto coloro che non hanno mai avuto l’occasione di incontrare e conoscere l’uomo Joseph Ratzinger. Il Papa, che viene sovente descritto come un teologo intollerante alla modernità e bacchettone, mostra invece la sua fede limpida e entusiasta.
Un Papa ottimista che è certo di vincere la crisi di umanità riscoprendo e praticando la fede. Confessa l’uomo Ratzinger che quando è stato eletto pontefice ha detto: “Signore, cosa mi stai facendo? Ora la responsabilità è tua. Tu mi devi condurre. Io non ne sono capace. Se tu mi hai voluto, ora devi anche aiutarmi".
La fede in Dio fa sì che il Pontefice Benedetto XVI non si spaventi davanti alla gravità dei problemi che assillano anche la Chiesa ma che cerchi di indicare il cammino necessario verso la verità per essere capaci di dare genuino progresso al mondo di oggi.
Delle contraddizioni del mondo che viviamo Benedetto XVI dice “la modernità non consiste solo di negatività. Se così fosse non potrebbe durare a lungo. Essa ha in sé grandi valori morali che vengono proprio anche dal cristianesimo, che solo grazie al cristianesimo, in quanto valori, sono entrati nella coscienza dell'umanità. Là dove essi sono difesi - e devono essere difesi dal Papa - c'è adesione in aree molto vaste".
E per riportare l’umanità su strade che portano verso verità, giustizia e bellezza, il Pontefice ribadisce che bisogna “rimettere Dio al primo posto”, perchè “la cosa importante oggi è che si veda di nuovo che Dio c'è, che Dio ci riguarda e che ci risponde. E che, al contrario, quando viene a mancare, tutto può essere razionale quanto si vuole, ma l'uomo perde la sua dignità e la sua specifica umanità e così crolla l'essenziale”.
Il Papa nutre e alimenta speranza, pungolando e riformando la Chiesa a cui spetta l’amorevole compito di annunciare la buona novella.
“Essere Papa – afferma Benedetto XVI - non significa porsi come sovrano colmo di gloria, quanto piuttosto rendere testimonianza a Colui che è stato crocifisso e disposto ad esercitare il proprio ministero anche in questa forma in unione con lui”. E aggiunge: “tutta la mia vita è stata attraversata da un filo conduttore, questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti”.
Su come saranno gli anni che verranno, Benedetto XVI dice: “Il cristianesimo forse assumerà un volto nuovo, forse anche un aspetto culturale diverso. Il cristianesimo non determina l'opinione pubblica mondiale, altri ne sono alla guida. E tuttavia il cristianesimo è la forza vitale senza la quale anche le altre cose non potrebbero continuare ad esistere. Perciò, sulla base di quello che vedo e di cui riesco a fare personale esperienza, sono molto ottimista rispetto al fatto che il cristianesimo si trovi di fronte ad una dinamica nuova”.
Conclude il Pontefice: “Siamo peccatori. Ma non dovremmo assumere questo fatto come istanza contro la verità, quando cioè quella morale alta non viene vissuta. Dovremmo cercare di fare tutto il bene possibile, e sorreggerci e sopportarci a vicenda”.
30.11.10

Le certificazioni, un aiuto per il Terzo settore

A Bologna, dal 1985, opera la Altercoop, una cooperativa che dà lavoro a decine di ex detenuti e ragazzi con problemi psichici o di esclusione sociale. Grazie alla scelta di vendere prodotti certificati Pefc, il fatturato nell’ultimo anno è cresciuto del 17%. Nonostante la crisi…

Puntare sulle certificazioni, sui prodotti di qualità e sul rispetto di elevati standard etici aiuta gli affari e chi fa affari. Anche se si opera nel delicato settore del reinserimento sociale dei soggetti svantaggiati. In questo senso, una storia bella e positiva arriva da Bologna. Nel capoluogo emiliano Opera, da un quarto di secolo, la Altercoop, una cooperativa sociale che coinvolge ragazzi con disagio psichico, ex detenuti, detenuti in misura alternativa e persone con problemi di esclusione sociale. Oggi dà lavoro stabile a 127 persone, (77 dipendenti e 50 collaboratori). Numerosi gli ambiti d’attività: servizi di pulizie, attività culturali e d’intrattenimento, lavoro di inserimento dati, servizi di portierato. Ma soprattutto commercio all’ingrosso di carta e cancelleria, che rappresenta l’80% del fatturato dell’azienda. Ed è proprio qui che i vertici di Altercoop si sono resi conti che investire su prodotti certificati apre la porta a nuovi clienti e quindi a nuove fette di mercato. L’azienda ha quindi deciso di adottare gli standard necessari per ottenere le certificazioni internazionali ISO 9001 e, ad agosto 2008, ha ottenuto la certificazione per la catena di custodia Pefc – lo schema di certificazione forestale più diffuso al mondo – grazie alla scelta di utilizzare prodotti provenienti da foreste gestite in modo sostenibile (è stata una delle prime 100 aziende a ottenere questo tipo di certificazione).



Nuovi mercati, nuovi introiti

«Il nuovo consumatore “critico ed evoluto” si va diffondendo anche in Italia. Avere gli strumenti giusti significa attirare nuovi clienti, consolidare quelli già in “portafoglio” e diffondere l’immagine di un’azienda sinceramente impegnata sul fronte dello sviluppo sostenibile e del rispetto dei diritti umani», spiega Camilla Monteventi, responsabile Relazioni esterne di Altercoop.

Tra l’altro, al di là delle motivazioni etiche e del rapporto con i singoli clienti, vendere prodotti certificati permette di partecipare alle gare d’appalto bandite dalle Pubbliche amministrazioni. «In Emilia Romagna, ormai tutti i bandi pubblici per la fornitura di carta richiedono prodotti certificati e assegnano punteggi in più ai concorrenti che si sono dotati delle certificazioni come la Pefc».

Merito di un approccio che, anche se con molto ritardo rispetto al resto d’Europa, anche nel nostro Paese sta prendendo piede: il Green Public Procurement, «l’approccio con cui le amministrazioni pubbliche inseriscono i criteri ambientali in tutte le fasi d’acquisto di beni e servizi, incoraggiando la diffusione di tecnologie e prodotti validi sotto il profilo ambientale e scegliendo le soluzioni con il minor impatto sull’ecosistema», come lo ha definito ufficialmente la stessa Commissione europea, che da oltre un decennio caldeggia l’adozione di tale pratica da parte di Stati, regioni ed enti locali.

Un approccio che permette di dare una mano enorme nella riduzione delle emissioni di CO2. Una filosofia d’acquisto che per Altercoop ha significato una impennata del 17% nel proprio fatturato, passato (nonostante la crisi economica e il maggior rigore negli acquisti da parte degli enti pubblici) dai 23 milioni del 2009 ai 27 del 2010 (18 milioni dei quali provenienti dalla vendita della carta e 10 di prodotti certificati Pefc). E per i suoi dipendenti ha rappresentato una maggiore garanzia per un futuro lavorativo più stabile.
30.11.10

In Senegal le donne festeggiano la fine delle mutilazioni genitali

Settecento villaggi senegalesi hanno ufficialmente dichiarato la fine delle mutilazioni genitali femminili (‘Female genital mutilation’, Fgm) e dei matrimoni combinati, come impegno verso il riconoscimento dei diritti delle donne.

Agenzia Misna - Circa 3000 donne senegalesi si sono
riunite per i festeggiamenti vestite con abiti di colore rosa per dimostrare "quanto sia importante per le ragazze che queste pratiche vengano abbandonate" ha detto Molly Melching, direttrice dell'associazione non governativa Tostan, attiva nel territorio per l'eliminazione totale delle Mgf entro il 2015. "Il programma prevede di far comprendere i propri diritti umani per garantire il benessere e la salute di ognuno nella comunità" ha continuato Melching. Diffuse come tradizione culturale o religiosa in tutta l'Africa, le mutilazioni genitali femminili sono state già dichiarate illegali in Senegal da dieci anni e bandite nel 2007 dall'Eritrea come reato punibile con sanzioni pecuniarie o la prigione per chi le pratica sulle bambine.
30.11.10

Energie rinnovabili sui terreni confiscati alle mafie

Nel palermitano sui terreni confiscati alle mafie si realizza un progetto di produzione energetica da fonti rinnovabili.

GreenReport - Il microimpianto è stato realizzato all'azienda "Centopassi", insieme al Consorzio sviluppo e legalità su un bene di proprietà del consorzio a San Cipirello, in occasione della Carovana della memoria promossa dall' Associazione Libera che festeggia il decennale del progetto Libera Terra. «Quando questa iniziativa è nata, con le cooperative al lavoro sui terreni confiscati - ha dichiarato Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera - sembrava un'esperienza di volontariato precario da assistere. Invece ha dimostrato leadership e forza aziendale». Ora quindi con il progetto "Libero sole su Libera Terra" si realizzeranno impianti fotovoltaici sulle strutture affidate alle cooperative.

L'iniziativa che ha un alto valore sociale rappresenta un tassello di quella generazione energetica distribuita che dovrebbe formare il mosaico della rivoluzione energetica. Nei 60 ettari dell'azienda "Centopassi" si produce vino (350 mila bottiglie) e l'energia generata dall'impianto fotovoltaico verrà utilizzata in azienda per far muovere i macchinari necessari alla filiera produttiva. I pannelli fotovoltaici sono stati ubicati su quattro pensiline di circa 5 metri per 6 utilizzate normalmente per proteggere dalla pioggia le uve raccolte, da 10 ragazzi provenienti da situazioni disagiate e selezionati dopo un corso di formazione sulla realizzazione di impianti fotovoltaici tenuto dal centro Padre Arrupe di Palermo.

L'Azienda agricola "Centopassi" con l'utilizzo di questo impianto conta di ottenere un risparmio energetico dell'80% sulla bolletta.
30.11.10

Studenti in piazza, cortei in tutta Italia

A Roma si marcia verso Montecitorio. Ad Ancona cede la tenda sul tetto della Facoltà, gli studenti scendono. "Fermatevi" e "lo chiederemo paralizzando il paese con le nostre iniziative".

Ansa.it - Con questo grido di battaglia studenti, ricercatori e dottorandi stanno organizzando in tutte le città italiane cortei spontanei che hanno lo scopo di bloccare traffico e attività. Un giorno di caos per far sentire la loro voce e chiedere ancora una volta al Parlamento di bloccare l'approvazione del ddl Gelmini che oggi va in aula. "In queste settimane -si legge in una nota dell'Udu, l'Unione degli universitari- centinaia d'iniziative di contestazione contro la Riforma dell'università si sono moltiplicate in giro per il paese, occupazioni delle facoltà, dei tetti, blocchi del traffico, cortei, occupazione dei principali monumenti del nostro paese. Iniziative che avevano una sola richiesta: bloccare il DDL e salvare l'università pubblica dalla sua morte".

Manifestazioni di protesta che ieri ne hanno organizzate in 19 paesi in oltre 90 atenei sparsi per l'Europa "Con questo disegno di legge -aggiunge l'Udu- il Governo vuole l'eutanasia del sistema universitario. Sistema, che noi per primi da anni diciamo che non va, ma questa riforma non è la medicina, ma il suo veleno mortale. Questa è una riforma che taglia il fondo per le borse di studio, introduce un'idea di merito finta, diminuisce drasticamente la rappresentanza studentesca elimina la figura del ricercatore e soprattutto taglia il finanziamento al fondo di finanziamento ordinario. Tagli che decreteranno la chiusura di molti atenei. Noi non difendiamo i baroni, ma li vogliono cacciare. Loro -concludono- stanno con lei, non con noi".

Due cortei di studenti sono partiti diretti a piazza Montecitorio per protestare. Un corteo è partito da Piazza Aldo Moro ovvero dall'Università La Sapienza mentre l'altro da Piazza Trilussa. Altri studenti hanno dato vita in giro per Roma a piccoli cortei spontanei in giro per la città per confluire sempre a Piazza Montecitorio. In alcuni quartiere, come ad esempio nella zona di Corso Trieste, le manifestazioni spontanee stanno creando problemi alla circolazione.

Ad Ancona la prima notte di occupazione ha sollevato qualche problema per gli studenti dell'Università Politecnica delle Marche che 'presidiano' il tetto della Facoltà di Ingegneria. A causa del forte vento e del temporale notturno, una delle tende montate sul tetto - riferiscono i militanti della lista Gulliver - ha avuto un piccolo cedimento e ha costretto gli studenti ad andare via per ripararsi nell'aula sottostante, già precedentemente occupata, per trascorrere la notte. Ma già dalle 8 del mattino, i 'gulliverini' hanno iniziato ad organizzarsi per fare fronte al maltempo e organizzare per oggi diverse iniziative, come la diretta della seduta della Camera, un fotobook di tutti gli studenti che vengono "a farci visita" e l'apertura di gazebo per rafforzare il presidio anche nei momenti di pioggia o vento più intensi. Gli studenti hanno aderito anche all'iniziativa promossa dai ricercatori, che prevede un abbraccio simbolico al palazzo del Rettorato in Piazza Roma. (continua a leggere)

30.11.10

Tutti in piazza con Telejato

Cronaca di una bella mattinata nella città di Pino Maniaci. Se è arrivato anche il sole in una mattina di novembre significa che abbiamo avuto ragione noi.

Liberainformazione - Abbiamo avuto ragione noi a farci tutta la Strada provinciale (la 4 la 2, che non sono esattamente come l'Autostrada del Sole) per "scoppare" a Partinico a dare una pacca sulla spalla al simbolo dei veri giornalisti di Palermo e provincia: Pino Maniaci, direttore di TeleJato. La pacca sulla spalla a Pino non è arrivata solo da noi, ma da tutte quelle associazioni che hanno fatto capolino al Palazzo dei Carmelitani di Partinico per rispondere all'ennesima lettera minatoria indirizzata a Telejato, all'ennesima occhiataccia in piazza lanciata a Pino, all'ennesima bugia sul suo conto, all'ennesimo tentativo di zittire la voce di uno che non ci sta a restare in silenzio mentre pochi mezzi uomini cercano di sbafarsi "anti e paranti", di fare il bello e il cattivo tempo, convinti che Partinico debba rimanere per sempre feudo dei Fardazza, per sempre città di mafia. Tante pacche sulle spalle che, considerata la corporatura tutt'altro che robusta del povero Maniaci, hanno avuto una forza d'urto indescrivibilmente più forte di una qualunque minacciosa stretta al collo da parte del figlio di un boss che in piazza, qualche tempo fa, voleva far paura al nostro. Noi di Corleone Dialogos, assieme all'Associazione Rita Atria, a Coppola Editore e all'associazione culturale "Peppino Impastato", attraverso un tam tam su Facebook e sulle caselle di posta, abbiamo cercato di convogliare quanta più gente possibile e il risultato non è stato deludente.

La giornata s'è divisa tra un incontro di un paio d'ore circa e un corteo. Al microfono non si sono alternati i soliti politici ma tanti uomini e tante donne che, in rappresentanza di molte associazioni, in modi diversi e con passioni diverse, hanno ricordato a Pino Maniaci che TeleJato non è solo sua, solo di sua moglie o solo di sua figlia e dei ragazzi della redazione, ma che è una Tv che appartiene a tutti e che quindi ogni tentativo di fermarla troverà l'ostinata contrarietà di tutti. Si è anche discusso delle diverse possibilità di aiutare il sostentamento di un'emittente che non può sopravvivere di tre minuti all'ora di pubblicità (tanti ne permette il suo status di tv comunitaria) e fra queste mi è piaciuta più l'idea di un azionariato popolare che quella di estemporanee sottoscrizioni. A concludere ci ha pensato l'acclamatissimo Pino che con una media di due parolacce per frase ha fatto capire a me - scribacchino a tempo perso per Corleone Dialogos - che la patente di "giornalista" non te la da l'iscrizione a un ordine, ma una passione insanabile per la verità e una follia che ti porta a credere che l'idea di un mondo migliore, o di un paese migliore, parta da te. Pino Maniaci è tutto questo: è appassionato al punto giusto, folle oltremisura. Tra le tanti frasi da antologia una su tutte merita la citazione: "I mafiosi in sicilia sono 5.000, i siciliani 5.000.000; non c'è storia!"

Certo, come faceva notare il sempre ottimista Salvo Vitale, i partinicesi non erano che una sparuta decina; la maggior parte di noi era "strania", c'erano i ragazzi di Addio Pizzo, i circoli Libera di mezza Sicilia, perfino la redazione di Antimafia 2000 da Porto Sant'Elpidio (Provincia di Italia). Scene già viste a Cinisi ogni 9 maggio, a Corleone nei tanti 23 Maggio della mia memoria di studente. Eppure, mentre con la mia bandiera giallissima in "pandàn" con la mia felpa marciavo dentro al corteo che dal Palazzo dei Carmelitani, attraversando il corso principale, è arrivato fino alla centralissima sede di TeleJato, ho riflettuto su una cosa: in fondo Partinico si stava dischiudendo al nostro passaggio, in fondo la gente dietro le gradette delle persiane ci stava per forza di cose vedendo, stavamo facendo "scruscio" (rumore, ndr). Partinico, volente o nolente, marciava insieme a me. Eravamo come un coltello che taglia il pane; magari il pane sarà duro, ma il nostro coltello taglia benissimo!!

* Corleonedialogos

30.11.10

30 mila giovani sono attesi a Rotterdam per il 33.mo incontro europeo di Taizé

Dopo Poznan, Bruxelles, Ginevra, Zagabria, Milano, Lisbona, Amburgo, Budapest, Parigi, quest’anno il 33.mo incontro europeo di giovani organizzato dalla comunità di Taizé avrà luogo dal 28 dicembre 2010 al 1° gennaio 2011 a Rotterdam, in Olanda, dietro l’invito della Conferenza dei vescovi di Paesi Bassi, del Consiglio generale della Chiesa protestante olandese (Pkn) e del Consiglio delle Chiese dell’Olanda.

Radio Vaticana - Circa 30 mila giovani da tutti i continenti sono attesi a Rotterdam. L’agenzia Sir rende noto che con questa nuova tappa del pellegrinaggio di fiducia sulla terra, la comunità di Taizè continua il cammino, che il suo fondatore, frerè Roger, ha iniziato, per sostenere i giovani in una ricerca di riconciliazione e di pace, non solo tra i cristiani ma anche tra i popoli. Pertanto l’appuntamento di Rotterdam ruoterà intorno al pensiero di Erasmo, che può essere considerato “precursore dell’Europa attuale”. I giovani saranno accolti dalle comunità e dalle famiglie di tutta la regione, da Breda a L’Aia, da Gouda a Hoek van Holland. Trascorreranno la mattinata nelle 150 chiese di accoglienza e nel pomeriggio si trasferiranno al parco esposizioni della città (Ahoy), per le preghiere comuni. I temi saranno ispirati alla “Lettera dal Cile” che fr.Alois, priore di Taizé, scriverà dopo l’incontro latino americano, animato dalla comunità di Taizé a Santiago del Cile dall’8 al 12 dicembre.

30.11.10

Wikileaks, Cina pronta a scaricare il regime di Pyongyang

Pechino non si opporrebbe a una riunificazione delle Coree sotto Seul. Mentre la tensione sul 38° parallelo non accenna a diminuire, nuovi documenti diplomatici riservati, diffusi oggi da Wikileaks, mostrano come la Cina sia pronta a 'scaricare' il regime nordcoreano e ad accettare la riunificazione della penisola coreana sotto l'autorità di Seul.

PeaceReporter - In uno di questi cablogrammmi si legge che il viceministro degli Esteri sudcoreano Chun Yung-woo, racconta che due alti funzionari cinesi gli hanno detto di ritenere che la Corea dovrebbe essere riunita sotto il controllo di Seul e che questa opinione sta guadagnando terreno fra i vertici di Pechino. In un altro dispaccio, il viceministro degli Esteri cinese confida agli americani che Pyongyang si comporta come "un bambino viziato" che cerca l'attenzione di Washington con i test missilistici dell'aprile 2009.

Uno dei documenti più interessanti, dello scorso febbraio, riferisce di una conversazione fra l'allora viceministro degli Esteri sudcoreano Chun e l'ambasciatrice americana Kathleen Stephens.

Qui Chun racconta che due alti funzionari cinesi, a margine dei colloqui a sei, hanno discusso di un possibile crollo della Corea del Nord. In questa eventualità la Cina accetterebbe una Corea riunificata controllata da Seul e ancorata agli Stati Uniti in una "alleanza benigna", se questa realtà non sarà ostile alla Cina.

Chiaramente Pechino non apprezzerebbe una presenza militare americana a nord della linea di demilitarizzazione che ora divide la penisola coreana. Inoltre Pechino sarebbe molto interessata alle opportunità economiche e commerciali di una riunificazione nordcoreana.

"Chun - si legge ancora - ha escluso la prospettiva di un possibile intervento militare cinese nel caso di un crollo della Corea del Nord, notando che gli interessi economici strategici della Cina sono rivolti agli Stati Uniti, al Giappone e alla Corea del Sud, non alla Corea del Nord".

30.11.10

Rajasthan, estremisti indù attaccano un raduno carismatico cattolico di Nirmala Carvalho

I radicali del Vhp lanciano false accuse di conversioni e bloccano l’accesso alla scuola di St. Paul. Il vescovo di Udaipur: “Non stiamo facendo nulla contro la Costituzione dell’India o contro la libertà di coscienza, eppure i cristiani sono sempre di più presi a bersaglio e attaccati dai gruppi di estrema destra Hinduvata”.

di Nirmala Carvalho

Mumbai (AsiaNews) - Il Consiglio globale dei cristiani dell’India (Gcic) ha detto che “Il 26 novembre attivisti del Vhp del Rajasthan hanno protestato contro una presunta attività di conversione, e hanno gridato slogan e hanno inventato accuse di conversioni che avrebbero avuto luogo in un raduno carismatico cattolico alla scuola St. Paul di Udaipur. Gli attivisti del Vhp (Vishva Hindu Parishad, gruppo di estremisti indù) avrebbero anche impedito ai partecipanti del raduno di uscire dalla scuola; e hanno impedito di entrare ad altri che avrebbero voluto partecipare”. Al raduno partecipavano circa 1250 cattolici dai villaggi vicini. Un centinaio di attivisti indù si è radunato fuori della scuola, e ha cominciato a gridare slogan contro le presunte conversioni. La folla è cresciuta di numero, bloccando la strada. Le persone nella scuola erano spaventate, ma non potevano uscire. La manifestazione e il blocco sono continuati per più di un’ora.

“Non stiamo facendo nulla contro la Costituzione dell’India o contro la libertà di coscienza, eppure i cristiani sono sempre di più presi a bersaglio e attaccati dai gruppi di estrema destra Hindutva” ha detto il vescovo Joseph Pathalil della diocesi di Udaipur. “Ogni volta che ci riuniamo, secondo loro è solo per un motivo: conversioni. Questa è la loro accusa costante, completamente inventata e senza fondamento”.

Il vescovo ha anche detto: “Le autorità hanno risposto con prontezza e sono venute in aiuto. Un incontro è stato organizzato fra di noi e i leaders Hindutva. Li ho assicurati che non si stava svolgendo nessuna conversione. La polizia poi ha fatto alcune domande agli organizzatori del raduno carismatico e i partecipanti hanno dichiarato risolutamente e categoricamente che i loro nonni erano cristiani, che loro erano cristiani da generazioni e non neo-convertiti. Solo allora la folla degli estremisti si è dispersa”.

30.11.10

In un format tv l’esperienza spirituale di 5 ragazzi in Terra Santa

Il viaggio fisico e spirituale compiuto in Terra Santa da cinque ragazzi e la loro guida: è il programma televisivo che parte domenica 5 dicembre alle 14.30 sul canale digitale terrestre Boing. “6 in cammino” il nome del format. Non un reality, né un documentario ma un tele-racconto ideato dalla Turner Italia con la produzione esecutiva dell’Antoniano di Bologna.

“Sono le quattro del mattino, noi siamo in aeroporto e il nostro viaggio incomincia esattamente adesso. Sarà un viaggio…”. Nazareth, il lago di Tiberiade, Gerusalemme: sono le tappe che hanno percorso i cinque ragazzi fra i 15 e 18 anni assieme alla loro guida di 29 anni, Manolo Martini, volto noto della tv. Dieci puntate per raccontare un viaggio con lo zaino in spalla, non solo fisico ma anche spirituale, attraverso i luoghi dove è vissuto e ha parlato Gesù e tramite incontri con realtà locali: famiglie, persone che vivono nei kibbutz, esponenti di fede cristiana, ebraica e musulmana. Manolo Martini ci racconta qual è stata la loro giornata tipo. “Sveglia intorno alle sei, si partiva da una tappa – quindi si smontava la tenda o, se avevamo dormito in orfanotrofio, si rifacevano i letti – si partiva per la tappa successiva. Si camminava sei-sette ore, a volte si facevano brevi tratti in cui non ci si poteva spostare se non con il pulmino; poi, ad un certo punto della giornata, di solito nel pomeriggio, ci fermavamo e leggevamo la pagina del Vangelo relativa al luogo nel quale ci trovavamo. Lì c’era un momento di confronto, quando cercavamo di capire che cosa quella pagina volesse dire per noi, oggi”.

A scandire le tappe, dunque, la lettura della Bibbia. “6 in cammino” non è solo un format nuovo, è anche l’espressione autentica e coraggiosa di quella tv di qualità troppo spesso evocata e raramente presente nei palinsesti, dice Jaime Ondarza, amministratore delegato di Turner Italia e Francia:

“E’ un programma che con grande onestà e in modo diretto non nasconde il fatto di essere profondamente incentrato sulla potenza del messaggio evangelico come messaggio per tutti”.

Il programma vuole trasmettere l’esperienza vera dei ragazzi, con spontaneità, tanto che la telecamera è stata data anche a loro, ma senza entrare morbosamente nell’intimità della loro vita. E dunque, dal 5 dicembre si potrà iniziare a seguire il viaggio…
30.11.10

Alta Corte di Lahore: niente grazia per Asia Bibi mentre è in corso il processo per blasfemia

L’Alta Corte di Lahore ha ricevuto la petizione di alcuni avvocati che chiedono che il presidente della Repubblica del Pakistan, Zardari, non conceda la grazia ad Asia Bibi mentre è in corso il processo nei confronti della donna cristiana, madre di 5 figli, condannata a morte con l’accusa di blasfemia. Quindi, l’Alta corte di Lahore ha notificato al governo centrale e al governatore della provincia del Punjab che il processo di appello è in corso.

RadioVaticana - Nei giorni scorsi manifestanti islamici radicali sono scesi in piazza a Lahore e Karachi contro l'eventualità della liberazione di Asia Bibi. Debora Donnini ha intervistato Mobeen Shahidi, pakistano cattolico, professore di mistica islamica alla Pontificia Università Lateranense.

R. - Gli avvocati pakistani hanno chiesto al presidente di non concedere la grazia ad Asia Bibi:si fa riferimento all’articolo 45 della Costituzione pakistana, secondo il quale il presidente della Repubblica può concedere la grazia o perdonare qualsiasi colpa commessa da una persona. Colpa che può essere considerata tale da qualsiasi Corte, tribunale o altra autorità del Pakistan. Il presidente ha tutti i poteri per farlo, ma gli avvocati ed alcuni gruppi estremisti musulmani vorrebbero che egli non concedesse la grazia per via dei reati compiuti contro il Corano ed il profeta Maometto.

D. - Quindi cosa si prevede per questa richiesta degli avvocati, peggiora la situazione di Asia Bibi?

R. - Sicuramente non è un grande aiuto: il processo viene rallentato ed i tempi della presenza della signora in prigione si allungano.

D. - Qual è la situazione dei cristiani in Pakistan?

R. - La situazione dei cristiani in Pakistan non è delle migliori, perché non c’è una possibilità di poter vivere la propria fede con massima libertà - come si farebbe nell’Occidente - ed avere anche il proprio pensiero. Di tutti i casi avvenuti negli ultimi due mesi, solo cinque di essi, riguardanti donne che hanno subìto una conversione forzata, hanno ottenuto una certa attenzione a livello nazionale ed internazionale, grazie all’aiuto dei mass-media. Ci sono però tanti altri casi ed infatti le autorità cristiane del Pakistan temono una fuga di massa dei pakistani cristiani dalla nazione.
29.11.10

Si è ucciso il regista Mario Monicelli

Si è lanciato dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma. Il regista Mario Monicelli si e' ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato.

Ansa.it - Lo rendono noto fonti sanitarie. Monicelli si e' lanciato dal balcone del nosocomio romano intorno alle 21. Il regista aveva 95 anni ed era ricoverato per un tumore alla prostata. Anche suo padre Tomaso, noto scrittore e giornalista, si era tolto la vita nel 1946.
VERDONE: SONO ATTONITO - ''Sono attonito, una notizia che mi intristisce molto''. Cosi' Carlo Verdone accoglie con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. ''Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva piu' la vecchiaia. L'ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore - continua l'attore-regista romano - anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa - conclude Verdone - mi capito' di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: 'Gli auguri - mi disse - non li fa piu' nessuno'''.

VERONESI: ERA SPECIALE; NESSUNO SI SUICIDA A 95 ANNI - ''Non so che cosa si dira' domani di quello che e' successo, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale''. Cosi' Giovanni Veronesi, regista, sceneggiatore e attore cinematografico, un po' erede di Monicelli in quanto a spirito toscano, commenta la morte del maestro della commedia all'italiana. ''Sono davvero scombussolato, l'avevo sentito poco tempo fa e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato''

FABIO FAZIO: LO AVREMMO VOLUTO A VIENI VIA CON ME - ''Non posso andare avanti: devo dirvi che e' morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'e' piu'''. Fabio Fazio, nel corso dell'ultima puntata di Vieni via con me, ha ricordato così il regista.

29.11.10

Israele approva il piano nazionale di riduzione dei gas serra

Il governo israeliano ha approvato ieri il Piano nazionale di riduzione dei gas serra che nei prossimi 10 anni prevede investimenti per circa 2,2 miliardi di sheqel (598 milioni di dollari).

GreenReport - La siccità ha incrinato anche la sicumera nucleare della produzione energetica israeliana e il sospiro di sollievo energetico tirato dopo le recenti scoperte di gas nel Mediterraneo: secondo il giornale internet Ynet i meteorologi israeliani hanno confermato che nel 2010 le precipitazioni nell'area sono state le più basse dal 1962 e novembre è stato il mese più secco da 50 anni. Israele sta investendo anche nel solare fotovoltaico, in quello a concentrazione e nell'eolico, ma probabilmente gli sheqel previsti non basteranno, il piano approvato sembra molto più ambizioso e costoso, almeno a leggere un comunicato del governo che informa che «il piano comprende la riduzione del consumo di elettricità delle famiglie, il rinnovamento degli edifici pubblici e residenziali per aumentare l'efficienza energetica e delle campagne di sensibilizzazione».

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha spiegato che «Gli ultimi mesi secchi, tra i quali novembre che è stato il mese più secco della storia del Paese, sono un avvertimento per tutti noi che il cambiamento climatico non è meno minaccioso della sicurezza. In un Paese che soffre di una grave mancanza d'acqua, è una lotta essenziale».

29.11.10

Rischiano la pena di morte due afghani convertiti al cristianesimo

Sono detenuti da giugno in attesa del processo. Una televisione locale ha mostrato afghani che recitano preghiere cristiane e ricevono il battesimo. La legge vieta la conversione dall’Islam ad altra religione. Intervista a padre Moretti, parroco dell’unica chiesa cattolica del Paese.

Kabul (AsiaNews) – Due afghani accusati di essersi convertiti al cristianesimo sono detenuti e rischiano la condanna alla pena di morte.Din Mohammad Quraishi, procuratore per Kabul occidentale, spiega che Musa Sayed e Ahmad Shah sono detenuti a Kabul in attesa del processo, “accusati di conversione a un’altra religione, che per la Legge Islamica è un reato. Se dimostrato, essi rischiano una condanna a morte o all’ergastolo”. Pare che Sayed, che lavora per la Croce Rossa Internazionale, abbia confessato e che ci siano “prove” sicure contro l’altro. I due sono stati arrestati alla fine di maggio e all’inizio di giugno, dopo che una televisione locale ha mostrato un gruppo di persone recitare preghiere cristiane in lingua Parsi e alcune ricevere il battesimo, in una casa privata. Le televisione ha anche mostrato alcune persone fare proselitismo, attività vietata nel Paese islamico.

Bijan Frederic Farnoudi, portavoce a Kabul della Cri, ha confermato che Sayed lavora dal 1995 per loro e che lo ha potuto visitare in carcere.

Anche il governo sta svolgendo indagini, a seguito delle quali ha sospeso due gruppi di aiuti umanitari, il Norwegian Church Aid (di ispirazione ecumenica protestante) e lo statunitense Church World Service (che raccoglie gruppi cristiani protestanti, ortodossi e anglicani).

La Costituzione afghana, approvata dopo la cacciata nel 2001 del regime talebano, proibisce la conversione dall’Islam a un’altra religione, punita anche con la condanna a morte. Per simili conversioni non ci sono comunque state esecuzioni negli ultimi anni.

Padre Giuseppe Moretti, parroco dell’unica chiesa cattolica in Afghanistan, la cappella interna all’ambasciata italiana a Kabul, dice ad AsiaNews di non essere al corrente della vicenda, ma esclude con certezza che i due arrestati siano convertiti cattolici.

“Nel Paese – spiega – non ci sono afghani islamici battezzati da un sacerdote cattolico, perché il proselitismo è vietato dalle leggi dello Stato. La Chiesa cattolica è presente nel Paese dal 1923 con il mandato di occuparsi della comunità cattolica internazionale qui presente e lo ha sempre rispettato alla lettera”. Padre Moretti non commenta la legge che vieta la conversione, dice solo che la comunità cattolica l'ha sempre rispettata.

“Qui sono presenti anche le Piccole sorelle di Gesù di Charles Foucault, le suore di Madre Teresa e le suore della Comunità Interreligiosa, e anche loro rispettano questo divieto. Noi diamo testimonianza della nostra fede solo con l’impegno della nostra vita”.

29.11.10

Era glaciale park

Visionario o genio? Sergey Zimov (in origine fisico quantistico) sta cercando di reintrodurre la fauna originaria dell’era glaciale in un’ampia zona della Siberia. Lo scopo? Fermare il riscaldamento globale.

OggiScienza - Dal 1898, Zimov sta reintroducendo la fauna tipica del tardo Pleistocene nei pressi della Stazione Scientifica del Nordest. I primi a essere reintrodotti sono stati 40 capi di cavallo della Yakuzia. Poi sono venute le alci e il bue muschiato. Anche la renna si trova nel parco. Zimov spera un giorno di portare qui anche il bisonte canadese. Delle specie reintrodotte quella dei cavalli selvatici sembra ormai in equilibrio, e ogni anno il numero di capi sta crescendo.

Il progetto ambizioso è quello di riportare la zone (una volta popolata anche dal mammuth e dalla tigre dai denti a sciabola) in perfetto equilibrio grazie anche alla presenza di predatori: tigre siberiana, lupi e forse addirittura il leopardo. Lo scienziato crede che la fauna originaria sia stata distrutta dall’eccessivo sfruttamento dei cacciatori neolitici.

La presenza di erbivori secondo Zimov, riporterebbe nella tundra il manto erboso ormai perso. Questo riporterebbe il terreno in equilibrio (grazie alla fitta rete di radici) impedendo lo scioglimento del permafrost. In estate infatti il continuo brucare favorirebbe il rinnovamento dell’erba, e in nella stagione invernale gli zoccoli degli animali manterrebbero la neve molto compressa, impedendogli di immagazzinare aria all’interno delle coltre, aria che funge da isolante e mantiene il terreno più caldo.

Los scioglimento del permafrost, che oggi come oggi sta procedendo in maniera progressiva rischia infatti di riversare nell’atmosfera fino a 100 miliardi di tonnellate di anidride carbonica solo nel prossimo secolo.

Il parco si estende per circa 160 chilometri quadrati ed è circondato da altri 600 chilometri quadrati di territorio selvaggio. Nel mezzo del parco si trova una torre alta 32 metri che ospita una stazione di rilevamento per il metano, l’anidride carbonica e l’umidità, i cui dati vengono inviati alla National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti.

29.11.10

Giornata internazionale della disabilità: coinvolge il 10% della popolazione mondiale

Dal 1998, il 3 dicembre di ogni anno viene celebrata in tutto il mondo la Giornata internazionale delle persone con disabilità, ufficialmente promossa dall'ONU.

Radio Vaticana - Circa il 10% della popolazione mondiale, pari a 650 milioni di persone, ha una disabilità. L'80% dei disabili (più di 400 milioni di persone) vive nei Paesi poveri. Il 90% dei bambini con disabilità dei Paesi in via di sviluppo è escluso dalla scuola. Circa 20 milioni di donne sono disabili a causa di complicazioni della gravidanza o del parto. In tutto il mondo le persone con disabilità affrontano ostacoli alla partecipazione sociale, barriere architettoniche, pregiudizi culturali, negazione dei diritti umani e civili. Secondo i dati dell’ultimo Annuario Statistico della Chiesa, nel mondo ci sono 15.985 Case per anziani, malati cronici, handicappati, gestite dalla Chiesa, di cui 8.265 in Europa, 4.143 in America, 2.234 in Asia, 834 in Africa, 509 in Oceania. Disabilità e povertà sono strettamente legate e sono ciascuna la causa dell'altra. I due ambiti che più penalizzano i diritti di queste persone sono l'istruzione e la salute. In Italia l'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (Aifo) ha scelto di impegnarsi sul territorio nazionale per diffondere la promozione dei diritti delle persone disabili a tutti i livelli, con particolare attenzione a quelle che vivono nelle aree più disagiate ed economicamente svantaggiate del pianeta. Nel mese di dicembre i Gruppi Aifo si attiveranno con centinaia di volontari per organizzare eventi, dibattiti, spettacoli centrati sui temi della disabilità, dei diritti umani e dello sviluppo.

29.11.10

‘Ndrangheta a Desio: due passi nell'Infinito

Le dimissioni di 17 consiglieri anticipano il probabile scioglimento. Ad un passo dalla storia e a due passi dall’Infinito: si potrebbe riassumere in poche battute la tempesta che negli ultimi mesi ha investito l’amministrazione comunale di Desio (MB), fino all’epilogo alquanto prevedibile, viste le premesse.

Liberainformazione - Sul finire della scorsa settimana, infatti, diciassette consiglieri comunali hanno rassegnato le proprie dimissioni provocando, di fatto, la caduta dell’amministrazione comunale in carica, retta dal sindaco Giampiero Mariani del PdL. La vera notizia è che, insieme alle firme degli undici consiglieri dell’opposizione (Pd, Italia dei Valori, Desio Viva, Movimento 5 Stelle), sono state protocollate anche quelle dei sei consiglieri della Lega Nord, usciti dalla stessa maggioranza qualche mese fa, dopo le rivelazioni contenute nei documenti dell’operazione antimafia “Infinito” di luglio.

Desio, provincia di Reggio Calabria

Desio è un ricco centro urbano con 40mila abitanti, nel mezzo della florida e apparentemente tranquilla Brianza, da un paio d’anni costituitasi in provincia autonoma, pur essendo alle porte di Milano. Desio è uno di quei luoghi che la vulgata comune non accosterebbe assolutamente alle mafie. Eppure anche qui, si è dovuto fare i conti con un convitato di pietra, la ‘ndrangheta.

A Desio finì in soggiorno obbligato il boss di Melito Porto Salvo (RC), Natale Iamonte, classe 1927, uno degli uomini forti della ‘ndrangheta che mise le mani sulla Lombardia nei decenni precedenti. La sua fedina penale spazia dall’omicidio all’associazione mafiosa, passando per il traffico di stupefacenti. Arrestato nuovamente nel 1993 a Milano, ora è al regime del 41 bis. Negli anni in cui Iamonte era a Desio, si posero le basi dell’attuale potere.

Nel settembre 2008, gli uomini della polizia provinciale, con l’operazione “Star Wars”, portarono alla luce un’enorme discarica abusiva, situata tra Desio, Seregno e Briosco: 65mila metri quadrati dove vennero rinvenuti 178mila metri cubi di rifiuti tossici.

Oggi, il raggiungimento del livello di guardia della criminalità organizzata a Desio si evince dalla lettura dell’ordinanza di applicazione della misura coercitiva, alla base dell’operazione “Infinito”, parte rilevante di quella denominata “Il crimine” che ha visto operare insieme DDA di Milano e di Reggio Calabria: «La ‘ndrangheta desiana costituisce uno dei primi tentativi di esportazione dello schema originale calabrese in territorio del Nord Italia. Infatti, le indagini sin dall’origine hanno fatto emergere ed oggi hanno definitivamente confermato che a Desio e sempre esistito un Locale di ‘ndrangheta, retto da un capo-locale e composto da altri personaggi, ricoprenti il ruolo di Capo-Società, di contabile, con numerosi gregari ed affiliati. Le attività criminali hanno spaziato e tuttora interessano vari settori quali le estorsioni, l’usura, gli stupefacenti e le armi».

“Potenzialità criminale” e “forza di intimidazione” sono utili quindi anche nei rapporti con la pubblica amministrazione e per la creazione di una rete di omertà diffusa sul territorio, che agevola le attività di usura e di estorsione, oltre che l’ingresso in alcuni comparti dell’economia legale.

Nelle carte dei magistrati si trovano anche le intercettazioni che rivelano le relazioni pericolose con uomini delle cosche, intrattenute da alcuni politici locali: finiscono agli atti, infatti, i nomi del presidente del consiglio comunale Nicola Mazzacuva e di due consiglieri, Natale Marrone e Rosario Perri, già assessore provinciale e in passato responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Tutti allo stato ufficialmente non indagati, tutti uomini del PdL, che in questi mesi di fibrillazione interna ha cercato di fare quadrato attorno al sindaco Giampiero Mariani, però con scarso esito.

A due passi dall’Infinito

Di Marrone, coordinatore del circolo locale di AN ed eletto in consiglio con 400 preferenze, si scopre, dalle intercettazioni, che avrebbe chiesto a Pio Candeloro, capo società del “locale” desiano, di intervenire con violenza nei confronti di Perri, all’epoca capo area tecnica del settore edilizia privata del comune. L’azione punitiva però non scatta e il rifiuto di Candeloro «è dovuto esclusivamente al fatto che il Perri Rosario è “appoggiato” da persone evidentemente di rispetto».

E sempre dalle intercettazioni emerge la volontà dello stesso Candeloro di contattare il Mazzacuva, prima della tornata elettorale, per stringere un accordo.

L’ordinanza del GIP non lascia spazio a dubbi: «Peraltro diverse ragioni hanno portato il Locale di Desio ed i suoi massimi rappresentanti a permeare i gangli della vita politica comunale (Moscato Annunziato e Moscato Natale hanno ricoperto cariche pubbliche) tanto da poter affermare tranquillamente che

gli appartenenti alla cosca mafiosa possono contare oggi su esponenti di rilievo della vita pubblica per risolvere problemi ed ottenere vantaggi all’interno della Pubblica Amministrazione».

Da metà luglio, da quando cioè Desio era nel mirino delle DDA di Milano e Reggio Calabria per la presenza di un potente locale di ‘ndrangheta, il consiglio comunale era diventato luogo di perenne scontro, tanto da provocare in alcune sedute l’intervento della forza pubblica per sedare gli animi di consiglieri e cittadini. Il centrosinistra aveva chiesto la chiusura anticipata della legislatura, in ragione del coinvolgimento di alcuni consiglieri nell’iter investigativo e, in alternativa, lo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose. Tutto questo trambusto aveva comportato notevoli difficoltà nello svolgimento della normale vita amministrativa dell’ente, tanto da provocare anche il richiamo ufficiale del Prefetto Lombardi che, in caso di una mancata approvazione dell’aggiustamento degli equilibri di bilancio, faceva presagire l’adozione del provvedimento di scioglimento. La Lega nel frattempo, dopo aver chiesto il rimpasto di giunta, ritirava i suoi assessori e manteneva un appoggio esterno, fino all’altro giorno.

Le dimissioni evitano lo scioglimento?

I rappresentanti in consiglio comunale dell’opposizione e della Lega Nord hanno motivato l’atto di sfiducia culminante nelle proprie dimissioni così: «I sottoscritti consiglieri comunali, preso atto delle difficoltà nel proseguimento dell'attuale amministrazione, resa particolarmente difficile a seguito di coinvolgimenti nell'inchiesta “Infinito”, allo scopo di salvaguardare l'interesse dei cittadini e l'immagine della città, con senso di responsabilità rassegnano le proprie dimissioni dal loro incarico, al fine di determinare lo scioglimento del consiglio comunale».

Non si è fatta attendere la replica del sindaco Mariani, costretto al ritiro dalle dimissioni dei 17 consiglieri, affidata ad un comunicato stampa: «Il consiglio comunale di Desio non viene sciolto da organi governativi per sospette infiltrazioni malavitose ma per una scelta di natura politica di alcuni consiglieri che si assumeranno la responsabilità di aver infangato l’onorabilità degli amministratori e l’immagine della città».

Mariani nonostante l’appoggio del Pdl, Indipendenti per Desio-Udc e Lista Civica Desio 2000, è costretto a prendere atto dello scioglimento del consiglio comunale e del successivo commissariamento e tutto ciò lo preoccupa e non poco vista la situazione delicata, «in un momento in cui le istituzioni hanno il dovere di contrastare unite la ‘ndrangheta e di garantire la massima trasparenza nella confusione strumentalmente generata». L’ormai ex sindaco ci tiene, però, ad allontanare dall’operato della propria amministrazione l’ombra di possibili rapporti con la criminalità mafiosa: «L’attuale consiglio è stato eletto ad aprile e la nuova giunta opera da maggio. L’indagine ‘Infinito’ riguarda azioni e sospetti tutti antecedenti la nuova operatività amministrativa».

I commenti delle forze politiche all’accaduto registrano la preoccupazione complessiva, pur con i distinguo necessari di partito in partito. Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD ha dichiarato: «A luglio avevamo chiesto l'intervento del ministro dell'Interno Roberto Maroni, ma qualche esponente leghista ci ha detto che esageravamo: oggi dovrà ricredersi. C'é bisogno di persone nelle amministrazioni capaci di fare muro contro le infiltrazioni della criminalità nelle pubbliche amministrazioni e nell'economia. Criminalità che si infila negli appalti e che lucra sulle aggressioni al territorio. Oggi è un bel giorno per Desio, la Brianza e il Nord». L’onorevole Elena Centemero, coordinatrice del Pdl per Monza e Brianza, ha tutt’altra opinione: «Nessuna infiltrazione mafiosa nella Giunta o nel Consiglio comunale di Desio, ma solo ragioni politiche interne alla Lega cittadina, hanno determinato la situazione attuale. Non siamo insensibili alla penetrazione della ‘ndrangheta nel territorio della Brianza, siamo però contro la cultura indiscriminata del sospetto». Giulio Cavalli, attore sotto scorta e consigliere regionale per l’IdV, invece rilancia: «L'ultimo alibi degli strenui difensori del marchio Lombardia d.o.c è caduto pochi minuti fa. Non sono stati necessari blitz del Ministro Maroni: il Comune di Desio (dove, secondo qualcuno, la mafia non esisteva) è caduto sotto i colpi delle dimissioni dei consiglieri di minoranza e di una parte, rinsavita, di quelli della maggioranza: quei 'legaioli' che, pur con l'ormai cronico ritardo, hanno rassegnato le dimissioni determinando la caduta dell'Amministrazione comunale».

Ad un passo dalla storia

Desio, Villa TittoniIntanto da qualche giorno, sul sito internet del Comune di Desio, un laconico comunicato riporta, tra l’altro che «ritenuto che non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi e che sussistano motivi di grave ed urgente necessità per sospendere il Consiglio comunale, il Prefetto ha disposto la nomina della dott.ssa Maria Carmela Nuzzi quale Commissario per la provvisoria amministrazione dell’Ente, con i poteri del Sindaco, del Consiglio e della Giunta e specificato che il Consiglio comunale di Desio è sospeso».

Ad un passo dalla storia e a due passi dall’Infinito. La vicenda che vi abbiamo raccontato si sta trascinando da alcuni mesi, proprio mentre infuriano le polemiche sulla presunta (sic!) presenza delle mafie al Nord, rilanciate anche dalle polemiche tra lo scrittore Saviano e il ministro Maroni. Ci si sarebbe aspettato che proprio questa vicenda venisse passata ai raggi X, invece nulla, di Desio non si è detto o scritto quasi nulla, fino al giorno dello scioglimento. Un’amnesia imperdonabile per i grandi mezzi di comunicazione, in primis quelli lombardi che hanno preferito glissare.
In attesa di capire i contorni dei rapporti tra mafia e politica in questo angolo della Brianza operosa, vedremo se gli altri comuni interessati dalle recenti operazioni di magistratura e forze dell’ordine, potranno raggiungere il triste primato che sembra essere sfuggito per un soffio a Desio: quello di essere il primo comune sciolto per mafia in Lombardia.

29.11.10

Le proposte del movimento ambientalista italiano per Cancun

Si è conclusa a Roma, alla Città dell'Altra Economia, "Che tempo che fa", la due giorni di formazione e informazione su cambiamenti climatici, economia e lavoro organizzata da Amici dei Popoli, Fair, Fiom, Università Luiss e i due consorzi di ong europee Partnership for Change e Creating Coherence on trade and development.

GreenReport - Forte il sostegno della Commissione Europea «Per analizzare le ragioni che legano a doppio filo due fenomeni apparentemente lontani come la crisi del lavoro e quella ambientale e capire la crisi del nostro modello di sviluppo». All'iniziativa ha partecipato anche Maurizio Gubbiotti, responsabile del dipartimento internazionale di Legambiente che rappresenterà l'associazione alla Cop16 Unfccc in Messico, che ha esposto le proposte che il movimento ambientalista porta a Cancun. Per Gubbiotti «La crisi climatica sta accelerando e va combattuta con forza e concretezza. Ci auguriamo fortemente che alla conferenza sul clima di Cancun, vengano finalmente poste basi reali per un cambiamento di rotta e una vera lotta alle emissioni climalteranti. Con impegni vincolanti e chiari obiettivi di riduzione per i paesi industrializzati, ma anche con un nuovo protocollo che ridefinisca la posizione di Cina, India e Brasile e delle economie emergenti, indicando, anche, le azioni che i paesi in via di sviluppo intendono mettere in pratica per limitare la crescita delle emissioni prevista nei prossimi dieci anni.

Solo così sarà possibile invertire una tendenza che vede aggravarsi la situazione di intere popolazioni e di vasti territori, in particolare del Sud del mondo, che per primi stanno pagando il prezzo drammatico dell'innalzamento delle temperature, del livello del mare e dell'intensificazione di fenomeni meteorologici estremi. Oltre a provocare crisi ambientali i mutamenti climatici aggravano le disuguaglianze tra paesi e quelle sociali. Così, se il vertice di Copenaghen, un anno fa, è stato un'occasione persa nella lotta al cambiamento climatico - perché si è chiuso senza impegni vincolanti per la riduzione delle emissioni e senza scadenze precise per la sottoscrizione di un nuovo trattato internazionale - è vero anche che l'appuntamento ha dato un chiaro segnale del coinvolgimento della società civile e della sua preoccupazione per le conseguenze del riscaldamento del pianeta. Per la prima volta, una Conferenza Onu sul clima ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone e centinaia di organizzazioni ambientali e sociali da ogni parte del mondo. Tante persone diverse a chiedere di partecipare con responsabilità e attenzione al processo decisionale sul futuro del pianeta. I governi hanno il dovere di rispondere. Dobbiamo spingerli a rispettare gli impegni presi e ad attuare soluzioni adeguate. A cominciare dai paesi industrializzati, che sono i maggiori responsabili della situazione attuale e che, entro il 2020, devono ridurre i gas serra almeno del 40% rispetto ai livelli del 1990. E su questo fronte, l'Europa non deve abbandonare la sua leadership, ma continuare a puntare con forza, nonostante le difficoltà, sullo sviluppo delle fonti rinnovabili e il potenziamento dell'efficienza energetica».
29.11.10

Gli effetti soffocati del terremoto Wikileaks

Un silenzio imbarazzato cala sullo scenario internazionale aperto dalle rivelazioni di Wikileaks. Solo l'Onu fa sentire la sua voce e ricorda agli Usa l'inviolabilità dell'Organizzazione.

di Nicola Sessa

PeaceReporter - Difficilmente gli effetti del terremoto Wikileaks saranno visibili a occhio nudo, almeno nella parte occidentale dell'emisfero politico. Tutte le cancellerie europee, tendono a minimizzare i contenuti dei cable - i telegrammi interni della diplomazia statunitense - che li riguardano. Molti si limitano a commentare con un "niente di così grave, nulla che non si sapesse già a livello interno";altri - più prudentemente - fanno sapere che "stanno studiando i contenuti delle rivelazioni" (è il caso della Turchia); altri ancora - Russia e Cina in testa - hanno scelto la strada del no comment.

Al momento l'unica reazione arriva dal Palazzo di Vetro di New York: in seguito alla notizia secondo cui la diplomazia statunitense era stata istruita per raccogliere informazioni sui vertici dell'Onu, compreso il Segretario generale Ban Ki-moon, il portavoce delle Nazioni Unite, Farhan Haq ha rivendicato l'immunità ricordando agli Stati Uniti che l'Onu dovrebbe essere considerata inviolabile. In una dichiarazione divisa in tre punti pubblicata sul quotidiano britannico The Guardian, Farhan Haq afferma: 1. Le Nazioni Unite non sono nella posizione di poter commentare l'autenticità dei documenti in cui si richiede la raccolta di informazioni sulle attività delle Nazioni Unite e su quelle dei suoi diplomatici (ndr, il Dipartimento di Stato Usa richiedeva la raccolta di dati sensibili quali numeri di carte di credito e rotte aeree frequenti per tracciare i movimenti di diversi ufficiali Onu); 2. L'Onu è per sua stessa natura un'organizzazione trasparente che considera di fondamentale importanza rendere pubbliche le proprie attività al pubblico e ai paesi membri. Gli ufficiali delle Nazioni Unite si incontrano regolarmente con delegazioni degli Stati membri per aggiornarli sulle attività dell'Organizzazione; 3. La Carta dell'Onu, l'Headquarters Agreement e la Convenzione del 1946 contengono disposizioni relative ai privilegi e alle immunità dell'Organizzazione. L'Onu confida nel fatto che tutti gli Stati membri aderiscano a queste disposizioni.

Tra tutte le rivelazioni diffuse dal sito fondato dall'australiano Julian Assange, le disposizioni che riguardano le Nazioni Unite sono forse le uniche veramente imbarazzanti per gli Stati Uniti.

Ben altre conseguenze potrebbero avere i contenuti dei cable in cui si riportavano le richieste avanzate dal re saudita Abdullah bin Abd al-Aziz di bombardare l'Iran: se da un lato non si dice nulla di nuovo, nel senso che è cosa nota l'insofferenza del mondo arabo conservatore nei confronti dell'Iran, queste dichiarazioni mettono il presidente Mahmoud Ahmadinejad - definito in un altri documenti il novello Hitler (anche qui, nulla di nuovo) - in una posizione di vantaggio dal momento che adesso le carte sono scoperte.

Sul versante russo, le pesanti dichiarazioni sulla Russia etichettata come "virtualmente, uno stato della mafia" e i giudizi poco lusinghieri sul "maschio alfa" Vladimir Putin, potrebbero lacerare di colpo la meticolosa tela che Barack Obama sta cercando di ricostruire nelle relazioni bilaterali. La stessa ratifica del trattato di disarmo nucleare Start potrebbe cadere nel vuoto. Per ora - è bene dirlo - si tratta solo di supposizioni e bisogna attendere, leggendo attentamente, le prossime mosse sullo scacchiere. La Russia, nonostante la crescita vertiginosa della Cina, rimane pur sempre la potenza che gli Stati Uniti puntano a marcare stretto. D'altronde anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - mettendo da parte i giudizi personali sull'inettitudine, le lunghe notti, i festini selvaggi e le incapacità politiche - viene segnalato per la sua "stretta relazione d'amicizia" con il premier russo, per il suo ruolo di "megafono" putiniano in Europa, per gli accordi Eni-Gazprom sul fronte del gasdotto Southstream(concorrente del Nabucco sponsorizzato dagli Usa). E non è un caso, forse, che il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton chieda all'ambasciata di via Veneto di indagare su possibili "affari privati comuni" tra i due leader che possano in qualche modo influenzare la politica internazionale.

Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, in queste ore viene indicato da più parti come un irresponsabile, incosciente, criminale e, ovviamente, pericoloso terrorista che usa metodi più efficaci e destabilizzanti del terrorismo tradizionale. Ora che è già stato disegnato come l'uomo dal passato oscuro, spia cinese - forse russa, il nuovo Osama Bin Laden, Assange rischia di non poter mettere più piede in molti paesi del globo, compresa la sua Australia che ha annunciato una possibile incriminazione per le rivelazioni. E secondo molti - lo stesso Assange ne è convinto - ha già un piede nella fossa.

29.11.10

Profondo rammarico del Papa per gli scontri nelle favelas di Rio de Janeiro

Benedetto XVI segue “con profondo rammarico” gli scontri violenti di questi giorni a Rio de Janeiro tra forze dell’ordine e narcotrafficanti, in particolare nella favela “Vila Cruzeiro”, che hanno provocato oltre 40 morti.

Radio Vaticana - Il Pontefice, in un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone indirizzato all’arcivescovo di Rio, mons. Orani João Tempesta, assicura le sue preghiere per le vittime di questa escalation di violenza. Il Santo Padre chiede inoltre ai responsabili “che pongano fine a questi disordini” e li incoraggia affinché venga ristabilito il "rispetto della legge e del bene comune". Silvonei Protz, del nostro programma brasiliano, ha contattato l’arcivescovo di Rio de Janeiro per una testimonianza su come è stato accolto il messaggio del Papa: ascolta

R. – Qui a Rio de Janeiro il messaggio del Santo Padre è stato ricevuto molto bene. Ringrazio il Santo Padre e tutti quelli che sono con noi in questi giorni.


D. – Com’è oggi la situazione a Rio de Janeiro?



R. – In questi giorni le forze dell’ordine hanno occupato due quartieri abbastanza difficili di Rio de Janeiro, che prima erano occupati dal narcotraffico, mentre adesso sono stati occupati dalle forze di Stato, forze militari. Ora la situazione è tranquilla.


D. – Qual è la situazione della Chiesa presso queste comunità, dove sono state attuate queste misure di sicurezza? R. – La Chiesa è loro molto vicina. Ci sono preti e comunità della Chiesa, che lavorano sempre per l’evangelizzazione, che si danno da fare per capire quello che succede. La Chiesa è molto presente ed è molto vicina al popolo.(ap) E da oltre 30 anni, vicino al popolo e in particolare ai bambini dimenticati delle favelas di Rio de Janeiro c’è padre Renato Chiera, sacerdote italiano fidei donum, fondatore della Casa do Menor. Raggiunto telefonicamente a Rio da Alessandro Gisotti, padre Renato si sofferma sulle cause profonde di questa violenza che in questi giorni sta sconvolgendo il Brasile: ascolta


R. – Noi viviamo un clima di guerra ed è proprio guerra quella che troviamo nelle strade. Mi piacerebbe si riflettesse in Brasile – e mi pare che non si faccia – su questo: contro chi si fa questa guerra? E’ una guerra contro i giovani e gli adolescenti, che la nostra società, i nostri governi, le nostre famiglie hanno abbandonato, hanno dimenticato da anni. In fondo, i nostri figli – perché sono tutti ragazzi – hanno scelto dei capi e i capi sono i narcotrafficanti, sono più vecchi di loro e hanno tra i 25 e i 30 anni. Noi dovremmo pensare se stiamo facendo la guerra contro i nostri figli – i figli del Brasile, delle nostre favelas - che abbiamo abbandonato totalmente: sono figli senza prospettive, che non sono stati amati e in genere hanno una famiglia spaccata; sono figli che vogliono raggiungere quel benessere che hanno tutti gli altri e che la società spinge ad avere.


D. – Padre Chiera, come si è arrivati a tutto questo, a questa violenza, a Rio de Janeiro?



R. – Com’è nato tutto questo? Sono 40 anni che c’è questa situazione. L’abbandono delle famiglie, l’abbandono della società, l’abbandono dei governi ha provocato questa situazione. Essendo profondamente feriti, cosa hanno fatto? Hanno organizzato adesso, in tutto il Brasile, queste sacche di resistenza, queste sacche di violenza. Noi dobbiamo sì difenderci, ma non è sufficiente vincere una guerra qui a Rio, che tra l’altro non abbiamo vinto, perché si tratta solo di due favelas su 1080: dobbiamo riflettere su cosa sta succedendo con la nostra gioventù e con il nostro Brasile. (ap)

28.11.10

Costa Rica: una rete di radio cattoliche per il Centro America

I vescovi del Centro America hanno deciso durante l’Assemblea plenaria tenuta in Costa Rica, di creare un Network delle radio cattoliche per la regione.

Radio Vaticana - “Ci sono 60 stazioni di radio broadcasting in Centro America e adempiono ad un ruolo fondamentale nei rapporti pubblici della vita della Chiesa”, ha detto il vescovo di San Marcos in Guatemala, mons. Alvaro Ramazzini. “Queste radio aiutano nella lotta contro il crimine e la corruzione e sono di un valore inestimabile quando si tratta dell'aiuto umanitario e della promozione umana. Tutto questo è possibile perché i mezzi di comunicazione sono promotori di valori umani” ha aggiunto. Mons. Alvaro Ramazzini - riferisce l'agenzia Fides - ha incoraggiato tutti i sacerdoti del Centro America a invitare tutti i fedeli a far entrare la radio nelle loro case e, nella misura delle possibilità, a creare una radio nelle loro parrocchie. Allo stesso tempo ha rilevato che questo compito e questo servizio hanno dei costi per mantenere i programmi cattolici che sono in onda, quindi la creazione di questa “Rete” si presenta come una soluzione. Si tratta di presentare la questione in modo che questa rete di stazioni possa costituirsi come una unione, dove ognuna possa aiutare l'altra con il supporto tecnico e finanziario. Mons. Romulo Emiliani, vescovo di San Pedro Sula, ha spiegato che "quando c'è una stazione radiofonica e il proprietario è un imprenditore, non è sempre facile assumere un impegno etico. In questo caso possiamo suggerire, ma non imporre. Ma quando siamo noi i proprietari, allora possiamo affrontare la sfida di Aparecida". Da parte sua mons. Gregorio Rosa Chavez, vescovo ausiliare di San Salvador, ha osservato che "la sfida che propone Aparecida è conoscere la cultura digitale, e ci invita a usare un linguaggio corretto anche con le nuove tecnologie. Queste dichiarazioni, riferite dalla Conferenza episcopale del Costa Rica e dalle agenzie locali, sono state fatte ad Alajuela, in Costa Rica, dove si è tenuta la riunione annuale del Segretariato episcopale dell'America Centrale (Sedac), che si è conclusa ieri.

28.11.10

Terra di libertà

La storia di Giuseppe, dalla cassa integrazione al lavoro sui beni confiscati. «La mattina, questo bisogna dirlo, c'è sempre da fare levatacce, questo sì, ma hai presente quando, da bambino, ti svegli presto il giorno di Natale?» Siamo solo a novembre, ma da quasi un mese, Giuseppe, che bambino non è più, si gode il suo Natale ogni giorno.

Liberainformazione - A quarantadue anni, lontano dalla sua Milano, si carica di energia al solo pensiero di svegliarsi e e assistere all'ormai rituale «spettacolo mattutino», come lo definisce lui, in quel di Mesagne, provincia di Brindisi. Prima di andare a “dare una mano” nei campi. Come sia finito lui, in Salento, sui terreni confiscati alla Sacra Corona Unita e ora gestiti dalla cooperativa Terre di Puglia, rimane una piccola storia, stupenda, da raccontare. Una di quelle storie che in un attimo raccontano tanto di un Paese, intersecando mille fili insieme, tracciando un ritratto tanto realista di quello che oggi succede in Italia.Reale come quella terra coltivata, figuriamoci, poi, per uno, come Giuseppe, che «di colture di cardi e olive ha sentito parlare solo nei documentari».

Fino a poco tempo fa viveva al nord, Giuseppe. Un tecnico delle comunicazioni, presso una grande azienda, rappresentante sindacale Fiom e al tempo stesso molto attivo politicamente e nel sociale («sono termini desueti ma vorrei ricordare che sono antifascista e antirazzista» tiene a sottolineare). Lo spettro che aleggia su tanti lavoratori è alla fine arrivato. Una cassa integrazione di quattro mesi che lui e i colleghi sono stati costretti a firmare: «Era alle porte, nel nostro caso fortunatamente dopo alcune trattative l'azienda ha deciso di corrisponderci 500 euro mensili per permetterci di vivere dignitosamente, sai molti hanno il mutuo da pagare ad esempio». Giuseppe si è così trovato di fronte a una scelta e prontamente ha preso la sua decisione, ovvero mettere a disposizione quel tempo, farlo fruttare, in attesa di essere richiamato al lavoro. Dopo aver conosciuto Libera e la sua realtà si è mosso per cercare alcuni contatti che gli permettessero di andare a dare una mano, volontariamente, senza retribuzione, in una cooperativa che gestisce i beni sottratti ai mafiosi. «Non avrei accettato un lavoro d'ufficio, volevo proprio andare nei campi, ora è un mese che sono qui, vivendo della cassa integrazione e dando un mano come posso, e penso che rimarrò anche per tutto dicembre» ci racconta, felice. Che sia un'esperienza unica ce lo ribadisce spesso al telefono, qualcosa che non si aspettava e per cui deve ringraziare lui i ragazzi, «fantastici», che l'hanno accolto. Non viceversa.

Impossibile dimenticare per lui, che a Mesagne ci ha festeggiato anche il compleanno, qualche giorno fa, la manutenzione e la concimazione dei vigneti. Il recupero dell'impianto a goccia per i pomodori, la raccolta delle olive. Casse pesanti, tracimanti, spostate a spalla verso il camion. E se il gesto assume un chiaro valore “politico”, non è da tutti in un momento del genere voler fare una esperienza di tale spessore simbolico, la quotidianità rinsalda la volontà di vivere questi giorni con il regalo del confronto. Della scoperta. «Hanno qui un modo loro di fare le cose, che io non conoscevo, una loro cultura, il modo in cui sentono la terra, per loro è vita» dice Giuseppe del rapporto con la gente del luogo. «Penso che ogni tanto si chiedano cosa ci faccio io lì, da volontario, a dare una mano, su quello che per loro è sacro». Si lui, proprio lui, che ora guarda il meteo per capire se il giorno dopo pioverà, quel Giuseppe che vivendo questa realtà dà segno tangibile di un responsabilità condivisa nell'essere consapevoli non solo della presenza mafiosa, ma anche dei mezzi e dei modi per riscattarsi da questa amare e dura realtà. Magari condividendo un lavoro con ragazzi che, la sera, tornano nella casa circondariale. Colleghi di lavoro, anche loro, animati e volenterosi.
Senza contare che Giuseppe di consapevolezza della presenza di mafie al Nord, ne ha da vendere: «I ragazzi di Libera ovviamente sono informati, ma io, nel mio piccolo ho portato la mia conoscenza, da sindacalista, di quanto accade al nord. Inutile che ti parli di Buccinasco e dell'Expo, ma non solo lì, anche lavoro nero e nel caporalato che nella mia Lombardia c'è in maniera massiccia». Certo andare a lavorare su un campo ha un valore tutto suo, lo senti sulla schiena la sera. Buon lavoro, allora, Giuseppe. «Grazie, sai volevo ringraziare ancora questi ragazzi, amano questa terra, cosa che io non sentivo da tempo, le danno valore, sai questa è vita, far crescere qualcosa, beh ora l'ho sentita anche io».


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