Giornata della Memoria e dell'Impegno a Potenza
In realtà Libera è questo, e molto altro ancora. E' un prezioso mobilitatore di risorse, che rischierebbero, altrimenti, di essere inutilizzate e di andare, quindi, sprecate.
Prima risorsa tra tutte, è quella dei giovani, ai quali Libera offre un terreno di impegno, sia quotidiano che occasionale, con le tante occasioni nelle quali è possibile far sentire la propria voce, come nei giorni scorsi a Potenza, nella Giornata della memoria e dell'impegno, o come nelle attività di formazione, di sensibilizzazione e di utilizzo dei beni confiscati alle cosche. Quest'ultima, fra tutte, è forse quella che ha maggiore valore simbolico, oltre che impatto pratico. Si tratta, infatti, di fare in modo che quelle proprietà che gli esponenti della criminalità organizzata hanno acquisito con le attività illegali, e che lo Stato ha sequestrato, divengano luoghi di sviluppo delle comunità locali. Campi lavorati da cooperative di giovani, palazzi che divengono luoghi di cultura o di aggregazione sociale. Realizzazioni spesso osteggiate attivamente dalla criminalità che, se non può riprendersi ciò che è stato “suo”, vuole però impedire che sia utilizzato in favore di tutti. Tutto ciò che crea coesione sociale e riallaccia legami di fiducia è, per chi pratica sistematicamente l'illegalità, almeno altrettanto pericoloso della attività di contrasto realizzata dalle forze dell'ordine.
Ho sentito più di una volta don Luigi Ciotti, fondatore e animatore di Libera, insistere sul fatto che i giovani non sono il nostro futuro, ma il nostro presente. Con questa affermazione, don Ciotti comunica ai ragazzi due cose importanti: che da subito quello che loro fanno conta, e che il cambiamento non è qualche cosa da attendere da un astratto futuro migliore, ma nasce e cresce con l'impegno personale. Una sollecitazione alla quale i giovani sembrano aderire con convinzione ed entusiasmo. A dimostrazione, anche, del fatto che non sono amorfi e disinteressati, come troppo spesso vengono descritti, ma capaci, invece, di rispondere con la generosità di sempre quando si chieda loro di fare cose belle e grandi.
Accanto a quelle dei giovani, ci sono poi vite sempre a rischio di andare “perdute”, schiacciate dal dolore, dalla rabbia per non avere avuto giustizia, per la solitudine e il silenzio che le circonda. Sono quelle dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata, ai quali Libera dà appoggio, umano e giuridico, solidarietà e rinnovate ragioni per vivere pienamente. La memoria dei propri cari diventa memoria collettiva. Il dolore di ognuno è il dolore di tutti. La presenza di queste persone è uno dei punti di forza dell'organizzazione. Testimonianze della necessità e della possibilità della vita di rinascere, almeno un poco, buona.
E' proprio creare speranza, anche lì dove questa sembra assolutamente assente, il più importante valore aggiunto di Libera. Un'opera preziosa contro quella disperazione e quel disimpegno che sono il vero nutrimento dell'illegalità e di ogni altra forza che ritarda il dispiegarsi di una umanità semplice, libera e giusta.
Pubblicato nella rubrica "Costruire cose buone" domenica 27 marzo 2011 sul quotidiano La Stampa. Si ringrazia la direzione del giornale per l'autorizzazione alla pubblicazione sul nostro sito.
*Agnese Moro (1952), dopo la laurea in psicologia si è dedicata alla tutela dei diritti dei cittadini, sia professionalmente, sia militando in organizzazioni della società civile. Nel 2003 ha pubblicato con la Rizzoli il libro di ricordi "Un uomo così", dedicato al padre Aldo; il testo, ampliato, è stato ristampato nel 2008.



Intervista a Sonia Alfano, appena eletta presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Europeo: cosa farà per bloccare le organizzazioni mafiose in Europa?
Intervista all'onorevole Rocco Buttiglione sull'attuale situazione politica ed economica dell'Italia, con uno sguardo al futuro
Il video-commento della blogger italo-siriana Aya Homsi sulla schiacciante vittoria del presidente Assad nel referendum sulla costituzione siriana
Intervista al magistrato Piercamillo Davigo, che tasta il polso alla (mala)giustizia italiana nel suo ultimo libro "Processo all'italiana"








Sono presenti 0 commenti
Inserisci un commento