Si celebra oggi la prima Giornata delle persone scomparse indetta dall’Onu, a rimarcare l’impegno profuso negli ultimi 30 anni dalle famiglie delle vittime per richiamare l’attenzione della comunità internazionale su un crimine tanto odioso e diffuso tutt’ora in molti Paesi nel mondo.
Radio Vaticana - “E’ stato arrestato nel 1997 e da allora non si hanno più notizie….”; “L’ho cercato…l’ho cercato per lungo tempo in tutto il Paese…”; “Ero convinta che stavo per ritrovarlo, che fosse un errore, che non potessero trattenerlo, che stessero per liberarlo…”. In queste frasi il dramma di chi vive la scomparsa di una persona cara. Ma “non sono soli in questa battaglia”, si legge in una nota del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie, formato nel 1980. Da qui la volontà di proclamare questa Giornata Onu, dopo l’entrata in vigore nel dicembre 2010 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone da sparizione forzate. “Un giorno speciale per accendere i riflettori su un crimine odioso, e ricordare le vittime”, ed essere solidali con le famiglie e le associazioni delle persone scomparse.
“Purtroppo le sparizioni forzate – denuncia la nota – continuano ad essere utilizzate da diversi Stati come strumento per affrontare situazioni di conflitto o disordini interni”. Diffusa la cosiddetta "sparizione breve", dove le vittime sono poste in detenzione segreta o in luoghi sconosciuti, fuori dalla protezione della legge, rilasciati dopo settimane e mesi, talvolta torturati. Una “pratica molto inquietante usata per contrastare il terrorismo, combattere il crimine organizzato o sopprimere legittime contestazioni civili per richiedere democrazia, libertà di espressione o religiosa”, che “dovrebbe essere considerata una sparizione forzata e come tale adeguatamente investigata, perseguita e punita”. Per questo si chiede agli Stati di inserire il reato di “sparizione forzata” nella legislazione nazionale”. La Convezione stabilisce infatti il diritto di ogni persona a non essere vittima di questo crimine, di conoscere la verità sulle circostanze in cui si è consumato, sui progressi e risultati delle indagini e il destino delle persone scomparse. Racconta un familiare di un desaparecidos, tra le centinaia di migliaia nel mondo: “Ogni minuto mi aspettavo che aprisse la porta ed entrasse in casa, ma non è più tornato…”
Radio Vaticana - “E’ stato arrestato nel 1997 e da allora non si hanno più notizie….”; “L’ho cercato…l’ho cercato per lungo tempo in tutto il Paese…”; “Ero convinta che stavo per ritrovarlo, che fosse un errore, che non potessero trattenerlo, che stessero per liberarlo…”. In queste frasi il dramma di chi vive la scomparsa di una persona cara. Ma “non sono soli in questa battaglia”, si legge in una nota del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie, formato nel 1980. Da qui la volontà di proclamare questa Giornata Onu, dopo l’entrata in vigore nel dicembre 2010 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone da sparizione forzate. “Un giorno speciale per accendere i riflettori su un crimine odioso, e ricordare le vittime”, ed essere solidali con le famiglie e le associazioni delle persone scomparse.
“Purtroppo le sparizioni forzate – denuncia la nota – continuano ad essere utilizzate da diversi Stati come strumento per affrontare situazioni di conflitto o disordini interni”. Diffusa la cosiddetta "sparizione breve", dove le vittime sono poste in detenzione segreta o in luoghi sconosciuti, fuori dalla protezione della legge, rilasciati dopo settimane e mesi, talvolta torturati. Una “pratica molto inquietante usata per contrastare il terrorismo, combattere il crimine organizzato o sopprimere legittime contestazioni civili per richiedere democrazia, libertà di espressione o religiosa”, che “dovrebbe essere considerata una sparizione forzata e come tale adeguatamente investigata, perseguita e punita”. Per questo si chiede agli Stati di inserire il reato di “sparizione forzata” nella legislazione nazionale”. La Convezione stabilisce infatti il diritto di ogni persona a non essere vittima di questo crimine, di conoscere la verità sulle circostanze in cui si è consumato, sui progressi e risultati delle indagini e il destino delle persone scomparse. Racconta un familiare di un desaparecidos, tra le centinaia di migliaia nel mondo: “Ogni minuto mi aspettavo che aprisse la porta ed entrasse in casa, ma non è più tornato…”



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