10.4.13
Nel 50° anniversario della morte di Papa Giovanni XXIII e dell’elezione di Papa Paolo VI, il 12 e 13 aprile 2013, al Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo verrà celebrato un importante convegno dedicato ai due Papi protagonisti del Concilio Vaticano II. In quest’occasione sarà presentato anche il libro “Lettere di fede e di amicizia”, edizioni Studium, corrispondenza inedita tra i due pontefici

Il convegno, promosso dalla Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dall’Istituto Paolo VI di Brescia, è patrocinato dalla Conferenza Episcopale Italiana. L’obiettivo è studiare gli stretti rapporti tra questi due grandi Papi, alberi maestosi nella storia della Chiesa del XX secolo, che affondano le loro radici in un terreno comune e, pur con caratteristiche proprie e per strade diverse, maturano i loro frutti intrecciandosi profondamente. A illustrare un tema dai molti risvolti storici, teologici ed ermeneutici, sono state chiamate personalità di grandissima rilevanza ecclesiale e studiosi di fama internazionale, tra i quali il card. W. Kasper che terrà la relazione iniziale, e il card. P. Poupard, al quale saranno affidate le conclusioni.

L’invito al convegno è rivolto a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza e raccogliere l’eredità di due Papi che attraverso il Concilio hanno segnato in modo incisivo la storia della Chiesa e del mondo contemporaneo. Nell’ambito del convegno sarà allestita un’esposizione a cura delle Edizioni Studium e verrà presentata la collezione in bronzo “Habemus Papam” dello scultore Luigi Oldani.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione sul sito internet www.congresscenter.bg.it e dà diritto a coffee break, posto assegnato in sala, anteprima in tiratura limitata della nuova rivista “Joannes XXIII. Annali della Fondazione Papa Giovanni XXIII”.

Inoltre venerdì 12 alle 17,00 verrà presentato il libro “Lettere di fede e di amicizia” pubblicato da edizioni Studium. Si tratta della corrispondenza inedita tra i due pontefici, curata dall'arcivescovo Loris F. Capovilla e dal saggista Marco Roncalli. Duecentouno lettere: lo specchio nitido di una fede forte come la roccia e di un'amicizia discreta. Missive che si alternano nel segno di un servizio dove a prevalere sono le ragioni pastorali e religiose. Nuovi tasselli per la storia di due sacerdoti chiamati a grandi responsabilità, sino a diventare anelli della catena papale. La prova di una comunione spirituale proiettata sull' essenziale e gli orizzonti più alti. Una corrispondenza che - affrontando temi disparati- si svela spesso dettata dall'intelligenza del cuore e dalla sollecitudine per un progetto che non riguarda mai le proprie persone, ma la Chiesa e gli altri. Ecco cosa si trova nel volume Lettere di fede e di amicizia, ora in libreria con i tipi delle edizioni Studium.

Da una parte Angelo Giuseppe Roncalli, poi, con altro vello, Giovanni XXIII. Dall’altra Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Dietro di loro due famiglie e due paesi, due città e due diocesi, Sotto il Monte e Concesio, Bergamo e Brescia, i luoghi delle radici, della vocazione,della formazione, ai quali si sentono debitori senza dimenticare tutta una tradizione lombarda intrisa di partecipazione al cammino della vita ecclesiale e civile. Quella che da San Carlo ai cardinali Ferrari, Schuster, e di un altro papa lombardo, Achille Ratti di Desio, Pio XI, ha permeato coscienze e comunità, clero e laicato, percorsi e istituzioni, e dove religione significa anche studio ed educazione, economia e dottrina sociale, editoria e scuola. Montini e Roncalli si conoscevano già dal 1924-1925.

Andando agli albori del loro carteggio lungo un quarantennio, il primo contatto epistolare reperito è del 1925 e documenta un invito per una predicazione ai fucini, rivolto da Montini a Roncalli. L’ultima lettera, invece ,datata 25 maggio 1963, reca la firma di chi nel frattempo è diventato arcivescovo di Milano e cardinale e si rivolge all’amico, papa dal 28 ottobre 1958, ma ormai quasi in agonia, augurandogli di poter essere presente alla seconda sessione del Concilio “rinfrancato nelle forze del corpo e sempre magnifico in quelle dello spirito”. Fra questi due documenti un corpus epistolare così articolato: sei lettere partite da Istanbul dove Roncalli risiede come delegato apostolico di Turchia e Grecia, e la Segreteria di Stato, dove Montini è da poco Sostituto (1938-1943); sessantaquattro tra Roncalli, nunzio a Parigi, e monsignor Montini sempre più accanto a Pio XII (1944-1953); settantatre fra il patriarca di Venezia e Montini ben presto arcivescovo di Milano (1953-1958); cinquantasette relative al pontificato giovanneo (1958-1963). Un carteggio che documenta con la stima e l’amicizia, informazioni preziose: sulla persecuzione degli ebrei durante la guerra o la situazione dei vescovi che avevano collaborato con il regime di Vichy nella Francia liberata, le esperienze pastorali sulla cattedra di San Marco e di sant’Ambrogio in anni di grandi cambiamenti -anche politici- nelle comunità dei credenti. Ma troviamo qui anche un sibillino scambio epistolare alla vigilia del conclave del ’58, l’annuncio e l'avvio tumultuoso del Concilio (descritto nell'introduzione di Marco Roncalli anche alla luce del diario inedito di mons. Capovilla). Inoltre si affacciano tra le pagine volti di protagonisti -a diverso titolo- dell’Europa del '900: ecclesiastici, politici, intellettuali... Si rende conto di incontri poco noti e diventa più facile capire il senso di una lapide lì posta all’ingresso della residenza estiva del futuro Giovanni XXIII dove si legge: “: “La solennità dell'Assunta 1955. Presago colloquio sui destini della Chiesa/ Quassù intrecciarono Angelo Gius. Roncalli patriarca di Venezia/ Giovanni B. Montini arcivescovo di Milano/ Acclamati successori di Pietro/Giovanni XXIII 1958/ Paolo VI 1963”. Ma trovano conferma le parole pronunciate dal cardinal Ratzinger quando definì Roncalli e Montini "simili e diversi" e il Concilio "un’esperienza fondamentale anche per il passaggio tra i due papi, realmente consoni nelle loro intenzioni fondamentali, ma con personalità del tutto diverse”.

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