28.2.11
Giovedì 24 febbraio si è svolta a Roma la Giornata di studio sull’acqua promossa dall’associazione culturale per la salvaguardia del creato Greenaccord, con il supporto della Provincia di Roma

della nostra redattrice Monica Cardarelli

L’incontro è stato l’occasione per approfondire i vari problemi che sorgono dalla gestione di una risorsa così preziosa. Infatti, per oltre un miliardo di persone la scarsità di questo bene rappresenta un vero e proprio dramma vitale. Inoltre, per noi italiani la questione di una corretta gestione dell’acqua è ancor più sentito in vista del referendum della primavera prossima. I lavori del convegno hanno presentato, con i vari interventi, sia la situazione in ambito internazionale che in quello italiano, e la Giornata di studio si è rilevata estremamente interessante non solo per la presenza di importanti relatori – da Nigel Watson a Amedeo Postiglione, da Michele Civita a Edo Ronchi – quanto per aver dato spunto per alcune riflessioni su un tema così urgente.

Il 70% della superficie terrestre è formata da acqua così come il 70% del corpo umano. L’acqua dunque è fonte di vita ed è essenziale per la sopravvivenza di tutte le specie dell’intero creato. Senza l’acqua il pianeta non esisterebbe e senza acqua la terra va pian piano disgregandosi.

Un uso ed una gestione corretta di questo bene comune sono dunque urgenti e auspicabili. Perché l’acqua è vitale per l’agricoltura come per la pastorizia, per la vegetazione come per l’industria, ma soprattutto per la sopravvivenza di altri esseri umani dall’altra parte del pianeta, nostri fratelli. Infatti, se nelle società occidentali il problema è sentito relativamente, per la popolazione dell’Africa ad esempio, e non solo, si tratta di un problema di sopravvivenza al pari della fame.

È corretto riflettere sui costi degli impianti di depurazione dell’acqua o sull’opportunità o meno della sua privatizzazione e le decisioni politiche che scaturiscono in ogni Paese devono tener conto anche di ciò. Ma qui, si tratta di altro. Quanto ‘mi costa’ sapere che in un villaggio africano un bambino sta morendo di sete e che le donne ogni giorno camminano per chilometri per prendere un po’ d’acqua? Quanto posso continuare a sopportare il peso di questa discriminazione? Cosa posso fare, nel mio piccolo, indipendentemente e oltre alle scelte politiche?

C’è qualcosa che va al di là della gestione amministrativa della risorsa, qualcosa che non ci può lasciare indifferenti e che deve toccarci nel vivo. Si tratta di giustizia e non di carità, di sentire che si può e si deve lavorare per ristabilire una situazione equa in tutto il pianeta. L’uso di questo bene comune che è l’acqua deve riguardare tutti. La ‘ridistribuzione dei beni’ richiamata dalla Dottrina sociale della Chiesa deve continuare a interpellarci e renderci sensibili alle necessità dei fratelli. “Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita ‘nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti’. Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari”, affermava Benedetto XVI nel suo messaggio ’Se vuoi coltivare la pace custodisci il creato‘ del 1 gennaio 2010.

E all’Angelus di ieri ha ricordato che “il cristiano si distingue per l’assoluta fiducia nel Padre celeste, come è stato per Gesù.Infatti è la relazione con Dio Padre che dà senso a tutta la vita di Cristo, alle sue parole, ai suoi gesti di salvezza, fino alla sua passione, morte e risurrezione. Gesù ci ha dimostrato che cosa significa vivere con i piedi ben piantati per terra, attenti alle concrete situazioni del prossimo, e al tempo stesso tenendo sempre il cuore in Cielo, immerso nella misericordia di Dio”.

Nel concludere la sua preghiera domenicale, il Papa ha affidato alla Madre della Provvidenza la vita dell’uomo e il cammino della Chiesa e della storia, ed ha pronunciato alcune parole che sono proprio una risposta alle domande sin qui poste: “In particolare, invochiamo la sua intercessione perché tutti impariamo a vivere secondo uno stile più semplice e sobrio, nella quotidiana operosità e nel rispetto del creato, che Dio ha affidato alla nostra custodia.”

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È presente 1 commento

Piero Iannelli ha detto...

Riguardo il consumo d’acqua, e il delirante “RISPARMIO” ci sarebbe da chiarire che :

La massa totale d’acqua del ciclo rimane costante, così come l’ammontare d’acqua in ciascuna riserva, quindi, in media, la quantità d’acqua che lascia una riserva è pari a quella che ritorna ad essa.

Semplice e comprensibile.. mi auguro.

I vari processi fisici sono: evaporazione, condensazione, precipitazione, infiltrazione, scorrimento e flusso sotterraneo, fino di nuovo al mare..
E si ricomincia.

Così da miliardi di anni, prima ancora che la vita comparisse sulla terra.. o “GAIA” se preferite. A COSA SERVE “RISPARMIARE” acqua quando gran parte si perde fisiologicamente peraltro nel trasporto ?

29/10/2008 la stampa titola cosi:
C 'è acqua solo per trent'anni Il Wwf: se non si cambia CI SERVIRA’UN NUOVO PIANETA!

L'allarme arriva dal Rapporto internazionale sul pianeta del Wwf, un lavoro biennale che viene presentato questa mattina a Roma dal suo direttore scientifico Gianfranco Bologna, da Riccardo Valentini del Cnr, dal segretario generale dell'Aspen Institute Angelo Maria Petroni e da Piero Angela.«Oltre la recessione economica,il mondo rischia quella ecologica».

L’articolo “TRANQUILLIZANTE”, ci spiega che occorrono 15500 litri d’acqua per un chilo di manzo dalla stalla al piatto, e che in Somalia nel frattempo qualcuno muore di sete.

Ecco in sintesi credo di capire che dobbiamo consumare meno acqua in Italia, e “MENO MANZO”!
Cosi in Somalia potranno trovare nei pozzi quella che noi non consumiamo qua, e forse anche il “MANZO”!

Ma il manzo, dubbioso mi chiedo : “sarà difficile estrarlo dal pozzo?”

Anche a me servirebbe un nuovo pianeta, dove non prolifera il WWF.

Dove prima di parlare, e scrivere, magari si attiva non dico il cervello ma almeno un neurone.

Cordialmente.

Piero Iannelli

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