6.7.12
La povertà diminuisce nel mondo, ma la fame sembra aumentare: è il bilancio apparentemente contraddittorio che emerge dal Rapporto Onu sugli Obiettivi del Millennio pubblicato in questi giorni.  

Radio Vaticana - Secondo lo studio, il numero delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà è stato ridotto della metà dal 1990. Dimezzata anche la percentuale di popolazione priva di accesso all'acqua potabile, mentre si registra un miglioramento significativo della vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli. Su questi dati Luca Collodi ha raccolto il commento dell’economista Riccardo Moro: ascolta

R. - Il punto è capire che cos’è la povertà. La povertà è un concetto non facile da definire. Il modo più semplice per definirlo è “la mancanza di denaro”. In realtà ci siamo abituati, in tanti anni di riflessione intorno a questo tema, a riconoscere in questo concetto di povertà, una sorta di multidimensionalità, nel senso che non è solo una questione di denaro, ma è anche una questione di poter accedere ad opportunità, di poter sviluppare i propri talenti. E gli indicatori di povertà, sono diventati sempre più complessi. In questo rapporto effettivamente si vede come con un criterio economico-finanziario, vale a dire, verificando la percentuale della popolazione che vive con meno un 1,25 dollari al giorno - la soglia di povertà assoluta-, la quota della popolazione mondiale che vive in questa condizione è effettivamente diminuita. E allora questo è un segnale positivo. Dopo di che purtroppo, nello stesso rapporto si dice che viceversa altri elementi sono ancora presenti in termini di fatica e di difficoltà.


D. - Se da un lato diminuisce la povertà, però sembra invece aumentare la fame nel mondo; due dati in contrasto tra loro ..


R. - In realtà non sono così in contrasto, perché nel momento in cui noi usiamo come misura il parametro di 1.25 dollari al giorno come reddito disponibile per poter vivere, ed usiamo questa cifra misurata nel 1990, anche oggi, noi vediamo che certamente c’è molta più gente che dispone di 1,25 dollari al giorno, ma i costi delle cose che ci occorrono sono notevolmente aumentati. Quello che noi possiamo pagare oggi con 1,25 dollari è meno di quello che si poteva pagare nel 1990, l’anno considerato di partenza. Per cui, è certamente vero che oggi ci sono molte più persone che hanno 1,25 dollari rispetto al passato, ma questo non significa che questa sia una condizione migliore.


D. - Questa apparente diminuzione della povertà, è legata anche all’aumento delle attività dell’economia dei Paesi emergenti?


R. - Sì, certamente, in modo particolare per la Cina; su questo non c’è dubbio. La Cina ha avuto uno sviluppo molto consistente dal punto di vista economico negli ultimi anni. Oltre a questo c’è un fenomeno che sta interessando l’America Latina e in modo particolare il Brasile, ma non solo. Un po’ dappertutto, c’è una sorta di ingresso nell’economia formale, di una parte rilevante di popolazione, che esce dalla condizione di informalità. In molti Paesi, sono in atto dei processi per poter registrare anche questa dimensione dell’economia, e questo fa registrare un miglioramento delle economie. 



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