Sono stati incendiati nella notte a Kafr Kassem due degli autobus di una compagnia di trasporti che in questi giorni ha attivato linee “riservate ai pendolari palestinesi” tra Israele e la Cisgiordania.
Misna - La polizia non esclude che possa trattarsi di un incendio di natura dolosa in una vicenda che sta sollevando scandalo nell’opinione pubblica araba e internazionale.
Le linee per soli palestinesi, istituite da lunedì scorso, rispondono alle pressioni dei coloni ebrei che non accettavano di viaggiare fra Cisgiordania e Israele assieme ai manovali palestinesi. Una storia che ricorda le discriminazioni subite dalla popolazione nera negli Stati Uniti o nel regime di aparthed in Sudafrica e per questo bollata come “razzista” dagli attivisti di Betselem. Il ministro israeliano dei Trasporti ha assicurato che l’iniziativa mirava a colpire gli “autisti pirata” che trasportano i lavoratori palestinesi “a prezzi esorbitanti”. Il ministro ha garantito che d’ora in poi sui mezzi di trasporto non ci sarà alcun tipo di coercizione e che “gli autobus saranno aperti a tutti”. Resta il fatto che, finora, per recarsi a lavorare in Israele la manodopera palestinese è costretta a recarsi alle fermate degli autobus nei pressi delle colonie israeliane o a utilizzare mezzi di trasporto clandestini.
Misna - La polizia non esclude che possa trattarsi di un incendio di natura dolosa in una vicenda che sta sollevando scandalo nell’opinione pubblica araba e internazionale.
Le linee per soli palestinesi, istituite da lunedì scorso, rispondono alle pressioni dei coloni ebrei che non accettavano di viaggiare fra Cisgiordania e Israele assieme ai manovali palestinesi. Una storia che ricorda le discriminazioni subite dalla popolazione nera negli Stati Uniti o nel regime di aparthed in Sudafrica e per questo bollata come “razzista” dagli attivisti di Betselem. Il ministro israeliano dei Trasporti ha assicurato che l’iniziativa mirava a colpire gli “autisti pirata” che trasportano i lavoratori palestinesi “a prezzi esorbitanti”. Il ministro ha garantito che d’ora in poi sui mezzi di trasporto non ci sarà alcun tipo di coercizione e che “gli autobus saranno aperti a tutti”. Resta il fatto che, finora, per recarsi a lavorare in Israele la manodopera palestinese è costretta a recarsi alle fermate degli autobus nei pressi delle colonie israeliane o a utilizzare mezzi di trasporto clandestini.
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